Fuck: tanti muscoli e poco cervello

Fuck: tanti muscoli e poco cervello
Alex Crippa e Giorgio Santucci creano un buon fumetto ambientato in una distopia fatto di sangue e violenza, una trama spettacolare accompagnata da disegni di grande potenza comunicativa, ma non così adulta come (forse) vorrebbe essere.

In un futuro che assomiglia al nostro recente passato, e che altro non è se non l’immagine distopica del nostro presente, un ragazzo qualunque riprende con il suo vecchio telefonino qualcosa che nessuno dovrebbe sapere, e che potrebbe mettere in crisi il governo cittadino. È con questa premessa classica ma sempre valida che si apre Fuck, fumetto scritto da per i disegni di e pubblicato da ; un lavoro fatto di azione, adrenalina, violenza, “pulp”, orrore e tanto, tanto divertimento.

E sembra proprio essere il divertimento la principale – se non unica – chiave d’accesso al fumetto, che grazie anche all’egregio lavoro fatto dal disegnatore offre ai suoi lettori personaggi in fuga, corpi di polizia violenti, gang armate fino ai denti, hooligans palestrati, trans perversi, senzatetto cannibali, suore muscolate, bikers lesbiche e chi più ne ha più ne metta.
Il tutto compresso tra esplosioni, inseguimenti, sparatorie, sangue che sprizza e colpi di scena assortiti. In pratica una festa per quel tipo di lettore che apprezza racconti e film di questo genere, dove l’esagerazione e il ritmo sfrenato sono la legge, e l’eccezione È la regola.

Sbaglierebbe però chi volesse considerare Fuck un’opera violenta e morbosa: per quanto sono chiaramente esibite atrocità di ogni tipo, è lampante che tale susseguirsi di brutture non è autocompiaciuto o preso sul serio dai propri autori. Crippa e Santucci sembrano infatti aver voluto confezionare un divertissement grazie al quale omaggiare un filone che apprezzano, e che hanno voluto riportare su carta cercando per quanto possibile di evitare connotazioni morali.

Sono tuttavia presenti dei tratti di critica sociale, ma troppo semplici per poter rendere cupo e depressivo il fumetto. E se questo da un lato è certamente un bene, dall’altro porta a effetti negativi su una trama che risulta efficace nell’omaggio ma meno ficcante quando si tratta di acquisire dignità, consapevolezza e significato.

La storia, presa a grandi linee, è quella di una fuga continua. Gli eroi sono braccati da personaggi via via più assurdi e spietati; alcuni di essi parte attiva della trama mentre altri sono capitati in scena per caso. Volendo parlare di citazioni, è facile riconoscere come fonte di ispirazione I guerrieri della notte, vecchio film di Walter Hill che vedeva una gang di strada costretta ad attraversare di notte New York scontrandosi via via con gang rivali decise a eliminarne i componenti perché a conoscenza di un segreto scomodo.

Qui come nel film abbiamo personaggi coinvolti loro malgrado in cose più grandi di loro, e un tentativo di far venire a galla una verità che denuncerebbe la brutalità di un governo che non esita a ricorrere alla violenza, alla tortura e all’omicidio pur di far passare dalla propria parte un’opinione pubblica controllata fino alla radice e sempre più passiva.

Peccato sia proprio qui che passa il punto più debole dell’intera struttura. Punto debole che paradossalmente non risiede negli improbabili freaks che popolano le strade dell’ignota città nella quale si svolge Fuck, del tutto a loro agio in quell’ambiente surreale, bensì nelle premesse e nello svolgimento del racconto, nella metafora che vorrebbe rappresentare.

Come possa infatti un governo assolutista impensierirsi per un piccolo filmato di violenza che lo vede protagonista quando in realtà il mondo di Fuck è composto da bande di scalmanati che mettono a ferro e a fuoco la città in continuazione, e quando la polizia non esita durante tutto il racconto a tranciare dita a testimoni, a investire e mitragliare cittadini inermi colpevoli solo di essere d’impiccio, è una cosa che il lettore finisce per chiedersi.

E come questo lasciano perplessi certe ripetizioni di trama, ritorni improbabili, personaggi che passano da tragici a macchiette comiche, protagonisti inermi che diventano distruttori cosmici. Si ha l’impressione che lo scrittore si sia trovato tra le mani una storia messa in piedi nel modo giusto – e in effetti la prima parte è nettamente migliore della seconda –che poi non abbia saputo portare avanti in maniera efficace, senza qualcosa di davvero “forte” da dire, limitandosi a forzare la mano e amplificare oltre il dovuto eventi e personaggi nel tentativo di mantenere il controllo del racconto, ma di fatto perdendolo.

A prescindere da questo, Fuck rimane comunque un prodotto molto divertente e godibile, davvero efficacissimo, che si legge senza alcuna fatica e che intrattiene con gran dispiego di mezzi ed effetti speciali; e un ulteriore elemento che contribuisce a renderlo spettacolare sono ovviamente i disegni di Giorgio Santucci, a suo agio come non mai in storie come questa.

Dotato di un segno di rara potenza, capace di caricare i neri lavorando non su linee ma su masse solide, ed estremamente comunicativo, Santucci si rivela un artista dalla grande personalità, che fatica quasi a “restringersi” nelle scene più semplici o comuni (che paiono, a tratti, involontariamente epicizzate da tanta personalità, anche lì dove non ce ne sarebbe bisogno) e che offre il meglio di sé nell’action e nella violenza, nelle splash pages e nella creazione grafica dei personaggi più mostruosi – inquietanti e spaventosi ma tuttavia con una sottile vena ironica sempre presente, e che non li rende morbosi.

Surreale pregio di Santucci è la capacità di riprodurre con arte, potenza e massima comunicatività le sparatorie, le enormi perdite di sangue dei personaggi colpiti, e gli effetti devastanti di proiettili e impatti. Stesso discorso per la creazione di città distrutte, effetti di luce e atmosfere post-apocalittiche. Doti viste recentemente anche nel #374 di Dylan Dog, La fine dell’oscurità, da lui disegnato, e che lì come qui ne hanno messo in luce il talento visionario, d’impatto e d’atmosfera. Di certo un’ulteriore prova valida per l’autore, che ha avuto modo di mostrare doti artistiche che non possono che venire soffocate da opere più semplici e popolari, ma che si trovano invece perfettamente a loro agio in lavori come questo.

In definitiva Fuck è un fumetto interessante, che mantiene tutto ciò che promette e che di certo appassionerà i fan del filone inseguimenti, sparatorie, freaks, morte e distruzione. Un lavoro estremamente godibile e interessante, adattissimo al suo nome e dai ritmi elevati. Una festa per lo sguardo impreziosita da un’edizione di grande formato, e un divertimento che strizza l’occhio al lettore senza risultare nozionista o eccessivamente citazionista. Fuck è capace di mettere in piedi un mondo parallelo credibile e di base interessante, con parecchi spunti promettenti e dai dialoghi validi.

Unica parziale imperfezione la storia, che se dal punto di vista dello spettacolo è perfetta lo è molto meno riguardo la critica e il messaggio. Considerando il suo sviluppo, e soprattutto il finale, si può dire che il tradizionale “fuck” inteso solitamente come un maturo mandare a farsi fottere il mondo, un inno alla rivoluzione e alla libertà senza compromessi, in questo caso si presenta invece come una sconfitta totale, come il patetico lamento di un ragazzino che imbastisce una sfida al sistema azzardata e confusa e che non può fare altro se non spazzare via dalla scacchiera i pezzi della partita quando si rende conto di star perdendo, proprio come farebbe non un tragico e nobile antieroe ma un bambino viziato.

Abbiamo parlato di:
Fuck
Alex Crippa, Giorgio Santucci
Edizioni Inkiostro, 2017
104 pagine, cartonato, bianco e nero – 25,00 €

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