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Il Man of Steel di Bendis e il nuovo Black Panther su First Issue #26

Il Man of Steel di Bendis e il nuovo Black Panther su First Issue #26
Brian Michael Bendis prende ufficialmente le redini narrative di Superman con il primo numero di “Man of Steel”. Black Panther si veste di una inusuale veste intergalattica nel suo rilancio nel “Fresh Start” di Marvel Comics. E tanto altro ancora in questa nuova puntata di First Issue, a cominciare dalle...

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Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica bisettimanale de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! Largo agli esordi pubblicati mercoledì 23 e 30 maggio scorsi in questa puntata 26.

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La terza serie a esordire nel nuovo Fresh Start della Marvel Comics è quella di Black Panther, sempre più nelle mani del suo scrittore principe Ta-Nehisi Coates. A parlarci di questo nuovo inizio è David Padovani.

Black Panther #1

Black-Panther-1_First Issue Il passaggio di Black Panther nella nuova linea editoriale Fresh Start avviene nel segno di una continuità autoriale – quella di Ta-Nehisi Coates, sempre più deus ex machina del personaggio – e in quello di una discontinuità narrativa rispetto all’ultimo numero della testata uscito il mese scorso.
Dando seguito a una delle pagine più misteriose e intriganti presenti in Legacy – quella che ci presentava un inedito impero intergalattico del Wakanda – lo sceneggiatore afroamericano inizia il racconto di una nuova avventura di T’Challa presentandocelo schiavo e senza memoria nel profondo dello spazio.
Coates ci rivela in poche pagine l’esistenza di una propagine wakandiana nella galassia, di un impero repressivo e dittatoriale contro cui, presumibilmente, toccherà a Black Panther di battersi.
In questo primo episodio i fatti vengono appena accennati e l’idea di catapultare il lettore in mezzo a una situazione narrativa completamente nuova e inaspettata se da un lato crea nelle prime pagine un senso di disorientamento, dall’altro, con il progredire della lettura, rende chiaro come l’autore faccia uso di questa struttura per chiarire in divenire le varie situazioni, fornendo dettagli durante lo svolgimento dell’azione.
È certo che il cambio di direzione narrativa, rispetto a quanto raccontato fino a oggi nella serie e soprattutto a livello di ambientazione, è enorme; tuttavia, Coates ha dimostrato in più di un’occasione la capacità di un’articolata costruzione della trama – con forti inserti politici e sociali – e questo nuovo corso è improbabile che si allontani di molto dallo stile dello scrittore.
I disegni della nuova serie sono opera di Daniel Acuña che, dopo avere citato nella copertina proprio la cover di esordio del Black Panther di Coates firmata da Brian Steelfreeze, scatena la propria fantasia e abilità nella costruzione degli scenari spaziali, delle astronavi e delle razze aliene. Il disegnatore asseconda con la costruzione della tavola, il ritmo veloce impresso alla storia dallo sceneggiatore, non perdendo mai in chiarezza e leggibilità.
Efficaci anche i colori, opera dello steso Acuña, virati in toni freddi per scenari e abbigliamento, che si accendono di tinte calde nei momenti più vivi di scontri e battaglie.
Coates sembra dunque avere ancora molto da raccontare riguardo a T’Challa, anche in scenari inediti per il personaggio e rivelando avvenimenti del passato del Wakanda fino a oggi inaspettati.

Sfruttando l’arrivo nei cinema di Solo: A Star Wars Story, la Marvel arricchisce il suo franchise fumettistico legato alla galassia lontana con una nuova miniserie dedicata a Lando Carlissian, di cui ci parla Federico Beghin.

Star Wars: Lando: double or nothing #1

Star-Wars-Lando-Double-Or-Nothing-1_First Issue Donald Glover – pardon, Lando Calrissian – ritiene le donne, il denaro e il gioco d’azzardo i pilastri della sua ancora giovane vita, ma le sue priorità cambiano quando una ragazza fa di tutto per convincerlo ad aiutarla in una missione tanto eroica quanto rischiosa.
Con i tratti somatici dell’attore che lo interpreta in Solo: a Star Wars story, il futuro barone amministratore di Cloud City è protagonista di Double or nothing, seconda miniserie di cinque numeri dedicatagli dalla Marvel, dopo quella sceneggiata da Charles Soule per i disegni di Alex Maleev. La missione di riportare Lando negli anni precedenti alle vicende del film L’impero colpisce ancora è affidata a Rodney Barnes e a Paolo Villanelli, con la collaborazione di Andres Mossa, ormai di casa nella galassia lontana lontana. Quando lavora con Marco Checchetto il colorista adotta soprattutto tinte acide, mentre su queste pagine prevalgono toni accesi e brillanti che ben si adattano al segno dolce e arrotondato del disegnatore, anch’egli italiano.
Nel primo capitolo della nuova miniserie, Barnes punta quasi tutte le sue carte sulla caratterizzazione della nostra adorabile canaglia, finendo per esagerare. Il fascino magnetico di Lando, valorizzato dall’abilità del disegnatore nel far recitare spontaneamente i personaggi in primo piano, viene scalfito da un narcisismo e da un egocentrismo che rasentano la patologia. Neppure nella pellicola dedicata alle prime avventure di Han Solo il contrabbandiere appare così sopra le righe. A questo eccesso si unisce una vicenda dalle premesse tutt’altro che originali e priva di mordente fino al momento in cui i tie fighter imperiali si mettono all’inseguimento del Millennium Falcon. Villanelli si dimostra padrone delle dinamiche delle battaglie spaziali, realizzando vignette ariose e adrenaliniche.
Al termine della lettura, quindi, il giudizio riguardante l’aspetto visivo del fumetto è positivo, mentre le aspettative nei confronti dell’evoluzione della trama si abbassano notevolmente.

Gli altri debutti nella Casa delle Idee sono:

 

In DC Comics prende ufficialmente il via l’era Bendis per Superman, con la miniserie settimanale Man of Steel di cui ha letto il primo numero per noi Andrea Gagliardi.

The Man of Steel #1

Man-of-Steel-1_First Issue Dopo i due teaser su Action Comics #1000 e DC Nation #0 arriva finalmente sugli scaffali USA The Man of Steel, la prima prova di Brian Michael Bendis su Superman.
Come lasciato intuire nei suddetti capitoli, lo scrittore di Powers e Civil War II propone un ritorno al classico, mutande sopra al costume comprese, senza però mancare di suggerire dei cambiamenti rilevanti.
Superman fa parte di quella categoria di personaggi (che vanno da Tex a Topolino) che ammettono pochissimi cambiamenti rispetto all’icona sedimentata nell’immaginario collettivo e Bendis, da autore smaliziato qual è, sembra non voler offendere nessun fan decidendo di essere ancor più ortodosso dei suoi predecessori.
Apparentemente.
Perché se è vero che, con un escamotage ancora da rivelare, ha tolto di mezzo moglie e figlio di Clark Kent, riportandolo a essere più simile al personaggio degli esordi, ha anche aggiunto un nuovo elemento alla mitologia Kriptoniana: un nuovo nemico, Rogol Zaar, che sembrerebbe aver avuto una parte nella distruzione del pianeta natale di Superman.
Ma non è qui che la scrittura di Bendis si distingue quanto nella raffigurazione di un Kal El più alieno del solito, una sorta di Grande Fratello che sorveglia più o meno benevolmente gli abitanti di Metropolis.
In questo sembra particolarmente efficace anche l’interpretazione grafica di Ivan Reis che descrive una figura perfetta come un dio venata di un’oscurità interiore che si riflette nell’uso abbondante di chine e campiture nere.
Il cliffhanger finale è sostanzialmente quello che mantiene alta la curiosità su questa miniserie introduttiva al prossimo ciclo sulle testate regolari dell’uomo d’acciaio.

Arriva anche il primo Annual della testata Green Lanterns, di cui ci parla Marco Marotta.

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Green-Lanterns-2016-Annual-1_First Issue Se c’è un merito che va riconoscuto alla testata Green Lanterns è quello di aver presentato al pubblico due dei personaggi più convincenti dell’era Rebirth. Sam Humphries prima e Tim Seeley poi sono infatti riusciti a conferire ai due protagonisti, Simon Baz e Jessica Cruz, un’alchimia accattivante e una caratterizzazione sfaccettata, in grado di suscitare l’empatia dei lettori. Ciò è vero soprattutto per il personaggio di Jessica che, con i suoi problemi legati alla gestione dell’ansia, ha rappresentato una ventata di novità nel panorama supereroistico mainstream e un modello in cui anche una fetta di potenziali lettori finora poco rappresentata in questo medium è in grado di identificarsi. Proprio la ragazza rappresenta il fulcro della storia contenuta in questo annual che, anzi, può essere considerata un ulteriore step nel suo percorso di crescita come persona e come supereroina.
A tirare le fila della narrazione è per l’occasione Andy Diggle che, a fronte di un plot comunque piuttosto lineare e che non riserva grosse sorprese, si dimostra ancora una volta uno scrittore capace, riuscendo a imbastire una sceneggiatura solida. La lettura è infatti resa accattivante dal buon ritmo con cui si dipanano gli eventi e soprattutto dall’ottima gestione dei dialoghi, resi in maniera plausibile e a tratti brillante.
È proprio attraverso i dialoghi, inoltre, che l’autore si concede occasionali momenti di humour, mai invasivi ma anzi dosati con oculatezza per controbilanciare i momenti di maggior tensione narrativa. Infine da lodare il lavoro di introspezione operato sulla protagonista che, come già detto, rappresenta il vero cuore dell’albo.
I disegni, ad opera di Mike Perkins, sono invece più discontinui. Se il colpo d’occhio generale è piacevole, grazie a un tratto preciso e pulito e al massiccio uso di neri che conferisce grande tridimensionalità alle forme umane e non, quando si scende più nel dettaglio si può notare qualche sproporzione anatomica (problematica che affligge soprattutto gli arti superiori dei personaggi), espressioni facciali talvolta  improbabili e un utilizzo della prospettiva non sempre azzeccato. A fare da corollario c’è poi un layout delle vignette sicuramente funzionale ma non particolarmente innovativo.

Si avvicina a grandi passi il 4 luglio, l’uscita di Batman #50 e l’evento del matrimonio tra Bruce Wayne e Selina Kyle. La DC per preparare i lettori all’evento inizia a pubblicare Batman – Prelude to the Wedding, una serie di one shot collegati tra loro. Il primo a esordire è Robin vs. Ra’s Al Ghul #1 firmato da Tim Seeley, Brad Walker, Andew Hennesy, Mick Gray e Jordie Bellaire.

Prende il via anche la nuova ondata di speciali dedicata all’incontro tra i supereroi DC e i personaggi Hanna & Barbera. A questo giro sono coinvolti alcuni protagonisti dell’animazione televisiva anni ’70 del famoso studio e i primi albi usciti sono i seguenti:

 

Soltanto una nuova uscita nelle ultime due settimane per la Image Comics. Si tratta di The Last Siege #1 a opera di Landry Q. Walker, Justin Greenwood e Eric Jones.

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IDW Publishing presenta una nuova miniserie dedicata al famoso personaggio britannico Judge Dredd, di cui ha letto il primo numero David Padovani.

Judge Dredd – Under Siege #1

Judge-Dredd-Under-Siege-1_First Issue Judge Dredd, personaggio creato dal duo Alan Wagner e Carlos Ezquerra nel lontano 1977, vive da qualche anno una consistente esistenza editoriale in USA, mentre in Inghilterra le sue avventure continuano imperterrite a uscire settimanalmente sulla rivista 2000AD e sul mensile Judge Dredd Megazine.
Under Siege è la nuova miniserie statunitense dedicata al giudice di MegaCity One, megalopoli del futuro dove i Giudici di cui fa parte Dredd sono un corpo d’élite a cui sono stati dati i poteri della polizia, della magistratura e del governo: possono quindi arrestare, giudicare e persino giustiziare i criminali sul posto, senza bisogno di processi.
È Mark Russell lo sceneggiatore incaricato di raccontare la storia presente in Under Siege, nella quale Dredd viene inviato in aiuto di una sua collega giudice dispersa nella degradata torre-quartiere Patrick Swayze, ai margini della megalopoli.
In questo numero di esordio, Russell ricalca molti degli elementi classici delle storie del giudice, dalla caratterizzazione monolitica del protagonista, alla violenza estrema fino al suo porsi in situazioni del tipo “uno contro cento”. Insomma, al momento lo sceneggiatore non sembra andare oltre il già detto e il già visto su tante storie di Dredd in questi oltre quarant’anni di esistenza. Tuttavia, essendo il primo numero e conoscendo la bravura e la sagacia con cui Russell in passato ha gestito altre serie – come quella dedicata ai Flinstones della DC Comics -, ci può essere ottimismo sull’evolversi della storia.
Ai disegni troviamo Max Dunbar, coadiuvato ai colori da Jose Luis Rio, che indovina la resa granitica del protagonista e in generale crea tavole dinamiche, dalla struttura varia ma sempre altamente leggibile. Il colore accompagna il tratto pulito del disegnatore, occupandosi di dare profondità e volume ai disegni contraddistinti da una linea chiara che evita tratteggi e ombreggiature eccessive.

Sempre per IDW è uscito:

Titan Comics pubblica Dark Souls – The Age of Fire #1, fumetto di derivazione videoludica di cui ci parla Marco Marotta.

Dark Souls: The Age of Fire #1

dark-souls-age-fire-1_First Issue Nel corso dell’ultimo decennio, pochi titoli hanno avuto sull’industria videoludica lo stesso dirompente impatto che ha avuto Dark Souls. Fin dalla sua uscita nel 2011, il gioco di From Software è diventato quasi un oggetto di culto, riuscendo a settare un nuovo standard nel genere degli action-RPG e a creare attorno a sé una fervente comunità di appassionati. Dato un tale successo, era solo questione di tempo prima che il brand si espandesse ad altri media e infatti già nel 2016 Titan Books pubblicò una prima miniserie in quattro numeri.
A due anni di distanza, più o meno in concomitanza con il rilascio della versione remastered del primo capitolo della serie per le console dell’attuale generazione, allo sceneggiatore Ryan O’Sullivan è affidata la scrittura di questa seconda miniserie, anch’essa in quattro numeri. Per l’occasione, l’autore decide di attingere a piene mani dalla lore di Dark Souls e di esplorare quello che è forse il periodo più dibattuto e amato dai fan, l’apice dell’Era del Fuoco e del regno di Lord Gwyn su Lordran, attraverso il punto di vista di Arkon, comandante dei nobili Cavalieri d’Argento.
Pur nei limiti imposti dalle diverse esigenze che il medium fumetto ha rispetto al videogioco, va riconosciuto che lo scrittore è stato in grado di riproporre lo spirito dell’opera originale con assoluta fedeltà, soprattutto per quanto riguarda l’approccio alla narrazione. Infatti il concetto di “narrativa silente”, vero e proprio marchio di fabbrica della serie, viene declinato in una formula che lascia alle immagini e alla voce narrante il compito di raccontare la storia, più che ai dialoghi. Questi sono comunque presenti, essenzialmente nella parte finale dell’albo, ma anche in quel caso appaiono oltremodo asciutti ed essenziali. Uno stile di narrazione ermetico che, unitamente all’efficace caratterizzazione del protagonista -guerriero d’onore ma tormentato dalla vergogna per essersi preso dei meriti non suoi-, riesce a carpire l’interesse del lettore e a calarlo in un contesto affascinante e immersivo. Va detto, però, che per godere appieno dell’esperienza offerta da The Age of Fire è pressoché essenziale avere una conoscenza pregressa di Dark Souls e del suo mondo. Difficilmente, infatti, un neofita potrà cogliere certi riferimenti o esaltarsi per l’apparizione di certi iconici personaggi. Altrettanto convincenti sono i disegni di Anton Kokarev, il cui tratto pragmatico e particolareggiato si dimostra anche altamente versatile; perfetto per rappresentare tanto il concitamento delle scene di battaglia, quanto l’espressività dei volti e le caratterizzazioni estetiche dei personaggi nelle sequenze dialogate, fino all’imponenza architettonica della città di Anor Londo. Contribuisce al colpo d’occhio anche la colorazione, caratterizzata da un gradevole stile simil-acquarello, che fa sembrare alcune tavole dei veri e propri dipinti e che riesce a riprodurre alla perfezione le decadenti atmosfere dark fantasy che gli appassionati ben conoscono.

Infine, ecco le novità presentate dalle altre case editrici indipendenti statunitensi:

Esclusive

Prima di lasciare come al solito campo libero a Simone Rastelli che ci illustra due tra le novità indipendenti disponibili su Comixology, merita soffermarsi un momento sull’iniziativa presentata negli scorsi giorni dalla suddetta piattaforma digitale. Sotto l’etichetta Comixology Originals, verranno pubblicate una serie di testate digitali, prodotte in esclusiva per la piattaforma, che on demand potranno essere anche acquistate in formato cartaceo. Al momento sono stati presentati quattro titoli. Tra questi, Superfreaksscritto da Elsa Charretier e Pierrick Colinet per i disegni e i colori di Margaux Saltel, è già disponibile in tutti e cinque i numeri della miniserie per una sorta di binge reading.
Gli altri titoli sono:

Infine, c’è Ask for mercy- The key to forever, la cui recensione trovate qui sotto.

Ask for Mercy #1 #1

Ask-fro-mercy-1_First Issue Un’agente immobiliare dai tratti androgini – la protagonista Mercy –, un signore distinto – che mostra i tratti classici di Mefistofele e che sembra sapere tutto di lei – e la guida attraverso un portale nel bel mezzo della Battaglia d’Inghilterra, in un qualche campo sperduto con due caccia che duellano nel cielo sopra di loro. Questo in sintesi quanto racconta il primo numero di Ask for Mercy – serie creata da Richard Starkings (testi e lettering) e Abigail Jill Harding (disegni e colori), prevista in sei numeri e che rientra nel primo gruppo di titoli editi da Comixology, la piattaforma di distribuzione di fumetti digitale di proprietà di Amazon, nella sua nuova etichetta Originals.
La narrazione sfrutta un incipit lento, che dà modo di prendere confidenza con la protagonista, e poi accelera fino al climax finale; delinea lo scenario e solleva domande, quindi aspettative, su pressoché ogni suo elemento: dal terzetto di personaggi che Mercy incontra al di là del portale ai mostri che pilotano (o addirittura “sono”) gli aerei.
La costruzione del racconto è semplice: organizzato in tre scene – mondo ordinario, transizione, una sola tavola, e mondo del passato – gestisce il ritmo attraverso cambi di inquadrature. Nella prima parte le variazioni di punti di vista focalizzano l’attenzione sui dialoghi, mentre la terza, che inizia con due panoramiche di contestualizzazione, serve a mostrare tutti gli attori in gioco, alternando lo sguardo fra i combattimenti in corso e i commenti di tre personaggi, che, scopriamo, sono lì proprio per recuperare Mercy.
Di forte impatto lo stile della disegnatrice: dà un’intensa espressività ai personaggi utilizzando un tratto sottile e frastagliato, sfumature cromatiche e giochi di luce, che delineano le forme e mettono in evidenza i dettagli. Nella scena di attraversamento del portale e dei combattimenti con i mostri, linee e colori sono intrecciati a suggerire strutture complesse e non decifrabili, trasmettendo un senso di magia, mista rispettivamente a mistero e minaccia.
Uscita al momento solo in versione digitale, il volume che raccoglierà tutta le serie è annunciato per novembre, Ask for Mercy mostra grandi ambizioni.

Family Graves #1

Family GravesFamily-graves-1_First Issue – serie creata da Timothy Bach (testi) e Brian Atkins (disegni), qui supportati dai colori di Dijjo Lima e Brandon Daniels – si presenta come una miscela di racconto familiare e fantascienza magica, nella quale le forze della natura sono indicate come “magiche” e manipolate con metodi scientifici e tecnologia.
Protagonista la famiglia Graves, i cui cinque componenti appartengono ognuno a una specie diversa: padre licantropo, madre gorgone, i cui tre figli sono una sirena, un tritone e un terzo non ben identificato. Ciascuno di essi è inoltre dotato di un particolare potere. Trasparente inno al valore della diversità, Family Graves inizia con un tono da commedia, che mantiene anche nel corso di un pericoloso viaggio in un’altra dimensione.
Intrattenimento di buona fattura, per ora si segnala per la caratterizzazione grafica dei vari personaggi e la disinvoltura nella variazione del layout di tavola; peccato che la spettacolarità così guadagnata non abbia riscontri nella gestione della tensione, nelle scene avventurose tamponata dalle battute umoristiche dei protagonisti e in generale assente. Di fatto, la tensione maggiore – e chissà che questo non indichi il centro vero d’interesse della vicenda – è nell’iniziale discussione familiare, su abbigliamento e contatti telepatici.

Siamo arrivati alla fine anche per questa puntata. L’ appuntamento con First Issue #27 sarà tra tre settimane (e non le consuete due, a causa di motivi tecnici),  il 27giugno prossimo. Ma il 20 giugno arriverà una nuova puntata del nostro spin-off First Issue Presenta dedicata in esclusiva alla nuova serie a fumetti di Mark Millar e Oliver Coipel prodotta da Netflix, The Magic Order.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover su Facebook per ogni puntata di First Issue.]

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