La Belgica, un’odissea tra i ghiacci

La Belgica, un’odissea tra i ghiacci
Toni Bruno torna a parlare di frontiera con un racconto in due atti che ripercorre il viaggio della prima nave che abbia sfidato la notte antartica.
COVER LA BELGICA 1
bao publishing

Lo spazio. La Luna. Le stelle.
Dopo le due guerre mondiali e in pieno confronto tra le due superpotenze USA e URSS nacque una generazione di eroi, folli come l’Ulisse di Dante nel seguire virtù e conoscenza, con lo sguardo verso le stelle.

Il XX secolo è stato un secolo straordinario per l’esplorazione, ma se è vero che il punto più alto per l’umanità è stato raggiunto tra il luglio del 1969 e il dicembre del 1972 con le passeggiate lunari dei 12 astronauti americani, è altrettanto affascinante guardare alla fine del XIX, a quando la frontiera erano i poli terrestri.

, dopo aver trattato di frontiere fisiche e psicologiche con Da quassù la terra è bellissima, con La Belgica torna a osservare l’animo umano usando come riferimento la prima nave salpata alla scoperta dell’Antartide. Lo spirito pionieristico, i marinai come i cosmonauti, è lo stesso nei due racconti mentre a cambiare è l’oggetto dell’osservazione.
Da quassù la terra è bellissima poneva lo sguardo sulla fragilità dei protagonisti, entrambi segnati da traumi infantili mentre La Belgica guarda al coraggio ma anche ai vizi, come vanità e superbia, degli attori che ruotano attorno a Jean, il protagonista.

Interessante la scelta del soggetto. L’avventura della Belgica è infatti ancora oggi utilizzata per studiare le sollecitazioni estreme a cui gli astronauti sono sottoposti, ma rappresenta anche un interessante spunto narrativo. Pare infatti che tra i membri dell’equipaggio ci fosse un marinaio non meglio identificato, un personaggio sospeso tra cronaca e invenzione.

LA BELGICA8Jean, questo il suo nome datogli nel fumetto, è l’Ulisse di cui Toni Bruno aveva bisogno per costruire un racconto che si mantenesse fedele alla storia ma che offrisse anche il pretesto che cercava per parlare dei protagonisti reali di quel viaggio ai confini del mondo.

Interessante, prima ancora di approfondire i contenuti, soffermarsi sulla sua realizzazione artistica. Se in Quassù la terra è bellissima il colore aveva lo scopo di sottolineare il realismo del racconto, ne La Belgica l’utilizzo di sfumature del nero e la scelta di un inchiostro Pellican risalente all’inizio del 1900 danno al volume la solennità e l’intimità di un diario di bordo dell’epoca.
Bruno trova un eccellente equilibrio tra neri e grigi che coprono interamente le pagine, immergendo il lettore in un paesaggio che fin dalle prime tavole è ostile come una lunga giornata invernale. Per lo sviluppo invece utilizza quasi esclusivamente la gabbia classica.

Il Canto delle sirene, titolo del primo atto, rimanda a una canzone di Francesco De Gregori che parla di viaggio e di distacco, un chiaro richiamo all’Odissea che permette di porre l’attenzione su Claire, la Penelope di Jean; donna forte, affascinante e innamorata, fragile eppure tenace.
Il viaggio come esilio, la casa insidiata, l’amicizia costruita con un cane burbero, tante le analogie che avvicinano La Belgica al poema omerico, elementi che l’autore utilizza non con velleità autoreferenziali, ma come piano di lavoro su cui costruire la sua opera.

Jean, nel primo atto, non è assoluto protagonista ma principalmente elemento di raccordo tra i carismi che si alternano a partire dal gatto, nero come il carbone, che dà il via alla serie di eventi che lo porteranno sul ponte della Belgica nel pieno dell’eterna notte.

Colpisce come l’autore cadenzi il tempo – poetica e potente l’immagine della zuppa che si raffredda e che racconta del mancato rientro a casa di Jean – e intrecci la trama.
Gli amici, gli amori, l’equipaggio e infine l’armatore entrano in scena come se le tavole fossero il palco di un teatro, la bicromia in nero aiuta a tornare al fascino del teatro dell’arte di De Filippo o Govi, grazie anche a dialoghi brillanti e ad una recitazione fatta di sguardi, smorfie e baffi che si si muovono.

Jean lo conosciamo timido, impacciato e lo osserviamo delinearsi, prima attraverso l’amore della sua donna, poi con la tenacia con cui si conquista un posto come parte di una ciurma sull’orlo dell’ammutinamento, fino a dimostrarsi responsabile – non vuol abbandonare la sua muta – e coraggioso quando è chiamato a fare la sua scelta. La stessa cosa avviene per tutti gli altri personaggi, strutturati mano a mano che il racconto si sviluppa e che confermano il talento di Toni Bruno nel raccontare le persone con l’occhio attento di un cronista chiamato ad accompagnare la sua stessa storia.
Nonostante questo lavoro sui personaggi, la costruzione dei rapporti, che occupa gran parte de Il canto delle sirene, costituisce il suo elemento di fragilità . Il racconto corale infatti inquadra via via i vari personaggi, senza soffermarsi abbastanza su ciascuno, restituendo una resa psicologica superficiale di buona parte del cast.

LA BELGICA2Questa frammentazione, comprensibile nella misura in cui consente una visione di insieme che prepara al secondo atto, è allo stesso tempo la ragione per cui si avverte a fine lettura un senso di incompiuto che va oltre la consapevolezza di essere di fronte ad un lungo prologo.

Tra tutti i personaggi invece colpisce come sia la nave l’ultima ad entrare in scena. Quando arriva, si comprende che è la Belgica la vera diva dell’opera, il solo personaggio abbastanza sfrontato da rompere la gabbia nella quale si muovono tutti gli altri e prendersi due pagine intere. Magnifica tra le due quella con la vista dal fondo dell’oceano, che la mostra minuscola dopo averla mostrata maestosa tra i flutti.

L’Antartide, vista come il destino che attende i protagonisti, è invece solo accennata.
Mentre osserviamo Jean che deve scegliere tra il ritorno a casa con il primo mercantile o la gloria di un viaggio senza certezze se non l’epica, vediamo concretizzarsi la sua scelta un rapido flash forward mentre è immerso in un inferno ghiacciato fatto di morte, buio e disperazione.

Il racconto che allestisce Toni Bruno è ambizioso e ci sono passaggi su cui occorre tornare per ricostruire dinamiche e scelte e che fanno del racconto stesso una conquista, una frontiera e che rimanda a Conrad e ai romanzi di formazione, al momento di passaggio tra quello che si era e quello che si sarà.

La ha poi previsto per La Belgica, uno dei volumi che celebrano i dieci anni della casa editrice milanese, un interessante back stage in appendice, previsto solo per la prima tiratura, nel quale è possibile leggere le parole dell’autore sulla genesi dell’opera.

Abbiamo parlato di:
La Belgica
Toni Bruno
Bao publishing, novembre 2019
176 pagine, cartonato, bianco e nero – 20,00 €
ISBN: 9788832733273

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