La figura femminile nella Storia secondo Silvia Ziche

La figura femminile nella Storia secondo Silvia Ziche
Silvia Ziche pubblica con Feltrinelli Comics “… e noi dove eravamo?”, in cui l’autrice esplora il ruolo della donna nella società attraverso i secoli in un’opera amara ma un po’ didascalica.

Ziche-Feltrinelli-cover_Recensioni Una delle fumettiste italiane più attente alla funzione e al trattamento delle figura femminile nella narrativa per immagini è senz’altro .
Nei suoi fumetti, a partire dal suo lavoro sulle esponenti del gentil sesso nel mondo Disney, dove ha trattato con ironia le vicende di Minni, Paperina, Brigitta, Amelia e altre, fino alle sue vignette su Lucrezia, personaggio creato dall’autrice che fotografa con sarcasmo le dinamiche relazionali tra uomo e donna, l’autrice ha saputo divertire e valorizzare le donne.

Per quanto negli ultimi anni, in diversi webcomic, non poche autrici abbiano messo sotto i riflettori le vicende femminili di tutti i giorni attraverso la chiave della comicità, Ziche rimane comunque una delle prime in assoluto a essersi occupata della tematica, ben prima che diventasse un trend e con pochissimi cali nel corso degli anni.
È quindi significativo che in questo particolare momento storico proprio lei realizzi un’opera come… e noi dove eravamo?, che affronta con rinnovato vigore e convinzione il complesso ruolo della donna nella società.

Nel farlo, Silvia Ziche attua uno scarto rispetto al suo solito stile narrativo, riducendo di molto la comicità pura e immediata e preoccupandosi maggiormente di imbastire un discorso che potesse comunicare in modo chiaro le sue argomentazioni, pur non rinunciando a un tono leggere e ironico.

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Lo spunto per affrontare questo argomento parte da una trisavola di Lucrezia, che decide di far visita alla sua discendente, per raccontarle le innumerevoli difficoltà che le loro antenate hanno dovuto affrontare in un mondo che negava loro sistematicamente i diritti più basilari e che rifiutava il riconoscimento alle donne di una identità autonoma.

A fare da controcanto a questo excursus storico l’autrice aggiunge due personaggi dal vestito elegante, che sfoggiano perennemente un sorriso di sufficienza: si tratta delle personificazioni del privilegio maschile e del pregiudizio, sentimenti serpeggianti che spesso hanno giustificato determinati ragionamenti e atteggiamenti nei confronti delle donne.

E che ancora li giustificano: la conclusione della Ziche è che nonostante i diritti ottenuti nel Novecento, la strada sia ancora lunga per la completa affermazione della donna nella società, e che occorra partire proprio da questa consapevolezza, prima di tutto da parte degli uomini, per poter superare certe visioni antiche e retrograde che per consuetudine sono ancora radicate nel modo di pensare.

Un’operazione interessante e al servizio del messaggio di cui il fumetto si fa portatore, ma che rende forse un po’ troppo didascalico il tutto. La stessa struttura ad aneddoti avanti e indietro nella Storia rende un po’ frammentaria la narrazione, che in alcuni passaggi soffre forse un po’ di stanchezza e ripetitività.

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L’approccio, come si diceva, evita il meccanismo della gag fulminante ma usa invece un’ironia che si serve del paradosso per strappare un sorriso, sempre con un risvolto amaro.
Inoltre risulta efficace il contraddittorio con le due allegorie, che dà un tono grottesco alla visione da loro espressa.
Il privilegio maschile e il pregiudizio sono per l’autrice le principali ragioni alla base del trattamento discriminatorio subito per tanti secoli dall’universo femminile, argomentazione che deriva delle ricerche effettuate da Ziche che vengono ben documentate nella bibliografia in coda al volume.

Una tale sequela di episodi mostra come costante – nonostante differenze di tempo e luogo – una pervicace volontà di mantenere le donne in condizione subordinata all’uomo, fa effettivamente impressione e, nonostante la discontinuità narrativa a cui si accennava, colpisce per il reiterarsi, storicamente accertato, di certe istanze.
Questo fa di … e noi dove eravamo? un libro con la potenzialità di risvegliare le coscienze, perlomeno di quelle più recettive, siano essere femminili o maschili. Il timore, però, è che possa essere interpretato come un libro sulle donne per le donne, mentre costituisce una lettura molto utile anche per gli uomini.

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Un pregio dell’operazione zichiana, ad ogni modo, è che, al contrario di altre opere su questo tema, decide di non concentrarsi sulle donne che hanno ottenuto grandi risultati dimostrando le proprie capacità (operazione sacrosanta ma che sul lungo periodo rischia di smarrire il punto della questione), ma si focalizza sulle sconfitte quotidiane di ragazze e signore qualunque, mostrando la perversione di certe formae mentis e le conseguenti ripercussioni sulla normalità della vita.

Interessante, infine, l’accenno al passato più antico, quando la figura femminile era centrale e rispettata in quanto portatrice del segreto della vita: un concetto affascinante, soprattutto per il ribaltamento che ha subito successivamente, di cui parlava anche Alan Moore nelle note esplicative di From Hell e, in ambito più pop, Dan Brown ne Il Codice Da Vinci, toccando l’argomento del femminino sacro.
Avrebbe magari meritato maggiore spazio all’interno del fumetto, anche per sottolineare maggiormente la discrepanza con i secoli successivi.

Per quanto attiene ai disegni, ritroviamo lo stile che abbiamo imparato a conoscere nelle opere di Silvia Ziche. Il tratto è caricaturale, i personaggi sono costituiti da poche linee essenziali e buona parte delle vignette ruotano attorno ai volti fortemente espressivi di Lucrezia e degli altri personaggi raffigurati.
Gli sfondi, in questo contesto, sono pressoché inesistenti o abbozzati, avvicinando l’approccio zichiano a quello delle vignette satiriche dei quotidiani, un mondo che non le è in effetti estraneo e che viene in qualche misura riproposto anche all’interno del libro.

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Interessante il character design del privilegio maschile e del pregiudizio: identici come due gemelli, appaiono vestiti in maniera elegante, con tanto di giacca, cravatta, panciotto, cilindro e bastone, restituendo così in maniera azzeccata quell’aria da illustri tempi andati, quel passato mitico di raffinatezza aristocratica che trasmetteva un rigore spesso solo di facciata. Il volto, caratterizzato da un nasone tondo e sproporzionato e un bel paio di baffi, accompagnati da un sorriso affettato e compiaciuto, completa la visione complessiva di queste due proiezioni, comunicando in maniera azzeccata le ideologie a cui rimandano.

… e noi dove eravamo? è un libro importante, che contiene elementi storici reali raccontati con verve: l’approccio sarcastico di Silvia Ziche rende quindi maggiormente accessibile il messaggio contenuto nell’opera, anche se in alcuni passaggi un didascalismo un po’ eccessivo rischia di rendere il lavoro nel complesso non sempre efficace come vorrebbe.

Abbiamo parlato di:
… e noi dove eravamo?
Silvia Ziche
, novembre 2018
144 pagine, brossurato, bianco e nero – 16,00 €
ISBN: 9788807550096

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