Hellions, ovvero la sporca semi-dozzina di Sinistro

Hellions, ovvero la sporca semi-dozzina di Sinistro
Zeb Wells sfrutta le meccaniche di Krakoa per una serie ricca di spunti, che mette in evidenza i limiti delle istituzioni mutanti.
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Krakoa è un’oligarchia paternalistica guidata da dilettanti. Gillen ne ridicolizza il sistema di cooptazione al potere in Immortal X-Men #1, ma di fatto ogni serie della gestione Hickman collaterale a HoxPox/Inferno nasce dall’analisi e amplificazione di una stortura della nazione mutante. Krakoa è uno Stato-fai-da-te, nel quale la divisione dei poteri è qualcosa di ben più ignoto ed esoterico delle alchimie desossiribonucleiche di Nathaniel “Sinistro” Essex, e che per la propria struttura istituzionale si ispira a un modello di consiglio di amministrazione militarizzato, vale a dire a quello di una tipica organizzazione criminale di stampo mafioso. L’organo plenipotenziario è composto da dodici campioni di paranoia e cospirazione, divisi in bande e ognuno con un’agenda segreta: per ciascuno di essi, Krakoa, la sua potenza e i suoi abitanti sono strumento per realizzare i propri disegni.

Alla fine, la caratteristica strutturale fondamentale della gestione Hickman sta esattamente nella mancata ricapitolazione di tutte queste trame in una visione generale: la frammentazione e inconcludenza narrativa mettono in scena i loro corrispondenti etici, politici e istituzionali della comunità mutante, raccontata nella sua fase embrionale, politicamente inconsapevole e ancora tenuta insieme da un ideale unitario basato sulla appartenenza alla stessa specie vivente. D’altra parte, dobbiamo sempre ricordare che per i mutanti la sopravvivenza (bisogno primario quanto altri mai) è un obiettivo non scontato e la memoria di Genosha è sempre lì a ricordarlo. In questo scenario, molte X-serie si nutrono della ricerca di identità: lontani dalla consapevolezza politica, gran parte dei mutanti si dedicano a cercare sé stessi, in un percorso nel quale la morte è diventata un’opportunità di reset. Sempre se il Concilio approva, naturalmente.

Nel caleidoscopio di X-serie, Hellions – firmata da (testi), (disegni), (colori) e Ariana Maher (lettering) e composta da diciotto uscite, articolate in una serie di missioni – si caratterizza per l’attenzione verso un gruppo di personaggi problematici, gestita con un trattamento che varia con leggerezza i toni dal comico al drammatico, sempre facendo leva sui meccanismi politico-istituzionali di Krakoa.

L’opera

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Fig. 1. , , , Ariana Maher, Hellions #2, p. 23, , .

“Hellions” è uno dei tanti gruppi formati dalla comunità mutante di Krakoa; a farne parte, una galleria di personaggi instabili, poco affidabili e dalla connotazione morale ambigua: Havoc, Orphan Maker, Nanny, Wild Child, Empath e Greycrow. Li ha messi insieme Nathaniel “Sinistro” Essex, che intende sfruttarli per la propria agenda privata di ricerca di geni mutanti.  Il Concilio affida la responsabilità di guidare e controllare sul campo questa sporca mezza dozzina a Psylocke/Kwannon.

Le missioni innescano una serie di crisi nei membri della squadra, che culmina nello scioglimento degli Hellions e in un nuovo status per ciascun personaggio, mentre i piani di Sinistro restano ignoti al Concilio. Fra i risultati delle loro missioni, l’accoglienza di Madelyne Pryor in Krakoa sembra quello più foriero di ulteriori problemi (quindi avventure) per la comunità mutante.

Fra le tante testate che hanno animato la gestione Hickman degli X-Men, Hellions si è ritagliata uno spazio particolare: partita come una serie minore, si è guadagnata molte simpatie, grazie al trattamento dei personaggi e delle loro relazioni, a un ritmo sostenuto che guida la lettura di avventura in avventura, mantenendo sempre alta la tensione grazie a una fitta sequenza di colpi di scena. In generale, per tutta la serie vale quanto scritto a suo tempo da Emilio Cirri e Federico Beghin sui primi episodi: il tono del racconto resta sempre sopra le righe senza mai scadere nel parodistico e l’iniziale percezione di “Sucide Squad mutante” è rapidamente superata grazie alla caratterizzazione dei protagonisti e delle loro vicende.

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Fig. 2. Zeb Wells, Stephen Segovia, David Curiel, Ariana Maher, Hellions #5, p. 18, , Panini Comics

A questo, aggiungiamo che la narrazione sfrutta in maniera molto efficace la meccanica di morte/rigenerazione attiva in Krakoa, fa leva sulla continuity degli X-Men per alcuni passaggi – si pensi al rapporto fra Madelyne Pryor e Havoc, altrimenti incomprensibile, ma anche, in misura minore, alla figura di Cameron Hodge -, patisce alcuni sbandamenti (la missione contro il villain Arcade, con la gratuità del suo comportamento) e risolve le situazioni dei personaggi nel finale della serie in maniera rapida, se non frettolosa, ma coerente con il racconto.

Se le trame di Sinistro sono un elemento destinato a ulteriore sfruttamento, la successione di missioni è vivificata dall’evoluzione dei rapporti dei personaggi. Le loro dinamiche restano sempre elementari, ma guadagnano intensità dal confronto con problemi fondamentali per la rispettiva identità e considerazione di sé. Ognuno di essi attraversa una crisi: il ritorno di Madelyne Pryor (Havoc), la scoperta di una nuova forma di vita da accudire (Nanny), la perdita del proprio riferimento (Orphan Maker), la possibilità di essere “normale” (Wild Child), il bisogno degli altri (Empath), il tradimento per salvare la propria figlia (Kwannon) e l’amore (Greycrow). Parliamo di crisi perché queste situazioni mettono in tensione i valori sui quali ciascun personaggio basa la propria visione di sé e del proprio ruolo nella comunità: la conclusione della vicenda non coincide con il conseguimento di una stabilità, quanto con quello di una consapevolezza. Rispetto al regime di Krakoa, inoltre, lo scioglimento degli Hellions mette in evidenza i limiti che abbiamo espresso all’inizio di questo pezzo, che, nell’amministrazione della giustizia, sceglie l’aderenza a un protocollo e rifiuta l’analisi del caso in oggetto, riducendosi quindi a mero meccanismo procedurale, come se Krakoa fosse una macchina della quale ogni membro è un ingranaggio.

Fig. 3. Zeb Wells, Stephen Segovia, David Curiel, Ariana Maher, Hellions #16, p. 5, Marvel Comics, Panini Comics.

La differenza fra gli Hellions e i membri, per così dire, dell’alta società krakoana è resa alla perfezione attraverso un’immagine della tavola 5 dell’episodio 16 (Fig. 3): nelle prime quattro tavole abbiamo una panoramica dell’effetto dell’ennesima crisi di Havoc e, nel caos, Nanny sta per tagliare la gola a Sinistro. Ecco che in quel momento compare una squadra di recupero, guidata da Ciclope: li vediamo in pose statuarie, tutti belli, prestanti e puliti; i loro sguardi sono sicuri, se non arroganti, come mai lo è stato né lo sarà lo sguardo di un Hellion.

Loro sono la rappresentazione del Potere di Krakoa, così che gli Hellions diventano immediatamente, per contrasto, quella degli emarginati. Questa scena ci offre anche esempi dell’importanza degli sguardi: in tavola 3 abbiamo una delle più efficaci rappresentazioni di disorientamento: Kwannon inginocchiata con Wild Child appoggiato sulle sue gambe, i loro sguardi perduti nel vuoto, come in una Pietà disperata; nelle successive, i volti di Empath, Greycrow, Sinistro, e anche quello di Nanny, sono i punti focali delle vignette ed esprimono le emozioni che ognuno di loro sta vivendo. Poche tavole dopo, il volto di Emma a colloquio con Havoc dichiara un travaglio interiore che appare sincero – e forse lo è, nonostante il lettore sappia benissimo che quello che sta avvenendo è uno snodo dei piani privati della Regina Bianca.

Esperienza di lettura

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Fig. 4. Zeb Wells, Stephen Segovia, David Curiel, Ariana Maher, Hellions #10, p. 4, Marvel Comics, Panini Comics.

Tutto il gusto della lettura di Hellions è nel seguire le vicende dei protagonisti: ognuno con un fardello che agisce da motore delle sue azioni e fonte delle sue sofferenze. Per quanto tutto scorra ad alta velocità, l’intreccio fa emergere in maniera naturale il travaglio di ciascuno e questa naturalezza fa ampiamente aggio sulla stereotipia o ricorrenza di molte situazioni e sull’enfasi mimica, amplificata dalla messa in scena e dall’interpretazione dei personaggi, laddove, in particolare, la sessualizzazione di quelli femminili – sempre resi come pin up: Madelyne Pryor in primis, Kwannon come presenza costante, l’assistente di Arcade come caso al limite del gratuito (Fig. 4) – defocalizza la tensione e toglie intensità emotiva in cambio di una solleticazione voyeuristica, così come in generale le ricorrenti pose “action figure”, peraltro un luogo tipico del supereroico.

Alla fine, Hellions lascia un soddisfacente retrogusto amaro, perché non si risolve in una situazione pacificata: i personaggi, ai quali ci siamo affezionati per la naturalezza delle loro pene, non escono banalmente vittoriosi o migliori o riscattati. Sono ancora alla ricerca di sé e il loro rapporto con la comunità non è sanato. Certo, Wild Child ora accetta di prendere le sue medicine, ma è un finale malinconico, visto che, nel corso delle missioni, aveva guadagnato una condizione ben superiore. Il suo trattamento è anche esemplare della leggerezza della narrazione: siamo di fronte a un caso che richiama il famoso Fiori per Algernon di Daniel Keyes, ma Wells delinea la parabola del mutante con tratti rapidi, mantenendo sempre la coralità della vicenda.

A dirla tutta, i protagonisti non hanno nemmeno maturato una coscienza “politica” e restano prigionieri del proprio sguardo concentrato su sé stessi; d’altra parte, la capacità di Hellions di mettere in scena il cinismo manipolatorio del Concilio, di farci affezionare a tutti i membri del gruppo (anche Empath) dichiara che su questo fronte la scrittura di Wells ha evitato il didascalismo.
Se ogni membro si confronta con una propria nemesi, ad accomunarli e a caratterizzarli è il fatto che sono manipolati: sono cioè un elemento debole nello scenario ed è probabilmente questa loro minorità che ce li avvicina: lontani dall’epica, con gli Hellions viviamo costantemente immersi in un’atmosfera che mescola grottesco e patetico, action e tensione emotiva profonda, divergenza nei tanti spunti che vengono da ogni missione e focalizzazione sui personaggi, che restano sempre il motore della narrazione.

Nota sull’edizione in volume: sia quella in brossurati, sia quella in volume unico non contengono gli episodi #5-6, tie-in di X of Sword (Fig. 2) e raccolti nel volume dedicato al crossover, un peccato, visto che raccontano una missione in puro stile Sinistro/Hellions e sono inseriti senza soluzione di continuità nella vicenda generale.

Abbiamo parlato di:
Hellions voll. 1-3
Zeb Wells, Stephen Segovia, David Curiel, Ariana Maher
Traduzione di
Panini Comics, 2021 – 2022
135 pagine, brossurato, colore – 13,00, 16,00, 16,00 €
ISBN: 9788891282002, 9788828705611, 9788828711339

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