Il nuovo capitolo del MCU, The Marvels verso il Veteran’s Day

Il nuovo capitolo del MCU, The Marvels verso il Veteran’s Day

In questa puntata, un nuovo sguardo al terzo capitolo di Ant-Man, il rinvio di The Marvels e l'animazione al Festival di Berlino.

Attenzione, questo articolo contiene eventuali spoiler

Ant-Man and The Wasp: Quantumania

Con l’uscita nelle sale del terzo lungometraggio dedicato al piccolo eroe interpretato da Paul Rudd, i Marvel Studios hanno ufficialmente dato il via alla saga del Multiverso, che si annuncia decisamente differente rispetto alla Saga dell’Infinito vista in precedenza per una serie di elementi che già sono presenti in questa pellicola, ma anche da quanto dichiarato nei giorni scorsi da Kevin Feige.

Il primo elemento sta nella figura di Kang, il villain principale della Fase 5 che, a differenza di Thanos, appare già molto più attivo rispetto al suo predecessore, il quale si palesò come una futura minaccia solo in una scena post-credits di The Avengers per poi assurgere definitivamente a quel ruolo in un lasso di tempo ben più lungo rispetto a quanto sta accadendo ora con il supercriminale temporale. Per i Marvel Studios è un elemento di sostanziale novità che lascia trasparire la volontà di dare subito al pubblico una figura centrale che possa catalizzare l’attenzione, e quindi mettere da parte quelle atmosfere introduttive che hanno caratterizzato la lunga Fase 4, e allo stesso tempo presentare un nuovo modello narrativo, più diretto e senza fronzoli.
D’altronde, è lo stesso personaggio interpretato da Jonathan Majors a presentarsi come un individuo che parla in maniera chiara a uno Scott Lang (Paul Rudd) prigioniero davanti alla figlia, sottolineando fin da subito che non è suo intento bluffare, usare trucchi o espedienti, ma andare subito al sodo. Da questo punto di vista, l’obiettivo prefissato da parte dei Marvel Studios è stato largamente raggiunto, ovvero quello di introdurre immediatamente un cattivo riconoscibile, non solo per quanto riguarda l’aspetto ma anche e soprattutto per il suo carattere, che appare vendicativo e pericoloso e quindi molto più letale rispetto a Thanos.

Dopo l’introduttiva Fase 4, assistiamo quindi a una decisa accelerazione, data anche da un altro fattore non indifferente, ovvero il finale della pellicola.
Dopo avere sconfitto Kang, un tranquillo Scott Lang ritira da Baskin Robbins una torta da mangiare assieme alla famiglia. L’eroe appare spensierato e sicuro di sé, fino a quando le parole pronunciate da Kang fanno crescere in lui il dubbio sul futuro che si prospetta per il mondo e l’intero Multiverso. La sequenza è stata girata lo scorso gennaio a Los Angeles e sottolinea come la dirigenza Marvel e il regista abbiano optato per un utilizzo delle riprese aggiuntive molto a ridosso dell’uscita, probabilmente per accentuare nel pubblico la futura minaccia di Kang.
Farlo in una sequenza finale era forse la soluzione più ottimale per collegarla anche alle due scene post-credits che riguardano la comparsa del Consiglio dei Kang e una sequenza dalla prossima seconda stagione di Loki, lasciando il legittimo dubbio su un metodo che recentemente è stato fortemente criticato da James Gunn.
Delle riprese aggiuntive così vicine alla distribuzione nelle sale danno l’impressione, almeno per gli addetti ai lavori, di un rattoppo all’ultimo momento, o comunque del volere lasciare impressa nella memoria del pubblico più di una volta il nome Kang, come se si avesse la paura che questa sensazione non fosse stata raggiunta nel corso del film.
Quale che sia la vera ragione è comunque evidente che la Fase 5 sarà qualcosa di diverso, inedito, forse una delle saghe più oscure del Marvel Cinematic Universe. Il primo capitolo è stato finalmente aperto, ora via ai successivi.

antmankang

The Marvels

La diffusione del primo teaser poster ufficiale di The Marvels e il contemporaneo annuncio che per il sequel di Captain Marvel si dovrà ancora attendere qualche mese non arriva come un fulmine a ciel sereno. La mancata diffusione del trailer della pellicola al Superbowl, che era stato dato per certo giorni prima, aveva fatto intuire che un rinvio era possibile, anche perché la campagna promozionale sarebbe dovuta iniziare proprio in questi giorni, a sei mesi dall’uscita prevista inizialmente a luglio.
La decisione dei Marvel Studios è stata compiuta per diverse ragioni. Innanzitutto a causa di una decisa saturazione di presenze nel mese fissato per la release nelle sale che vedrà sbarcare nei cinema uno dietro l’altro prodotti quali BarbieOppenheimerMission: Impossible – Dead ReckoningCoyote Vs. Acme e Insidious: Fear The Dark, oltre a una serie di “Faith Movies” di ispirazione cristiano-evangelica, sempre più frequenti negli Stati Uniti soprattutto in estate, che riescono quasi sempre a ritagliarsi una fetta non esigua di pubblico e cifre soddisfacenti al botteghino.
Altra ragione, forse la più fondamentale, è che il 10 novembre cade a ridosso del Veteran’s Day, l’11 novembre, creando quindi quell’effetto del weekend lungo che vede un afflusso maggiore degli spettatori nelle sale. Detto questo, non è da escludere anche che Disney e Marvel puntino a una promozione per eventi, sfruttando l’appeal del San Diego Comic-Con ormai tornato in presenza, e del D23, che si svolgerà a settembre permettendo di mettere il film con Brie Larson al centro dell’attenzione ad appena due mesi dall’uscita nelle sale.

themarvelsposter

The Siren

Mentre dall’Iran vige ormai un silenzio assordante sulle proteste contro il regime, a causa del blocco di internet e dei social media, al Festival del cinema di Berlino sarà presentato alla sezione Panorama The Siren, film di animazione della regista iraniana Sepideh Farsi, da molti anni rifugiata in Francia.
Quando scoppiò la guerra Iran-Iraq nel 1980 Farsi era una studentessa delle superiori in Iran. All’età di 16 anni fu incarcerata con l’accusa di essere un’attivista anti-Repubblica islamica; è rimasta nel suo paese fino al 1984 per poi trasferirsi in Francia, dove ha vissuto la seconda metà del conflitto.
Nel suo film la regista rivisita quella terribile guerra attraverso la storia di un ragazzo di 14 anni di nome Omid che decide di sfidare l’assedio iracheno di Abadan, il capitale dell’industria petrolifera iraniana. Dopo aver scelto di rimanere in città con suo nonno e un gruppo di altri irriducibili, Omid e gli altri si impossessano di una barca abbandonata che trova nel porto di Abadan e che diventa la loro arca.

Pensavo che l’animazione fosse un modo più ricco di rappresentare gli anni della guerra in maniera più fedele, paradossalmente, rispetto a un live action – ha dichiarato la regista – In qualche modo l’animazione consente un certo tipo di distanza. È come nella fotografia, ad esempio: a volte la fotografia in bianco e nero consente una distanza che non hai con la fotografia a colori.
Sia io che lo sceneggiatore, Javad Djavahery, eravamo adolescenti in quell’epoca e abbiamo vissuto la prima metà della guerra in Iran prima di partire per motivi diversi. E così abbiamo vissuto la seconda metà di quel conflitto da lontano, in Francia. Da qui questa voglia di far rivivere quegli anni e quel capitolo della storia iraniana, che è molto importante. Non solo per l’Iran, ma per il Medio Oriente in generale. Ed è stato in gran parte dimenticato.

thesiren

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