Il Regno Oscuro di Black Adam

Il Regno Oscuro di Black Adam

Panini Comics ripropone in volume l’incontro-scontro tra Black Adam e la JSA, una storia portata al cinema dal recente film con Dwayne Johnson.

black-adam-JSA-coverSulla scia del cinecomics Black Adam interpretato da Dwayne Johnson (e atteso dai fan per circa dieci anni), Panini Comics ripropone in un volume cartonato la storia che ha fatto da incipit del film: si tratta di Regno Oscuro (Black Reign), il mini cross-over uscito nel 2005 che ha visto coinvolte le due serie DC JSA (numeri #56/58) ed Hawkman (numeri #23/25).

Scritta da uno dei principali sceneggiatori della DC Comics, Geoff Johns (Lanterna Verde, Aquaman, La notte più profonda, Batman: Terra Uno), Regno Oscuro è sicuramente una delle saghe più celebri e drammatiche pubblicate negli ultimi vent’anni dalla casa editrice di Burbank, con la quale (e poi con la successiva maxiserie “52”) lo scrittore ha posto le basi della sua personale rilettura di Black Adam, approfondendone la personalità e rimodulandolo da villain ad antieroe.
L’antagonista di Shazam è impegnato in una crociata in Kahndaq e, dopo aver liberato la sua nazione dal giogo degli oppressori, ha radunato intorno a sé un manipolo di ex-eroi e villains (alleati che considera a modo suo fratelli di sangue) progettando di portare la sua personale idea di giustizia anche nei territori confinanti. Per evitare un’escalation mondiale di violenza, su pressioni del guerriero alato Hawkman, il gruppo JSA (Justice Society of America) decide di intervenire e fermare Black Adam.

Attraverso lo scontro tra due schieramenti di superumani, Johns pone come nucleo narrativo della trama un duplice confronto: quello tra due differenti tipologie di “eroi” e quello tra opposte variazioni dei concetti di libertà e giustizia rappresentate da un antitetico approccio nei confronti dei problemi del mondo. Una riflessione sulla natura stessa dell’eroe che nasce dalle accuse a livello concettuale da sempre mosse nei confronti dei supereroi: classiche figure di paladini semplicemente reattive, che intervengono solo davanti a una minaccia ma rimangono inerti sia in termini di prevenzione, sia di mantenimento di uno status quo politico-economico spesso teatro di abusi e ingiustizie. Il proposito di Black Adam – in linea con il classico revisionismo del fumetto americano iniziato negli anni ’80 – è proprio porre in essere un cambiamento globale con l’uso della forza. Dall’alto del suo potere e della sua autorità semi-divina, Adam impone l’assunto che “il mondo intero ha bisogno di essere riabilitato” e, attraverso i confronti verbali tra lui e i suoi contendenti, Johns descrive i pro e i contro di due tipi di giustizia: quella del contrappasso, brutale e senza pietà, che però dà giustizia agli ultimi e ai dimenticati, e quella posta dal desiderio dell’umanità di fare del bene nel rispetto delle leggi, incarnata dalla JSA.

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Lo sceneggiatore dà una buona prova di scrittura non solo nel proporre al lettore tematiche sul potere, la dittatura e il peso dei costi umani che essi comportano, ma anche nel gestire in maniera moderna personaggi classici della Golden Age, ponendo riflessioni sulla loro eredità. Attraverso una linea di discendenza costituita da padri, mentori, figli e pupilli, il lascito d’onore di essere eroi viene rappresentato spesso come un peso insostenibile da portare, come l’autore suggerisce raccontando il rapporto tra Atom Smasher e i due precedenti Atom, Hourman e il padre, Doctor Fate/Nabu e Hawkman/Kofu. Tutti i membri della JSA sono legati in maniera indissolubile a un passato di lotta contro il crimine (nonché di Golden Age dei fumetti), elemento di cui Johns tiene gran conto ma che ribalta ponendo sotto i riflettori le loro difficoltà psicologiche. Un approfondimento che porta il lettore ad andare oltre le maschere, percependo sia il gruppo di eroi che quello degli avversari come un concentrato di persone disfunzionali e tormentate.
black-adam-JSA-3Una gestione dei personaggi che recepisce sicuramente la lezione di Alan Moore in Watchmen, mantenendo al tempo stesso intatto l’impianto di fumetto supereroistico, con un buon equilibrio tra elementi ideologici, introspettivi e quelli puramente action. Se proprio dobbiamo segnalare una lacuna nel lavoro di Johns la troviamo nello scarso peso dato alle figure femminili, poco approfondite per risultare realmente credibili e utilizzate in maniera marginale rispetto ai ruoli maschili, fungendo quasi da elemento riempitivo tra un raccordo e l’altro della trama.

Sul fronte dei disegni, gli episodi di JSA/Hawkman, curati rispettivamente da Don Kramer e Rags Morales, si assestano su un livello medio senza particolari picchi di qualità. Nello specifico, Kramer gestisce la composizione delle tavole in maniera molto canonica, con uno storytelling lineare e personaggi ritratti con un limitato quanto ripetitivo numero di pose nonché una espressività appena abbozzata. Più dinamiche e variegate le tavole di Morales, con una costruzione meno basica e un tono narrativo più intenso, anche se sono presenti diversi errori anatomici sia a livello di proporzioni che di prospettiva.

Nonostante comunque alcune pecche, le pagine dei due artisti sono molto funzionali ai testi di Johns che non hanno bisogno di disegni esaltanti per offrire una lettura interessante e ricca di spunti di riflessione.

Abbiamo parlato di:
Black Adam/JSA: Regno Oscuro
Geoff Johns, Don Kramer, Rags Morales
Traduzione di Davide Morando
Panini Comics, 2022
152 pagine, cartonato, colori – 18,00 €
ISBN: 9788828739234

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