Gideon Falls: la Twin Peaks di Lemire e Sorrentino

Gideon Falls: la Twin Peaks di Lemire e Sorrentino
Jeff Lemire e Andrea Sorrentino, connubio artistico che ha già creato lavori di ottima qualità, torna con Gideon Falls, un horror psicologico efficace e disturbante che si avvicina ad alcuni temi cari a David Lynch.

Gideon-Falls_1_cover_Recensioni e Andrea Sorrentino, dopo aver lavorato assieme a una run di Green Arrow nel 2013 e a Old Man Logan nel 2015, avevano voglia di tornare a fare coppia, essendosi trovati a meraviglia in quelle occasioni. Proprio durante il loro periodo sulla testata della Marvel Comics, i due autori avevano iniziato a pensare di collaborare a un progetto tutto loro, slegato da personaggi esistenti e appartenenti alle case editrici. Soprattutto Sorrentino era da tempo in cerca di un racconto più oscuro e dalle forti venature psicologiche, che ben si adattasse al suo stile grafico al contempo realistico ed espressionista.

Per tale motivo, Lemire ha iniziato a rimuginare su un proprio lavoro datato 1996, quando appena ventenne stava studiano filmografia alla Ryerson University di Toronto e, per un cortometraggio in bianco e nero, aveva creato il personaggio di Norton Sinclair, uno dei protagonisti di Gideon Falls, a cui l’autore canadese aveva dedicato anche una serie di fumetti autoprodotti prima del successo di Essex County.

La nuova serie firmata dai due autori e portata in Italia da , in un volume che ne raccoglie i primi sei episodi, si muove nei territori dell’horror psicologico e ha come fulcro narrativo la cittadina rurale che dà il nome al fumetto e che non può non far tornare alla mente la lynchiana Twin Peaks.

Proprio uno dei temi più cari a David Lynch è alla base di Gideon Falls, la dialettica tra la capacità dell’immaginazione di creare universi smisurati e il dato della realtà, che costringe tutto nella dimensione più piccola del finito. Come in molta della produzione del regista, nella storia di Lemire lo “scontro” tra immaginario e reale si svolge in luoghi relativamente piccoli e isolati e genera una sorta di “sganciamento”di personaggi e oggetti dal loro significato reale (cioè da chi o che cosa sono) e dalla loro funzione (a che cosa servono).
In questo modo essi – posti in un contesto realistico – producono un corto circuito narrativo, in quanto significano altro dalla loro natura originaria e si riferiscono a un luogo indefinito (l’immaginario smisurato e i mondi a cui esso può dar vita), provocando il tipico senso di smarrimento che gli appassionati di Lynch ben conoscono.

Protagonisti sono Norton Sinclair, un giovane uomo con problemi psichici che cerca nei vicoli e nelle discariche di una misteriosa metropoli i segni di un complotto malvagio ordito ai danni del mondo  e padre Fred, un sacerdote che in passato pare avere perso la fede che viene incaricato di sostituire il parroco appena morto nella cittadina rurale di Gideon Falls.
Punto d’incontro tra quelle che sono a tutti gli effetti due linee narrative parallele è un misterioso ed inquietante fienile nero, che appare a Gideon Falls in corrispondenza di eventi malvagi e delittuosi e che al contempo abita gli incubi e le ossessioni che scaturiscono dalla mente di Norton.

La vicenda si snoda tra specchiature e rimandi, con Lemire che imposta la propria narrazione sul contrasto tra ambito metropolitano e rurale e che presenta i vari personaggi, approfondendo i loro basilari aspetti caratteriali, attraverso dialoghi e didascalie di pensiero secchi, realistici ed essenziali.
Come i protagonisti, viviamo la vicenda in presa diretta, con l’unico vantaggio di avere davanti agli occhi le due linee del racconto, una possibilità che però complica volutamente la comprensione degli eventi, amplificando il disagio psicologico e la tensione che da essi scaturisce.

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A prima vista, uno dei temi portanti della poetica di Lemire come i rapporti familiari e il loro significato, pare non trovare posto in questo nuovo lavoro, almeno nei primi due o tre numeri della serie. Tuttavia, arrivando alla conclusione del volume, ci rendiamo conto come invece tale tematica emerga lentamente come tratto fondamentale nella misteriosa vicenda che si trovano a vivere i protagonisti.
E proprio i legami, le tragedie e le incomprensioni familiari possono diventare una delle chiavi interpretative del mistero che, alla conclusione del sesto numero, resta ancora ambiguo e senza soluzione, lasciando il lettore con molti dubbi e domande, ma anche con misteriosi indizi che vanno ricercati nelle tavole di Andrea Sorrentino.

Il disegnatore italiano gioca di sponda con la sceneggiatura, interpretandola spesso liberamente. Nell’edizione Director’s cut del primo numero della serie – presentata in USA dalla Image – è contenuta anche la sceneggiatura dell’albo di esordio nella quale Lemire invita Sorrentino a trovare la soluzione grafica a lui più opportuna per le tavole.
In effetti il disegnatore sfrutta a pieno questo spazio di movimento e, usando come il suo solito una variegata e mai banale struttura, spesso compone le tavole con pannelli e immagini specchiati al rovescio per distinguere le due linee narrative e per esplicare una possibile chiave interpretativa dei fatti. Al contempo, la struttura spesso incorpora elementi grafici come cerchi o riquadri rossi che mettono in evidenza elementi narrativi importanti o passaggi significativi di una determinata sequenza.

Tali elementi non appaiono però agli occhi del lettore come didascaliche sottolineature con un evidenziatore, bensì si fondono in una architettura grafica che racconta la vicenda al pari delle parole e che assume forme mano a mano più complesse e surreali quando la narrazione si avventura nei territori della psiche e del mistero, come nella splendida splash page del numero quattro e in una efficace sequenza di tre pagine nel numero sei.

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I disegni di Sorrentino accompagnano i testi di Lemire talvolta in modo complementare, talvolta in antitesi con gli stessi, quasi a trasmettere messaggi differenti e a reiterare quello “sganciamento” di cui abbiamo parlato all’inizio, che qui si materializza in una separazione tra senso del testo e senso delle immagini.
Dal punto di vista stilistico, notiamo che il disegnatore sostituisce ai tipici neri pieni delle sue immagini un efficace tratteggio sul quale la palette cromatica di Dave Stewart stende colori dai toni caldi e freddi ma sempre irreali ed evocativi, con significative esplosioni di rosso, sempre e comunque dati in trasparenza con la volontà di non nascondere il potente segno in bianco e nero del disegno originario.
Da evidenziare anche le splendide copertine di Sorrentino in cui visioni zenitali di agglomerati urbani e luoghi naturali nascondo i lineamenti dei volti dei personaggi della storia.

Alla chiusura di questo primo volume, Gideon Falls appare a tutti gli effetti un horror che lavora più di testa che di pancia, ma da quanto visto in questi primi sei episodi l’effetto non è meno disturbante o interessante da seguire.

Abbiamo parlato di:
Gideon Falls Vol. 1 – Il fienile nero
Jeff Lemire, Andrea Sorrentino, Dave Stewart
Traduzione di Leonardo Favia
Bao Publishing, 2019
160 pagine, cartonato, a colori – 18,00 €
ISBN: 978-8832730883

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