Il Tributo alla terra di Joe Sacco. Storia di un genocidio culturale

Il Tributo alla terra di Joe Sacco. Storia di un genocidio culturale
Un crudo reportage sullo sfruttamento del Canada Nordoccidentale e i conflitti del sistema economico capitalistico.

tributo_coverTributo alla terra è l’ultimo reportage a fumetti di , edito da . Dopo i successi di Palestina e di Safe Area Goražde (premio Eisner Award 2001 per la Miglior Graphic Novel Originale), e passando per una decina di opere fra cui La Grande Guerra (2014) e il satirico Bumf (2016), Sacco sceglie di raccontare la vicenda dei Dene, altrimenti detti il Popolo, etnia che abita nel Canada Nordoccidentale da tempo immemore. Ne emerge un reportage spietato, crudo, incisivo, che va ben oltre la semplice contrapposizione fra ecologia ed economia e mette in mostra tutta la bravura di Sacco, non a caso considerato fra i migliori esponenti del graphic journalism a livello mondiale.

Partendo dalla storia e dalla cultura di una popolazione abituata a vivere nei boschi, a contatto con la terra, con un’economia basata sulla caccia e sulla pesca, l’inchiesta arriva a esaminare le disastrose, e per certi versi inammissibili, conseguenze dell’avvento dell’industrializzazione e dello sfruttamento della terra in un’area incontaminata.

DIRITTO DI REPLICA

Industrializzazione che si traduce con colonizzatori occidentali: aziende che, interessate a scavare pozzi petroliferi e impianti di estrazione del gas con processi devastanti (il cosiddetto fracking), si avvalgono di una spietata politica di sotterfugi per acquisire i territori dei Dene e rendere i nativi impotenti fisicamente e psicologicamente. Quello di cui Joe Sacco parla senza mezzi termini è un genocidio culturale, perpetrato con i metodi più biechi all’insegna del sistema economico capitalista e, quindi, del profitto.

Ma Tributo alla terra, oltre a raccontare di un popolo letteralmente distrutto, evidenzia anche la brutale attitudine della razza umana allo sfruttamento a oltranza, senza mai rivolgere lo sguardo né alle atrocità del passato (come le residential schools di cui tratteremo più avanti), né a un futuro che sarà condizionato dai rifiuti tossici prodotti e, più in generale, dal cambiamento climatico.

Prima di approfondire, tuttavia, è necessaria una precisazione: Joe Sacco, come impongono le regole auree del giornalismo, offre sempre il diritto di replica. Le decine di interviste realizzate per comporre il mosaico dell’opera non puntano mai in una sola direzione: ai Dene decisamente contrari all’industrializzazione e all’occidentalizzazione se ne affiancano sempre altri con un punto di vista diverso, maggiormente aperto ai benefici offerti dall’estrazione di risorse (ad esempio, le paghe invidiabili corrisposte per i lavori usuranti). Joe Sacco non impone le proprie idee: espone i fatti, aggiungendo a volte riflessioni personali senza caricarle di significati assoluti. Non è mai presente una morale, ma molti interrogativi su cui riflettere. È così il lettore a dover attuare una critica verso gli argomenti trattati e anche verso se stesso, sviluppando autonomamente un proprio punto di vista.

TRIBUTO ALLA TERRA: UN TITOLO “PRATICO”

A tal proposito, nell’iniziare l’analisi del libro, sono emblematiche due sequenze. La prima si trova all’inizio del terzo capitolo, è composta da due sole tavole e s’intitola “Tributo alla terra”. Sacco intervista Frederick Andrew, un Dene delle montagne che ricorda un’epoca in cui andava a caccia di castori con il padre. Frederick non vive più in montagna ma ripete le parole dei Dene anziani che, di fatto, danno il titolo all’opera: 

“Se torni alla natura dopo tanto tempo, devi trattarla con gentilezza. Non puoi tutto a un tratto scavare buche o darle troppo fastidio. La Terra si prega e si paga”. “Le versi un tributo – spiega Fred – Un proiettile, dell’acqua o del tabacco, del tè. È come far visita a qualcuno. Porti un regalo alla terra”.

La seconda sequenza arriva invece nel finale, quando anche il viaggio di Joe Sacco si avvia alla conclusione. L’uomo si trova a far visita a una miniera fallita a Yellowknife, città nata durante la corsa all’oro dove attualmente vive quasi la metà degli abitanti del Nordovest canadese. Qui scopre che il sottoprodotto della separazione dell’oro dalla roccia è la polvere di triossido di arsenico, sostanza letale anche in minime quantità. La miniera ne ha prodotte 237.000 tonnellate conservate nelle sue stesse profondità, in quindici camere, ciascuna delle quali ha le dimensioni di un palazzo di dieci piani. Sacco ne visita una: la polvere è congelata per raffreddamento naturale, soluzione che durerà circa cento anni. Qui inizia l’ultima riflessione dell’autore, che tira le somme del viaggio così: 

“Sono venuto nei territorio del Nordovest per conoscere i Dene. I più tradizionalisti di loro hanno una concezione del proprio posto nell’ordine delle cose, che è la più distante da me che io abbia mai incontrato prima. Ho imparato qualcosa su di loro, soprattutto sulle questioni in cui le loro vite e le nostre necessità entrano in conflitto. Tornerò a casa con molte domande inevase ma adesso, mentre mi trovo a centinaia di metri sottoterra, dopo aver ascoltato una tirata sulle meraviglie tecnologiche della bonifica, la mia domanda più grande riguarda la mia razza, riguarda noi. Che visione del mondo ha un popolo che non recita né ringraziamenti né preghiere? Che prende quel che vuole dalla terra… e la ripaga con l’arsenico?”.

SEI CAPITOLI, INNUMEREVOLI TORTI

Come anticipato, Tributo alla Terra riunisce in un unico racconto corale i due viaggi che Joe Sacco ha compiuto nel Nordovest canadese, accompagnato da Shauna Morgan che gli fa da guida, autista e organizzatrice di itinerari e incontri. Tutte le vicende, condensate in sei capitoli a loro volta divisi in sequenze introdotte da significativi titoletti, si basano su interviste che coinvolgono decine di Dene: dagli anziani ai più giovani, da chi ha scelto la politica per proteggere il proprio popolo a chi ha preferito tornare alle origini. Sacco intervista poveri, ex alcolizzati, gente che è stata minacciata di morte perché si è opposta al fracking, donne stuprate durante le residential schools; ma anche diversi occidentali che vivono nel territorio, fra i quali un prete francese che negli anni Cinquanta del Novecento partì in missione per cristianizzare i Dene e ne divenne amico. Le parole degli intervistati portano alla luce tutte le contraddizioni e le atrocità subite dai Dene. Anche se è impossibile elencarle una per una, è necessario soffermarsi su alcuni dei fatti più importanti.

Primo punto, i metodi con i quali il Popolo venne privato dei diritti sulle proprie terre. Si tratta del trattato 8 (stipulato fra il 1899 e il 1900) e del trattato 11 (risalente al 1921), con i quali il Canada si annesse ampie aree a ovest e la maggior parte del Nordovest. Il governo presentò i trattati in modo rassicurante, facendo credere ai Dene di firmare un patto amichevole. In realtà impose loro di rinunciare alla terra su cui vivevano e di “consegnare, cedere, rimettere e rinunciare” a ogni sorta di pretese, titoli e privilegi in cambio di una misera rendita annuale, qualche utensile e alcune onorificenze.

Il secondo punto riguarda il famigerato fracking, metodo di trivellazione usato nel territorio dei Dene. Si tratta di un processo di estrazione del petrolio e dei gas naturali difficili da raggiungere che consiste nell’iniezione ad altissima pressione di una miscela tossica nel sottosuolo. Un’attività che cambia irreversibilmente l’ecosistema e che, fra l’altro, non era autorizzata: le concessioni riguardavano solo la trivellazione tradizionale, ma la cosa non ha impedito alle aziende di passare a questa pratica.

E poi ci sono le residential school. Istituite intorno al 1850 e durate circa 150 anni, le scuole per i Dene erano collegi mascherati da sistema assistenziale, nei quali i missionari cristiani avevano mano libera nell’evangelizzazione. Queste istituzioni furono pensate dal governo con lo scopo di spezzare il legame tra i bambini e le loro famiglie: i piccoli Dene venivano sottratti ai genitori, anche con la forza e con le minacce; venivano poi rasati e numerati, costretti a non parlare la propria lingua, educati attraverso sevizie fisiche che spesso sfociavano nello stupro.
Nel 2008 il governo federale si è formalmente scusato per le residential school. Un’ammissione di colpa che tuttavia non modifica le storie dei circa 150.000 bambini indigeni che le frequentarono, né rende meno drammatiche le conseguenze: la società odierna, diretta emanazione delle residential school, è una società alla deriva nella quale il 97% dei decessi è legato all’alcool e alla droga. Anche violenze domestiche, prostituzione e stupri sono all’ordine del giorno: basti pensare che il tasso di violenze sessuali nei territori del Nordovest è cinque volte più alto della media nazionale, quello delle violenze familiari otto volte maggiore e che il suicidio fra i giovani aborigeni è cinque volte superiore rispetto ai non aborigeni. 
Nel 2015, il rapporto finale della commissione per la verità e la riconciliazione ha sancito che il governo canadese e le chiese si sono macchiati di genocidio culturale.

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UN SEGNO INTENSO

Visti i contenuti è forse inutile affermare che Tributo alla Terra è un’opera impegnativa. Solo sfogliando le 272 pagine che compongono l’inchiesta si nota una corposa presenza di testo, utilizzato nei classici balloon e didascalie ma anche in schemi e grafici. L’imponente mole di parole potrebbe spaventare, ma una volta iniziata la lettura ci si rende conto della maestria di Sacco nel catturare l’attenzione senza annoiare. Il merito è della notevole chiarezza espositiva e di una capacità di sintesi non scontata davanti alla quantità di fatti da raccontare. Il risultato è che sin dalle prime pagine i Dene suscitano interesse, e il desiderio di saperne di più sulle loro vicende cresce fino alla fine.

Anche nei passaggi più ostici Sacco fornisce informazioni precise, argomentate e documentate senza scadere nel puro dossieraggio: ne è esempio il modo in cui si destreggia nella complicata situazione delle rivendicazioni territoriali, oppure come disegna gli aspetti più importanti della caccia al caribù o i metodi tradizionali di pesca sui laghi ghiacciati.
Riguardo al disegno Sacco continua sulla strada tracciata con Palestina, privilegiando il tratteggio e sfoggiando un segno chiaro, preciso, funzionale a un’opera di graphic journalism; ma è nella composizione, anzi nella scomposizione della tavola che esprime tutto il suo potenziale. Sacco elimina infatti le vignette, in particolare nelle sequenze con i Dene nel loro ambiente naturale, consentendo al lettore di abbracciare con lo sguardo tutto lo scenario, guidato dai primi o primissimi piani degli intervistati che raccontano.

Nascono così illustrazioni di una o due pagine in cui l’autore inserisce un’alternanza di dialoghi e didascalie che conferiscono ritmo e attirano l’attenzione sui disegni. Anche nelle altri parti del libro la composizione della tavola è sempre movimentata con vignette sovrapposte, oblique, rotture della quarta parete, serie di balloon e didascalie collegate: tutti espedienti che aggiungono ritmo e intensità alla narrazione e rendono scorrevole la lettura. Un’attenzione quasi maniacale è data ai dettagli: dall’abbigliamento alla rappresentazione degli animali e delle installazioni umane. Di notevole impatto l’espressività dei personaggi, spesso ritratti nel dolore e nella sofferenza, tutti perfettamente caratterizzati anche nelle inquadrature di massa, con decine di figure in primo e secondo piano. Si trova la stessa cura nei bellissimi campi lunghi o lunghissimi capaci di trasmettere la bellezza selvaggia del Nordovest canadese.

I DENE SIAMO NOI

Tributo alla terra è un’opera curata sotto tutti i punti di vista, sia per quanto riguarda gli aspetti giornalistici sia per la resa grafica. Il libro risulta più semplice da leggere rispetto a una  tradizionale inchiesta giornalistica e offre una completezza e una profondità che solo il binomio parole-immagini può dare. I temi trattati, che esulano dal giornalismo mainstream, meritano di essere portati all’attenzione del pubblico. La forza di Joe Sacco è far capire che, pur raccontando di un popolo lontano geograficamente e culturalmente, i problemi che affliggono i Dene sono più vicini a noi di quanto si possa pensare.

L’autore rivolge a tutti un invito: riflettere sulla maggior comprensione che la razza umana dovrebbe avere nei confronti dell’ambiente e di se stessa. Come gestiamo il nostro pianeta? Come gestiamo il nostro futuro? Sono domande che emergono con prepotenza da un’opera di giornalismo grafico di altissimo livello. Quesiti che si rivolgono in particolare ai più giovani nella speranza che, quando il futuro della Terra sarà affar loro, non commettano sempre gli stessi errori di chi li ha preceduti. 

Abbiamo parlato di:
Tributo alla Terra
Joe Sacco
Rizzoli Lizard, giugno 2020
272 pagine, cartonato, bianco e nero – 25,00€
ISBN: 9788817139298

 

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