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I Bonelli: l’Audace avventura del fumetto italiano

I Bonelli: l’Audace avventura del fumetto italiano
Sergio Bonelli Editore: tre generazioni per quasi ottant'anni di vita editoriale riassunti in un volume che affronta cronologicamente la storia della principale casa editrice italiana del fumetto, fra privato e pubblico.

Si presenta con la forza di numeri importanti il volume celebrativo I Bonelli, che la ha presentato a Lucca Comics & Games 2017 per raccontare i suoi quasi ottant’anni di vita editoriale: il riferimento, naturalmente, è sia alla mole di pagine racchiuse dalla rilegatura rigida del libro (circa 450), sia alla quantità di materiale prodotto nel tempo, che il lavoro di Gianni Bono cerca di restituire e ricostruire attraverso un’informata cronologia dei fatti.

Da questo punto di vista, I Bonelli è già un testo di riferimento per la documentazione e le cifre che snocciola in ogni pagina, sorrette da un ricchissimo apparato iconografico a colori con cui meglio orientarsi nelle epoche e nella cavalcata di storie e avventure. Una storia lineare degli eventi che intrecciano privato e pubblico, dunque: la vita degli editori, i Bonelli appunto, e gli albi usciti dalle tipografie, tra cambi di denominazione sociale, formato e tipologia d’avventura, bianco e nero e colore. Il tutto senza dimenticare il corollario, ovvero i fatti della società italiana che nel frattempo cambiava, influenzando così le storie e i comportamenti editoriali.

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I dodici capitoli (cui si aggiunge un’appendice di materiali d’epoca) partono quindi dal 1928, anno di nascita del patriarca Gianluigi Bonelli, raccontando i suoi esordi presso il Corriere dei Piccoli e la Casa Editoriale Vecchi, “un editore all’avanguardia”, “che accontenta i genitori e i nonni con le più disparate dispense e, dal 1932, anche i figli e i nipoti con coloratissimi giornali a fumetti”. Proprio Vecchi pubblica il periodo L’Audace, destinato poi a essere rilevato dallo stesso Bonelli. Tra rimaneggiamenti di fumetti americani, storie autoctone e racconti, si inizia a dare forma a un mestiere e a una famiglia, grazie alla relazione con Tea Bertasi, che diventerà poi il primo tassello delle generazioni di editori bonelliani.

Il secondo capitolo racconta così l’impresa de L’Audace a guida Bonelli, rilevato “per settemila lire” (l’esordio nella nuova veste avviene con il numero 331) e trasformato da giornale in albo, con Gianluigi che “si occupa della scrittura dei testi e dei rapporti con i disegnatori, [mentre] la moglie Tea tiene le fila della contabilità”. Sono gli anni di Furio Almirante, l’Uomo dal Pugno d’Acciaio, quelli in cui si inizia a delineare anche il rapporto di complicità e fidelizzazione del pubblico, attraverso editoriali, campagne di tesseramento e la posta di “Radio Audace”.
Spazi curati dallo stesso Bonelli, che abbatte la distanza fra editore e lettori grazie all’arma dell’ironia e della divertita presa in giro del mestiere suo e dei colleghi – e a volte il dibattito è reso più scoppiettante grazie a lettere inventate ad hoc dalla redazione stessa. Si noti come, in questi frangenti, Bonelli stesso inviti anche i lettori a sottoporre soggetti e idee per nuove storie, regalandoci un esempio di intraprendenza e modernità.

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Iniziano a delinearsi pure i contrasti con le autorità, in questo caso del MinCulPop fascista, che chiede a Bonelli di uniformarsi alle “necessità generali della stampa giovanile”. Quello del contrasto con le autorità e i vari comitati di controllo è una costante che il libro ripropone ciclicamente, segno di un rapporto difficile in tutte le epoche e che porterà anche a severe autocensure e modifiche sugli albi, una pagina controversa su cui il libro non tace, contestualizzandola alle esigenze dei vari momenti.
Il lavoro negli anni Quaranta diventa così un piccolo compendio di problematiche e strategie che poi ritroveremo in varie forme nel corso del tempo, quasi a ribadire l’ideale continuità che, stante le differenze nella guida tra Bonelli padre, figlio e nipote, vuole comunque lasciar trasparire un metodo dove si costruisce sempre tenendo presente la lezione del passato.

Superata la guerra si passa così alla ricostruzione editoriale (capitolo 3, dal 1945 al 1948), le nuove esperienze e scelte di vita (capitolo 4), descrivendo un percorso che, in nuce, già lascia intravedere la nascita di Tex Willer. La “trilogia” di capitoli della ricostruzione si completa con il quinto, che racconta l’arrivo in redazione di e, appunto, la nascita della Collana del Tex nel formato a striscia. Naturalmente, la consecutio imposta dall’approccio cronologico, spinge a non dimenticare anche tutte le altre testate del periodo, da Mani in alto!, di Roy D’Amy/Rinaldo Dami a L’Uomo Ombra di Lino Jeva, a Plutos, disegnato da Leone Cimpellin.

Con il sesto capitolo, Mammina, (non) me lo compri? (1950-55), tornano in auge le crociate moraliste contro i fumetti cui si accennava già in precedenza: il tema è affrontato sia dal versante pubblico, sia da quello interno. Da un lato, quindi si analizzano i comportamenti del mercato nel suo complesso e il dibattito intellettuale sorto attorno al problema. Dall’altro si sottolinea la diversificazione bonelliana, che cercava di portare l’offerta su binari anche più vicini alla sensibilità di un pubblico giovane: ecco quindi le avventure del figlio di Tex o le collane di fiabe, con il Pinocchio di Galleppini. L’indicatore della stampa periodica che dal 1954 classifica le testate a fumetti, in ogni caso, inserisce, fra le altre, la bonelliana Collana Zenit tra la “stampa esclusa” – e tanto per far capire il tono, il Corriere dei Piccoli e Tiramolla finiscono tra quella “che esige cautela”. La lotta con i censori non impedisce, comunque, alle testate bonelliane di iniziare ad affacciarsi al mercato estero.

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Autocensura su un albo Bonelli

Nel settimo capitolo arrivano gli anni 1956-65 e la svolta: Tex diventa Gigante, nasce il formato bonelliano e subentra alla madre Tea. Curiosamente, però, questo importante passaggio di consegne è trattato in maniera telegrafica: “A partire dal n. 4 [di Hondo], “Agguato nella foresta”, datato 21 giugno 1957, la direzione passa da Tea a Sergio Bonelli”. Strano che non si sia voluta approfondire questa scelta, considerata l’enorme conseguenza che ha sulla casa editrice come oggi la conosciamo. A Sergio Bonelli si preferisce l’ascesa di Guido Nolitta, cui è dedicato più spazio, con la creazione di Zagor. Nascono nel frattempo le edizioni Araldo.

Il resto è storia di un editore che procede spedito tra “tante etichette” (capitolo otto, 1961-1976, dove si affronta nel dettaglio il tema delle autocensure), l’approdo alla contemporaneità con la nascita di Mister No e Martin Mystère, senza dimenticare l’antieroismo di Ken Parker (capitolo nove, dal 1975 al 1986) e il fenomeno Dylan Dog (capitolo dieci, 1985-1994) che offre una spinta inarrestabile a quella che ormai è diventata la Sergio Bonelli Editore. Arriviamo così al presente, con il capitolo 11 (dal 1995 al 2010) e soprattutto il 12, La Bonelli oltre il fumetto, in cui si riassumono le scelte della terza generazione, incarnata da Davide Bonelli dopo la scomparsa di Sergio: un capitolo naturalmente più interlocutorio, nonostante i toni molto fiduciosi, perché gli effetti sono ancora in fase di sviluppo e valutazione.

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Iniziative bonelliane negli anni, dal merchandising legato a Tex al cinema con il Dylan Dog Horror Fest

Naturalmente, è molto facile che di fronte a una tale mole di informazioni, il lettore rischi di avere difficoltà a orientarsi o avverta la sensazione di un lavoro freddamente compilativo: risulta utile in questo caso la tabella finale con l’elenco delle pubblicazioni prodotte nel tempo. Per il resto il libro, pur nella completezza delle fonti, non va considerato in ogni caso esaustivo della saggistica in materia bonelliana, dato il taglio eminentemente storicistico: bene affiancarlo perciò a testi più critico-analitici che possano contribuire a contestualizzare ulteriormente le varie tappe del percorso grazie ad analisi più focalizzate sui temi, i filoni e le autorialità che la Bonelli ha messo in campo nei decenni. Il libro in tal senso è privo di un’appendice bibliografica, ma molti volumi sono comunque citati nel corso della trattazione, e possono costituire un valido riferimento per chi fosse in cerca di alternative.

Nel complesso, I Bonelli rimane quindi un buon lavoro, anche più sincero di quanto ci si aspetterebbe considerata la prospettiva “di parte”, oltre che entusiasmante da sfogliare per la ricchezza degli apparati e dei “fogli di carta”, come sono definiti con modestia nell’appendice. D’altra parte, tanto per restare ai numeri, basta il prezzo altrettanto importante per collocarlo dichiaratamente tra i volumi di fascia alta.

Abbiamo parlato di:
I Bonelli – Una famiglia, molte avventure
Gianni Bono
Sergio Bonelli Editore, 2017
448 pagine – 59,00 €
ISBN: 9788869612244

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