Iconoclasta: sagrestani, santi (e santini) di Martinello

Iconoclasta: sagrestani, santi (e santini) di Martinello
Con "Iconoclasta", edito da Star Comics, Paolo Martinello racconta di Laslo, sagrestano idiota e vizioso, alle prese con la salvezza del mondo e dell’aldilà.

Iconoclasta_copChi è un iconoclasta? Il dizionario recita: “Distruttore di immagini sacre” e, in senso figurato, “critico spregiudicato e irriverente di principi e credenze tradizionalmente accettati come indiscutibili”. Con Iconoclasta, suo ultimo fumetto edito da  con l’etichetta Astra declina entrambi i concetti: parte fisicamente dal primo e si addentra psicologicamente nel secondo in un libro giocato sulle antitesi. Iconoclasta è infatti al tempo stesso leggero e profondo, divertente e critico, ironico e drammatico, lineare e stratificato, cinico ed emotivo, prevedibile e imprevedibile. È un dibattito fra iconoclastia e idolatria, meno filosofico e più avventuroso di quanto possano far pensare due termini non proprio di uso comune.

Un uomo incappucciato vandalizza una statua in una chiesa. Su questo incipit si innestano le tragicomiche avventure di Laslo, un sacrestano che si trova, suo malgrado, al centro di una misteriosa profezia e sballottato qua e là in situazioni più o meno grottesche da preti depressi, perpetue inflessibili, nuovi e vecchi santi.

Prima di parlare di Laslo occorre però occuparsi dell’ambientazione della storia, introdotta con un prologo a base di santini. Proprio attraverso le piccole immagini votive dei santi cattolici Martinello presenta una realtà a metà fra ucronia e distopia, nella quale alla schiera di santi cattolici tradizionali se ne sono uniti di nuovi, più moderni e in linea con le esigenze, come ad esempio la protettrice dei videogiocatori e dei cosplayer santa Haruko. Ma nonostante il tentativo di modernizzazione, la gente ha smesso di credere nel potere delle immagini e con la cosiddetta “Purga di Brigliadoro”, le statue presenti nelle chiese vengono coperte, oscurate e non interessano più a nessuno. Fra queste statue c’è una preziosa Madonna nella chiesa di Santa Jennifer, dove Laslo lavora: proprio lui, dopo l’iniziale atto inconoclasta, è chiamato a indagare sul crimine.

Ma Laslo è un sagrestano sui generis: un uomo svogliato e senza fede, vizioso e insofferente che ha un rapporto difficile con don Ardito, il prete di Santa Jennifer che sembra assistere impotente al crollo dei valori in cui crede. Inoltre, il protagonista è tormentato in sogno dai tre degli ultimi nuovi santi eletti dalla chiesa, che cercano il suo aiuto per risolvere una questione di “confini” fra il mondo e l’aldilà. Pur con una personalità in netto contrasto con il ruolo di salvatore del mondo che vogliono affibbiargli, Laslo – che sembra possedere un particolare dono – è costretto a evolvere, ma sempre a modo suo. La psicologia del sagrestano appare inizialmente semplice, basata su bisogni primari come l’ozio e il sesso, ma è destinata a svilupparsi nel corso della storia fino a riconsegnare, nel finale, un protagonista se non profondamente diverso, almeno aperto al cambiamento.

Accanto a Laslo, Martinello sistema un ricco cast di comprimari improbabili e stravaganti, ognuno dei quali si ritaglia un ruolo funzionale all’incedere della storia, con rapporti che continuano a cambiare e a intersecarsi. Oltre ai tre nuovi santi e a don Ardito spiccano ad esempio la perpetua Nadia, depositaria di un sapere ignoto ai più, l’amico Giorgio, affetto da sindrome della morte apparente alcolica, un’anziana fumatrice e alcuni saccenti e insopportabili lupetti (ovvero dei giovani boy scout), impegnati in indagini sui cambiamenti che stanno investendo la chiesa cattolica. Il ruolo di antagonista è affidato a Valdo Brigliadoro, fautore dell’omonima purga delle immagini dei santi.
In un ribollire così denso di personaggi non potevano mancare i vampiri, anche se cristiani e appartenenti a un gruppo di cosplayer che vuole ottenere la canonizzazione da parte della chiesa di Roma. Proprio due di loro, Claudio e Giulia – che attraversano una delicata crisi matrimoniale accentuata dall’interesse di Laslo per la ragazza – hanno un ruolo centrale e intorno a loro ruota un colpo di scena che introduce il finale del libro.

NIconoclasta_tav0el gestire il gran numero di personaggi di Iconoclasta, Martinello riesce nel non semplice compito di mascherare a dovere le componenti archetipiche: i ruoli sono confusi, a volte mischiati ed è difficile, oltre che inutile, cercare di distinguere i buoni dai cattivi.
Anche la trama, che a una primo approccio può apparire lineare anche se caotica, è allestita intorno a una confusione narrativa organizzata, con flashforward non immediatamente riconoscibili e flashback che si inseriscono nella narrazione in tempo presente con Laslo protagonista. La linea narrativa principale sfrutta anche intermezzi dedicati, ad esempio, alla storia dei vampiri cristiani mentre la divisione in capitoli (nove oltre al prologo), agevola la lettura di un fumetto denso di situazioni, contenuti e concetti da assimilare. Il risultato è che certi eventi sembrano manifestarsi in modo quasi casuale intorno al protagonista, ma in realtà compongono via via un intreccio prestabilito che mischia un po’ di realtà, un po’ di sogno e un po’ di follia, fino a un finale a tratti poetico e vagamente “sorridente”.

Le situazioni improbabili, a volte grottesche e surreali, consentono a Martinello di approcciare con leggerezza varie tematiche: dall’evoluzione di fede e fedeli con concetti originali come quello del “vuoto armonico” applicato alla religione alle questioni spirituali, dal sesso alla critica musicale, fino al senso della vita (per certi versi assimilabile proprio al film del 1983 Monty Python – Il senso della vita di Terry Jones).
L’autore riesce anche a dribblare alcuni passaggi che con facilità avrebbero potuto sfociare nel didascalico: ad esempio la necessità di spiegare tecnicamente iconoclasta viene utilizzata come strumento narrativo, con l’ingrato compito di maestrini affidato ai boy scout che devono essere introdotti nella storia. È invece potente e onnipresente la spinta ironica – sempre strutturata per una lettura su più livelli che consente riflessioni sulle nostre abitudini e sulla società – che attraversa tutto Iconoclasta a colpi di assurdità, paradossi, freddure e brevi sequenze puramente comiche: battute sulla compilazione del 730, gag dissacranti come quella che chiude tavola 127 con il discorso di una suora, le supposte di oppio, il Vaticano che spettacolarizza la religione come fosse un carnevale, la sequenza della partita di calcio camminato (che inizia a tavola 53) giocato da invalidi dediti alla vodka e alle ganasce di porco glassate.

Iconoclasta_tavPer Iconoclasta Martinello sceglie una griglia generalmente a tre, quattro o cinque strisce con vignette regolari, nelle quali appaiono particolarmente incisive alcune sequenze, soprattutto nel finale, strutturate intorno all’uso di vignette doppie in sequenza. Il segno tende al realistico e addirittura, in alcune situazioni, lo porta all’estremo, come nella raffigurazione super realistica di Gesù a tavola 181 o in un’evocativa sequenza a pagina 292 (in questo caso, secondo quanto riportato dall’autore nei ringraziamenti finali, con l’aiuto della disegnatrice Arianna Farricella).

Per sottolineare l’atmosfera cupa che pervade il libro risulta fondamentale, nella totale assenza di neri pieni, l’utilizzo dei grigi, che aggiungono volume ai personaggi e profondità agli sfondi. Molto particolareggiate le fisionomie, le posture e soprattutto i volti dei personaggi, mentre i nuovi santi possono vantare presentazioni quasi iconografiche come nel caso di Dolly Ramirez, visualizzata come una specie di valchiria che cavalca un coniglio nell’affresco di una chiesa. Le scene d’azione appaiono dinamiche grazie all’intensità recitativa e alle linee cinetiche. Martinello conferma anche la sua abilità di illustratore in alcune vignette quadruple o, come nel caso di tavola 107, a tutta pagina.

Iconoclasta è un lavoro autentico, slegato da vincoli, in cui l’autore è libero di dare sfogo alla sua personalità e di sviluppare tematiche che evidentemente lo appassionano e lo hanno spinto a porsi una serie di domande. Il ritmo alto, la tensione constante e l’elevato livello dei disegni rendono piacevole la lettura di un libro corposo sia per foliazione sia per contenuti e che richiede, per tornare alle antitesi iniziali, di essere letto tutto d’un fiato e al tempo stesso con calma e concentrazione.

Abbiamo parlato di:
Iconoclasta

Star Comics, 2022
304 pagine, brossurato, bianco e nero – 20,00 €
ISBN: 9788822637840

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