Parliamo di:

Grenuord

Francesca Ghermandi Coconino Press, 2007 - 208 pagg. b/n bros. - 15,00euro
Articolo aggiornato il 22/09/2017

GrenuordGeorge, l’uomo-morte, l’ultimo personaggio partorito dalla mente di , comparso anche sulle pagine di XL, è il protagonista della storia. Se l’immediatezza è uno dei pregi principali del fumetto, l’autrice qui merita davvero dei complimenti perché con George riesce benissimo a configurarne i tratti caratteriali già dall’aspetto e dalle prime battute: questi è un uomo, o forse sarebbe più corretto dire un personaggio antropomorfo, con una corporalità indefinita, nera. E un viso a forma di maschera, che ricorda vagamente un teschio, naturalmente bianco. George è il più diverso in un mondo di diversi, il più assurdo e surreale in un universo popolato da creature assurde e surreali. Inoltre è sempre arrabbiato, scorbutico ai limiti della sociopatia, lunatico, vendicativo, menefreghista e irascibile.

Nonostante questo l’immedesimazione del lettore nel personaggio funziona molto bene: l’abilità di Francesca Ghermandi sta proprio nel fatto che, sebbene il protagonista non sia in nulla una persona comune, riesce a delineare un character evidentemente alle prese con i più comuni e perenni problemi insoluti dell’uomo contemporaneo, soprattutto una vita sentimentale confusa e un posto di lavoro precario e alienante. George va anche in analisi, ma la terapia non pare dare buoni frutti. Allora scappa e arriva nella città di Grenuord. Qui la sua vita, dopo un inizio promettente, ritorna a essere vinta dal grigiore della monotonia e, come se non bastasse, il nostro eroe si ritrova casualmente alle prese con bambini dispettosi, vicini molesti, donne assillanti e misteriose, rivoluzionari goffi, padroni arroganti, il tutto in uno stato totalitario molto invasivo.

Alla fine della vicenda George, vessato, mobbizzato, imprigionato, importunato e infastidito decide di abbandonare la città come in un eterno ciclo. Un ritorno all’inizio che deve intendersi da un lato come un’inutile e vigliacca fuga da una realtà assurda e invivibile, dall’altro come un’ulteriore sottolineatura delle peculiarità del personaggio. Infatti se è vero che George si trova sempre all’interno di meccanismi illogici e dinamiche irrazionali, è altrettanto vero che sono sovente le sue stesse scelte a innescare tali fenomeni. Come a voler dire che la realtà è illogica, ma di questa realtà anche l’uomo-morte è parte integrante, anche lui contribuisce, a modo suo, all’illogicità e all’assurdità di ogni situazione.

Una delle tematiche principali della storia è l’alienazione dell’uomo di fronte ai tempi che cambiano. Non è un tema nuovo: anzi Chaplin lo tratto’ in una delle sue più celebri pellicole già nel 1936. Argomento qui affrontato in maniera originale e intelligente, al punto che l’inadeguatezza dell’uomo è tale tanto nella vita sociale, quanto in quella privata, dove non si può certo dire che George coltivi in maniera appropriata i rapporti umani con le persone che lo circondano. Lo stile scelto è quasi espressionistico e ipertrofico.
Alcune tavole sembrano dei veri quadri capaci di rappresentare da soli tutto il senso del racconto, ed anche di esprimere ora le manie, ora le debolezze e i sogni dei personaggi. Per suggerire un termine di paragone stilistico si potrebbe parlare di una versione macabra e senza colori delle illustrazioni di Mordillo. Le linee risultano sempre morbide e sfumate nelle ombreggiature, senza pero’ diventare confuse nella descrizione delle figure. Ogni tavola è costruita in maniera differente, con le vignette che si scontrano e si intrecciano in svariati modi. La cura per i dettagli, essendo parte di un universo deformato e grottesco, assume un’importanza ancora maggiore. L’autrice non è nuova a rappresentazioni surreali e fantastiche della realtà (si vedano Pasticca o Helter Skelter ) anzi, si può dire che ne abbia fatto una vera e propria cifra stilistica.

La narrazione non è fluida ma procede per blocchi. Le didascalie risultano fondamentali per la comprensione dell’opera visto che i disegni rappresentano sempre un universo in mutazione, un passaggio e quasi mai una situazione compiuta. Procedendo in questo modo abbondano riassunti, ellissi, flash-back e divagazioni varie che non sempre agevolano la comprensione della storia e ne spezzano forse eccessivamente il ritmo. Pero’ costituiscono parte integrante dell’opera che senza di queste avrebbe dovuto essere ripensata da capo. Una scelta stilistica dunque, tanto più che è incastonata in un componimento del tutto originale nello stile. Un’opzione imprescindibile che abbellisce il lavoro rendendolo più accattivante, ma nello stesso tempo fa diventare più ostica la lettura.

Il giudizio complessivo è molto positivo. Il prodotto è stravagante ma riesce a trovare subito un perfetto equilibrio tra la storia e i disegni, la trama e la caratterizzazione dei personaggi. Insieme tutti questi fattori appassionano il lettore, talvolta lo divertono e alla fine lo stimolano alla riflessione. Cosa si può chiedere di più a un fumetto?

Riferimenti
: www.coconinopress.com
Francesca Ghermandi: biografia

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