Il lungo commiato del MCU a Black Widow

Il lungo commiato del MCU a Black Widow
Il film in solitaria dedicato al personaggio interpretato da Scarlett Johansson si permette di ignorare il peso del MCU per concentrarsi sui personaggi.

Con il film dedicato al personaggio interpretato di Scarlett Johansson il MCU torna al cinema dopo i rinvii causati dall’epidemia COVID; un ritardo che ha pesato molto sui piani Disney e che ha portato assieme all’arrivo di Disney+ e delle serie tv un cambiamento di equilibri in questo universo narrativo. Nell’attesa della riapertura delle sale, tre serie in streaming hanno portato avanti il post-Endgame, suggerendo i primi cambiamenti dello status-quo e definendo quanto sia stretto il rapporto tra serial e film (anche a livello produttivo).

FILM E SERIE TV

black widow locandina

Va notato come comunque si sia cercato, almeno finora, di mantenere un debole equilibrio tra l’arricchimento dato dalla condivisione di personaggi, comprimari e storie, senza però renderlo indispensabile per la comprensione degli eventi a livello di macro-trama. A ben pensarci infatti le serie TV non hanno ancora avuto effetti tali da non poter essere facilmente inseriti in un film con una semplice spiegazione: alla fine di ritroviamo infatti Wanda vedova di Visione, e non serve molto altro per presentare la sua maturata pericolosità; Falcon e Winter Soldier si chiude con la conferma di un passaggio di consegne che era già stato anticipato alla fine di Endgame; Loki sembra muoversi dalle parti di quel multiverso che probabilmente sarà esplorato ampiamente nei seguiti di e di Doctor Strange sul grande schermo (e nella serie animata What if..? sempre Disney +).

Senza scommettere che le serie TV resteranno sempre degli approfondimenti di situazioni ed eventi da riutilizzare nei film senza esserne indispensabili per la comprensione, questo è curiosamente lo stesso ruolo del film dedicato alla Vedova Nera, ambientato tra e Infinity War e quindi con impatti minori sulla prossima fase del MCU. Più che portare avanti la Fase 5, questo film è una celebrazione dovuta per un personaggio (e un’attrice) che, magari in maniera meno vistosa rispetto ad altri, ha contribuito al successo dei film Marvel fino a oggi.

NON ESATTAMENTE IL SOLITO FILM MARVEL

Forse anche per la mancanza di questa necessità di portare avanti macrotrame e fili narrativi di altri personaggi, Black Widow è un film per certi aspetti anomalo rispetto allo standard del MCU, con un maggior peso dell’aspetto drammatico e una minore incidenza di battute e stacchi comici, che spesso sono presentati in maniera quasi dismessa e affidati per lo più al personaggio di Red Guardian e a qualche siparietto tra Natasha e Yelena. Il passato di Natasha Romanoff è un passato crudele, duro e difficilmente relegabile a battuta, dal quale sperava di essersi allontanata come dal resto del mondo e dagli , ma che si riaffiaccia nella sua vita costringendola a fare i conti con un’infanzia rubata come quella di tante altre ragazze manipolate, usate e, quando non più necessarie, buttate via.

Affrontare il passato significa anche ritrovare la sua prima “famiglia”, formata da agenti russi sotto copertura negli USA durante la , e fare i conti con cosa significhi per lei, e per i comprimari, il concetto stesso di famiglia. È un film che parla di riscatto più che di vendetta, della necessità di fare ammenda degli errori passati e di dare speranza a chi viene dopo di noi.

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Forse proprio per evidenziare questi elementi la scelta per la regia è andata sulla australiana , finora impegnata in film drammatici dal buon successo di critica. La sua non è certo una regia che si discosta nettamente da quella degli altri film Marvel – d’altra parte lo spazio per la personalità del regista nei film del MCU è sempre ridotto – ma in qualche passaggio si apprezzano un tono asciutto e una gestione dei tempi che cerca di mediare tra la necessità di portare avanti una trama lineare ma piena di passaggi e quella di dare peso ai singoli personaggi e alle loro interazioni. In questo percorso però alcuni spunti vengono lanciati e poi non approfonditi, come ad esempio quello sulla madre naturale di Natasha o il piano di Dreykov, piuttosto velleitario e apparentemente tenuto lì fermo in attesa di essere mandato a monte.

Il lato action è soddisfacente, con alcuni inseguimenti dalla buona tensione e scontri molto fisici e rudi, purtroppo affetti da quella tendenza al montaggio sincopato che fa perdere il movimento e nasconde un po’ la violenza. Quanto a effetti speciali, non è un film che ovviamente necessiti di personaggi in CGI o ambientazioni aliene; gli effetti visivi sono nella media di quanto offerto dai film Marvel, sufficienti ma mai eccelsi.

I PERSONAGGI

Johansson conosce ormai bene il personaggio della Vedova, qui quasi certamente alla sua ultima apparizione, e vi infonde oltre alla solita determinazione continue manifestazioni di empatia verso gli altri, una caratteristica che la distingue dalla fredda agente russa che è stata istruita a essere ma dimostrando di essere decisa a tenersi stretto il suo cuore nonostante tutto quello che ha passato. L’attrice offre una buona prova, risulta convincente e presenta sfaccettature del personaggio che finora erano state solamente accennate. Il film d’altra parte è centrato in gran parte proprio sul far avvertire al pubblico la complessità di Natasha, a volte in maniera goffa e attraverso siparietti un po’ artificiosi, portando comunque a casa un risultato efficace.

Florence Pugh è Yelena Belova, “sorella” di Natasha: la sua interpretazione risulta un po’ penalizzata dalla caratterizzazione del personaggio, faticando alla scoperta della propria indipendenza dal condizionamento delle Vedove Nere. Yelena a tratti è quasi scansonata, altri sicura di sé, altri ancora fragile ma più che tratteggiare una complessità della caratterizzazione, e l’attrice sembra gestire questo cambio di registro in maniera un po’ meccanica.
come Red Guardian incarna bene una figura a tratti patetica, condizionata come tutti da un passato nel quale è stato addestrato a rifuggire i sentimenti, che cerca di tenere insieme una sorta di famiglia disfunzionale pur non essendone in grado. interpreta Melina Vostokoff, ex agente sotto copertura, ex-vedova nera e scienziata, sottolineando con una interpretazione monoespressiva la profonda mancanza di empatia, che si manifesta così più nell’agire che nel manifestarlo.

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, troppo stereotipata per un personaggio non sufficentemente approfondito da renderlo minaccioso quanto dovrebbe essere.
Pochi gli scontri con Taskmaster, l’agente sul campo di Dreykov, tanto da lasciare l’amaro in bocca per il minutaggio non concesso a questo avversario sulla carta temibile, capace di imparare le mosse dei suoi avversari ed emularle; il colpo di scena che lo riguarda poi è decisamente al limite della soglia di incredulità anche per un film nel quale vediamo la Vedova Nera saltare nel vuoto senza paracadute schivando i detriti in volo.

SALUTI FINALI

Black Widow probabilmente da una parte potrebbe avere un buon successo a livello di spettatori, impazienti di tornare a vedere l’universo Marvel al cinema, dall’altro potrebbe pagare questo suo essere un film che non offre uno sguardo sul mondo post-Endgame e che ha come protagonista un personaggio di cui già conosciamo il destino.

Al netto di queste considerazioni, non è certamente il film migliore o più esaltante del MCU, ma riesce a coniugare bene l’azione e un minimo sindacale di introspezione senza scadere nell’auto parodia a tutti i costi, e rappresenta un buon modo per salutare uno dei protagonisti degli Avengers. Forse anche per questo tutta la visione sembra avere una sottile patina di malinconia, come a sottolineare la tragedia che attende il personaggio da lì a poco.

Abbiamo parlato di:
Black Widow
Marvel Studios, 2021
Regia di Cate Shortland
Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, David Harbour, , Ray Winstone, Rachel Weisz

Captain America: Civil War – Steve Rogers contro tutti

Avengers: Infinity War, la fine dell’inizio

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