Il dio vagabondo: odissea nel mito

Il dio vagabondo: odissea nel mito
Oblomov Edizioni pubblica "Il dio vagabondo", graphic novel sceneggiata, disegnata e colorata da Fabrizio Dori. Il satiro Eustis viaggia alla ricerca di redenzione e degli antichi dèi, dimenticati dagli uomini.

La parola greca “eys” appartiene al linguaggio dell’epica e si rintraccia nell’Odissea. Significa “buono”, “valente” e unita al pronome indefinito “tis” dà vita a un sintagma che suona in italiano come “qualcuno buono”. Il gioco etimologico vale la candela se si pensa che Eustis è il nome del multiforme ma ben intenzionato protagonista de Il dio vagabondo, fumetto realizzato da Fabrizio Dori e pubblicato da , un libro interessante e “sfizioso” per antichisti, grecisti e appassionati di mitologia.

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Che si tratti oppure no di un nome parlante, è interessante notare come la persona che lo porta sia un satiro, quindi una creatura mitologica, chiamata a barcamenarsi nella realtà moderna mentre consuma alcol e racconta storie, ma incapace di lasciarsi alle spalle un passato popolato di dèi, semidivinità, eroi e spettri.

Ancora, questo strano senzatetto dotato del dono dell’oracolo intraprende un viaggio che è allo stesso tempo una catarsi e un’aristia, la prova di valore che doveva dare il guerriero acheo dinanzi alla comunità. Nel compiere la propria missione non è solo: lo accompagnano il Professore, dotto conoscitore dei poemi antichi e moderno Odisseo assetato di conoscenza, e il fantasma di un greco cresciuto per diventare un eroe dalla fama immortale, ma estromesso da quella che gli studiosi definiscono la “società della vergogna”, perché impossibilitato a partecipare a una spedizione rovinosa a causa di un mal di denti.

Il lavoro di studio e di ricerca è evidente, perché si passa dalle citazioni dell’Odissea all’enumerazione di personaggi minori quali Thanatos e Hypnos, ai riferimenti al tiaso, il corteo ebbro che segue Dioniso nelle sue parusie, e al grido bacchico “evoè”. Non è una novità per Dori, già bravo a documentarsi sui racconti mitologici tahitiani per realizzare Gauguin, opera edita da Tunué.

Tale dedizione diventa una vera e propria dichiarazione d’intenti tra le pagine de Il dio vagabondo, dove leggiamo: “I miti sono fatti per essere raccontati. Altrimenti il mondo s’immiserisce“. Aggiungiamo un altro tassello e cerchiamo di non farci risucchiare dalla potenza della narrazione: il protagonista incolpa a più riprese il cristianesimo di aver sovrascritto il paganesimo, quindi lancia una vera e propria invettiva contro Gesù, reo di aver rubato il posto alle divinità.

Senza credere che le parole di Eustis corrispondano al pensiero dell’autore, è interessante valutare l’affermazione del personaggio operando un’astrazione.
Gli dèi sono la personificazione dei fenomeni naturali, la razionalizzazione che di essi tentano gli uomini antichi, e i miti sono proprio quelle storie che forniscono alle comunità spiegazioni e insegnamenti. La soppressione e l’oblio di queste testimonianze, nel ricondurre tutto l’itinerario gnoseologico all’unico vero Dio che ha impresso la Sua parola nei Vangeli, comportano l’impoverimento della cultura e dei processi di estroversione e di introspezione a portata dell’umanità.

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Il percorso razionalizzante, nel mondo antico, è tanto esaltante quanto pericoloso e, proprio come il viaggio dell’eroe in generale e del satiro del nostro fumetto, prevede ardue e tracotanti scalate verso la grandezza (i greci parlano di “hybris“) e umili catabasi, le discese negli Inferi. Qui, nel buio, solitamente si trova l’illuminazione, tra gli spettri avviene l’epifania, l’incerto diventa sicuro e la risalita porta con sé una purificazione che è anche un’iniziazione.

Nel racconto di Dori c’è spazio anche per la trasfigurazione della triste realtà quotidiana, in una riscrittura che guarda comunque alla tradizione ancestrale: nell’inoltrarsi in regni stranieri, il trio in cerca di risposte si imbatte negli “invisibili”, coloro che sono stati dannati dal mondo. Non si sono macchiati di tremendi peccati, semplicemente sono diversi e sono stati emarginati. La loro risposta, però, suscita l’emozionata partecipazione del lettore, perché questi reietti hanno saputo organizzarsi in una società del piacere che, ovviamente, prevede anche gli oneri del comando e della responsabilità.

Sempre in termini di riscrittura, è curiosa un’attualizzazione del mito che non dimentica l’origine antica di questa elaborazione culturale: gli dèi classici si recano dallo psicanalista alla ricerca di un senso in un’esistenza che sembra escluderli. Come accennato, furono gli uomini in principio a formulare risposte alle loro domande “psicanalizzando” la natura che li circondava. Questo aspetto mette in luce un’altra caratteristica dell’opera pubblicata da Oblomov Edizioni, ossia la presenza costante di un gioco di rimandi tra passato e presente, tra epica e ordinarietà, tra inclusione ed esclusione dal cosmo altro e segreto che circonda il mondo fenomenico.

Squarciare il velo di Maya non è consentito a tutti, non senza pagarne il prezzo, quantomeno: “La nuda realtà è troppo bella e feroce per voi mortali“, afferma Eustis. In tanti sono stati puniti per la loro curiosità, eppure l’impressione che si ricava dalle vignette è che valga la pena perdere perfino la vita pur di scappare per qualche istante ai vincoli della fisica. Il Professore non è l’unico malato di conoscenza della vicenda: Dori vi inserisce Vincent Van Gogh, reinventato come morto suicida dopo aver visto l’essenza di ciò che esiste.

Proprio dai lavori più celebri del pittore olandese prende ispirazione il fumettista per distribuire i colori nelle proprie tavole e per inserire alcuni soggetti nelle composizioni: I girasoli, Notte stellata, Campo di grano con volo di corvi e La chiesa di Auvers sono solo alcune delle opere distribuite all’interno di una griglia che non si può definire rigida, ma neppure del tutto libera, dal momento che si riscontra una certa predilezione per l’impostazione su tre strisce orizzontali.

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Il simbolismo con cui l’artista ottocentesco caricava i suoi quadri ben si sposa con la forza metaforica de Il dio vagabondo, le linee ondulate che saturano i luoghi senza tempo e i picchiettii del pennello trasmettono una sensazione di dinamismo che contrasta piacevolmente con la compostezza quasi marmorea di alcuni personaggi. “Compostezza”, però, non significa “legnosità” o “ripetitività”, è bene sottolinearlo perché le matite sono dinamiche e mimetiche: ogni personaggio, in base alla sua natura e al ruolo che svolge, gode della propria espressività, sia facciale che corporea. Se le prostitute dell’incipit sono sciatte e annoiate, con le spalle curve e le palpebre calanti, all’opposto Dioniso, Pan e le altre divinità selvagge appaiono nervose e guizzanti.

Van Gogh non è l’unico punto di riferimento per l’autore di Gauguin. Infatti, se la graphic novel edita da Tunué guardava a un unico modello, invece l’avventura del satiro prende in considerazione altri periodi storici e altre correnti artistiche. Oltre a un fugace richiamo alla pop art e a Hokusai, non si può non menzionare il doveroso omaggio alla ceramica greca: per soggetto, composizione e colore sono evidenti i parallelismi con i vasi dipinti, quelli che recavano figure nere di eroi e divinità, impresse su sfondi ocra o rossi. Sempre in termini di tonalità, non sembra errato annoverare anche il rosso pompeiano, affine ancora una volta per i temi ai quali era accostato nei secoli remoti, tra i nessi con la storia dell’arte.

Consapevoli dei nostri limiti in quest’ultimo campo di studi, torniamo brevemente al discorso sul mito. Il dio vagabondo non è un manuale di mitologia né un compendio, si configura piuttosto come un atto d’amore nei confronti di una narrazione tanto affascinante quanto formativa, capace di indagare sia ciò che ci circonda che la nostra identità. È un tributo scritto con delicatezza e immediatezza, privo di didascalismi nei dialoghi e nei concetti espressi anche quando la riflessione prende il sopravvento sull’azione, disegnato con naturalezza, passando dalle espressioni caricaturali del Professore, ai ghigni dei fantasmi e alle pose eteree e altere delle divinità.

Abbiamo parlato di:
Il dio vagabondo
Fabrizio Dori
Oblomov Edizioni, 2018
160 pagine, cartonato, colori – 25,00 €
ISBN: 9788885621640

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