
II principale illustratore di Airboy (che dal 1945 si approprio’ della testata, restandone la star fino al 1953) fu Fred Kida, ma lo visualizzarono anche Dan Barry, Arthur Peddy, Ernie Schroeder e Tony Di Preta. Tra gli altri eroi volanti di Air Fighters Comics ricordiamo Iran Ace (di Fred Kida), The Sky Wolf (di Mort Leav, Bob Fujitani) e la sinuosa Black Angel (di John Cassone). Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il genere bellico subì un naturale calo di interesse, riacquistando poi nuova popolarità con l’avvento della guerra di Corea, nell’estate del 1950. Fino al termine del conflitto asiatico, nel 1953, gli editori di comic books misero complessivamente sul mercato un centinaio di titoli diversi, la maggior parte dei quali presentava storie di impianto tradizionale, nel senso che i nemici (nella fattispecie, i nord-coreani) venivano rappresentati come crudeli e inumani, nonché intellettualmente inferiori rispetto ai soldati americani. Diversi editori incentrarono infatti le loro testate attorno a un eroe prestante e virtualmente invincibile, che faceva piazza pulita dei “sub-umani comunisti”. La Ziff-Davis propose il disincantato G. I. Joe (1950-57), disegnato da Bob Powell e George Tuska con splendide copertine a tempera di Norman Saunders. La Standard lanciò Joe Yank (1952-54), avvalendosi di validi disegnatori quali Alex Toth, John Celardo, Ross Andru e George Tuska. La Atlas/Marvel rispose con un trio – Combat Kelly (1951-57), Combat Casey (1953-57) e Battle Brady (1953) – affidando i disegni ad ottimi artisti quali Russ Heath, Joe Maneely, Bob Powell, John Severin, Bernie Krigstein e Gene Colan. La stessa Atlas/Marvel si distinse per lo spiccato, talvolta quasi compiaciuto realismo nella visualizzazione di scontri e battaglie, molto apprezzato anche e soprattutto dai fanatici del genere orrorifico. Questo approccio fu particolarmente evidente in albi quali Battlefront (1952-57), Combat (1952-53), War Action (i 952-53) e Battle Ground (i 954-57). In controtendenza con il messaggio biecamente patriottico veicolato da molti editori si ponevano i titoli bellici ideati dallo sceneggiatore e direttore editoriale Harvey Kurtzman per la EC Comics di William Gaines. Il comune denominatore di Two-Fisted Tales (1950-55), Frontline Combat (1951 -54) e – seppure in chiave minore – dell’effimero Aces High (1955) era, infatti, una visione decisamente più obiettiva, critica e amara della guerra, che spesso dava conto anche del punto di vista del “nemico”. I soldati di queste storie, visualizzati soprattutto dallo stesso Kurtzman, da Jack Davis, George Evans, Bernie Krigstein, John Severin e Wally Wood, non erano dunque gli impavidi e cinici eroi visualizzati nella maggioranza delle altre testate belliche, ma uomini costretti a combattere, nonostante mille dubbi e paure, contro nemici umani tanto quanto loro. Kurtzman e gli altri sceneggiatori (tra cui spiccavano Jerry De Fuccio e Colin Dawkins) non si limitarono a rappresentare l’attualità della guerra di Corea, ma narrarono per immagini di numerosi conflitti e battaglie combattuti sulla faccia della Terra nel corso dei secoli, dai tempi di Giulio Cesare al Medioevo, dalla Crimea a Iwo Jima. Occasionalmente, Frontline Combat proponeva numeri monografici, uno déi quali fu dedicato all’Air Force americana, con Alex Toth a firmare un vero e proprio capolavoro di design in- titolato “F-86 Sabre Jet”. Completamente dedicato alla guerra aerea era Aces High, dove soprattutto George Evans ritraeva biplani e triplani della Grande Guerra con assoluto rigore filologico. Da parte sua, Two-Fisted Tales accostava vicende belliche a storie di altro genere, come il Western, ma la storia-capolavoro di questa testata resta “Atom Bomb!”, che, disegnata da Wally Wood, ritraeva la distruzione di Nagasaki nel 1945 attraverso gli occhi di una vecchia e di un bambino.

La DC Comics produsse altre due testate belliche piuttosto longeve, Our Fighting Forces (1954-78) e G. I. Combat (1957-87, prosecuzione dell’omonimo titolo della Quality Comics). Su quest’ultima apparvero, dal 1961, le avventure dello Haunted Tank, incentrate sull’equipaggio di un carro armato M-3 in azione durante il Secondo Conflitto Mondiale, protetto dal fantasma di Jeb Stuart, generale di Cavalleria nella guerra civile americana. Gli autori erano Kanigher e Heath.
Nell’ottobre 1965, l’editore James Warren, che già pubblicava le riviste a fumetti di impianto horror Creepy ed Eerie, propose il primo numero di Blazing Combat. Anch’essa in bianco e nero e, in quanto rivista, non soggetta al restrittivo “Comics Code”, questa splendida pubblicazione – della quale uscirono purtroppo soltanto quattro numeri fino al luglio 1966 – riprendeva in qualche modo il discorso affrontato negli anni Cinquanta sugli albi della EC Two-Fisted Tales e Frontline Combat. Più che un fumetto sulla guerra, Blazing Combat era infatti contro la guerra, vista in chiave critica e da punti di vista “alternativi”. Le sceneggiature erano quasi tutte opera del grande Archie Goodwin, e narravano episodi di conflitti vecchi e nuovi, illustrati mirabilmente da molti di coloro i quali avevano reso leggendari gli albi della EC: George Evans, Joe Orlando (che nel n. 2 disegno’ la toccante “Landscape!”, tragica storia di un povero contadino vietnamita), Angelo Torres, Gray Morrow, John Severin, Al McWilliams, Alex Toth (splendida la sua “Lone Hawk” sul n. 2), Gene Colan, Al Williamson, Wally Wood (che scrisse testi e disegni di “The Battle of Britain” per il n.3), Russ Heath e Reed Crandall (magnifica la sua visualizzazione dell’antica battaglia delle Termopili sul n. 4), ai quali si aggiungeva Frank Frazetta, autore delle splendide copertine dipinte a olio. Tornando ai comic books propriamente detti, tra le altre testate di guerra nate a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta ricordiamo almeno Fightin’ Army (Charlton, 1956-84, disegni di Ditko, Glanzman, Aparo), Combat (Dell, 1961-73, disegni di Sam Glanzman) e Sgt. Fury and His Houling-Commandos (1963-81, in pratica la risposta della Marvel al Sgt. Rock della DC, creato da Stan Lee e Jack Kirby). Dopo l’entrata degli USA nel conflitto in Vietnam, nel 1964, la maggior parte delle testate presento’ storie di ambientazione indocinese, ma il primo comic book completamente incentrato su quella guerra fu Tales of the Green Berret, del quale uscirono cinque numeri per i tipi della Charlton tra il 1967 e il 1969. L’albo (così come l’omonima e coeva striscia sindacata disegnata da Joe Kubert e poi da John Celardo) si basava sui racconti di guerra di Robin Moore, cercando di mantenere un approccio equilibrato, prettamente documentativo, affidando la visualizzazione degli eventi bellici all’esperto Sani Glanzman. Assai più “partigiano” era invece l’albo Super Green Beret dell’editrice Milson (due numeri nel 1967), nel quale l’invincibile berretto verde Tod Holton faceva strage degli avversar! comunisti. Tornata al fumetto bellico nel giugno 1982 con G. I. Joe (personaggio creato per una serie di pupazzi della Mattel), è stata la Marvel Comics a pubblicare quello che resta a tutt’oggi il miglior albo incentrato sulla guerra in Indocina vista attraverso gli occhi di un soldato, ovvero The ‘Nam (1986-93, testi di Chuck Dixon, Doug Murray, Don Lomax, disegni di Mike Golden, Wayne Vansant). Ancora la Marvel ha poi proposto, nel 1988-89, i nove numeri di Semper Fì, con storie brevi sul corpo dei Marines ambientate in tempi e luoghi diversi, ben narrate da Michael P. Palladino e visualizzate da John Severin, Sam Glanzman e Andy Kubert.
Per concludere questo nostro excursus, indubbiamente tutt’altro che esaustivo, sui comic books di guerra mode in USA, non possiamo non citare Fax from Sarajevo, la toccante graphic novel realizzata da Joe Kubert nel 1996, che narra delle reali vicissitudini di Ervin Rustemagic (titolare dell’agenzia editoriale Strip Art Features) e della sua famiglia durante il conflitto in Bosnia.
Questo articolo si trova pubblicato sul numero 46 di FUMETTO, la rivista trimestrale dell’ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione), distribuita solo ai soci della medesima. Punto di riferimento degli appassionati di fumetti fin dal lontano 1971, FUMETTO è uno dei benefici di chi si associa all’ANAFI; infatti, ogni anno, oltre ai quattro numeri della rivista, vengono poi destinati ai soci almeno due volumi omaggio appositamente editi. Nel 2006, gli omaggi sono tre: Connie di domenica, due annate di tavole domenicali del personaggio creato da Frank Godwyn; Trumoon, volume omaggio per il ventennale del gruppo dei “salernitani” Brindisi, Piccininno, De Angelis e compagnia; Quando l’avventura si chiamava Fawcett, dedicato alla storia della storica casa editrice, dei suoi autori e dei suoi personaggi.
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