La Bomba: la vera storia dei “Dottor Manhattan”

La Bomba: la vera storia dei “Dottor Manhattan”
Alcante, Bollée e Rodier realizzano una vasta indagine a fumetti su uno dei maggiori eventi del '900: il Progetto Manhattan e la nascita dell'età nucleare.

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La Bomba è un massiccio volume a fumetti scritto da Didier Alcante e Laurent-Frédéric Bollée e disegnato da Denis Rodier per Glénat, portato in Italia da Ippocampo. Si tratta di un lavoro impressionante per l’accuratezza della documentazione nel rappresentare l’inquietante epopea atomica del Novecento. La copertina, essenziale, anticipa il tema portante dell’opera: i suoi protagonisti, gli uomini che hanno creato l’atomica, si stagliano come ombre nere sullo sfondo dell’esplosione del primo esperimento nucleare.

L’incipit è una splash page totalmente nera, con una voce che ricalca le parole della Genesi. È la voce dello spirito dell’atomica, intuiamo, una divinità pagana celata nell’Uranio, personificazione quasi del primordiale dio del cielo greco. Il suo voice over su sfondo nero accompagna gli sviluppi della vicenda, che dopo un accenno agli esordi (curiosa la scoperta nel 1789, anno di un altra nota rivoluzione…) ci porta agli anni ’30, alla minaccia nazista incombente sul mondo e alla spinta che questa fornisce a numerosi scienziati – come Szilard, di origine ebraica e tra i protagonisti della vicenda – a voler fornire una possente arma (su cui si inizia a speculare) agli USA, potenza che pare sempre più l’unica a poter fermare l’orrore hitleriano.

La-bomba_layout_p6Si percepisce fin da subito come il tema dell’ombra sarà il motivo conduttore anche da un punto di vista grafico, reso più forte dalla scelta del bianco e nero, con l’esclusione non solo del colore ma di mezzetinte, sfumature, retinature. I disegni di Rodier, realistici e accurati, in un elegante stile realistico che ben si adatta alla dettagliata trattazione storica della vicenda, utilizzano infatti il chiaroscuro con accentuata forza simbolica. Non è un elemento nuovo nel fumetto, è chiaro, ma qui porre un personaggio “nell’ombra” non significa solo mostrarlo “nel suo lato oscuro”, ma più apertamente (contro la sua stessa voglia, spesso), al servizio della Bomba, la divinità celata nell’Uranio che ha parlato con la “voce nera”.

Il primo è appunto lo scienziato Szilard, quando per giusto sdegno prende la sua decisione: ma molti altri seguiranno. Ancora più sottilmente, Szilard viene spinto da una caricatura anti-ebraica contro di lui: un elemento cartoonistico, se non fumettistico, che posto all’inizio è quasi un monito a evitare una trattazione macchiettistica di un enorme dilemma morale quale quello posto dall’atomica. In quest’opera, anche grazie all’ampio spazio narrativo e alla conseguente dettagliata ricostruzione, questo rischio viene evitato: Rodier inoltre si fa cura, sotto il profilo del disegno, di una fine resa psicologica delle espressioni. Gli autori riescono comunque a tenere alta la tensione narrativa tramite l’efficacia dei dialoghi, in un’opera dove prevalgono sequenze di riflessione e di discussione. L’azione bellica è presente, ed è utile anche a spezzare scene più discorsive, ma il focus principale resta sugli aspetti scientifici, militari e diplomatici.

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Questa accuratezza psicologica, oltre a Szilard, si vede bene anche nei ritratti del nostro Enrico Fermi, geniale e cinico, di Oppenheimer, il più sedotto da una certa esaltazione faustiana, il doppio e ambiguo presidente Truman. Se possibile, questa complessità rende ancora più orribile l’emergere del mostro nucleare: non facile colpa di un singolo ma quasi terribile inevitabilità storica del male frammentato nell’uomo (in questo diviene così molto efficace l’espediente del “voice over nero” che tesse discretamente le fila della vicenda).

Appare poi anche, intrecciata, l’altra faccia della medaglia: la storia di Hiroshima, in cui ci vengono fatti conoscere vari personaggi dei quali, ovviamente, conosciamo il tragico destino.  Fumettisticamente, viene in mente un possibile parallelo con , dove il piano per salvare il mondo porta alla distruzione di New York, uccidendo però anche molti personaggi di contorno – quelli non supereroici – a cui il lettore si era ormai affezionato. Il segno di Rodier – come tipologia, non imitativamente – ricorda per molto versi quello ugualmente minuzioso di , anche se in questo caso è – stante la diversa tipologia di opera – più essenziale, meno paranoicamente affollato di minuscoli ma determinanti dettagli di quanto avveniva nell’opera di . Il parallelo diviene ancor più suggestivo se teniamo conto che il superuomo (il Dottor Manhattan) è potente metafora, in Watchmen – ampliando quella, più modesta, della Charlton Comics – del nucleare nella nostra dimensione. Non a caso, l’orologio che è il logo della serie è – anche – quello di Hiroshima, che appare anche ovviamente ne La Bomba, assieme al tema delle ombre stampate sul muro.

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A tratti, paiono esserci delle possibili spie di consapevolezza di questo parallelo: la prima volta, Szilard e Fermi si ritrovano al “Dairy Planet”, un bar di Manhattan che cita il Daily Planet di Superman (p.35) – e da viene il disegnatore Rodier. In ogni caso, la costruzione della tensione è differente: quello che in è un effetto sorpresa, qui è una catastrofe attesa, cosa che segna in modo più cupo l’intera storia. Un altro elemento simile – non necessariamente derivativo – è l’ampio uso di leitmotiv che scandiscono la storia, con la ricorrenza (dichiarata apertamente dal disegnatore Rodier, nella postfazione): oltre al tema dell’ombra, ricorre quello dell’orologio (del resto, elemento ragionevole in un’opera strutturata su un countdown verso un terrificante evento), quello della tavolozza d’artista – metaartistico – quello della palla da baseball (che rimanda all’America e, volendo, simbolicamente, all’atomo). Spesso, in modo quasi subliminale, viene evocato il fungo atomico tramite il fumo o altri espedienti simili, contribuendo a una necessaria punteggiatura angosciosa dell’opera.

Dopo l’avvio, le vicende procedono dunque ineluttabili come la reazione a catena atomica dopo la scissione del primo atomo (concetto evocato nell’efficace splash di p.39). L’escalation del conflitto, il coinvolgimento dei politici e dei militari, il contrasto al nucleare hitleriano da parte degli “eroi di Telemark”, tutto si incastra in un romanzo corale di grande respiro. Lo scavo storico getta luce su alcuni aspetti meno noti della vicenda: il dilemma tra l’orrore di Hiroshima e la necessità di porre termine alla guerra viene reso più problematico dalla ricostruzione di come l’attacco nucleare sia più una flessione di muscoli al cospetto di Stalin che non l’unico mezzo per fermare un nemico ormai in crisi. Emergono altre vittime collaterali, come le cavie inconsapevoli degli effetti del plutonio, o i marinai della nave che trasportava la bomba, silurati e rimasti privi di soccorsi a causa della segretezza della loro missione.

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Il tutto conduce all’impressionante finale: il bombardamento di Hiroshima, che viene reso con largo uso di drammatiche splash page. Quindi, alcune pagine di decompressione ci illustrano i destini dei vari protagonisti dopo che l’evento fatidico si è consumato, lasciandoci col dubbio che l’età dell’atomica si sia tutt’altro che conclusa.

Insomma, questo La bomba è un’opera che riesce a unire accuratezza storica e grande respiro della narrazione, in un lavoro che appare congeniale per la ripresa scolastica – alle superiori, idealmente – ma mostra anche la capacità del fumetto di condurre un romanzo storico non solo didascalico, ma anche avvincente, al pari della letteratura e altre forme d’arte.

Abbiamo parlato di:
La bomba
Alcante, LF Bollée, Denis Rodier
Traduzione di Fabrizio Ascari
L’ippocampo Edizioni, 2020
472 pagine, cartonato, bianco e nero – 29,90 €
ISBN: 9788867225378

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