La danza della ragione: il Ballo Excelsior di La Rosa

La danza della ragione: il Ballo Excelsior di La Rosa
Davide La Rosa conclude la sua “quadrilogia dei letterati” avviata da “Ugo Foscolo indagatore dell’incubo” con questo “Ballo Excelsior”, dove il Manzoni – assurto a simbolo dell’oscurantismo – si confronta con gli eroi del libero pensiero. Una satira manichea in chiave positivista.

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Ballo Excelsior è il capitolo conclusivo del La Rosa Universe, una “quadrilogia dei letterati” con cui , in veste di autore unico, ha ripreso alcuni grandi classici della letteratura italiana utilizzandoli in una intricata parodia polemica. Se all’inizio l’elemento satirico giocava anche, almeno in superficie, con un rimando agli eroi bonelliani – Dylan Dog per Foscolo, Martin Mystere per Leopardi, Nathan Never per Parini – in questa conclusione si abbandona tale elemento per concentrarsi, invece, sull’annodare i vari fili della trama in un finale coerente.

Il riferimento ad Alessandro Manzoni – logico completamento seguendo la serie di autori del canone – era già affiorato nell’ultimo volume in modo evidente, ma qui diviene centrale. Foscolo, Parini e Leopardi identificano una corrente di pensiero nichilistico a cui La Rosa pare a suo modo ispirarsi: Manzoni invece è presentato – semplicisticamente – come avversario del pensiero illuministico e campione quindi dell’oscurantismo. In realtà, mentre la versione parodistica degli altri tre autori era tutto sommato coerente, la figura di Manzoni è indubbiamente più complessa e viene qui deformata ai fini narrativi di creare un villain radicalmente opposto agli eroi.

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Curiosa anche la scelta di definire l’invasione del blob oscurantista come Ballo Excelsior, dato che questo è invece, nel mondo reale, l’archetipo dello spettacolo ingenuamente positivista, ideato a inizio ‘900 per celebrare le “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità (su cui Leopardi invece era scettico).  Naturalmente, la giustificazione può essere quella di indicare come l’oscurantismo oggi si avvalga della tecnologia moderna, come ribadito anche nel finale che esplicita la morale conclusiva dell’opera.

Sotto il profilo dei disegni, l’albo – come i precedenti – è nello stile tipico dell’autore, con i suoi consueti disegni “a stecco”, un grado zero del segno dichiaratamente inespressivo. Si tratta come noto della programmatica cifra stilistica del fumetto disegnato male, di cui La Rosa è uno dei sostenitori. La gabbia è quella italiana classica, con frequenti splash pages e occasionali tavole dal montaggio eterodosso (ad esempio, appaiono diverse tavole a sviluppo verticale) ormai del resto frequenti anche nel fumetto Bonelli.

Appare interessante annotare come, a differenza degli altri autori, Manzoni avesse realizzato i Promessi Sposi in stretta sinergia con l’illustratore Francesco Gonin, con cui si consultò per ottimizzare il rapporto disegni-testi: un aspetto dell’opera che ha favorito, a differenza delle opere degli altri autori citati, i numerosi adattamenti fumettistici che consente qui di inserire dettagliatissime illustrazioni manzoniane del Gonin che interagiscono con le figurine stilizzate di La Rosa, con effetto straniante.

Insomma, La Rosa chiude la sua opera con una forzatura più marcata del modello letterario, di pari passo a una più evidente morale neoilluministica della conclusione. Resta indubbiamente un’operazione originale e ambiziosa, una sorta di velenoso pamphlet satirico tra scientismo e ironia dadaista, in attesa, magari, di future espansioni – verso il passato e verso il futuro – di questa bizzarra Lega dei Letterati Straordinari in salsa italiana.

Abbiamo parlato di:
Ballo Excelsior
Davide La Rosa
Saldapress, 2018
152 pagine, brossurato, bianco e nero – 12,50 €
ISBN: 8869194795

 

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