Fumetti e Scandinavia: intervista ad Alice Zanivan

Fumetti e Scandinavia: intervista ad Alice Zanivan
Alice Zanivan ha presentato "Ivar - Østlandet", il suo fumetto d'esordio, e abbiamo colto l'occasione per intervistarla.

In compagnia di Ivar per vivere un’avventura tra villaggi e foreste. Il giovane vichingo è il protagonista della saga epic-fantasy ispirata alla mitologia scandiva, realizzata da Alice Zanivan. Ivar – Østlandet è il primo volume, nonché l’opera d’esordio della fumettista veneta. Il brossurato edito da Edizione Zerotre ad aprile 2022 è reperibile su Amazon: https://t.ly/A7Xj.
Sabato 12 novembre 2022 Zanivan è stata ospite della fumetteria Fumetti & Soda di Padova per presentare ai lettori la sua opera. Dalla chiacchierata in negozio è nata questa intervista, sviluppata e terminata con un piacevole scambio di mail.

Alice Zanivan fotoCiao Alice, benvenuta su Lo Spazio Bianco! Per cominciare ti faccio la più classica delle domande: come nasce la tua passione per il fumetto?
Ciao! Innanzitutto, vorrei ringraziarvi per lo spazio che mi state dedicando. Ne sono davvero onorata!
La mia passione per il fumetto nasce da bambina, quando mia sorella – più vecchia di me di qualche anno – ha cominciato a portare a casa i primi manga che avessi mai visto. Ne comprava dei generi più disparati – manga d’azione e d’avventura, d’amore e a sfondo psicologico – e io, incuriosita, li leggevo nonostante molto spesso non fossero per niente adatti alla mia età. Penso che, se i miei genitori avessero avuto la minima idea di cosa avevo per le mani, me li avrebbero sequestrati subito!
Per esempio, ho letto il primo volume di Alita – Battle Angel (un capolavoro cyberpunk di Yukito Kishiro, che è spesso molto splatter) quando non andavo ancora alle scuole medie (il primo volume di questa meraviglia è uscito nel 1997).
Nel tempo ho conosciuto City Hunter di Tsukasa Hojo, Video Girl Ai e Shadow Lady di Masakazu Katsura, Slam Dunk di Kenshiro di Tetsuo Hara e tantissimi altri fumetti che hanno contribuito, nel corso del tempo, a creare quel bagaglio culturale che tuttora mi porto appresso.
Non c’è voluto molto per capire di avere una predilezione per gli shonen (manga rivolti prevalentemente a un pubblico maschile) e crescendo sono sempre più andata alla ricerca di autori che avessero un certo tipo di approccio al disegno.
Per quanto mi piacessero fumetti come Inuyasha di Card Captor Sakura delle CLAMP, non sono mai stata attratta dal disegno troppo schematico o troppo manga (coi classici occhi a palla, per capirci). Preferivo – e preferisco tuttora – disegni molto più realistici o dove comunque si nota una spiccata attenzione alla resa dei dettagli.
Da adulta, invece, ho rivolto la mia attenzione verso il fumetto italiano, alla ricerca di un diverso approccio alla resa delle atmosfere e dei tratti. Mi piace moltissimo come vengono gestiti gli inchiostri di serie come  (da cui ho attinto a piene mani),  e . Ho poi un legame molto personale con , che era il fumetto preferito di una persona molto importante per me e che purtroppo ci ha lasciati troppo presto: mio nonno.
Ho cercato quindi di combinare queste mie due esperienze – il fumetto giapponese e il fumetto italiano – alla ricerca di uno stile che fosse un po’ una mezza via e che fosse mio soltanto.

Ci racconti il tuo percorso, prima da autodidatta e poi da studentessa del fumetto, per diventare quindi autrice?
Mentre scoprivo il meraviglioso mondo dei manga, ho cominciato a provare l’impulso di replicare quei disegni che tanto mi piacevano. Quante ore ho dedicato a copiare con insistenza le varie vignette che mi piacevano di più! Piano piano, la mia predisposizione per il disegno ha iniziato a diventare evidente.
Quando è arrivato il momento di scegliere la scuola superiore, però, i miei genitori non hanno assecondato il mio desiderio di seguire un indirizzo artistico, ritenendo che per la mia indole il Liceo Linguistico fosse più indicato. Sono stati cinque anni molto difficili, in cui il disegno per me è diventato fondamentale per esprimere una parte di me che a scuola non riusciva a essere compresa. Alla fine del Liceo, ho commesso un errore: sarebbe stato il momento giusto per fare l’Accademia di Belle Arti, ma il non aver avuto durante le superiori un’istruzione accademica mi ha bloccata. Mi sentivo in difetto e, in qualche modo, ero convinta che ormai fosse troppo tardi.
Negli anni che seguirono, il disegno mi ha sempre fatto compagnia nelle serate o nei fine settimana, diventando una valvola di sfogo dallo stress delle mie giornate di studio universitario – prima – e lavorative – poi.
Arriviamo quindi al momento cruciale, l’anno in cui è cambiato tutto. Era il 2018 e una collega mi aveva girato un post su Facebook dove si segnalava l’apertura di un concorso rivolto a fumettisti amatoriali ed esordienti: il Concorso Nazionale del Fumetto di Valdagno. Una parte di me si è detta: “Perché non provare? Tanto non ho nulla da perdere”.
Non avevo nessuna aspettativa. E spero mi crederete quando vi dico che ero assolutamente incredula quando mi è arrivata l’e-mail in cui mi avvisavano di essere arrivata in finale. Davvero, non ci credevo! Alla fine, sono arrivata sesta su una sessantina di partecipanti. Questo mi ha dato una carica incredibile, che mi ha spinta a ritentare l’anno dopo. Nel 2019, però, non sono proprio stata selezionata. La delusione è stata così forte e cocente che mi ha costretta a riflettere su cosa fosse davvero per me questa passione: “è solo un hobby oppure no?”
A quel punto ho deciso che era il momento di iscrivermi a una scuola di fumetto e illustrazione serale. Qui ho avuto la fortuna di incontrare un insegnante davvero bravissimo, Luca Trentin, con il quale mi sono trovata immediatamente in sintonia e che mi ha insegnato davvero tantissimo. All’epoca, avevo già da molto tempo iniziato a lavorare sulla storia di Ivar – per mio puro diletto personale – e, presa un po’ di confidenza, ho chiesto a Luca se volesse darmi un parere su quello che avevo scritto.
L’entusiasmo con cui mi ha travolta è stato, ancora una volta, inaspettato: “Non puoi tenertela per te questa! Devi assolutamente pubblicarla!”
Ed è così che, dopo tre anni da quel giorno, sono arrivata a realizzare un sogno che mai avrei pensato potesse concretizzarsi: pubblicare il primo volume di una saga da me scritta e disegnata!
ivar cop
Come nasce il tuo amore per la Scandinavia e in particolare per la Norvegia, la terra in cui hai ambientato Ivar – Østlandet?
Devo riportarvi di nuovo nella mia infanzia. Quando ero piccola, i miei genitori avevano un camper e d’estate, per circa un mese ogni anno, trascinavano me e mia sorella in giro per l’Europa. In particolare, mi sono rimasti impressi in modo indelebile i due viaggi che abbiamo fatto a Capo Nord. Vi immaginate una bambina di undici anni che si trova a contatto con le renne per la prima volta in vita sua? O che vede nelle vicinanze del camper delle volpi artiche? Ma più di tutto mi è rimasto il ricordo dell’emozione provata ritrovandomi davanti ai maestosi paesaggi norvegesi: i boschi infiniti, le nuvole che accarezzano le montagne nascondendole parzialmente alla vista, le gigantesche cascate roboanti, la nebbia che si alza dalle placide acque dei fiordi…
All’epoca ero troppo piccola per rendermene conto, ma una parte di me si è sempre ritrovata a fantasticare su quei luoghi, sforzandosi poi di ritrovarli nelle opere letterarie fantasy – una tra tante, Il Signore degli Anelli.
Da adulta ho avuto modo di tornarci più volte; l’ultima è stata proprio durante l’estate appena trascorsa.
In qualche modo, quelle terre continuano a chiamarmi a sé e devo ammettere che, ogni volta che ci metto piede, faccio sempre più fatica a ritornare a casa. Non avrei potuto ambientare la mia prima storia in nessun altro luogo.

Quanto c’è di storico, documentato e quanto di fantastico in Ivar – Østlandet?
Per riuscire a dare una risposta, devo fare una piccola premessa per i lettori che non conoscono la mia opera.
Come scrivo spesso nei miei social, Ivar è una “saga liberamente ispirata alla mitologia scandinava”. In pratica, è un fantasy ambientato in Norvegia durante l’epoca vichinga. Quello che volevo fare era ricostruire un mondo che fosse il più coerente possibile rispetto alle testimonianze archeologiche che sono arrivate fino a noi.
Il primo approccio è stato quindi studiare le abitudini, l’abbigliamento e la società di questo popolo così affascinante, visitando di persona diversi siti archeologici scandinavi – per fare un paio di esempi, la ricostruzione di un villaggio vichingo a Gudvangen nell’area dell’Aurlandsfjord, in Norvegia, e Haithabu, un sito archeologico al confine tra Germania e Danimarca – e leggendo diversi saggi di storici. Ormai il testo di Règis Boyer La vita quotidiana dei vichinghi è diventato per me una sorta di Bibbia, lo tengo sempre sulla scrivania nel caso mi servissero spunti.
Dov’è quindi l’elemento fantasy? Ivar, il mio protagonista, scoprirà molto presto che, al di fuori del suo sicuro villaggio, il mondo è molto vasto e che basta un attimo per cadere in una sorta di realtà parallela dove si possono incontrare esseri mitici e gli Aesir, una delle stirpi divine dei Vichinghi. Quindi dovevo conoscere bene in cosa consisteva la mitologia scandinava e per fare questo ho letto tutte le saghe che sono riuscita a trovare. Il mio punto di riferimento in tal senso è stato principalmente l’Edda poetica di Snorri Sturluson, che ciclicamente rileggo anche solo per rinfrescarmi la memoria.
Nel corso degli anni (sono dieci anni che lavoro su questa saga) ho preso molti appunti, che poi ho rielaborato a modo mio.
Per cui il lettore che conosce un po’ questi argomenti noterà sicuramente delle differenze rispetto alla mitologia vera e propria, ma quello che volevo fare non era riprendere pari pari le storie arrivate fino a noi. Il mio desiderio era creare una mia saga personale, che si rifà agli antichi miti, ma che avesse un’identità a sé stante e riconoscibile.

Come hai progettato il fumetto? Di quanti volumi sarà composta la storia?
Come penso ormai avrete capito, la saga di Ivar ha avuto una gestazione decisamente lunga – parliamo di una decina d’anni. Quando è nata, l’avevo pensata come una sorta di fiaba con due soli personaggi: il protagonista – che all’inizio era un bambino di otto anni – e una Valchiria. Doveva trattarsi di una storia molto breve, qualche pagina soltanto, in cui il bambino entrava per errore ad Asgard e la Valchiria lo aiutava a tornare su Midgard. Una banalità mostruosa!
Ma da queste poche pagine poi sono scaturite migliaia di altre idee, che nel tempo si sono accavallate l’una sull’altra, cancellando del tutto la trama originaria, per arrivare infine a una trama fantasy a base drammatica il cui fulcro sta nella crescita personale di un ragazzo timido e introverso, all’apparenza inadatto a vivere nella rigida società scandinava alto-medievale.
Quando si è arrivati a parlare di pubblicazione, a dire il vero pensavo di fare un volume unico. Non avevo contemplato l’idea di farne una serie, perché la trama ha un unico filone. Mi è stato però poi fatto notare – più che giustamente – che si sarebbe trattato di un unico malloppone a fumetti di circa 600 pagine… decisamente impossibile da concretizzare. Così, dopo una lunga analisi e revisione della trama, sono arrivata alla conclusione che la storia sarà suddivisa in quattro volumi.
Il primo, Østlandet, è uscito durante l’estate. Ora sto lavorando a Rogaland, il secondo libro.
Una nota di colore: ogni volume porta il nome di una regione norvegese, ovvero l’area geografica in cui si svolge la trama di ciascun libro.
ivar albero
Qual è il tuo personaggio preferito della saga e quale quello che ti piace di più disegnare?
Il personaggio che più mi piace disegnare è il cattivo, Asbjørn. E lo so che suona strano, ma c’è una spiegazione di tipo affettivo: il personaggio, infatti, riprende l’aspetto che aveva mio marito quando ci siamo conosciuti, ormai quasi dieci anni fa. Andrea, con la sua infinita pazienza, mi ha aiutata tantissimo a prendere coscienza di quanto il disegno fosse importante per la mia vita e ho voluto rendergli omaggio in questo modo. Siccome so benissimo che la domanda successiva sarebbe “Ok, ma perché gli hai dato proprio la parte del cattivo?!”, posso solo rispondere che – secondo me – il ruolo gli calza alla perfezione *eheh*. Lui subito non l’ha presa benissimo, a dire il vero, ma adesso ci scherza su pure lui!
Il mio personaggio preferito invece è un po’ particolare, perché non è in realtà una persona: si tratta infatti della Norvegia stessa. Mi piace tantissimo cercare di replicare i luoghi e le atmosfere di questi luoghi così intrisi di mistero e misticismo e ci dedico davvero tantissimo tempo… molto, molto di più della realizzazione dei personaggi “umani”. Un tentativo che sto facendo infatti è di dare anche ai paesaggi un “carattere”. Voglio fare in modo che il paesaggio stesso sia parte integrante della scena, che tramite esso si possa già intendere il tono di un particolare evento, in modo da dare una coralità a tutto l’insieme della storia.
Con Østlandet penso di aver fatto un buon lavoro, ma non è ancora abbastanza. Sono sicura di poter migliorare molto in questo senso e non vedo l’ora di mettermi a lavorare sui disegni definitivi di Rogaland per continuare le mie sperimentazioni in questo campo.

Quali tecniche e strumenti usi per realizzare Ivar – Østlandet? Ascolti la musica mentre lavori?
Lavoro prevalentemente in digitale, usando una tavoletta grafica Wacom Cintiq.
Ultimamente – complice anche la mancanza di tempo – mi capita di rado di disegnare a matita. Di solito faccio bozzetti a matita se non sono sicura di una certa inquadratura e quindi, per schiarirmi le idee, faccio una serie di sketch su carta di varie angolazioni. Riporto poi in digitale solo il bozzetto che mi convince di più. Sto cercando però di sforzarmi a riprendere le matite più spesso anche solo per tornare a quella dimensione che era in origine per me il disegno: un momento di relax.
Scarabocchiare di per sé è un’attività rilassante e quindi, ogni tanto, mi ci dedico.
La musica è una componente fondamentale del mio lavoro! Per riuscire a elaborare una determinata scena, ho bisogno di immergermi nella giusta atmosfera e la musica in questo è una compagna fidata.
Per disegnare Ivar, ho due generi che in assoluto preferisco: la musica folk scandinava e l’ – la gente di solito sbarra gli occhi quando rivelo questo particolare, perché da me non se lo aspetta. In realtà, ho sempre avuto una predilezione per il rock e il metal in generale, quindi non è stata una scelta “imposta” dal tipo di storia. Grazie a questa ricerca del giusto brano musicale, poi, sto scoprendo che esiste un intero mondo di gruppi musicali che cercano di ricreare sonorità antiche in chiave moderna e trovo queste sperimentazioni davvero molto affascinanti!

Hai pensato fin da subito il fumetto in bianco e nero oppure ci sei arrivata strada facendo?
Se penso alla parola “fumetto”, in automatico ci associo le parole “bianco e nero”. Ripensando a tutto il mio percorso, i fumetti che ho letto nel corso degli anni erano per la stragrande maggioranza in bianco e nero. C’è stato un brevissimo periodo in cui ho pensato di realizzare Østlandet a colori, ma ho abbandonato ben presto l’idea, perché la storia che ho creato è drammatica e ho la convinzione che nulla possa trasmettere le sensazioni, le paure e le ansie meglio di un contrasto netto tra bianchi e neri.
In questo è stato fondamentale lo studio dei fumetti di , come accennavo prima. Fare questa storia a colori non avrebbe avuto la stessa potenza espressiva.
A fare da deterrente, comunque, ci sono state anche le 164 pagine di cui è composto il primo volume. Sapete quanto tempo ci sarebbe voluto a colorarle tutte?! Sarei ancora chiusa dentro nel mio studio. Senza contare poi i costi di produzione assurdi che avrebbe avuto un volume del genere. No, non sarebbe stato assolutamente possibile.
Chissà, forse in futuro potrei pensare a uno speciale, magari con qualche capitolo inedito a colori… ma per ora non è nei miei progetti.

Dai disegni ai testi: come li pensi e quando li scrivi? Parti dal disegno o prima immagini come suonano le parole?
Trovo sia un discorso un po’ complicato da mettere per iscritto, ma farò del mio meglio per dare una risposta il più chiara possibile.
Trattandosi delle mie prime esperienze, non ho ancora trovato un metodo di lavoro che posso definire “collaudato”. Posso però dire che la lavorazione di Østlandet mi ha fatto capire cosa rende più veloce il lavoro e cosa invece mi rallenta.
Parto sempre dai dialoghi: i personaggi di un fumetto sono paragonabili a degli attori e gli attori devono avere un copione per poter recitare, giusto?
Il primo passo è stato capire che pensare i dialoghi separatamente dai disegni mi complica notevolmente la vita. All’inizio, scrivevo i dialoghi su un quaderno e poi, sul mio programma di disegno, cercavo di farli stare nelle pagine che nel frattempo avevo disegnato. Ho bocciato questo sistema quasi subito; mi trovavo malissimo. Ho tentato quindi di assecondare il modo in cui immagino una scena e di replicarla così com’è. Nella mia testa, infatti, le scene si susseguono come se stessi guardando una serie TV, quindi cerco di riportare quello che mi immagino sul foglio digitale, accoppiando direttamente testo e disegno, vignetta per vignetta. Con questo metodo mi sono trovata bene e infatti la lavorazione di Rogaland sta procedendo molto più velocemente rispetto al primo volume.
Spero di essere stata chiara.

ivar personaggiUna volta ultimato il primo volume di Ivar – Østlandet, come sei passata alla pubblicazione? Come hai conosciuto l’editore, Edizioni Zerotre?
Presa la decisione di pubblicare, ho elaborato una classica presentazione del progetto da inviare alle case editrici, ma ancora non sapevo bene come muovermi. Avevo pensato a un paio di case editrici da provare a contattare ma nulla di preciso.
In quel periodo stavo seguendo anche un corso di Web marketing con Alberto Baldisserotto – il secondo insegnante che mi segue e mi supporta in quest’avventura, anche lui fumettista e illustratore – e una sera ricordo di aver condiviso con lui dei dubbi sulla questione. Lui sapeva che stavo lavorando a un progetto, ma non sapeva bene di cosa si trattava. Mi ha chiesto di vedere la presentazione che avevo fatto e gli è piaciuta talmente tanto che si è proposto di inoltrarla personalmente a una persona di sua fiducia. Ed è così che la mia presentazione è finita sulla scrivania di Edizioni Zerotre. Alberto è stato determinante in questa fase e non finirò mai di ringraziarlo per essersi esposto in prima persona per me e per il mio Ivar!
La casa editrice – con sede a Verona – non è in realtà specializzata in fumetti, ma sono rimasti entusiasti del mio progetto e quindi si sono proposti di aiutarmi a concretizzare il mio sogno, realizzando una bellissima edizione. E così è stato! Non lo dico perché l’ho fatto io, ma il libro è davvero bellissimo da prendere in mano, con la copertina in soft touch, una bella carta spessa e la copertina luccicante. Rimango ancora stupita quando vedo come sono riusciti a rendere i neri pieni nelle mie tavole. Davvero, un gran bel lavoro!

Prima di salutarti un’ultima curiosità: riesci a ritagliarti del tempo per leggere, segui qualche serie a fumetti in questo periodo?
Leggere mi piace tantissimo, ma per ovvi motivi non riesco a farlo quanto vorrei. Ho una lista di libri e fumetti da leggere che ormai rasenta l’infinito, ma purtroppo posso ritagliarmi solo una mezz’oretta scarsa al giorno per questa attività. Quindi un’accurata selezione di quello che leggo è d’obbligo.
Per quando riguarda i fumetti, nell’ultimo periodo sto recuperando quel capolavoro di Fullmetal Alchemist di , che durante l’adolescenza per qualche motivo non mi ispirava e che invece ha una trama veramente meravigliosa.
Sto leggendo anche L’immortale di , del quale mi piacciono più che altro i disegni e le scene d’azione.
Ho comprato anche i primi volumi di Vinland Saga di Makoto Yukimura, perché ero curiosa di vedere come un giapponese reinterpreta i Vichinghi, ma ammetto di non aver avuto ancora modo di leggerlo e studiarlo con accuratezza. Ciclicamente, però, sento il bisogno di rileggere due serie legate alla mia infanzia: Alita e City Hunter.
Nonostante tutti gli anni trascorsi, queste due opere rimangono i miei capisaldi e punti di riferimento e ogni tot sento il bisogno di risfogliarli e ristudiarli.

Grazie Alice, alla prossima!

Intervista realizzata via mail a partire dalla chiacchierata in fumetteria tra 12 e 16 novembre 2022

ALICE ZANIVAN

Alice Zanivan lavora come impiegata in un’azienda, vive in una piccola casa con suo marito Andrea e la sua gatta Yuna, le piace molto viaggiare e scoprire posti nuovi. Da sempre ha una grandissima passione: adora disegnare, leggere romanzi e fumetti e inventare storie. Dopo essere stata per molto tempo un’accanita lettrice, dedicandosi al disegno solamente nei ritagli di tempo, si è lanciata nella più grande avventura della sua vita, ovvero pubblicare un fumetto tutto suo. Prima ha deciso di partecipare al Concorso Nazionale del Fumetto – Città di Valdagno, classificandosi al sesto posto, poi nel 2019 ha iniziato a frequentare un corso di fumetto e illustrazione. Così, dopo una lunga gestazione, è nata la saga di Ivar ed è arrivata la pubblicazione del primo volume, Ivar – Østlandet, per Edizioni Zerotre.
Il sito personale dell’autrice: https://www.alicezanivan.it/

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *