Fumettisti contro Youtubers: intervista a Ruben Curto

Fumettisti contro Youtubers: intervista a Ruben Curto
Lo Spazio Bianco sta accompagnando Fumettisti contro Youtubers durante il crowdfunding su Eppela con una serie di interviste rivolte ai suoi autori. Questa settimana abbiamo parlato con Ruben Curto, che ha scritto e disegnato la quinta storia dell'antologico, Le mie palle travolte da un insolito destino.

Il 10 febbraio scorso, sulla piattaforma Eppela è partito il crowdfunding per la pubblicazione in formato cartaceo di Fumettisti contro Youtubers, il fumetto prodotto dall’etichetta indipendente che vede il coinvolgimento di sette artisti che ora con ironia ora con una buona dose di humour nero raccontano del conflitto epocale tra i fumettisti e appunto gli youtubers.
Lo Spazio Bianco accompagnerà durante la raccolta fondi con una serie di interviste rivolte ai suoi autori, in rigoroso ordine di apparizione sul volume, e promuovendo il crowdfunding con un widget che trovate sulla nostra homepage.
Questa settimana abbiamo parlato con Ruben Curto, che ha scritto e disegnato la quinta storia dell’antologico, Le mie palle travolte da un insolito destino.

Ruben Curto nasce a Ulan Bathor nel 1850, si sposta a Vico Equense all’età di un anno.
 A vent’anni raggiunge gli impressionisti a Parigi, ma solo per vendergli l’oppio.
 Per botta di culo assorbe qualcosa e impara a disegnare.
 Realizza che le sue cose non le capirebbe nessuno, si fa ibernare.
 Il suo corpo criogenizzato viene portato senza un motivo in Ucraina.
 Nel 1986 il disastro nucleare di Chernobyl lo scongela.
 Frastornato e in parte immemore, se ne torna a Vico Equense e inizia a disegnare e autoprodursi Storie e’ merd, storie di ragazzi di strada ambientate nel futuro, le cui tematiche principali sono il dialetto napoletano e la droga.
 Viene coinvolto in Fumettisti contro Youtubers da Blatta Production, e lui partecipa volentieri, sperando che la trasformazione in blatta lo salvi dal prossimo olocausto nucleare ampiamente annunciato dalle cronache. 
Dal 2017 tiene corsi alla Scuola Internazionale di Comics a Napoli su come essere una spina nel fianco nel mondo del fumetto.

Intervista a Ruben Curto

I fumettisti hanno dichiarato guerra agli youtubers. Raccontaci della tua personale crociata contro di loro.
Per quanto riguarda la mia percezione non c’è nessuna crociata. Volevo solo dire la mia sul perché un certo tipo di contenuti un po’ più profondi e impegnativi viene rimpiazzato da roba fruibile rapidamente che un mese dopo il fruitore ha già dimenticato. È questo il genere di roba che produce lo youtuber medio ed è anche normale che sia così dato che ci si approccia a media differenti.
La viralità necessita di roba d’impatto, che sia immediata, che faccia parlare di sé nel bene ma molto più spesso – ahimè – anche nel male (tipo una quantità considerevole di trashate nonsense).
Un video di youtube virale non sei tu che lo cerchi, basta mettersi su un social e questo ti arriva e ti spiattella addosso un’idea alle volte anche presumibilmente figa che puoi visionare in qualunque momento. La carta invece richiede dedizione, concentrazione, un’attivazione delle sinapsi che non è passiva. Quando leggi sei lì a ritagliarti del tempo in solitudine per entrare in un altro universo creato da una persona che vuole raccontarti qualcosa.
Tuttavia due o tre volte all’anno queste due categorie, fumettisti e youtuber, si incontrano nello stesso terreno (le fiere). In teoria è una cosa molto buona, si può creare l’occasione per pianificare un modo di far veicolare messaggi complessi in maniera semplice e immediata. In pratica non è quasi mai così. Alle volte i fumettisti, quelli di nuova generazione, pensano che per arrivare a dire qualcosa bisogna pensare ai “like” e alla viralità, vivono in questa illusione generata dalla contaminazione tra queste due categorie sostanzialmente differenti (c’è un sottotesto di critica anche al fumettista nella mia storia).
Youtube, Facebook ma tutto internet in generale sono strumenti sensazionali. Sono però appunto solo strumenti: se li dai in mano a un popolo di scimmie urlatrici cresciute a pane e berlusconismo non ottieni granché.

Come hai conosciuto Blatta Production, e come sei entrato a far parte del progetto Fumettisti contro Youtubers?
Ho conosciuto Marco Lanza (il fondatore di Blatta) un giorno al Bordafest del Lucca Comics del 2016. L’ho trovato subito simpatico e affine. È pur sempre uno che passa metà dell’anno a vendere pesce in Norvegia e l’altra metà gira il mondo e accumula storie da raccontare e rivendere in maniera totalmente autonoma e indipendente. Un personaggio poetico per certi versi (nonché adorabile cazzone). Ho provato subito simpatia ed è nata un’amicizia che è sfociata in sporadiche collaborazioni. Tra l’altro senza manco sapere l’uno dell’altro avevamo creato dei personaggi molto simili: lui aveva creato questo suo alterego che un bel giorno si trasforma in scarafaggio per l’alienazione da troppo lavoro, e io avevo creato questo personaggio di nome Formighelli che è un artista che migra all’estero per fare la fortuna col suo sogno, ma finisce per divenire una formica operaia che lavora al McDonald. Due personaggi palesemente molto kafkiani.

Capita anche a te, come il protagonista della tua storia, Le mie palle travolte da un insolito destino, di parlare con la tua coscienza creativa? E cosa vi dite?
Viviamo un rapporto conflittuale, in realtà ci amiamo ma molto spesso circostanze avverse tendono a volerci separare. Le ho fatto le corna un paio di volte, e lei a volte mi mette il broncio. Abbiamo una visione diversa della coppia: io sono più per una relazione aperta dove ognuno può ritagliarsi i suoi spazi, lei è più per il matrimonio e mi vorrebbe come un asceta che vive una condizione di autismo creativo separato dal mondo.

I fumettisti sono davvero meglio degli youtubers? 
Non saprei. È come se mi chiedessi se è meglio un samurai o un kebabbaro di fiducia.

Apri la home di YouTube. Qual è il primo video consigliato che vedi?

Intervista realizzata via mail il 21 febbraio 2018.

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