Maus di Art Spiegelman: un’opera, due vite

Maus di Art Spiegelman: un’opera, due vite
Maus è il monumento alla forza espressiva, iconica, rievocativa della nona arte. In Maus, Spiegelman ha messo tutto se stesso. Sono la verità e l'onestà, che fanno di questo romanzo un capolavoro unico della fine del Novecento.

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Leggete Maus.
Infilate occhi e mani tra quei topi sporchi e in fuga, tra quei gatti malvagi e razzisti; lasciate che lo sguardo e la mente vengano catturati dalla cruda, indifesa ruvidezza dei disegni, della narrazione, dei tratteggi.

Maus è un’opera organica. Quanto può esserlo la vita di un autore complesso, depresso e auto-distruttivo quanto . È l’opera di una vita, in senso letterale. Di due vite, anzi! Quella del padre di Art, che racconta con distacco e con un italiano sghembo la sua vicenda incredibile quanto può esserlo l’olocausto nazista della Seconda Guerra Mondiale, con ferite profonde ancora oggi visibili, sul corpo e sulla mente. Quella di Art Spiegelman stesso, che si confronta con i suoi fantasmi, con le sue aspirazioni di autore di fumetti “serio”, con le sue ansie, con la sua visione del mondo.

La storia e la Storia

Maus in realtà raccoglie due fumetti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciarono i miei guai.

Il primo narra le vicende di Vladek Spiegelman, padre dell’autore, dalla gioventù fino al 1944. L’autore si raffigura intento a farsi narrare la storia della vita di suo padre, che realizza graficamente utilizzando come io narrante la voce di Vladek. In questo modo riesce a raccontare contemporaneamente la sua storia e quella del genitore. Il giovane Vladek era un bel ragazzo e negli anni ’39 viveva nella natia Polonia: in breve il racconto dell’incontro e del matrimonio con Anja, madre di Art, passa dai toni allegri e spensierati degli anni d’oro in cui i giovani sposi avevano casa, soldi ed un bel bambino, ai primi tragici avvenimenti che sconvolsero la loro vita.
Nel ’39 iniziò la guerra e la famiglia si divise, Vladek fu chiamato alle armi e fatto prigioniero: nel breve volgere di un anno la situazione si era capovolta. Ritornato nel ’40 a casa dalla prigionia si vide costretto ad affrontare le dure persecuzioni naziste: lui e la sua famiglia furono schedati e separati.  Nel ’43, già relegati nei ghetti, i coniugi Spiegelman dovettero lasciar andar via il primogenito Richeu in un posto più sicuro: purtroppo il piccolo morì di lì a poco. Nel ’44, convinti di fare la cosa giusta, andarono in Ungheria e nel viaggio furono catturati e portati ad Auschwitz. Davanti ai cancelli del lager più tristemente famoso si chiude il primo capitolo del libro e cronologicamente siamo quindi arrivati al 1944.

Il secondo capitolo è di gran lunga più tirato ed emozionante. p_as_maus1In primis poiché in esso i conflitti interni di Art Spiegelman prendono il sopravvento e una buona parte del capitolo parla come lui stesso viva la sua difficile vita di “figlio di sopravvissuto“.

Il climax, poi, è innegabilmente di notevole portata; da un lato Art ha problemi nel rapporto padre/figlio, dall’altro le scene di Auschwitz e Birchenau gelano il sangue nelle vene. I racconti di Vladek sono pugnalate continue: la schedatura, i numeri tatuati sulle braccia, gli espedienti necessari a sopravvivere, pochi fra tanti deceduti, le malattie…
Il tutto con la speranza sempre viva di poterne/doverne uscire vivi.
Infine la stanchezza di vivere porta Vladek a morire nel 1982, ultimando il racconto con il ricongiungimento, a guerra finita, con la moglie Anja e la nuova vita, prima in Svezia e poi in America.

Nona arte

Il fumetto è un medium dalle potenzialità infinite e solo solo in parte sfruttate. Maus è il monumento alla forza espressiva, iconica, rievocativa della nona arte. Quei topi sono umani più delle persone che incontriamo volenti o nolenti tutti i giorni. I loro segni all’interno di ovali allungati rinforzati a china sono più espressivi di molti sorrisi e lamenti di familiari, amici e parenti.

nigro3Dal fumetto underground che ha fatto la storia altra del fumetto statunitense, Spiegelman ha imparato la lezione più dura e più importante: lasciamo da parte le spacconate, l’estremismo espressivo, le volgarità, gli acidi, il bere; lasciamo da parte tutto quello che del movimento underground è ornamentale e superficiale. E tratteniamo l’essenza: l’impegno e la necessità di raccontare la nostra Realtà, l’immaginario di fine millennio; di svelarne le ferite e le pazzie; di ritrovare la forza degli affetti nella dimensione quotidiana, semplice ma non per questo banale.

In Maus, Spiegelman ha messo tutto se stesso, fino a ritrovarsi svuotato e senza parole. Dopo l’esperienza estenuante dei lunghi anni di realizzazione dei due volumi di cui è composta l’opera, l’autore non ha più saputo raccontare. Per molto tempo. Soprattutto, non a fumetti. Ha realizzato illustrazioni, articoli di saggistica, di critica sociale in prosa. A fumetti, solo qualche breve racconto, per lo più omaggi al vecchio fumetto degli anni ’20-’30 (il più eclatante è senza dubbio L’Ombra delle due Torri, ispirato alla tragedia dell’11 Settembre 2001, che appare come un vero omaggio a una cultura che non esiste più). E poi basta. Il vuoto, personale ed esistenziale. Alla ricerca di una voce che Maus ha asciugato.

La personalità di Art Spiegelman, le sue infinite sigarette, le sue angosce personali (la madre suicida viene rappresentata con infinita tristezza e crudezza proprio in Maus), la sua acutezza mentale, la sua intelligenza sono un altro monumento (non voluto) all’uomo in crisi di fine millennio, ricolmo di rabbia inesplosa e di impotenza di fronte a una società incomprensibile.

Vincitore del Premio Pulitzer (il primo dato a un’opera a fumetti), studiato nelle scuole, testimoniato dallo stesso autore in mille e mille interventi e conferenze, Maus è Art Spiegelman, come Art Spiegelman sembra essere Maus. Sono la verità e l’onestà, che fanno di questo romanzo un capolavoro unico della fine del Novecento, un’opera da conservare come un regalo prezioso.

Abbiamo parlato di
Maus
Art Spiegelman
Traduzione di Cristina Previtali
, 2010
292 pagine, brossurato, bianco e nero – 20,00€
ISBN: 977039010774060001

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