Introduzione a Demon Slayer, manga e anime di successo

Introduzione a Demon Slayer, manga e anime di successo
"Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba" è un manga che, soprattutto grazie alla pregevole fattura della sua trasposizione animata, sta riscuotendo un grande successo. Analisi dei primi cinque capitoli del racconto scritto e disegnato da Koyoharu Gotouge.

Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba è un manga shonen antologizzato nella famosa rivista Weekly Shonen Jump della  Inc., cioè un fumetto ricco d’azione indirizzato principalmente a un pubblico giovane, in cui assume un ruolo rilevante la crescita del protagonista attraverso sfide sempre più probanti. È anche uno dei più recenti fenomeni editoriali, dato che le vendite sono schizzate alle stelle dopo la messa in onda dell’anime realizzato da Ufotable, studio d’animazione nipponico noto per l’impegno profuso nella cura estetica dei propri prodotti.

La serie è stata portata in Italia da  nell’aprile del 2019 e, attraverso il passaparola e le buone impressioni esposte sul web, ha raggiunto numerosi lettori, tanto che la casa editrice umbra ha deciso di distribuire a un anno di distanza dall’esordio uno Starter Pack con i primi cinque tankobon già pubblicati singolarmente.

L’annuncio della riproposta offre lo spunto per dare uno sguardo ravvicinato all’opera di Koyoharu Gotouge, autrice nata nel 1988 che si è affacciata sul panorama fumettistico del Sol Levante nel 2013. Dopo quattro storie autoconclusive, nel 2016 la mangaka ha scelto di dedicarsi alla sua prima serie di lunga durata, Demon Slayer appunto, che in patria è ancora in corso.

IL PROTAGONISTA

Il protagonista è Tanjiro Kamado, un ragazzo gentile che vive in Giappone agli albori del ventesimo secolo insieme alla mamma, due fratelli e una sorella. Un giorno, sotto la neve, lascia la sua dimora isolata per recarsi nel centro abitato e vendere del carbone, così da procacciare il cibo per la festa di inizio anno. Dal suo primo incontro con persone estranee al nucleo familiare si guadagnano due informazioni: il giovane è conosciuto e benvoluto e andare in giro di sera è pericoloso, poiché c’è il rischio di incontrare i demoni mangiauomini.

Lo scetticismo di Tanjiro riguardo l’esistenza delle temibili creature è presto sconfessato, dal momento che al suo ritorno a casa trova i suoi cari morti, a eccezione della sorella Nezuko, ancora viva ma ferita. È questo l’evento motore del racconto: poiché qualche goccia di sangue demoniaco è entrata nel corpo della fanciulla, questa si trasforma a sua volta in un demone, mettendo il fratello in difficoltà soprattutto dal punto di vista morale. Uccidere la consanguinea oppure rischiare la propria vita e quella altrui in nome dell’affetto e nella speranza di trovare una cura?

Se imboccasse la prima strada, Kamado tradirebbe i valori di cui si fanno portatori i protagonisti degli shonen, perciò il lettore non si pone nessun dubbio, consapevole “a priori” di avere a che fare con un eroe che difende i deboli, combatte per la giustizia e per amici e parenti, crede nella bontà del prossimo, prova empatia e compassione per l’Altro. Questi ultimi aspetti lo avvicinano, soprattutto nel prosieguo della serie, ai celebri Son Goku, Naruto Uzumaki e Monkey D. Rufy, che hanno spesso risparmiato i nemici, finendo anche per portarli dalla loro parte. A un risultato così positivo, giunti al quinto volume, in Kimetsu no Yaiba non si è ancora arrivati, ma la difficoltà sembra intrinseca alla natura degli avversari, con l’eccezione rappresentata da Nezuko.

La ragazza demone si presenta come un unicum perché, una volta placata l’iniziale sete di sangue, riesce a controllarsi, potendo così accompagnare il protagonista, seppur in un modo atipico. Infatti trascorre buona parte della giornata dormendo in un contenitore di legno trasportabile in spalla, così da recuperare le energie senza dover bere il sangue e mangiare la carne delle persone. Non è l’unico “demone buono” che viene presentato, ma è l’unico che viene mostrato prima allo stato ferino e poi parzialmente placato. “Parzialmente”, perché la forza sovrumana tipica delle creature mutate rimane e dal punto di vista narrativo diventa risorsa importante per Gotouge, ma rischia anche di divenire un semplicistico deus ex machina a cui ricorrere troppo spesso. Se all’inizio della vicenda è accettabile e anche interessante che Nezuko intervenga per tirare Tanjiro fuori dai guai, esibendo sia i propri sentimenti umani che le nuove caratteristiche acquisite, alla lunga la riproposizione della soluzione può annoiare e privare di pathos i combattimenti.

I COMPRIMARI

Come previsto dal genere abbracciato dall’autrice, le battaglie non mancano, a partire dal primo brossurato in cui, con una tecnica tutt’altro che raffinata, il protagonista si scontra con Giyu, membro della Squadra Ammazza Demoni che vorrebbe porre fine alla minaccia rappresentata dalla ragazzina trasformata. Il personaggio appare subito affascinante: sguardo a metà tra il disprezzo e la vacuità, mette in mostra grandi abilità nella lotta, pronuncia poche parole, dopo un breve alterco convince il Nostro a entrare nel gruppo di cui fa parte e se ne va. Quando ricompare, nel quinto volume, lo fa in modo spettacolare e sembra ancora più forte rispetto alla sua prima apparizione. Si tratta di un classico espediente: l’eroe non è il più forte di tutti, si trova a confrontarsi con qualcuno che sembra inarrivabile, ma che cerca di superare o per necessità o per puro agonismo.

Prima che il misterioso guerriero rientri in gioco, il demon slayer supera le selezioni per diventare un membro della Squadra e nel suo cammino, deciso a vendicarsi dell’essere reo di aver trasformato la sorella, incontra altri individui, tra i quali Urokodaki, Zenitsu e Inosuke.

Il primo è un addestratore di spadaccini e si presenta come un maestro con le proprie stranezze, ma privo delle perversioni tipiche dei mentori dei battle shonen, come il Maestro Muten di Dragon Ball, Kakashi e Jiraiya di Naruto. Il dato è significativo, perché va esteso all’intero Kimetsu no Yaiba, in cui il fan service è del tutto assente: nessuna battuta sulle mutandine, nessuna richiesta di fare “pat-pat”, nessun libro sull’arte della seduzione né seni e posteriori enormi e seminudi. Forse l’autrice non sente la necessità di giocare forzatamente su una sorta di terreno comune con strizzatine d’occhio erotiche a un pubblico largamente maschile, per catturare l’attenzione. In tal senso merita segnalare che le vendite non risentono assolutamente dell’omissione.

Il secondo è un ragazzo timido e piagnucolone, entrato sorprendentemente nella Squadra Ammazza Demoni, che rispecchia lo stereotipo di “eroe per caso”, visto che è capace di sprigionare un potere incredibile quando si addormenta. Nell’economia del racconto riveste anche i ruoli di palla al piede e di spalla comica, perché talvolta rallenta la crociata di Tanjiro con i suoi piagnistei e talaltra si mette a battibeccare con lui. Di fatto è un personaggio perennemente sopra le righe, tanto quanto il terzo comprimario, il sopraccitato Inosuke.

Dotato di un carattere spigoloso e ottuso, questo guerriero è raffigurato con un character design curioso e intrigante, che ben si sposa con l’atmosfera di un fumetto che gioca con il soprannaturale e l’ibridazione uomo-animale tipica delle deformazioni demoniache. Mentre si aggira per i monti e i boschi, egli indossa maschera e pelliccia di cinghiale, insulta a più riprese il protagonista e, pur alleandosi con lui nella lotta contro le creature malvagie, cerca sempre di emularlo e di superarlo. Diventa quindi una scheggia impazzita, perché imprevedibile nelle decisioni che può prendere, ma anche un elemento pericoloso dal punto di vista diegetico, perché fulcro, insieme a Zenitsu, di gag ripetitive e stucchevoli.

A spezzare la monotonia causata da scambi di battute infantili, che si rileva soprattutto nel quarto tankobon, il più debole tra quelli stampati, contribuiscono l’inserimento nel quinto di Shinobu, una giovane geniale che non ha bisogno di tagliare la testa dei demoni per sconfiggerli definitivamente, e l’approfondimento di una serie di nemici dalle abilità ragnesche. Per la prima volta si assiste a una vera e propria caratterizzazione psicologica degli avversari, storie di origini comprese, che dà vita a un intreccio più articolato e complesso di quanto visto negli episodi precedenti, in cui il susseguirsi delle difficoltà non dava respiro agli eroi e al lettore che certamente era coinvolto ma non del tutto rapito.

I COMBATTIMENTI E I DETTAGLI

La difficoltà della sfida dà modo a Gotouge di variare i combattimenti, introducendo nuovi stili che non prevedano solo l’uso della respirazione e dei kata, i movimenti codificati per lo studio delle arti marziali. Infatti, quando un cacciatore di demoni attacca, senza mancare mai di annunciare la propria la mossa come da canone giapponese, accede a una particolare tipologia di respiro e poi ricorre alle tecniche apprese e perfezionate, che prevedono in primo luogo l’uso della katana con l’obiettivo di spezzare la guardia del nemico e ucciderlo. In molte sequenze la mangaka non mostra i vari passaggi dell’assalto, ma preferisce inquadrare un unico movimento, con abbondanza di segni e linee cinetiche, diminuendo l’ampiezza e la spettacolarità della battaglia, raggiungendo un risultato sicuramente migliorabile. Sotto questo aspetto, l’anime è di tutt’altra pasta ed è sufficiente cliccare su qualche video proposto da YouTube per rendersene conto.

Se le scene di lotta non costituiscono il valore aggiunto della serie, va riconosciuta all’autrice l’abilità di sviluppare nei dettagli l’aspetto dei personaggi, dalla fisionomia all’abbigliamento. Dalle copertine e dagli interni è possibile rilevare che il look del protagonista e dei comprimari è accattivante: Tanjiro si presenta prima con i capelli lunghi e poi più corti, con una vistosa cicatrice sulla fonte, gli orecchini rettangolari e una veste a scacchi ampia ma non ingombrante; Giyu, con la sua folta capigliatura spigolosa e gli occhi inespressivi, indossa abiti più raffinati; Nezuko appare come una candida ragazza con tanto di fiocchetti a ornare la chioma nera, ma quando spalanca la bocca mostra i denti aguzzi e fa tremare i malintenzionati.

Nel racconto all’estetica pura dei buoni, che spesso riportano ferite che lasciano il segno, si contrappongono i paesaggi lugubri e selvaggi e la mostruosità dei cattivi, deformi tanto nell’animo quanto nel corpo, con deflagrazioni di arti, lingue e occhi che vanno a più riprese in direzione dell’horror. Anche in questo caso Gotouge è brava a evitare la ripetitività, disegnando di tanto in tanto demoni dalle fattezze umanoidi, inespressivi ma altrettanto inquietanti.

Poiché la pulizia e l’armonia del tratto non sono costanti, soprattutto quando i character sono raffigurati di profilo, dal momento che la rappresentazione semplicistica dei nasi impoverisce la resa dei volti, e in alcune tavole i movimenti appaiono legnosi, si può definire il lavoro della mangaka funzionale alla narrazione piuttosto che virtuosistico. L’impatto visivo di Demon Slayer non è paragonabile a quello delle opere di Akira Toriyama o Eiichiro Oda, per restare nell’ambito degli autori giapponesi di successo planetario, ma l’opera può contare su un ritmo indiavolato – si pensi che in soli otto capitoli Tanjiro impara a combattere, sconfigge dei nemici ed entra nella Squadra Ammazza Demoni –, su una quantità ridotta di spiegazioni, usate solo quando strettamente necessario e realizzate sempre in modo semplice ed efficace, su una certa imprevedibilità della trama che, stabilito un punto d’arrivo – il ritorno di Nezuko allo stato di essere umano e la vendetta contro chi l’ha trasformata –, non lascia intravedere quale strada potrebbe imboccare per arrivare a destinazione.

Abbiamo parlato di:
Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba #1-5
Koyoharu Gotouge
Traduzione di Andrea Maniscalco
Star Comics, aprile – dicembre 2019
192 pagine, brossurato, bianco e nero – 4,50 €
ISBN: 9788822613158

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