I mille mondi pop di LuFio

I mille mondi pop di LuFio
Bao pubblica il fumetto d'esordio dell’autore genovese Luca Fiore, un affresco fantasy dai colori intensi e con trovate grafiche interessanti.

Nell’approccio a Il Cubo dei mille mondi, fumetto di esordio per Luca Fiore, in arte LuFio, è impossibile non venire travolti dallo spessore dei disegni e dalla vastità cromatica che li accompagnano.
Basta aprirlo, anche distrattamente come si fa in libreria quando si cerca una lettura nuova, per restare colpiti dall’attenta ricerca cromatica: tavole ricche di dettagli e cariche di toni caldi e coinvolgenti che le riempiono completamente, rendendo la lettura un’esperienza di immersione completa.

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Una scelta che eleva le aspettative del viaggio, che diventa una promessa da mantenere.
Il tratto si presenta meno acerbo di quanto sia lecito aspettarsi da un lavoro di esordio. Colpisce come l’autore, per tratteggiare i personaggi, faccia una crasi tra i tratti occidentali e quelli orientali, soprattutto per il modo in cui viene data voce agli occhi, ottenendo così un tratto che identifica con personalità l’autore.
Eventuali imperfezioni del tratto vengono comunque compensate da un uso del colore che sembra quello di un autore esperto. Molte sono ad esempio le tavole in cui domina la monocromia di colori primari, rosso e soprattutto blu: una scelta questa che invece di avere un effetto coprente riesce a ben evidenziare i dettagli, come avviene con la doppia relativa al regno decaduto.
Un’osservazione attenta delle due tavole svela una ricchezza di dettagli sui quali è piacevole soffermarsi e che probabilmente rappresenta il manifesto artistico, e al tempo stesso la misura, del fumettista genovese.

Passando al contenuto del fumetto, Alexander, il protagonista, è un archivista, una persona comune, un invisibile in un mondo omologato nel quale sembra non esistano tratti somatici che distinguano gli individui. Lui è il solo ad avere un viso riconoscibile, o forse è il solo che lui stesso riconosca. Lo incontriamo in una Londra piovosa, non necessariamente contemporanea, più vicina all’immaginario di Tim Burton che al cliché che la vuole perennemente immersa in una nebbia che ne azzera i colori.

LuFio mostra il suo protagonista prigioniero delle ritualità quotidiane, dalla sveglia all’arrivo all’Ufficio pratiche storiche dove svolge un lavoro che tanto lo avvicina al senso di precarietà di tanti suoi coetanei. Un compito impersonale, fatto di pratiche senza fine da evadere: una situazione che viene presentata come se il ragazzo l’accettasse con serena rassegnazione, ma che è invece uno status quo destinato a crollare. La chiamata all’avventura, la svolta che pone Alex sulla soglia del suo viaggio dell’eroe è originale, perché è affidata a una postina che improvvisamente si distingue in un mondo di maschere. Il pacco contiene un cubo di legno, un passaporto verso un mondo di follia, la tana del Bianconiglio, la pillola rossa che svela all’eletto un mondo più vasto di quello in cui è confinato e che dà il via alle avventure del protagonista. L’autore, nel cambio di scena mostra forse l’elemento di maggiore interesse di un’opera che racchiude il suo sense of wonder nella dettagliata costruzione di mondi.

Alazashea, il mondo nel quale Alex viene precipitato, presenta paesaggi e personaggi variegati per i quali LuFio pesca a piene mani dalla cultura pop, ma non solo: molte sono le immagini mutuate dall’iconografia esoterica, su tutte la rappresentazione della Setta degli Occhi, ma anche dalla cultura nipponica, con villains che vestono armature che ricordano gli Oni giapponesi, i demoni del Sol Levante, passando per le speeder bike di Star Wars; tutti elementi elaborati in modo coerente e personale, ai quali non manca persino la più citata delle battute da Gomorra, il “ci pigliamo tutto quello che è nostro” che racconta tanto di chi del personaggio che pronuncia la frase.
L’insieme degli elementi, tanto quelli che Lufio pesca dalla cultura pop quanto quelli originali, assieme a una mappa dettagliata, consegna a chi legge un mondo complesso e strutturato, nel pieno rispetto delle regole che un’ambientazione fantasy pretende; un genere che per essere leggibile deve essere credibile. Alazashea esiste così tanto nella mente di LuFio quanto in quella del lettore che ci si ritrova immerso.

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In questo nuovo mondo nel quale Alex, alieno ed estraneo come nel in quello di origine, è persino osteggiato invece che semplicemente ignorato: passa da un censimento surreale a una prigione dove incontra Ellie, che diventa la sua compagna di viaggio e protettrice lungo il suo cammino iniziatico. Ogni passaggio, trattato come il muro di un videogioco a scorrimento, aggiunge tasselli alla storia del protagonista e lo avvicina sempre più al suo destino, indissolubilmente legato al Cubo. Alex, come l’Alice di Llewis Carrol, si trova in un mondo che si sforza di riconoscere, dal quale vuole fuggire e che non sarà più lo stesso dopo le sue scelte.

Alcune intuizioni di LuFio sono interessanti, come ad esempio il regno dell’acqua, nel quale per la prima volta viene svelato il potenziale del Cubo: questo episodio ha una struttura narrativa intensa e ha il merito di portare la tensione della lettura a un livello che viene mantenuto fino all’epilogo.

In un contesto di racconto organico la sola occasione persa, ma per la quale va tenuto conto che comunque di esordio si tratta, è il non aver caratterizzato nel dettaglio i comprimari. Quello della cura dei personaggi è un lavoro che viene fatto piuttosto bene con la famiglia di Ellie, un contesto in cui lo stesso Alex si ritrova finalmente, per la prima volta, a suo agio.
La cura dei comprimari avrebbe dato maggiore struttura all’opera. L’autore sceglie consciamente di privilegiare il racconto illuminando, in coerenza col taglio dato nel prologo, solo le persone che in qualche modo coinvolgono il suo protagonista, per non diluire il pathos del racconto.
Sotto questo punto di vista è affascinante la costruzione del rapporto con Ellie, che rappresenta il fulcro attorno al quale costruire tutte le scelte del personaggio.

Tutto questo rende l’esordio del fumettista genovese un’esperienza piacevole, un’opera dalla bella costruzione grafica e narrativa. Un racconto che è facile ritenere il primo atto di cronache di un mondo che fatica a essere contenuto in un solo volume e che spinge a chiedersi non se, bensì quando arriveranno i prossimi racconti dal mondo che ha costruito.

Abbiamo parlato di
Il Cubo dei mille mondi
LuFio
, 2020
298 pagine, cartonato, colori – 20,00 €
ISBN: 9788832734096

 

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