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House of shells: il fan-movie su Dylan Dog di Andrea Cavaletto

House of shells: il fan-movie su Dylan Dog di Andrea Cavaletto
Abbiamo avuto l'occasione di visionare in anteprima il cortometraggio "House of shells", fan-movie dedicato a Dylan Dog e condividiamo con voi alcuni pensieri su esso.

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house-of-shells-locandina_Recensioni Presentato in anteprima sabato 1° novembre alle ore 18.00 nell’ambito di Lucca Comics & Games 2014, House of shells (La casa delle conchiglie) è un cortometraggio fan-movie dedicato a , della durata di circa 20 minuti. Nonostante la dicitura “fan-movie” c’è il coinvolgimento di autori di casa Bonelli come e . Cavaletto ha sceneggiato e co-prodotto mentre Pasquale Ruju ha prestato la sua voce in un ruolo che non vi sveliamo per non anticiparvi troppo della trama. Il cortometraggio è interpretato da Stefano Cassetti (Dylan Dog) e Veronica Gentili (Vivien) e diretto da Domiziano Cristopharo (anche lui co-produttore). Per ora viene presentato in inglese con sottotitoli italiani, in seguito verrà deciso se presentarlo anche doppiato in italiano.

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Partiamo subito dalla nota negativa. Il protagonista, pur essendo attore professionista con un certo curriculum e una certa aderenza fisica al ruolo, proprio non funziona. La sua interpretazione appare quasi svogliata, priva di partecipazione emotiva e dell’autoironia che caratterizza la controparte a fumetti. L’attrice sua partner non brilla certo per espressività, ma quanto meno dimostra maggior impegno, oltre a rispondere perfettamente al canone estetico della “bella di turno” dylandoghiana.
Notevole è invece l’interpretazione vocale di Ruju, forse scimmiottante un po’ troppo il Vincent Price di Thiller (il celebre videoclip diretto da John Landis), ma efficacissima e suggestiva.

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Ma il cortometraggio ha anche diverse altre qualità. Regia e fotografia sono di buona fattura, con un bianconero d’atmosfera estremamente adeguato e la giusta alternanza di primi piani con campi lunghi. La camera segue i protagonisti, variando dal classico “montaggio invisibile” hollywoodiano a dettagli da cinema francese d’autore. La sceneggiatura funziona, anche se la scelta di pigiare l’acceleratore solo alla fine con un violento (letteralmente) cambio di ritmo, forse non è molto azzeccata perché penalizza i primi minuti con una lentezza che rischia di sfociare nella noia. Felice la scelta di usare il famoso “Trillo del diavolo”, naturalmente eseguito al clarinetto come colonna sonora principale.

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Una nota curiosa: c’è una simpatica citazione cinematografica che molti riconosceranno (Klaatu Barada Nikto), esposta in modo ironico – e qui i dialoghi sono particolarmente riusciti – per prendere un po’ in giro la bella Vivien, che di cinema evidentemente non sembra abbia una gran conoscenza.

In definitiva, La casa delle conchiglie è un prodotto professionale, che manifesta molto amore per il personaggio, e riesce a riprodurre almeno in parte le atmosfere di Dylan Dog, però senza centrare del tutto il bersaglio per i limiti sopra esposti.

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