La ragazza nello schermo: tutti i colori dell’amore

La ragazza nello schermo: tutti i colori dell’amore
Manon Desveaux e Lou Lubie raccontano la storia d’amore tra due donne, Colin e Marley, in un fumetto scritto e disegnato a quattro mani, un lavoro di straordinaria sinergia artistica e con risultati visivi efficacissimi.

Coline e Marley sono due giovani donne geograficamente lontane (l’una vive in Francia, l’altra in Canada), colte in un momento cruciale della propria vita, che si incrociano casualmente su internet sviluppando un rapporto intenso e complice fatto di un lungo scambio di messaggi, che porta infine a un incontro liberatorio, quello che dà un nome alla loro relazione: amore. Possiamo dirlo fin da subito, perché la copertina de La ragazza nello schermo (, 2019) è un piccolo spoiler della storia stessa.

La peculiarità di questo fumetto scritto a quattro mani è proprio la struttura delle tavole e la sinergia con cui le due autrici hanno lavorato. Conosciutesi anch’esse in rete, nel 2008, sul Forum Dessiné, Lou Lubie e Manon Desveaux hanno deciso dieci anni dopo di realizzare un libro insieme sul principio della creazione condivisa che animava il forum ideato da Lubie. Le fasi di creazione del fumetto sono efficacemente spiegate in un’appendice al volume.

Il parallelismo tra le protagoniste – apparentemente diverse per età, carattere, stile di vita, eppure accomunate da una sensibilità che poche delle persone a loro vicine sembrano in grado di cogliere – è interessante e reso con efficacia proprio per il modo in cui il fumetto è disegnato. C’è qualcosa di cinematografico nel modo in cui gli sguardi di Coline e Marley si incrociano fra le tavole pur non essendo fisicamente nello stesso luogo, a sottolineare la chimica immediata fra loro e l’autenticità del loro legame sentimentale. Lo stesso vale per lo scambio di messaggi, in cui il botta e risposta, specie quando le ragazze passano dalle mail alla messaggistica istantanea, può essere meglio fruito seguendo la colorazione del testo, rosa per Marley e nero per Colin.

La scelta cromatica è un altro espediente fondamentale per guidare la narrazione: le tavole di sinistra con Coline, in bianco e nero, sono disegnate da Manon Desveaux e quelle di destra con Marley, a colori, sono di Lou Lubie. Le prime sono in bianco e nero probabilmente per porre l’accento sulla problematicità della giovane Colin, sofferente di attacchi di panico, una condizione resa assai più gravosa dal rapporto non facile con sua madre. Quando Marley entra nella sua vita vi porta un tocco di colore, proprio come a colori sono le sue tavole; alla fine il bianco e nero di Desveaux e la bella palette dalle tinte piatte di Lubie si fondono armonicamente, non senza suscitare una certa emozione, quando le due protagoniste s’incontrano e i loro mondi si uniscono.

Parlando del modo in cui Colin e Marley entrano in rapporto e sviluppano la loro conoscenza sul piano virtuale, abbiamo detto del loro scambio di messaggi. Una parentesi che quanti vivano una relazione a distanza possono confermare essere assolutamente realistica, ma che si protrae troppo a lungo, prendendo decine e decine di pagine del fumetto per narrare fatti di non particolare interesse per lo sviluppo della storia. Certamente è interessante assistere al nascere, anche dalle piccole cose, di una complicità sentimentale, ma una simile prolissità avrebbe potuto essere sintetizzata senza perdere in efficacia e veridicità. Per contro, lo scioglimento della vicenda appare troppo affrettato, dando uno spazio minimo a una sequenza di eventi che per il loro tempismo va letta con una certa sospensione dell’incredulità, ma che velocizza eccessivamente l’approssimarsi del finale.

Infine non possiamo non soffermarci su un dialogo che getta un sospetto di bierasure1 sull’intero racconto. Quella tra Coline e Marley è una storia tra due donne che scoprono gradualmente e forse inaspettatamente i loro sentimenti. Marley sin dall’inizio del racconto ha un compagno, per altro dipinto assai negativamente nei suoi tratti caratteriali e nel suo modo di rapportarsi alla donna; questo potrebbe far desumere che Marley si leghi a Coline a causa della sua incompatibilità con il fidanzato e non perché naturalmente attratta dalla ragazza francese in quanto bisessuale.

Il punto cruciale che sembra confermare questa ambiguità irrisolta sulla bisessualità di una delle protagoniste si trova in una telefonata che Marley ha con la sua amica Victoire, alla quale rivela di essersi innamorata di una ragazza: l’amica le domanda se sia lesbica e Marley risponde con un pesantissimo “Non lo so… non me l’aspettavo. L’ho incontrata e poi… è accaduto”. Potrebbe sembrare una risposta più che naturale ed è anche vero che non tutte le opere artistiche che narrino di amori fra persone dello stesso sesso debbano necessariamente essere volte a fare attivismo, ma questa ci sembra un’occasione persa per chiamare le cose con il proprio nome, per pronunciare una parola che, paradossalmente, anche tra le fila del movimento LGBT è spesso ostracizzata: bisessualità. Marley è bisessuale e sarebbe bastata una battuta diversa per dare un senso tutto differente alla sua storia e lanciare allo stesso tempo, senza troppe forzature, un messaggio importante. Per molte e molti di noi.

Abbiamo parlato di:
La ragazza nello schermo
Manon Desveaux, Lou Lubie
Traduzione di Sarah Di Nella
ComicOut, maggio 2019
192 pagine, brossura, colore – 18,90 €
ISBN 9788897926658


  1. La comunità bisessuale di tutto il mondo soffre di una discriminazione ancora più strisciante e subdola rispetto a quella che tocca, ad esempio, alla comunità gay o a quella lesbica. Il fenomeno è noto come bisexual erasure, che significa “cancellazione della bisessualità:” ovvero, una persona bisessuale non ha diritto di essere tale — viene ricondotta forzosamente all’ambito gay o etero. Per saperne di più: www.bproud.it/wordpress/bifobia-e-bi-cancellazione-guida-per-una-corretta-inclusione-degli-studenti-bisessuali-nelle-scuole-secondarie/  

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