
La tigre e il drago del titolo sono due antichi clan la cui storica rivalità sembra resistere ancora oggi nel collerico Ryuki e nella bella e sfrontata Kotora, amici d’infanzia in perenne litigio. Questo background storico viene spiegato in una sola tavola attraverso una lunga didascalia, a sottolineare come a Hiromoto non interessi approfondirlo per non spostare l’equilibrio dell’opera dal suo fulcro, ovvero l’azione e l’esagerazione. Gli zombie iniziano a risorgere fin dalle prime pagine e non risparmiano carneficine: membra divelte dai corpi, ossa, sangue, scontri a colpi di katane secolari e spiriti guida mostruosi.
Hiromoto affina e porta all’estremo le caratteristiche peculiari del suo stile: linee sottili e nervose che delineano volti ferini e corpi dinoccolati che sembrano fatti di gomma, donne sensuali e prosperose talmente e palesemente fan-service da fare il giro e diventare autoparodia, linee cinetiche che riempiono le vignette, un contrasto tra espressioni esagerate al limite del comico e una potenza iconica shockante e travolgente. Shinichi Hiromoto sembra aver imparato qualche lezione da Go Nagai, rimescolata con un gusto pop attualizzato e più barocco, forse più dispersivo e meno incisivo ma comunque dotato di una sua personale forza bruta che non lascia indifferenti.
Abbiamo parlato di:
La tigre il drago e gli zombie #1 (Mugen Tensho – Ryuuki to Kotora to Sengoku Zombie)
Shinichi Hiromoto
Traduzione di Andrea Maniscalco
RW Goen, luglio 2016
162 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,95€








