“If it’s weird, it works”: Reincarnation Stories

“If it’s weird, it works”: Reincarnation Stories
"Reincarnation Stories" di Kim Deitch, edito da Fantagraphics Books, è un fumetto complesso ma stimolante, un'esplosione di elementi variegati.

Non è per niente sereincarnation covermplice inquadrare ed esprimere un giudizio su Reincarnation Stories, fumetto di Kim Deitch pubblicato in USA da . Almeno, per me non lo è stato. Un approccio che prevedesse la lettura come puro divertimento e passatempo si è rivelato fallimentare appena dopo una ventina di pagine; allora ho deciso di affrontare la sfida in un altro modo, cioè come se mi trovassi di fronte a un manuale o a un oggetto da studiare, idea corroborata dal fatto che in questo suo lavoro del 2019 l’artista, nato nel 1944, sembra allungare uno sguardo retrospettivo sulla propria carriera.

Per cercare – forse invano – definizioni da assegnare a questo volume, si può parlare anche di “fumetti nel fumetto” e di “fumetto sui fumetti”, perché all’interno della cornice diegetica tratteggiata dall’autore sono state inserite pagine tratte da altri racconti a china, ideati da uno o più personaggi interni alla narrazione, e momenti di riflessione relativa al processo creativo che soggiace alla produzione letteraria.
Più in generale, è possibile individuare almeno due livelli di analisi del testo: uno superficiale (nel senso letterale del termine) per cui all’interno del tomo sono raccolte varie storie più o meno collegate tra loro; uno più profondo, che porta a un’indagine sull’immaginazione e la fantasia, senza dimenticare la partecipazione del caso alle azioni umane.

La scoperta del meccanismo di genesi di una trama prende le mosse su una panchina losangelina: a un bambino di quattro anni si accosta un settantenne che lo apostrofa con un nome insolito. Un fatto all’apparenza trascurabile mette in moto una girandola di pensieri e di avvenimenti, che portano il protagonista – lo stesso Kim Deitch – a interrogarsi su passato, presente e futuro, prendendo seriamente in considerazione l’idea della reincarnazione.

Ma allora qual è il problema: perché parlare di Reincarnation Stories, ma anche addirittura leggerlo, è un’operazione complessa? Perché ci si trova praticamente subito di fronte a un bombardamento di immagini, parole e situazioni; perché ogni pagina è densa di elementi che si avvicinano, collidono e si sovrappongono; perché ogni tavola alimenta la mente ma toglie energie, priva del respiro. L’esplosione è tanto fragorosa che mi sono dovuto concedere attimi di pausa tra una sequenza e l’altra.
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Per provare a spiegarmi ricorro alle definizioni in negativo, provo a dire che cosa non è l’opera di Deitch. Non siamo di fronte alla prosa ricercata, talvolta poetica, di Alan Moore né davanti ai viaggi lisergici di Grant Morrison; tutto quello che c’è scritto è scorrevole e intelligibile. Non abbiamo a che fare con associazioni di immagini più istintive che logiche, non è un fumetto di Moebius o di Philippe Druillet. Però sono presenti tante idee bizzarre, mostri con più di cinque occhi e animali antropomorfi.

Tra gli episodi più riusciti cito le avventure di Gesù, Maria Maddalena e Giuda, reinterpretati in chiave piuttosto originale, il viaggio di un cowboy tra gli abitanti di un piccolo paradiso sulla Terra, la particolare nascita di un gatto parlante e il ritrovamento di un robot costruito per elaborare trame. Filo conduttore tra le varie vicende è il concetto di passaggio da un’esistenza all’altra, ma soprattutto l’impostazione delle tavole. Tratteggio e dettagli non mancano mai: se sulla scena ci sono pochi personaggi, allora a compensare sono le architetture; se una porzione del foglio rischia di apparire spoglia, ombreggiature e chiaroscuri si assiepano corrodendo lo spazio bianco fino a renderlo assente tra una vignetta e l’altra. In altri casi, lo iato tra i riquadri è più marcato, ma mai schematico e reiterato per più di qualche pagina.

reincarnation intDeitch non si limita a giocare con la distribuzione dei pannelli – affiancati, inscritti, sovrapposti o ordinati –, ma agisce su tutte le componenti visive, dalle didascalie ai contorni, che possono essere tondi, zigrinati o squadrati. Le caselle di testo assumono a più riprese la forma di frecce per guidare il lettore da un passaggio all’altro, a volte persino con andamento bustrofedico, ossia un procedere a nastro che ricorda i solchi lasciati dall’aratro. Il movimento dello sguardo cattura le espressioni accentuate degli individui, non sempre raffigurati in modo realistico, a differenza del linguaggio del corpo sempre immediatamente intelligibile.

La sperimentazione estetica si accentua nell’appendice, sezione che occupa una quarantina di pagine del volume, nella quale alcuni fatti anticipati nel corpo centrale vengono spiegati e approfonditi, con soluzioni eterogenee: si va dalle splash-page (anche doppie) alle immagini di corredo a lunghi stralci di testo, passando per classiche tavole a fumetti e colonne di prosa fittissima.

Conclusa la lettura del cartonato, del quale fa parte anche una decina di pagine a colori sparati per distinguere dal resto un breve segmento del racconto, mi è rimasta la sensazione di aver portato a termine un’esperienza faticosa ma soddisfacente. Sicuramente non sono stato intrattenuto da Reincarnation Stories; piuttosto ho scoperto un fumetto interessante per l’uso che l’autore fa del medium, ho trovato una narrazione che si pone al confine tra varie etichette – opera underground, mainstream, sperimentale, metanarrativa, psichedelica, espressionista, pseudo-autobiografica – senza metterne in copertina neanche una.

Abbiamo parlato di:
Reincarnation Stories
Kim Deitch
Fantagraphics Books, 2019
260 pagine, cartonato, bianco e nero e colori – 29,99 $
ISBN: 9781683962618

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