Il dolore della storia e la tragedia del presente: Libia di Mannocchi e Costantini

Il dolore della storia e la tragedia del presente: Libia di Mannocchi e Costantini
Mannocchi e Costantini propongono uno sguardo su un paese dilaniato da guerre e conflitti, vittima di interessi politico-economici e del disinteresse dell’opinione pubblica.

Che cos’è la Libia? Per rispondere potremmo aprire un libro di testo, una pagina di Wikipedia o attingere a quello che abbiamo imparato a scuola. Inizieremmo dicendo che la Libia è un paese del Nord-Africa che si affaccia sul Mar Mediterraneo. È il quarto paese per estensione superficiale dell’intero continente africano e il suo sottosuolo è ricco di petrolio, principale risorsa del territorio. Un paese legato a doppio filo con la storia italiana, ce lo ricordiamo bene dalle interrogazioni di storia: occupato per circa tutti gli anni del ’30 del 900, fino al 1943; questo legame si protrae di fatto sino al presente, con i grandi gruppi petroliferi italiani e l’Eni tra i primi partner economici del paese.

Potremmo anche parlare di eventi più recenti, dei legami di alcuni esponenti di spicco della nostra classe politica con il colonnello Mu’ammar Gheddafi, il cui nome appare più volte in eventi della nostra storia moderna (dalla strage di Ustica al lancio di missili su Lampedusa). E tutti ricordiamo sicuramente la sua caduta, l’intervento militare della Nato che ha portato alla sua deposizione e aperto una stagione di scontri fra tribù, una divisione del paese tra il governo di Tripoli di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello del colonnello Khalifa Belqasim Haftar, proclamatosi Capo di Stato Maggiore della Cirenaica.
Una guerra che si inasprisce proprio in questi giorni tra il 2019 e ilo 2020 e che si lega indissolubilmente con quello che sembra essere il più grande problema del nostro paese e del nostro continente, ovvero quello dell’immigrazione. Accordi bilaterali, porti “sicuri” libici, scafisti, le prigioni nordafricane teatro di indicibili torture: tutte immagini e termini a noi ormai familiari, che ritornano periodicamente a invadere pagine di giornali e schermi televisivi a seconda delle necessità di propaganda politica, o per documentare le tragedie che quotidianamente segnano il mar Mediterraneo.

Una volta terminata questa breve carrellata, ci sentiamo di affermare con una certa sicurezza di sapere cosa sia la Libia. Eppure, a ben vedere, nonostante sia un paese così vicino al nostro, così legato a noi e a tutta l’Europa, nessuno sa veramente cosa sia oggi vivere in Libia, quali siano le quotidiane tragedie di questa nazione e del suo popolo, né da dove si originino le profonde ferite che ne caratterizzano l’attuale condizione.

Ed è proprio qui, dalla ricerca di queste radici, che inizia Libia, il viaggio della giornalista Francesca Mannocchi che prende vita attraverso i disegni di : ad aprire il volume non sono fatti di strettissima attualità, bensì il racconto di un testimone della strage di Abu Salim, struttura di detenzione per prigionieri militari e politici sotto il regime di Gheddafi e che nel 1996 divenne il teatro di una mattanza durata due giorni. Hussein, questo il nome del sopravvissuto, si chiede se quella sia stata la scintilla che lentamente ha portato alla caduta del regime nel 2011, o se sia stata la fine di ogni movimento popolare, mentre osserva senza speranza, con uno sguardo tra l’addolorato e il rassegnato, un paese che dopo la propria “rivoluzione” non si è più ritrovato, che va sempre più in declino.

Partendo da questo episodio, Francesca Mannocchi e Gianluca Costantini ci accompagnano tra le macerie di una nazione senza pace, realizzando un reportage ricco di informazioni; un’opera giornalisticamente ineccepibile, che ci permette di penetrare appieno una realtà che nessuno di noi conosce, svelando in particolare i meccanismi dietro alla macchina della guerra, dei soldi e del potere politico che collegano in maniera subdola e inscindibile questo paese con le potenze occidentali, in particolare europee, e con l’intero Medio Oriente.

I dettagli del racconto di inchiesta di Mannocchi, brava nell’esporre con sintesi e chiarezza i punti salienti dell’attualità libica, sono ripresi e moltiplicati dal tratto sottile e realistico di Costantini, che rappresenta con esattezza e nitidezza luoghi, volti di militari e politici, simboli e stemmi, creando un ricco e completo affresco dell’attualità del paese nordafricano.

Al di là di questo importante lavoro giornalistico, il vero punto di forza di Libia è però tutto in quelle prime pagine, in cui Francesca Mannocchi incontra Hussein per prendere un tè e ascoltare la sua storia, guardando quel volto provato e disilluso. È qui che si trova l’essenza del volume, il viaggio nella quotidianità deturpata, segnata da soprusi e violenza, dove chi ha armi e denaro contante ha il potere, dove ognuno cerca di sopravvivere diventando ingranaggio di un sistema che sfrutta in primo luogo l’essere umano, migrante o meno. Ci vengono così presentati scafisti e membri della guardia costiera libica, famiglie i cui cari hanno sofferto sotto Gheddafi o che soffrono nella nuova situazione politica, emigranti torturati nei centri di detenzione: a ogni passo su questo cammino, le nostre convinzioni (quelle di noi europei) vengono costantemente messe alla prova e ribaltate, mentre gli spauracchi dell’occidente vengono smontati, contestualizzati, reinterpretati alla luce di una realtà ben più complessa.

E in mezzo a questo, emergono il dolore e il dramma di milioni di persone che lottano per un giorno in più di vita su questa terra. Il grande pregio della narrazione di Mannocchi è quello di schierarsi in prima fila, di mettersi alla prova in una situazione terrificante. È il caso, ad esempio, del secondo capitolo del volume e della visita del centro di detenzione di Zawiya: di fronte alla sofferenza di migranti stremati e torturati, la giornalista sembra avere un attimo di cedimento e deve fare appello a tutte le sue forze per scavare nella propria umanità, per non ridurre un essere umano straziato a semplice corpo maleodorante.  O ancora nel capitolo dal titolo eloquente “La dittatura dell’abbondanza”, in cui l’incontro con una madre che attende il figlio impegnato nella battaglia contro Haftar diventa riflessione amara, profonda e spiazzante sull’essenza del totalitarismo e sui suoi strascichi.

Questo intreccio di storie e di persone viene narrato da Costantini attraverso pagine in cui spesso non esistono griglie né divisioni, ma in cui corpi, volti, paesaggi e oggetti si addensano, si compenetrano, si susseguono e interagiscono. L’effetto che si crea è potente e immediato, capace di evocare, prima ancora che di raccontare, il groviglio quotidiano della Libia, le sue contraddizioni e ferite, il suo dolore. Questa tecnica, debitrice dell’insegnamento di Sergio Toppi come dichiarato dallo stesso autore, raggiunge vette di grande intensità nel capitolo dedicato a Wered, migrante eritrea fuggita dal suo paese, una delle storie più lancinanti dell’intero volume.

Costantini, ormai da anni impegnato nel raccontare gli ultimi del nostro mondo, nel mettere in luce i soprusi di governanti corrotti che calpestano i diritti umani grazie alla sua arte fatta di immagini potenti e iconiche, sfrutta un bianco e nero nitido e chiaro per creare immagini che si imprimono indelebili nella mente: i migranti seduti e ben distinguibili di pagina 30 diventano a pagina 46 una distesa di manichini, un “tappeto di uomini” che hanno perso dignità; i migranti anneganti di pagina 93, figure nere stagliate su uno sfondo bianco, impossibili da ignorare; la sagoma di Mohammed, giovane giornalista indipendente che scompare nella nebbia di una densa rassegnazione che attanaglia la Libia contemporanea.

Una sequenza di storie e immagini, di volti e di voci che coinvolgono emotivamente, che abbattono il muro di ignoranza e indifferenza che ci circonda. Perché è di opere come Libia di Francesca Mannocchi e Gianluca Costantini che abbiamo bisogno, bussole che possono guidarci in un mondo fatto di fake news, propaganda politica e di odio sociale e seriale. Opere preziose in tempi difficili, tempi di nebbie fitte che devono essere spazzate via, per un futuro diverso e migliore.

Abbiamo parlato di:
Libia
Francesca Mannocchi, Gianluca Costantini
, ottobre 2019
144 pagine, brossurato, bianco e nero – 18,00 €
ISBN: 9788804705536

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