Il mystery fantascientifico di Astra

Il mystery fantascientifico di Astra
Kenta Shinohara realizza “Astra – Lost in space”, un manga in cui fantascienza, mistero e colpi di scena si intersecano in una storia di crescita umana ed etica.

In un lontano futuro i viaggi nello spazio sono diventati la normalità, tanto che si organizzano anche gite scolastiche per gruppi di studenti su altri pianeti.
Kanata, Aries, Zack, Quitterie, Funicia, Luca, Ulgar, Yun, Charce e Paulina, provenienti da classi ed esperienze diverse, vengono infatti mandati su McPa, tranquillo mondo alieno in cui devono campeggiare per cinque giorni.
Ma durante la prima sera vengono attaccati da una misteriosa sfera luminosa che li inghiotte e li spedisce, come se fosse un portale, decine di anni luce lontani da dove si trovavano; il fortuito ritrovamento di un’astronave abbandonata rappresenta per i giovani la possibilità, per quanto remota, di tornare a casa.

Astra_1Astra – Lost in space attinge a molti elementi classici di fantascienza: l’ambientazione futuristica, i viaggi spaziali verso rotte inesplorate, lontani pianeti sconosciuti e fantastiche astronavi.
Come sa ogni buon appassionato del genere, comunque, la fantascienza difficilmente si riduce a questo e nei casi più felici sfrutta questi fattori per veicolare temi, azioni e personaggi che riflettono in prima battuta situazioni e concetti che riguardano da vicino i lettori del tempo presente.
Il manga di Kenta Shinohara si pone su questa scia: parte come una scanzonata avventura di un gruppo di giovani dispersi nel cosmo per arrivare verso il finale a riflessioni di natura globale ed etica, passando attraverso uno svolgimento che si concentra sulla maturazione personale di ciascuno dei protagonisti.
Questo percorso è costellato da diversi misteri che accompagnano il viaggio dei ragazzi: la natura della sfera che li ha risucchiati è solo il primo dei tanti enigmi che animano la vicenda, ma presto i protagonisti devono fare i conti con le prove del fatto che uno di loro sarebbe pronto a tradirli, senza contare che iniziano pian piano ad affiorare dei punti di contatto tra di loro, sulla carta sconosciuti prima di questa esperienza.

Il pregio principale di questa esposizione è la pulizia del racconto: nonostante la trama si complichi progressivamente, e anche considerando l’ampiezza del cast in scena, l’autore mantiene la barra dritta e la storia scorre sempre in maniera chiara e piacevole, senza dare l’impressione di un affollamento di concetti e misteri da tenere sott’occhio.
In particolare l’idea che per tornare a casa i nostri debbano fare tappa su cinque pianeti per poter raccogliere provviste e acqua offre un’ossatura avvincente che fa da guida principale all’incedere del racconto, dettando il ritmo e permettendo una grande varietà di setting e situazioni.
Ai personaggi viene riservato il giusto spazio perché vengano delineate le caratteristiche di ciascuno e perché possano quindi differenziarsi gli uni dagli altri in maniera significativa. Il fatto che in molti casi le loro personalità vengano approfondite con il passare del tempo alla luce di nuove rivelazioni contribuisce a renderli vivi, interessanti e stratificati senza renderli ostici.

Astra_2I nei che invece si riscontrano nella struttura della storia sono lo spessore di alcuni cliffhanger e certe forzature narrative.
Per quanto concerne il primo caso, il costante ricorrere a colpi di scena o rivelazioni inaspettate alla fine di ogni tankōbon – meccanismo narrativo lecito e ormai acquisito nella serialità, per invogliare i lettori a comprare il numero successivo – non sempre viene gestito al meglio, con finali che a volte hanno meno mordente di quello che l’autore vorrebbe o semplicemente poco riusciti e brillanti.

Nel secondo caso, invece, il mangaka si lascia andare ogni tanto a qualche passaggio un po’ troppo semplicistico: capita che un personaggio desuma la verità dietro un segreto con sorprendente dovizia di particolari partendo da indizi frammentari, o che si arrivi a risoluzioni un po’ troppo rapide per certi passaggi. Inoltre in un paio di casi si rintracciano veri e propri spiegoni in bocca a uno dei ragazzi che, se da un lato chiariscono cosa sta succedendo, dall’altro appaiono un po’ inverosimili nella modalità di esposizione.
Difettucci però veniali, che “sporcano” l’affresco generale solo parzialmente perché sono comunque a sostegno dell’immaginazione e dei concetti esposti nel fumetto.

Astra_3Passando ai disegni, si notano linee nette e un tratto pulito che in pochi cenni delinea le fisionomie dei personaggi, rappresentati da un segno realistico, con i neri ben dosati nell’evidenziare il cosmo e le ombre. La costruzione delle tavole è poco rigida, non sono rari infatti i momenti in cui la composizione della gabbia viene ristrutturata in diverse soluzioni o quelli in cui i personaggi fuoriescono dai riquadri per apparire slanciati e a figura intera: le vignette appaiono spesso movimentate e ricche di azione, ricorrendo diffusamente alle linee cinetiche e a prospettive ardite per accentuare efficacemente corse, scontri e momenti concitati.

Shinohara è attento ai dettagli che caratterizzano la scena: per esempio, gli abiti e le tute spaziali indossate dai protagonisti non si adagiano su design convenzionali. Queste ultime in particolare sono tutte diverse tra loro, ognuna studiata per adattarsi al sesso, alla corporatura e alla predisposizione di chi la indossa, come si può apprezzare dalle schede di approfondimento che si trovano tra i vari capitoli di ciascun volumetto.
Non meno importante per il disegnatore è la rappresentazione degli ambienti, dovendo costruire ben cinque mondi extraterrestri ciascuno contraddistinto da un ecosistema proprio, vegetazione e animali peculiari e sfondi di richiamo fantastico. L’inventiva del fumettista si riscontra nell’immaginazione con cui crea concettualmente questi pianeti e con la quale li illustra.
Il lettore si trova con pagine visionarie e con diverse trovate estetiche che non lasciano indifferenti.

Astra – Lost in space, miniserie conclusa in cinque volumi e portata in Italia da , costituisce un felice tassello di narrativa sci-fi a fumetti condita di intriganti misteri capaci di appassionare, in un’escalation di colpi di scena che fanno da contrappunto a una vera e propria saga spaziale in giro per una galassia sconosciuta, alleggerita da una piacevole ironia inserita nei rapporti tra i ragazzi protagonisti.

Abbiamo parlato di:
Astra – Lost in space
Kenta Shinohara
Traduzione di Luigi Boccasile
Star Comics, gennaio-giugno 2020
196/292 pagine, brossurati, bianco e nero – 5,90 € cadauno

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