India è una giovane maestra elementare, ama il suo lavoro, ama i bambini e le piace scrivere storie da raccontare in classe ai suoi piccoli alunni. Vive in una cittadina di provincia sul mare (ispirata a Cesenatico) col suo fidanzato, Pier, che per lavoro è costretto a passare lunghi periodi lontano da casa.
Una vita all’apparenza serena, fatta di momenti semplici, come quelli di una passeggiata in riva al mare, o di una gita scolastica con i bimbi, i cui volti e atteggiamenti vengono ripresi direttamente dall’osservazione della realtà, restituendo una rassicurante atmosfera di naturalezza e tranquillità.
Sappiamo già dalle pagine iniziali, però, che India soffre di DAP (
Attraverso questo complesso personaggio Brian Freschi e Ilaria Urbinati si addentrano in una dimensione oscura e poco indagata dell’animo umano, sebbene questa sia una condizione molto diffusa. Questo disturbo viene analizzato sotto ogni aspetto della vita della protagonista: da un lato c’è l’approccio terapeutico della psicoanalisi, che a volte si basa su interpretazioni nate da modelli troppo rigidi, dall’altra c’è un orizzonte sociale chiuso e prevenuto, in cui il disturbo di India assume il nome generico di “pazzia”.
Brian Freschi, dopo il già brillante esordio de Gli anni che restano, in cui analizzava i sentimenti alla prova delle distanze del tempo e dello spazio, riesce a costruire una sceneggiatura profonda e intelligente, in cui i dialoghi mostrano le diffidenze, i luoghi comuni e la superficialità delle persone verso quello che non conoscono, o che fingono di non conoscere. Tutto questo è quello che India affronta all’esterno, insieme a liti e incomprensioni con le persone vicine. Intanto, la giovane donna è vittima degli attacchi di panico, tempeste interiori che la sconvolgono in maniera sempre più profonda. India stessa descrive come le si presenta un attacco e che sensazioni porta con sé, paragonandolo ad un mare verticale, che la ingloba totalmente, togliendole aria e luce.
Ilaria Urbinati traduce in immagini le sue parole, intrise di paura e turbamento, trasformandole in un vortice che sospende la protagonista dalla terra e dalla sua concretezza, in una dimensione di oscurità e solitudine. Una rappresentazione talmente potente da risultare terribile e affascinante allo stesso tempo, in cui Ilaria Urbinati dimostra la sua esperienza di illustratrice. Il tratto è delicato anche se netto, le inquadrature variano, sfruttando lo spazio della pagina in modo diversificato. L’uso del colore è strumentale ai momenti vissuti dalla protagonista: monocromatico nella narrazione degli attacchi, mentre le tonalità si fanno via via più scure nei momenti che li precedono.

La scrittura, per India, è un modo per tirare fuori le proprie emozioni, e contemporaneamente, è un mezzo per spiegare, attraverso la metafora cavalleresca, cosa sono i disturbi psicologici e come si presentano.
Non è semplice fare accettar ai bambini che non sempre si può uscire vincenti dalle battaglie, ma che a volte è necessario accettare la presenza dei mostri e affrontarli ogni volta che escono fuori.
Non c’è quindi una terapia esatta o una cura definitiva; Brian Freschi e Ilaria Urbinati sembrano suggerirci che l’unico modo per combattere con i propri lati più oscuri è accettarli, tenendo sempre presente che fondamentale è approfondire quello che non si conosce, e che però esiste e ci circonda, per non cadere in pregiudizi facili e terrorismi inutili.
Abbiamo parlato di:
Il mare verticale
Brian Freschi, Ilaria Urbinati
Bao Publishing, 2020
192 p., cartonato, colore – € 20,00
ISBN:8832734672








