Joker e la violenza delle armi, il futuro dei film Valiant

Joker e la violenza delle armi, il futuro dei film Valiant
In questa puntata le possibili controversie per il film sul Joker, e il futuro del Valiant Cinematic Universe dopo il passaggio di Harbinger dalla Sony alla Paramount.

L’assegnazione del Leone D’oro a Joker al Festival del Cinema di Venezia, ha aperto le porte della corsa agli Oscar per la pellicola diretta da e interpretata da . Ma questa strada, apparentemente facile da percorrere, potrebbe anche incontrare dei grossi ostacoli, a causa di una tematica che non riguarda solo la trama del film, ma anche il tessuto sociale e politico degli Stati Uniti: la violenza delle armi.

Questo fattore sarebbe la chiave delle recensioni positive ma non entusiastiche da parte della critica americana, così come evidenziato nei giorni scorsi da Scott Feinberg in un breve articolo pubblicato da The Hollywood Reporter:

Il film è molto buono.. Ma attualmente si trova al 77% su Rotten Tomatoes, il che è un punteggio buono ma non eccezionale – questo, penso, potrebbe essere perché anche i critici sono riluttanti a sostenere un film oscuro e inquietante come questo. In effetti, in un’epoca in cui inspiegabili sparatorie di massa accadono ogni settimana in America, la violenza armata, le malattie mentali e le uccisioni insensate non vengono bene accolte come al cinema.

Questo elemento, citato brevemente da Feinberg senza però ampliare il discorso, è stato invece analizzato dettagliatamente da Steven Zeitchik del Washington Post, il quale ha redatto un interessante articolo per il quotidiano canadese National Post in cui ha riportato le reazioni discordanti di alcuni critici e commentatori durante il Toronto International Film Festival, dove Joker è stato presentato subito dopo il festival di Venezia.

Alcuni commentatori hanno smentito con forza il messaggio di Joker. Stephanie Zacharek di Time ha scritto che il personaggio di Phoenix potrebbe essere facilmente adottato come il santo patrono degli incel, riferendosi al gruppo “celibi involontari”, di maschi frustrati le cui credenze sono emerse in diverse uccisioni di massa. In America, c’è una sparatoria di massa o un tentativo di violenza da parte di un ragazzo come Arthur [alter ego del Joker nel film] praticamente ogni due settimane. Eppure dovremmo provare un po’ di simpatia per Arthur. ‘Il film valorizza e affascina il personaggio’ ha scritto, concludendo che ‘c’è qualcosa di malato lì dentro da qualche parte. Sfortunatamente, dipende da noi’.

Nell’articolo, viene inoltre raccontato di un dibattito che sarebbe nato durante la festa post-proiezione del film a Toronto, tra giornalisti e dirigenti del settore, proprio inerente i possibili effetti che Joker potrebbe avere su una subcultura di persone frustrate e soggette a problemi mentali o correlati alle mancate interrelazioni personali. Un fattore, questo, di cui la Warner sarebbe fortemente consapevole, anche se non pubblicamente.

Alla festa post-proiezione di questa settimana, è scoppiato un dibattito tra giornalisti e dirigenti del settore sul fatto che il film potesse diventare parte dei testi citati da potenziali futuri stragisti di massa, e cosa questo significherebbe. Anche se la causa tra violenza dei media e sparatorie nel mondo reale non è statisticamente provata, alcuni hanno chiesto se il film non potrebbe far parte del contesto problematico per loro.
Warner Bros è comprensibilmente desideroso di minimizzare tali discorsi. Ciò è in parte dovuto al fatto che l’attuale clima ha portato studios rivali a cancellare i film: Universal Pictures, più recentemente, ha bloccato l’uscita di The Hunt dopo le sparatorie del mese scorso in Ohio e Texas. Eventuali tragedie future potrebbero portare a pressioni simili sulla Warner.

Ma come la Warner potrebbe contrastare questo rischio per la distribuzione della pellicola sull’iconico villain? Una teoria citata dal giornalista, nata nel campo della politica liberal statunitense, sottolinea come il personaggio del Joker condivida punti in comune con il presidente Donald Trump, in quanto descritto come un uomo alimentato da un fragile ego e dall’amore per le esibizioni e la folla. Una teoria supportata dal fatto che il regista e il co-sceneggiatore Scott Silver abbiano scritto il film nel 2017, poco dopo l’entrata in carica di Trump, ma anche dal fatto che il simbolismo politico che è al centro della trama del film sia poco chiaro.

La folla arrabbiata che si vede nel film potrebbe essere composta da elettori repubblicani o da progressisti e/o radicali contro Wall Street. E questo probabilmente disarma politicamente il film: sia la destra che la sinistra possono usarlo per l’altra parte.

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Il futuro del Valiant Cinematic Universe

La decisione, annunciata nei giorni scorsi, del passaggio dalla Sony alla Paramount del film basato su Harbinger, serie a fumetti targata Valiant, mette in grave crisi il progetto del Valiant Cinematic Universe, nato con l’accordo del 2015 tra Sony e DMG Entertainment.
Questo accordo prevedeva la costruzione di un universo condiviso strettamente collegato, che avrebbe visto proprio in Harbinger il suo secondo tassello dopo l’uscita di , film con protagonista anch’esso basato su un famoso personaggio della casa editrice.
Proprio l’inizio della lavorazione di Bloodshot sembrava avere certificato come il quadro generale fosse ormai in piena fase di sviluppo, non lasciando intravedere alcuna possibilità di crisi per il progetto, che certamente sarebbe stato capace di imporsi nel duopolio cinematografico esistente tra e Warner Bros.

Con il passaggio di Harbinger dalla Sony alla Paramount c’è da chiedersi quale sarà il futuro dell’universo Valiant al cinema, anche nell’ottica di un altro elemento che crea più dubbi che certezze, ovvero proprio la pellicola con protagonista Vin Diesel.
Bloodshot è infatti da tempo in post-produzione, ma ha ormai esaurito la finestra promozionale disponibile, essendo l’uscita nelle sale prevista per il prossimo febbraio. Questo lascia quindi solamente cinque mesi per la diffusione di un possibile trailer e l’inizio di una campagna promozionale davvero efficace. Un tempo insufficiente per qualsiasi pellicola che aspira a diventare un franchise, e che fa pensare che probabilmente sia alle porte un rinvio per il film, che comunque ha dalla sua la carta vincente dell’attore protagonista, volto notissimo al grande pubblico e quindi spendibile in qualsiasi occasione.

Resta comunque il punto interrogativo su altri progetti in fase di lavorazione, come ad esempio Faith, annunciato nel giugno dello scorso anno, e su cui è calato da tempo un silenzio assordante.
Un altro elemento inoltre che bisognerebbe cercare di comprendere dell’intera faccenda è il ruolo di DMG Entertainment, la cui partnership inerente i personaggi Valiant con la Sony avrebbe aperto a quest’ultima la possibilità di un radicamento più forte per quanto riguarda la distribuzione nel mercato cinese, fattore che avevamo largamente analizzato qualche tempo fa.
Quello che è chiaro è che la Sony resta orfana di un progetto, almeno in parte, che avrebbe potuto disegnare un nuovo quadro nel panorama cinematografico, soprattutto per una major alla continua ricerca di nuovi franchise da sfruttare e ancora abbastanza titubante nelle scelte su properties non facenti parte dell’universo di Spider-Man.

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Bloodshot. Il film con Vin Diesel sul personaggio Valiant ha ormai oltrepassato la finestra per una campagna promozionale. Vicino un rinvio?
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