L’Hellboy cinematografico di Neil Marshall: vorrei, ma non posso

L’Hellboy cinematografico di Neil Marshall: vorrei, ma non posso
La nuova incarnazione cinematografica del personaggio creato da Mike Mignola è minata da diversi difetti che ne limitano (di molto) la riuscita.

 Hellboy_01_Recensioni , diretto da  (The Descent, Doomsday) è il reboot della serie omonima portata sul grande schermo da Guillermo Del Toro nel 2004 e nel 2008, con il seguito The golden army, che già aveva narrato, anche piuttosto efficacemente, le origini del supereroe demoniaco creato da .

Nella scelta della trama, gli sceneggiatori Mike Mignola, Christopher Golden e Andrew Cosby (unico accreditato) hanno deciso di puntare come filo conduttore sul ciclo de La caccia selvaggia, uno storyarc del 2008 di Mike Mignola/Duncan Fegredo, che narra della Regina di sangue Nimue, che riemerge dal passato per cercare la sua vendetta contro l’umanità.

Pur tenendo conto dei difetti che vedremo, tecnicamente parlando la struttura del film, almeno inizialmente, non è pessima. Gli spiegoni sono accettabili e il protagonista viene presentato abbastanza coerentemente, così come i tre comprimariprincipali (Trevor Bruttenholm, Alice Monaghan e Ben Daimio).
A metà del secondo atto, però, la narrazione subisce un’accelerazione non giustificata, che indebolisce la struttura narrativa: le scelte del protagonista diventano incoerenti, se non addirittura forzate, così che la sua caratterizzazione si smarrisce.

Ma è tutto il film che a un certo punto prende una piega inspiegabilmente velocissima, comprimendo in pochi secondi di girato informazioni e situazioni che avrebbero meritato ben altro spazio. Si tratta di un vero spreco, anche in considerazione dello scarso approfondimento operato sui villain Nimue e Gruagach, suo scudiero, che ricevono un pessimo trattamento in sede di scrittura. Al contempo, vengono privilegiati contesti e personaggi che nell’economia della storia non hanno alcun impatto, come la sequenza iniziale del luchador e il personaggio di Baba Yaga.

Hellboy_02_Recensioni Purtroppo anche la natura intrinsecamente in bilico di Hellboy, creatura demoniaca schierata tra le forze del bene, emerge in maniera del tutto sciatta. La sommaria liquidazione di una caratteristica fondante e così profonda del personaggio, è forse il peccato più grave commesso dagli autori.
A livello di atmosfera, c’è poco di cupo e gotico nella pellicola, dominata anzi da una violenza molto pulp, financo splatter, non in linea con lo spirito tipico del fumetto.

Guardando poi alla realizzazione tecnica, è impossibile non citare un utilizzo della CGI a tratti imbarazzante. Seppure la regia di Neil Marshall non sfiguri, regalando anzi almeno un paio di sequenze davvero degne di nota, purtroppo la resa degli effetti speciali si rivela del tutto insoddisfacente, svilendo le scene, ben costruite e realizzate tramite l’esecuzione di eleganti movimenti di macchina, e depotenziandone infine la valenza.
Per via di questa discrasia tra regia e realizzazione degli effetti speciali, ai titoli di coda lo spettatore rimane con la curiosità di come sarebbe potuta essere questa pellicola, se solo la realizzazione tecnica fosse stata quantomeno al passo coi tempi. A riguardo, c’è un dato che può essere esemplificativo: il primo Hellboy di Del Toro, un film di quindici anni fa, ebbe un budget più alto di questo reboot.

In fin dei conti, non si tratta di un film pessimo. Chiudendo un occhio (entrambi, a volte), la messa in scena risulta comunque abbastanza godibile, si coglie un certo tipo di ironia tipica del “rosso” e le prove attoriali riescono a volte nell’arduo compito di sostenere la trama zoppicante. David Harbour (Hellboy), Daniel Dae Kim (Ben Daimio) e Sasha Lane (Alice Monaghan) sono tre ottime scelte anche in vista di eventuali sequel, come lasciano presagire il finale (un bel piano sequenza sulle note di Kickstart my heart dei Mötley Crue) e l’immancabile scena ai titoli di coda.

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Rimane però la sensazione che i difetti del film annacquino del tutto il risultato finale: paradossalmente, nonostante il coinvolgimento diretto di Mignola, la pellicola non sembra sia riuscita a cogliere appieno lo spirito del personaggio, fallendo là dove Guillermo Del Toro fece invece centro, riuscendo a rispettare il personaggio pur non facendo mancare la sua impronta autoriale.

Se non altro, questa incarnazione di Hellboy può essere una riprova dell’unicità della nona arte: non basta “muovere” le immagini statiche affinché un buon fumetto si trasformi automaticamente in buon cinema.

Abbiamo parlato di:
Hellboy
Sceneggiatura di Andrew Cosby
Regia di Neil Marshall
Interpreti: David Harbour, Milla Jovovich, Ian McShane, Sasha Lane, Daniel Dae Kim
Durata: 120 minuti

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