Né inferno né paradiso: Cinema Purgatorio

Benvenuti signore e signori nella sala cinematografica su carta di Alan Moore: godetevi lo strano spettacolo di cinque weird stories.

L’editor Panini Antonio Solinas nell’editoriale introduttivo che apre il primo volume italiano di Cinema Purgatorio, cita con cognizione di causa – per presentare ai lettori questo nuovo progetto corale di – la storica (quarant’anni di vita editoriale nel 2017) rivista britannica 2000AD.

Proprio sulle pagine della seminale pubblicazione inglese, Moore e buona parte degli autori britannici oggi più famosi e affermati sul palcoscenico mondiale del fumetto si sono fatti conoscere al grande pubblico e lo scrittore di Northampton in particolare ha sempre avuto un occhio di riguardo per il “formato” rivista.
Non stupisce quindi la forma antologica di Cinema Purgatorio, pubblicato in USA da Avatar Press, che Moore definisce una rivista “horror in bianco e nero che vuole offrire qualcosa di nuovo e sorprendente, oltre ai soliti personaggi e concetti degli anni ’60 e ’70 riciclati all’infinito”.

Sui concetti di novità e sorpresa torneremo più avanti, mentre per quanto riguarda il genere, le cinque serie presentate nei due brossurati editi da Panini Comics si muovono più dalle parti del weird, abbracciando sì l’orrore ma anche fantascienza, fantasy e ucronia storica.

Né inferno né paradiso: Cinema Purgatorio

Buio in sala

Ogni numero della rivista si apre con l’omonima serie a firma di Alan Moore e dell’ormai sodale Kevin O’Neill, composta da metaracconti di riflessione sul cinema.
In quello che sembra un sogno o un incubo ricorrente, uno spettatore (il lettore stesso) si ritrova non sa come in una strana, vecchia e un tempo elegante sala cinematografica chiamata Purgatorio, dove ogni volta assiste alla proiezione di una pellicola diversa.

Gli autori si concentrano in ogni numero su un genere cinematografico diverso, dalle comiche al peplum, dal supereroico seriale al film di King Kong fino al vaudeville su pellicola dei fratelli Marx (rinominati Warner per l’occasione, in un rimando ovviamente meta cinematografico).

Ogni volta però Moore gioca sul genere, spiazzando lo spettatore – il cui punto di vista O’Neill non abbandona mai in tutte le vignette di ogni tavola -, mischiando finzione scenica con “realtà” produttiva in una continua interazione tra attori e personaggi dietro le quinte. I topoi di ogni genere vengono esagerati: la violenza insita nelle gag delle comiche diventa estrema, se non splatter; la comicità dei fratelli Marx vira verso una nera faida familiare; i dialoghi tra gli attori di un peplum si trasformano in disquisizioni filosofiche su realtà e finzione e sul confine che le separa.

Moore riflette in queste pagine con amarezza e a volte con punte di cattiveria sul cinema, i suoi meccanismi e i suoi luoghi comuni. Traslitterando il medium e vista la “vicinanza” tra cinema e fumetto, pare facile far scivolare verso quest’ultimo l’analisi dello scrittore inglese, negli ultimi anni sempre più critico e distaccato dall’industria editoriale a strisce.

Kevin O’Neill affianca Moore in questa operazione giocando su una gabbia estremamente rigida e regolare quando deve illustrare i film: quattro strisce composte da due vignette ciascuna, in pochi casi accorpate, a rappresentare i fotogrammi delle pellicole proiettate, in un bianco e nero netto senza sfumature.
I toni di grigio e una struttura della tavola più libera arrivano nelle sequenze – sempre in soggettiva – con al centro lo spettatore “sognatore”. Pagine spesso scure, opprimenti, con l’occhio del protagonista troppo vicino a quello che sta guardando – visi o ambienti che siano – e che dunque ci appare distorto.
Un incubo in cui il lettore è coinvolto, oppure un limbo in cui è costretto a vivere e a essere spettatore di storie scelte da altri per lui.

Pronto soccorso per mostri

e Raulo Caceres sono gli autori di Codice Pru, una delle serie più in crescendo e riuscite dell’antologia.

Né inferno né paradiso: Cinema Purgatorio“Pru” Prudence è una novizia paramedico al lavoro sull’ambulanza di un pronto soccorso, insieme a un più esperto collega. La particolarità dei loro interventi è che riguardano tutti creature mostruose in difficoltà, mostri cinematografici per l’esattezza. Dal vampiro, Frankenstein e la mummia delle storiche pellicole degli Universal Studios fino a uno pseudo-Alien, questi personaggi vivono nella nostra società o meglio ai suoi margini, spesso da reietti in difficoltà e da disadattati. Pru e il collega arrivano in loro soccorso, per salvarli da loro stessi o dai comportamenti violenti dei “normali” umani piuttosto che il contrario.

La scrittura di Ennis è come al solito sopra le righe, esagerata, violenta e sboccata. Però risulta efficace, tanto in alcune trovate narrative legate alle pratiche di pronto soccorso quanto nei dialoghi, a tratti esilaranti e sempre realistici.
Come è tipico dell’autore, lo storytelling estremo e disturbante racchiude al suo interno riflessioni profonde sui sentimenti, i legami familiari e di amicizia e, in questo caso particolare, un’analisi spietata della società contemporanea.

In linea con quanto fatto da Moore e O’Neill nella loro serie, Ennis lega i suoi ragionamenti sulla contemporaneità a una linea meta cinematografica: d’altronde è stato un maestro del medium come George A. Romero a fare delle sue storie di zombie uno specchio critico verso le storture insite nel modo di vivere della società occidentale dal secondo dopoguerra a oggi.

I mostri di Ennis sono gli scarti della società, gli ultimi, gli invisibili. Incapaci di adeguarsi al modo di vivere del mondo in cui si ritrovano perché quel mondo li rifiuta o finge che non esistano.
Perché incapace o, più colpevolmente, senza tempo da dedicare alla comprensione del diverso. I mostri di Ennis possono essere i rifugiati, che la nostra società oggi non riesce ad accogliere.

Il crescendo della serie lo si deve alla capacità dello scrittore di inserire puntata dopo puntata nel reiterato meccanismo narrativo (l’ambulanza che corre in soccorso o a causa di un mostro) – che alla lunga può anche stancare – una sottotrama che coinvolge direttamente la protagonista e che pare essere destinata a diventare il filo conduttore principale nell’arco dei prossimi numeri.

Dal canto suo Raulo Caceres ci offre dei disegni perfettamente adatti alla resa in bianco e nero, con un tratto pieno e rotondo che è estremamente debitore del fumetto underground statunitense. I tratteggi fitti e studiati, l’assoluta attenzione ai particolari anche più piccoli di ogni vignetta, la resa un po’ caricaturale della figura umana: tutto concorre a ritrovare nell’artista l’influenza di autori quali Robert Crumb e Gilbert Shelton. Il segno di Caceres si sposa molto bene alla narrazione caustica di Ennis, stemperando i momenti visivamente più violenti delle storie senza mai virare verso una comicità comunque non ricercata e fuori posto.

Game over – Insert coin to continue

Mod di , Ignacio Calero e Nahuel Lopez può essere definito una sorta di fantasy videoludico.

Né inferno né paradiso: Cinema PurgatorioIn un futuro post-apocalittico estremamente debitore delle atmosfere di Mad Max, un’umanità ormai allo sbando cattura dei demoni provenienti da una dimensione parallela per farli combattere tra loro come fossero dei Pokemon, modificandoli con innesti di artefatti tecnologici (da qui il Modded del titolo originario). Protagonista della storia è una giovane ragazza il cui legame con un piccolo demone minore rende la coppia imbattibile negli scontri con gli altri duellanti.

Questa da un lato è sicuramente la serie più leggera tra quelle presentate, ma anche forse la più divertente e la più riuscita graficamente con Calero (e Lopez, anche se solo per poche pagine) capace di dare vita a una serie di demoni e creature modificate estremamente variegata e accattivante, con un occhio di riguardo per la resa degli ammennicoli tecnologici dei vari mod (uno su tutti? La “minipistola fallica”).

Gillen, con il suo passato di critico videoludico, qui gioca in casa e crea una storia mutuando i tipici meccanismi ripetitivi dei videogiochi (la costruzione delle creature, lo scontro, la vittoria, il passaggio al livello successivo) per farli funzionare nel fumetto.
Non è sbagliato notare anche una derivatività dal genere shonen di combattimenti, con il rapporto tra la ragazza e il suo Mod ispirato a una certa tradizione presente nei manga.
Il tutto ha come risultato una narrazione leggera, ma estremamente divertente.

La prima guerra civile insetticida americana

La quarta serie contenuta nell’antologico è un racconto ucronico ambientato nel passato della storia degli USA, ai tempi della Guerra Civile. Una più perfetta Unione è scritto da Max Brooks e racconta di che cosa sarebbe potuto accadere se Unionisti e Confederati avessero dovuto fare fronte comune per combattere un’invasione di gigantesche formiche sul suolo americano.
Brooks imbastisce un racconto estremamente realistico con protagoniste moltissime figure storiche più o meno note e realmente esistite, scegliendo come luoghi e momenti della sua storia quelli che hanno segnato i passaggi più significativi della Guerra di Secessione, trasformati alla luce della sua ucronia.

L’estrema aderenza alla realtà di fatti e personaggi rende complessa la serie, a meno di non essere un esperto storico, una difficoltà non solo per il lettore italiano (che può non essere legittimamente al corrente di tutti gli eventi di Storia statunitense), ma che, vista la presenza delle corpose note che Brooks inserisce alla fine di ogni puntata, può essere estesa ai lettori americani.

Di contro l’estrema attenzione ai dettagli storici ed entomologici rende solido e coerente da un punto di vista narrativo un racconto che, per assurdo, non si giova del realismo dei disegni di Michael DiPascale.
La tensione a una fedele rappresentazione del reale, tratto distintivo del disegnatore che dovrebbe giocare un punto favore della riuscita del racconto, non è altrettanto supportata da uno storytelling grafico efficace e le pagine si susseguono come una serie di immagini statiche anziché dinamiche tavole a fumetti.
Anche la resa sul bianco e nero risulta molto debole. Il generale tono di grigio in varie sfumature pare derivare da una stampa in bicromia di tavole originariamente policrome e questo rende decisamente scure le pagine, facendone perdere alcuni dettagli.

American Kaiju Eiga

L’ultima serie presente è L’immenso di Christos Gage e Gabriel Andrade che, in una sorta di progressione qualitativa decrescente tra le cinque contenute in Cinema Purgatorio, ci appare anche la meno riuscita.

Né inferno né paradiso: Cinema PurgatorioOmaggio plateale ai Kaiju Eiga, i film giapponesi con protagoniste mostruose creature, la più famosa delle quali resta Goijira (Godzilla), la serie scorre veloce alla lettura con un susseguirsi di scene di azione che permettono lo scatenarsi dell’enormi creature arrivate sul suolo americano dopo avere già devastato altri continenti.

Se da un punto di vista narrativo L’immenso non brilla per qualità, il punto di forza lo si ritrova nei disegni di Andrade capace di realizzare tavole di ampio respiro e belle splash page nelle quali la distruzione portata dalle mostruose creature e l’imponenza dimensionale di queste sono rese con estrema efficacia e dettaglio.

Uscita

Se come detto in apertura, con Cinema Purgatorio l’obiettivo dichiarato di Alan Moore e dei suoi compagni di avventura era di offrire qualcosa di nuovo e sorprendente, il risultato è stato ottenuto solo in parte.

Se si esclude l’originalità nell’attento uso e nell’analisi dei meccanismi narrativi di cinema e fumetto presenti nelle storie di Moore e O’Neill, le altre quattro serie presenti nell’antologico si attestano nel complesso su un livello qualitativo medio alto, spaziando su toni e tematiche diverse. Ma la novità prefissata si stempera in storie perfettamente inserite nei generi di appartenenza che a essi non apportano niente di sorprendente.

Tuttavia, al termine della lettura di Cinema Purgatorio si resta comunque soddisfatti e i lettori italiani hanno la possibilità di assaporare l’atmosfera che settimanalmente si respira in 2000AD, la rivista britannica citata all’inizio ben presente nella testa di Alan Moore mentre programmava le proiezioni della sua sala cinematografica su carta.

Abbiamo parlato di:
Cinema Purgatorio Voll #1-2
Alan Moore & Kevin O’Neill; Garth Ennis & Raulo Caceres; Kieron Gillen & Ignacio Calero; Max Brooks & Michael DiPascale; Christos Gage & Gabriel Andrade
Traduzione di Leonardo Rizzi
Panini Comics, 2017
128 – 144 pagine, brossurato, bianco e nero – 9,90 € cad.
ISBN:  9788891227034 – 9788891228413

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