Il Re è tornato: Arthur King e il cyberpunk all’italiana.

Il Re è tornato: Arthur King e il cyberpunk all’italiana.
Lorenzo Bartoli e Andrea Domestici hanno creato nel 1993 Arthur King, seminale fumetto cyberpunk italiano. Oggi Cut Up Publishing raccoglie alcune delle migliori storie in un volume per il venticinquennale.

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Arthur King di e è stato un fumetto molto interessante nel panorama italiano degli anni ’90, oggi raccolto in volume da , che ha stampato anche una storia inedita del personaggio in altro volume.

Creato nel 1993, Arthur King appare agli albori di internet in Italia, e comunque prima della nascita di una vera websfera del fumetto, eppure risente molto di quel clima di entusiasmo per la rete che aveva portato a rilanciare il cyberpunk degli anni ’80. Dopo il numero zero, presentato al Lucca Comics 1993, dal 1994 al 1997 Arthur King uscì mensilmente per Cierre e poi Macchia Nera editore (001, in tempi successivi, ne ha effettuato una prima ripubblicazione nel volumone “Director’s Cut”, mentre Bartoli dedicò anche un romanzo al personaggio, Sempre sentirai le voci). Il successo fu considerevole, creando una nicchia di circa diecimila appassionati del personaggio.

Il fascino per la nascita del world wide web era stato sdoganato, nel fumetto italiano, già dal Nathan Never bonelliano del 1991, con cui Arthur King condivide la frezza bianca su capelli neri, oltre al tipo di ambientazione futuribile: ma rispetto all’ammiraglia cyber della flotta bonelliana presenta uno spirito più sporco e più cattivo sotto la mascheratura umoristica, consentito anche dall’essere un prodotto maggiormente di nicchia. Di lì a poco, nel 1995, sarebbe nato anche Hammer, che avrebbe declinato questo cyberpunk italiano e cattivo in una serie avventurosa di stampo bonellide, avviando la fortuna di questo filone fantascientifico.

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Il segno e l’impostazione di tavola, naturalmente, erano radicalmente diversi rispetto al bonelliano: in Arthur King il segno, sotto il profilo visivo, rimandava al tratto comico-umoristico di matrice italiana (dal 1990 al 1993 Domestici, l’inventore grafico, era stato direttore artistico di Tiramolla), reso però più angoloso, grottesto e acido.

La cosa si sposava adeguatamente allo stile di scrittura di Bartoli, in grado di muoversi con destrezza su più registri contemporaneamente: azione frenetica e ipertecnologica, condita con una dose di ironia di fondo che impediva di prendere la vicenda troppo sul serio, ma anche con rapide virate drammatiche in grado di colpire il lettore con grande efficacia. Sullo sfondo, citazioni azzeccate dall’immaginario pop del genere, alcune più evidenti, come quelle a Blade Runner, altre più sfumate, come quella a Steel di Richard Matheson.

Il disegno, anche negli autori che si alternano  a Domestici, appare interpretare a suo modo la tradizione disneyana di Giorgio Cavazzano, che aveva del resto spesso trattato storie dal tema ipertecnologico. Interessante notare come Arthur King venga prima di PK, il “nuovo Paperinik” del 1996, che introdusse un certo tipo innovativo di azione, avventura, alta tecnologia nel Disney italiano.

Ogni autore coinvolto, comunque, reinventa a suo modo questo tipo di coordinate visive, con una notevole libertà espressiva che produce risultai dal grande fascino: del resto, con Arthur King si confrontano alcuni dei migliori nomi del fumetto italiano, agli inizi della loro carriera: Corrado Mastantuono e Massimo Carnevale, solo per fare due nomi. Ma anche Giuliano Piccininno, Guglielmo Signora, Lucio Leoni, Emanuela Negrin, Saverio Tenuta, Greg, Alessandro Bignamini, Alessandra D’orazio, Sonia Matrone, Mauro Muroni: un cast affollato di autori, mentre alle sceneggiature – tranne in un caso, dove la storia è di Tito Faraci – prevale il creatore del personaggi, Bartoli.

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Per certi versi, Arthur King anticipa anche un curioso e isolato successo italiano di fantascienza cyber, il Nirvana (1997) di Gabriele Salvatores.
Come nell’opera filmica, infatti, abbiamo una riflessione sull’intelligenza artificiale che usa un registro ironico per celare un ragionamento ben più complesso e spiazzante. Non si tratta in questo caso, probabilmente, di un influsso diretto, ma di un ripescaggio delle stesse radici italiane con cui leggere il cyberpunk;  l’amaro umorismo pirandelliano, volto a chiederci costantemente chi si celi dietro la maschera: l’uomo o l’automa?

Una prospettiva che, del resto, già Massimo Bontempelli aveva trasposto su carta e a teatro con la sua Minnie la Candida (1928), incoraggiato da Luigi Pirandello, sviluppando nell’anno di nascita di Philip K. Dick il tema dell’automa qui s’ignore. E Bartoli, per primo, si rivela abile a usare quella cifra – magari, ma qui non credo, anche solo tramite i meccanismi della ricezione – per dare una prospettiva metafisica al discorso sull’androide, che rende queste storie (di un quarto di secolo fa, ormai) interessanti ancor oggi, quando l’avvicinarsi graduale della singolarità tecnologica ha prodotto il “cyberpunk contemporaneo” di Black Mirror.

Sulla scena italiana contemporanea, per certi versi, vi è stato l’esperimento di Orfani, che sullo sfondo della space opera ha esplorato in modo piuttosto innovativo il tema dell’intelligenza artificiale e della sua connessione col wetware. Ma si sentirebbe il bisogno, in nuove forme, di un fumetto in grado di interpretare queste spinte con la freschezza e l’innovatività di Arthur King, il re del cyberpunk del tempo che fu.

Abbiamo parlato di:
Arthur King – segni d’autore alla corte del King
Lorenzo Bartoli, Tito Faraci, Greg, Andrea Domestici, Corrado Mastantuono, Giuliano Piccininno, Massimo Carnevale, Guglielmo Signora, Lucio Leoni, Emanuela Negrin, Saverio Tenuta, Alessandro Bignamini, Alessandra D’Orazio, Sonia Matrone, Mauro Muroni
Cut Up Publishing, Ottobre 2018
224 pagine, cartonato, bianco e nero – 23,90 €
ISBN: 9788895246969

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