Grant Morrison e Dave McKean – Arkham Asylum: una casa seria su terra seria

Grant Morrison e Dave McKean – Arkham Asylum: una casa seria su terra seria
Una delle storie più iconiche di Batman rappresenta un vero e proprio viaggio psicologico nell’oscurità e nella paura. Un’opera determinante per spessore narrativo e grazia artistica.
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, 2020 (USA, Arkham Asylum: A Serious House on Serious Earth, 1989)

Lasciarsi è un po’ morire, tesoro!”
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e Dave McKean.

Forse mai un’opera a fumetti è stata così oscura e tetra come questa scritta da Grant Morrison.

Ci sono gli splendidi colori di Dave McKean per carità, che in tutta quell’oscurità risaltano come un sole di notte, ma resta il fatto che l’oscurità è la vera protagonista di questo grande cult del fumetto con protagonista l’uomo pipistrello.

L’oscurità lo ha sempre accompagnato fin dalle sue prime avventure tanto da divenirne un’amica, quasi una complice. Ormai siamo abituati a vedere un Batmanche convive con la sua doppia personalità; quella di paladino della giustizia e difensore dei deboli e quella del suo lato oscuro, tenebroso che ritorna sempre a galla nei momenti più travolgenti della vita di Bruce Wayne.

Lui ha paura del suo lato oscuro e quest’angosciante sentimento è presente fin dalle prime pagine: “Quando sarò dentro quel manicomio e il portone si chiuderà alle mie spalle… sarà come essere di nuovo a casa!” esclama Batman confidandosi con l’amico Jim Gordon. La sua paura di varcare le porte dell’Arkham Asylum è reale. Ma lui è Batman, ha delle responsabilità e quel posto è pieno di criminali psicopatici da lui sconfitti che ora si sono impadroniti del manicomio e lo vogliono lì con loro; soprattutto il suo nemico di sempre, Joker. Lui sa come ferire l’animo del cavaliere oscuro. Lui conosce il suo tormento, la sua anima divisa a metà.

Quando Batman entra ad Arkham, anche noi entriamo con lui nell’oscurità; quando rivede i suoi storici nemici sa di intraprendere un viaggio da cui potrebbe non ritornare. Lui non ha paura di morire. Ha paura delle sue emozioni; è consapevole che lo possono tradire in ogni momento nel suo breve ma nello stesso tempo interminabile viaggio nei meandri di Arkham. L’incontro con Faccia di Creta, lo Spaventapasseri, il Cappellaio Matto e altri nemici storici sembrano quasi delle inevitabili tappe di un percorso nel quale il nostro tormentato eroe viene spinto da un’inevitabile confronto psicologico.

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Un esempio del magistrale talento grafico di Dave McKean: le tonalità variopinte di Joker si contrappongono a quelle oscure di Batman: il criminale accetta la sua folle natura, l’eroe ha paura di scoprirla.

E mentre Batman fa i conti con il suo lato oscuro, assistiamo con dei flashback alla tragica storia di Amadeus Arkham il fondatore del manicomio, anche lui intrappolato nella sua triste infanzia incapace di liberarsi dai suoi atroci segreti; segreti oscuri che lo porteranno a essere lui stesso un ospite del tetro manicomio da lui fondato.

Ed è proprio nella stanza segreta di Amadeus, in cima alle torri di Arkham, che termina il viaggio di Batman; un viaggio che porterà il nostro a sconfiggere l’ennesimo criminale psicopatico e ad abbandonare il manicomio lasciandosi i suoi più grandi nemici alle spalle: Due Facce (la cui moneta ha deciso le sorti dell’uomo pipistrello) ma soprattutto il Joker che lo rassicura quasi amorevolmente: “E non dimenticare che se le cose dovessero diventare insopportabili… Qui c’è sempre posto per te!”

Morrison, scozzese neanche trentenne, riesce a sfruttare tutte le infinite possibilità che un personaggio come Batman riesce a offrire: avvia l’uomo pipistrello nel suo viaggio più cupo, accentuandone la psiche, il tormento, ma soprattutto l’angoscia di scoprire la sua vera natura; crea una fiaba moderna (con tanto di citazioni da Alice nel paese delle meraviglie) e inquietante che a distanza di trent’anni non ha perso un grammo della sua drammaticità.

L’oscurità è l’elemento dominante e McKean riesce a rappresentarla in una maniera quasi psicotica e forse realizza il suo lavoro più bello almeno dal punto di vista narrativo: accentua la cupezza di Batman disegnandolo quasi sempre in ombra, confuso nell’oscurità di Arkham mentre gioca egregiamente sul personaggio di Joker: Le tavole in cui i due si confrontano, in cui McKean esalta il verde dei capelli e il bianco volto del criminale su un blu notturno e tetro, sono dei capolavori artistici che lasciano letteralmente stupefatti.

Con Arkham Asylum, Grant Morrison e Dave McKean sono riusciti a delineare e raccontare Batman con una versione più adulta e sincera della sua personalità. Ma soprattutto sono riusciti a trascinarci nell’oscurità di un mondo irreale, quasi un incubo a occhi aperti.

Siamo lontani anni luce dai fumetti dell’uomo pipistrello degli anni precedenti. Qui si parla di psiche, di personalità diverse, di inconscio in cui non esiste l’infallibilità ma solo la paura; e i due autori ci presentano un Batman che ha paura. Come tutti gli esseri umani.

Una vera e propria pietra miliare del fumetto.

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La sofferenza dell’uomo pipistrello è presente in tutto il racconto insieme all’altra vera protagonista: l’oscurità.

Curiosità

A quasi venticinque anni di distanza, Arkham Asylum continua a essere citata e osannata: I recenti film di Batman diretti da Chris Nolan hanno senza dubbio omaggiato l’opera di Morrison e McKean a cui è stato anche dedicato un .

Alla fine del racconto, in modo inedito e particolare vengono presentati i protagonisti della storia.

Edizione consigliata

L’edizione consigliata celebra il trentesimo anniversario del capolavoro di Morrison e McKean ed è davvero una bellissima edizione da collezione con tanto di cofanetto e cura grafica che risaltano la bellezza di questo capolavoro.

Altre edizioni

Mi sento di segnalare quella ormai storica della del 1997, che rispetta il formato del comic book americano e la recenti edizioni realizzate rispettivamente da Planeta De Agostini e soprattutto Lion- che presenta un volume di grande formato e con quasi trecento pagine; tenendo conto che il fumetto è lungo poco più di cento pagine, il resto è stato utilizzato riempiendo le pagine di sketch, sceneggiature e qualsiasi contenuto speciale avesse a che fare con l’opera.

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