Il blu della depressione secondo Baronciani

Il blu della depressione secondo Baronciani
Bao Publishing ripubblica "Quando tutto diventò blu" di Alessandro Baronciani: un racconto intimo che parla di depressione e rinascita.

In Quando tutto diventò blu, Alessandro Baronciani, autore de La distanza, Le Ragazze dello studio Munari e Negativa, pone al centro del racconto Chiara e il suo viaggio al centro di una dolorosa depressione, nella quale ansia e attacchi di panico si trovano improvvisamente a condizionare la sua vita.
Ma prima ancora del racconto, intenso e calibrato con estrema attenzione, l’opera colpisce per la scelta cromatica che il fumettista pesarese compie, elemento narrativo decisivo quanto la scrittura nell’ambito del racconto.

QUANDO TUTTO DIVENTÒ BLU5Nel volume infatti domina un blu intenso e completamente spogliato da ogni sfumatura.
Il tratto di Baronciani, riconoscibile guardando alle figure umane che pur accennate sono dotate di intensità grazie al lavoro fatto su occhi e inclinazione del viso, è letteralmente scavato nel colore e, anche quando questa opera di estrazione viene accantonata, il blu continua ad essere protagonista, diventando un velo che avvolge i panorami di una veste malinconica.

Questa tecnica, che antepone il colore alla forma, rimane coerente per tutto lo svolgimento del fumetto, a partire dalla scena di apertura nella quale Chiara, durante un’immersione, si trova ad essere sopraffatta dalla claustrofobia imposta dalla risalita dagli abissi.
Didascalie asciutte e disegni in negativo nel blu conferiscono alla sequenza un senso di oppressione che immerge il lettore nell’anima della protagonista, mentre lei è soverchiata dalla vastità marina.
La metafora del mare aperto è funzionale al senso di panico che Baronciani vuole raccontare e lo stacco verso un momento di quotidianità, rappresentato da un ragazzo che interrompe la lettura di un fumetto per chiedere a Chiara lumi su una telefonata appena ricevuta, viene subito identificato come l’ultimo momento prima che sopraggiunga per la protagonista il punto di rottura.

Un lutto improvviso, quello di Marco, un amico conosciuto all’università, e il mondo che si sgretola; il racconto diventa un lungo monologo teatrale nel quale Chiara si trova in scena da sola col suo male di vivere, nel quale il lettore è costretto a vestire i panni del suo interlocutore, ad ascoltarla mentre lei racconta quanto il suo quotidiano sia diventato infernale fino a volersi chiudere in un bozzolo di torpore che spegne ogni rapporto col mondo.

L’intimità che si stabilisce con il lettore consente un racconto pulito da ogni artificio retorico, onesto, persino crudo; un dolore al quale si può solo assistere e che sottolinea non solo la solitudine di Chiara, ma di tutte le persone che si trovano a condividerne la condizione.

La vita di Chiara viene cadenzata da pagine con disegni che raccontano il suo percorso medico, che molto assomiglia al percorso di elaborazione di un lutto teorizzato dalla psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross: negazione, patteggiamento, rabbia, depressione, accettazione.

QUANDO TUTTO DIVENTÒ BLU15In un primo momento, quello della negazione, la ragazza quasi confida che il suo stato di malessere sia legato a un problema meccanico, a cuore o polmoni, un elemento esterno del quale prendere atto senza sentirsi parte attiva del percorso di cura.
Nel capitolo che potrebbe chiamarsi ‘sono il cuore di Chiara’ il racconto apre una finestra sul passato e sul ricordo di un viaggio in auto nel quale la musica ascoltata viene sostituita dal suono della registrazione del battito di un cuore, un momento decisamente suggestivo.

La fragilità della ragazza, le paure, la rabbia vengono consegnare al lettore con l’intimità che solo un diario può avere, un lungo e tormentato percorso che si chiude con la presa di coscienza di dover chiedere aiuto; nessuno si salva da solo, vero, ma la salvezza passa anche attraverso la capacità di volerla davvero.
L’accettazione avvia per la ragazza una lenta risalita nella quale il blu, che per tutto il percorso è stato una presenza invadente, si fa più rado, come rotto da una luce che arriva dall’anima.
Baronciani, come a voler chiudere un ciclo dell’acqua aperto nel prologo, torna alla metafora dell’immersione trasformandola in catarsi della rinascita. Il racconto, che diventa terapeutico anche per il lettore, conferma come l’autore abbia un talento notevole nell’indagare e raccontare stati d’animo.

Il ritorno su un’opera di una decina di anni fa ha permesso un nuovo arrangiamento del lavoro.
L’edizione Bao Publishing ha mantenuto il formato, optando però per la veste più elegante rappresentata dal cartonato, ma le differenze non si limitano a solo alla forma. Da parte sua Baronciani ha potuto riguardare ad alcune scelte nella gestione della pagina dando maggiore visibilità ad alcune vignette e rivedendo l’impatto delle didascalie, usate per i dialoghi, mettendo la scelta cromatica, se possibile, ancora più al centro dell’opera.

Va detto che la revisione ha giovato all’apertura, ancora più claustrofobica, permettendo anche alcune correzioni di errori veniali, mentre la rielaborazione dei dialoghi ha ridotto ulteriormente il confine tra racconto e lettore, reso più intimo.
La cura messa nella revisione e rielaborazione di un’opera del passato racconta molto della raggiunta maturazione dell’artista.
La nuova partitura ha consentito alle ultime tavole di avere un impatto ancora maggiore, confermando le qualità che il volume aveva anche nella sua veste originale.

Un volume che, nel momento in cui lo stato di ansia è collettivo, inevitabile ai tempi del Covid19, permette anche di fermarsi a indagare sul conflitto che ciascuno vive tra paure, ansia e speranze; una lettura faticosa, ma allo stesso tempo necessaria e persino terapeutica.

Abbiamo parlato di
Quando tutto diventò blu
Alessandro Baronciani
Bao Publishing, 2020
128 pagine, cartonato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788832733914

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