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Il Gauguin a fumetti di Fabrizio Dori

Paul Gauguin è indubbiamente un pittore francese particolarmente importante, dato anche il suo ruolo di trait-d’union tra l’epoca impressionista e la successiva età delle avanguardie novecentesche. Un tema reso evidente nell’opera qui trattata, che mostra le incomprensioni con la scena degli Impressionisti, avanguardia che dopo le innovazioni introdotte attorno agli anni ’60 dell’Ottocento si era gradualmente chiusa in un nuovo conservatorismo. Il finale, particolarmente emblematico, sottolinea invece l’ispirazione fornita da Gauguin ai grandi autori a lui successivi.

Da sempre il fumetto trae ispirazione dalla letteratura, adattando opere note e meno note. Una sfida per certi versi parallela è quella posta dall’arte visiva: un confronto diretto meno frequente, ma che entra in gioco quando il fumetto prova ad adattare la biografia di un pittore. Scatta così un inevitabile confronto, da parte del pubblico, tra il segno dell’autore in questione e il segno del disegnatore.

Fabrizio Dori accetta quindi la sfida posta dal confrontarsi con un grande di questo livello, e conforma tutto il suo stile in questa narrazione allo stile di Gauguin stesso. Un lavoro visivo indubbiamente notevole, perché al tempo stesso la storia riesce a non divenire una sorta di collage citazionistico di quadri staccati, ma mantiene appieno lo specifico fumettistico. Aperte citazioni di opere di Gauguin sono naturalmente presenti, ma Dori sembra essere riuscito a distillarne l’essenza e ad applicarla al suo fumetto anche quando non vi è un modello immediatamente utilizzabile nei soggetti o nella composizione.

Va detto che, forse, quello che aiuta Dori in questa operazione è l’influsso sottile di Gauguin sul fumetto d’ambientazione esotica, spesso magari in chiave avventurosa – non derivazioni dirette, ma comunque una forte presenza nell’immaginario diffuso della tradizione fumettistica: la potenza di un autore come Gauguin fa sì che nessuno dei grandi possa essere immune dal suo fascino.

Tuttavia, un confronto diretto di questo tipo è impresa apprezzabile sia per il virtuosismo del segno, sia per il risultato che è, sotto un profilo meramente visivo, di una grande bellezza.  Tale caratteristica nell’uso del segno si ritrova, tra l’altro, anche in Magritte – questa non è una biografia edito da Coconino (vedi qui) in cui Zabus e Campi compiono, in modo autonomo, un’operazione analoga.
Un’opera seminale di questa tendenza potrebbe essere, nel 2003, la biografia a fumetti Vincent e Van Gogh di Gradimir Smudja (qui), ma è indubbio che di recente abbia avuto una maggiore accentuazione. Perfino nell’Andy Warhol riletto da Barone e Mozzato si riscontra l’uso diffuso di stilemi warholiani, anche se in questo caso il segno del disegnatore mantiene una forte autonomia (qui).

La struttura della storia è ben organizzata, anche se appare al servizio della bellezza visiva di queste tavole strettamente interconnesse, come detto, all’arte del pittore. Dori ricorre a un grande classico del genere biografico: il protagonista, giunto alla fine della sua vita, ne ripercorre le tappe essenziali in un bilancio definitivo (qui condotto in un dialogo con lo spirito della morte, venuta a prenderlo e accompagnarlo in questo ultimo viaggio).

Le sequenze del dialogo con l’Ombra si segnano per scelte stilistiche e soprattutto cromatiche lievemente diverse, che rimandano all’incisione xilografica di Gauguin, mentre il resto delle sequenze rimanda alla sua pittura (quella europea per le scene in Europa, e quella polinesiana per le scene a Tahiti e dintorni). Non mancheranno sparsi rimandi visuali ad altri autori, quando questi saranno evocati in connessione alla storia dell’artista.

Sullo sfondo, si percepisce la volontà di dare un tono epico al racconto, sia tramite l’introduzione, in cui viene presentato il mito cosmogonico tahitiano, sia delineando Gauguin come un eroe di conoscenza, fino a toccare il limite della distruzione di sé e dei suoi cari, quasi un moderno Odisseo percorso da una hybris che lo spinge a valicare le colonne d’Ercole della cultura figurativa occidentale.

Conclude l’opera una accurata serie di schede testuali che completano il testo sotto il profilo informativo, evidenziando anche gli elementi di costruzione del mito di sé propri della biografia di Gauguin stesso.

La griglia adottata è la classica struttura italiana su tre strisce, lievemente variata quando occorre una quadrupla, un montaggio in orizzontale o in verticale, o altro; ma senza particolari e ostentati sperimentalismi. Narrazione e montaggio paiono dunque qui giustamente al servizio della pura bellezza del segno, che diviene il canale principale per avvicinare il lettore a Paul Gauguin e intuirne la potenza, sollecitando davvero il desiderio di avvicinare le opere primarie, anche in chi l’ha già visto esposto molte volte.

Abbiamo parlato di:
Gauguin, l’altro mondo
Fabrizio Dori
Tunué, 2018
144 pagine, cartonato, colori – 17,90 €
ISBN: 978-88-6790-297-2

This post was last modified on 30 Maggio 2018 11:24

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Published by
Lorenzo Barberis
Tags: Fabrizio Dori

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