Insieme, artiste oltreoceano: intervista a Iolanda Zanfardino e Elisa Romboli

Insieme, artiste oltreoceano: intervista a Iolanda Zanfardino e Elisa Romboli
La coppia di autrici, recentemente pubblicata da Image Comics, si sta facendo strada nel mondo del creator owned statunitense. Le abbiamo intervistate per parlare dei loro inizi e delle loro percorso nel mercato USA.

Coppia nel lavoro e nella vita, e Elisa Rombolo stanno piano piano facendosi strada nel panorama del fumetto mainstream statunitense: dopo alcune opere autoprodotte (nel caso di Elisa) e una serie per Black Mask (Hecate’s Will) e una per Simon and Shuster (Midnight Radio) realizzata dalla sola Iolanda, le due autrici hanno realizzato nel 2020 la loro prima serie in coppia, Alice in Leatherland, per Black Mask. Nel 2021 è arrivato il passaggio in , con la miniserie A Thing Called Truth.
Le abbiamo intervistate per parlare del loro percorso, della loro esperienza e delle loro opere.


HW #3 Cover ZanfardinoIOLANDA E ELISA: Ciao Lo Spazio Bianco! Grazie mille dell’opportunità di essere sul vostro sito! È un’onore poter parlare un po’ di noi anche qui in patria!

Ciao Iolanda e ciao Elisa, grazie a voi per essere con noi su Lo Spazio Bianco. Mi piacerebbe partire dall’inizio del vostro cammino nel mondo del fumetto: quandoavete deciso di fare questo mestiere e quali sono stati i vostri primi passi?
IOLANDA: Ho sempre sognato di rendere il raccontare storie il mio lavoro, fin da quando ero piccola. Purtroppo però ho finito con l’intraprendere un’altra strada, per inseguire il fantomatico “lavoro serio”, fino a che non ce l’ho più fatta a mentire a me stessa e ho abbandonato un dottorato di ricerca per iscrivermi a una scuola di fumetto. Ero più vecchia della media dei miei compagni di classe e ho sempre sentito di “non avere tempo da perdere”, così mi dedicavo anima e corpo ad ogni colloquio/portfolio review e ogni opportunità di far vedere che valevo qualcosa. Lentamente e con molte scottature durante il percorso, questo ha iniziato a dare i suoi frutti!
ELISA: Disegnare è sempre stato un bisogno: non un qualcosa che mi dovesse necessariamente piacere ma piuttosto qualcosa che andava fatto. Anche se fin da piccola riempivo quaderni su quaderni con scarabocchi di supereroi e combattimenti, non ho mai avuto chiaro cosa fare nella vita… se buttarmi sull’illustrazione, sul concept art o sullo storyboarding! Subito dopo il mio percorso accademico sono stata contattata da diversi editori indie per dei progetti (ad esempio Destiny NY volume 3 e volume 4, oltre a varie Antologie LGBTQ+ del duo Nova Mali e di Color of Always) e da lì mi sono sempre di più focalizzata sul fumetto. Finché adesso mi risulta difficile immaginare di fare altro!


Quali sono le vostre principali ispirazioni?
I: Sono cresciuta a pane e Final , credo che gran parte del mio immaginario e delle mie scelte di regie derivino da quello! Adoro i vecchi anime, i romanzi distopici, le Serie Tv comedy e i musical di Broadway… Insomma, un bel mix di un sacco di cose che non c’entrano molto con i comics, temo!
E: Come molti della mia generazione ho avuto grosse influenze giapponesi, volente o nolente. La spinta per iniziare a disegnare è partita da lì. Col tempo ho finito per appassionarmi ad artisti del mercato francese che conservano in minima parte quello stile, come Bengal, Jurion Joel, Ella Savarese, ma anche del mercato statunitense come , Maria Llovet, Babs Tarr e tanti altri ancora.


Leggendo il vostro curriculum avete lavorato a oggi soprattutto per il mercato statunitense: come è iniziato tutto?
I: Ho fatto dei colloqui al Lucca C&G con dei publisher statunitensi, che per fortuna hanno portato a dei piccoli lavori… che poi hanno portato a lavori più grandi, a farmi conoscere da altri publisher e/o ad avere portfolio sempre migliori da presentare e così via!
E: Con Iolanda, se proprio devo essere onesta. Non mi era mai passato per la mente di mandare il mio portfolio a grosse case editrici (nonostante stessi già accumulando esperienze lavorative in piccole realtà editoriali senza una distribuzione ufficiale). Con lei invece mi sono buttata a capofitto nell’industria del fumetto americano e sono sempre forti emozioni!


Cover #1 AIL RomboliUna domanda nello specifico per Iolanda: non ci sono molti sceneggiatori esteri che scrivono per gli States. Ci sono state delle difficolta’ inizialmente? E come e’ stato l’impatto con il lavoro editoriale degli States?
I: Ho conosciuto soltanto il lavoro editoriale negli States in realtà, siccome non ho ancora mai lavorato per l’Italia, ma devo dire che non avverto particolari difficoltà. Tranne il rendermi conto di non conoscere affatto l’inglese come credevo, visto che i miei script sarebbero terribili senza il lavoro di pazienti traduttrici!


Da Elisa, invece, ci piacerebbe sapere quali sono i tuoi strumenti di lavoro preferiti e quali programmi utilizzi quando lavori in digitale.
E: Uso soprattutto Clip Studio Paint. Ha il tipo di tratto che preferisco, linee vettoriali e stabilizzazione, più o meno ciò che mi serve per lavorare e anche per quei rari momenti di svago. È da molto che per lavoro non utilizzo strumenti analogici, anche perché non ho più il tempo materiale per potermici esercitare in libertà. Devo dire che a volte mi manca.


Oltre a lavorare insieme siete anche una coppia nella vita. Deve essere molto divertente ma a tratti anche complicato: potreste raccontarci come si svolge il vostro lavoro insieme, una giornata tipica?
E: Non direi esattamente divertente, ma è molto coinvolgente ed emozionante essere insieme in ciò che amiamo fare. Spesso dobbiamo imporci delle regole per evitare di parlare troppo spesso di lavoro! Anche se discuterne a volte ci entusiasma… Siamo entrambe degli animali notturni, quindi in realtà ci alziamo tardi e ci prendiamo le nostre ora libere quotidiane nella prima parte della giornata. Iniziamo a lavorare nel primo pomeriggio e spesso andiamo avanti fino a tardi, anche fino alle tre o quattro di notte. Anche perché tutti i nostri scambi di email con gli editor americani sono serali, quindi così riusciamo ad essere presenti e reattive.


Cover #1 AIL ZanfardinoCome siete entrate in contatto con Black Mask Studios e come è nata la vostra opera Alice in Leatherland?
I: Abbiamo mandato un proposal con una sinossi e alcune pagine di prova all’indirizzo di Submissions del loro sito e hanno adorato l’idea! Alice in Leatherland nasce dal nostro desiderio di lavorare per la prima volta ad un progetto insieme. Era partita come una storia semplice e comica sui cliché degli appuntamenti sulle app di incontri, ma poi ci siamo affezionate ai personaggi e la storia si è sviluppata fino a diventare una commedia romantica intrisa di body positivity e sex positivity, piena di ammiccamenti ironici al mondo delle fiabe!


Adesso siete approdate in Image con un vostro nuovo lavoro creator owned, A Thing Called Truth: come avete ideato questa storia e come siete arrivate a Image?
I: Esattamente come per la Black Mask, abbiamo mandato un proposal al loro indirizzo di Submissions. Stavolta è stata più dura perché hanno, sempre gentilmente, rifiutato un po’ dei nostri proposal prima di essere colpiti da A Thing Called Truth! Siamo molto onorate di lavorare con loro adesso.
La storia è nata dal nostro amore per i viaggi on the road e dalla nostra voglia di raccontare le caotiche avventure di due donne forti e complicate!


Dato che sul nostro sito abbiamo una rubrica dedicata alle First Issue, ci piacerebbe che ci descriveste la nascita di questa prima issue e magari una tavola specifica o una sequenza che vi ha particolarmente divertito realizzare o che ha causato qualche grattacapo in più.
E: La nostra prima issue Image è stata indubbiamente una grande emozione (e ci ha causato una grande ansia da prestazione)! Le prime pagine sono state molto importanti, è stato bello vedere i nostri personaggi prendere vita per la prima volta. Mi sono dovuta confrontare con le loro personali movenze, le loro espressioni facciali, tutti i piccoli dettagli. È sempre una fase molto delicata della creazione di una storia.


ATCT_01_CVR A RomboliSia in Alice in Leatherland che in A Thing Called Truth si possono ritrovare temi a voi cari, in particolare la rappresentazione del mondo LGBTQ+ e l’inclusività. Per voi il fumetto e le storie devono avere un approccio militante, ritagliando quindi nella narrazione anche la veicolazione di messaggi di attualità?
I: Per quanto io non ritenga che l’introdurre personaggi LGBTQ+ sia necessariamente da definire “approccio militante”, devo ammettere che per noi la rappresentazione nei media è una questione molto importante. Abbiamo la ferrea convinzione che sia inevitabile mostrare la propria visione del mondo quando si racconta qualcosa, quindi per noi dare vita ad una storia è in
qualsiasi caso “fare politica”. Nello specifico però, il nostro obiettivo è cercare di creare dei libri che avremmo voluto vedere in vendita nel nostro periodo adolescenziale, delle storie e dei
personaggi che ci avrebbero fatto sentire meno sole e meno diverse. Come si suol dire: “Be who you needed when you were younger”.


In entrambe le serie i personaggi protagonisti sono molto forti e ben caratterizzati: nello scrivere le vostre storie di solito partite prima dai personaggi per costruire loro attorno una vicenda, o avete già in mente e i personaggi si formano man mano con essa?
IOLANDA: Grazie mille di apprezzare i nostri personaggi! Non credo di avere un metodo esattamente accademico nel creare storie. Di solito è come dover “scoprire” qualcosa che già esiste nella mia testa e che devo solo riuscire a vedere più chiaramente. Una volta che è riuscita a prendere forma nei miei appunti sparsi, i personaggi vengono fuori in modo naturale come a volersi incastrare nel loro ruolo come la tessera di un puzzle.


Il fumetto statunitense mainstream negli ultimi anni si è aperto a una maggiore inclusività, cercando anche un pubblico che non si riconosceva in un certo tipo di storie. E, come sempre, questo ha creato anche contrapposizioni all’interno della stessa comunità dei lettori, fino a casi estremi come il Comicsgate keeping. Come ha risposto il pubblico ai vostri personaggi?
E: Sorprendentemente bene in realtà! Abbiamo perfino assistito a casi in cui dei reviewer o podcaster si sono approcciati ad Alice in Leatherland apposta per criticarlo, per poi finire per apprezzarlo e farne delle ottime recensioni! La serie è stata spesso definita una storia d’amore in cui tutti possono rispecchiarsi, piuttosto che focalizzarsi sul sesso delle protagoniste.
Abbiamo ricevuto molto sostegno anche nelle recensioni di A Thing Called Truth! Il problema negli States sono gli ordini da parte delle fumetterie: sono molto restii ad ordinare un gran numero di copie di qualcosa di troppo diverso dai loro soliti seriali, in vari sensi. Speriamo, andando avanti, che il mondo del fumetto mainstream continui lentamente a evolversi, e speriamo di poter far parte di quel cambiamento in qualche modo!

ATCT_03_CVR C Romboli+Zanfardino
E come hanno risposto gli editori a cui avete proposto le vostre storie? Vi siete fin da subito orientate verso editori che sapevate più sensibili alle tematiche di vostro
interesse?

E: Gli editori ci hanno sempre sostenuto fieramente in tutte le nostre scelte artistiche, sono stati dei perfetti “ally” per noi. Non lo abbiamo volutamente cercato, ma ci riteniamo molto grate e fortunate!
ZanfardinoRomboli2Finora siete state attive nel mondo del creator owned. Vi piacerebbe in futuro cimentarvi con qualche personaggio esistente? Oppure nel vostro futuro vedete molto più il creator owned?
I: Amiamo lavorare insieme come Creators, avere il nostro piccolo enorme mondo dove far vivere le nostre storie, quindi credo che sarà difficile rinunciare ai creator owned! Ma, insomma, mai dire mai.


E parlando di futuro, cosa possiamo aspettarci da A Thing Called Truth? Quali piani bollono invece in pentola dopo la fine di questa serie?
E: Possiamo soltanto dire che stiamo già lavorando a qualcosa di nuovo… Purtroppo è ancora tutto un segreto, ma siamo davvero molto entusiaste per questo nuovo progetto!

IOLANDA ZANFARDINO
Disegnatrice, scrittrice e copertinista, lavora attualmente per , Black Mask Studios e Titan Comics. La sua prima da autrice completa, Midnight Radio, è stata pubblicata nel 2019, mentre la sua miniserie creator owned Hecate’s Will è tuttora in corso. Con Elisa Romboli è co-creatrice delle miniserie Alice in Leatherland e A Thing Called Truth.

ELISA ROMBOLI
Fumettista e illustratrice, lavora per Image comics, Black Mask Studios, Titan Comics e diversi editori indipendenti. Ha collaborato con Comics e con Square Enix per illustrazioni promozionali.
Con Iolanda Zanfardino è co-creatrice delle miniserie Alice in Leatherland e A thing called Truth.

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