{"id":228,"date":"2017-11-09T07:37:38","date_gmt":"2017-11-09T06:37:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/?p=228"},"modified":"2017-11-09T09:15:37","modified_gmt":"2017-11-09T08:15:37","slug":"professione-invisibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/professione-invisibile\/","title":{"rendered":"Professione: invisibile"},"content":{"rendered":"<p>Bambini, oggi parliamo di EGOCENTRICIT\u00c0.<br \/>\nIn questa precisa accezione: \u201cio scrivo, tu leggi\u201d.<\/p>\n<p>Il XX secolo ha visto la categoria Scrittori sfornare vere e proprie star. Uomini comuni abili nella prosa diventano all\u2019improvviso idoli delle masse, volontariamente (Dan Brown) e involontariamente (Salinger). La professione del romanziere \u00e8 pi\u00f9 che sdoganata da parecchio tempo. La figura dello scrittore alcolizzato che stende i suoi racconti minimalisti di notte a lume di candela perch\u00e9 gli hanno tagliato il gas e di giorno lavora 12 ore in miniera \u00e8 oramai piuttosto demod\u00e9. Oggi gli scrittori sono cool. Sono sexy. Sono telegenici. Sono <strong>visibili<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Che cosa fai nella vita?<\/em><br \/>\n<em>Scrivo libri.<\/em><br \/>\n<em>Wow, sei uno scrittore!<\/em><\/p>\n<p>Se scrivi fumetti, invece, il dialogo con l\u2019Uomo Qualsivoglia \u00e8 il seguente:<\/p>\n<p><em>Che cosa fai nella vita?<\/em><br \/>\n<em>Scrivo fumetti.<\/em><br \/>\n<em>Wow, allora disegni benissimo!<\/em><br \/>\n<em>Ho detto \u201cscrivo\u201d.<\/em><br \/>\n<em>Ah. Le parole nei palloni, quindi.<\/em><br \/>\n<em>No, quello \u00e8 il letterista. Io sono sceneggiatore di fumetti. Invento storie e poi le scrivo e strutturo in modo che dei disegnatori sappiano interpretarle e disegnarle.<\/em><br \/>\n<em>Tipo libro illustrato, quindi.<\/em><br \/>\n<em>No, ho detto \u201cfumetto\u201d. Dylan Dog, Diabolik\u2026<\/em><br \/>\n<em>Diabolik lo leggevo. Fai Diabolik?<\/em><br \/>\n<em>Magari. No, faccio altri tipi di fumetti.<\/em><br \/>\n<em>Tipo? Cosa disegni?<\/em><br \/>\n<em>Non disegno. Sono sceneggiatore.<\/em><br \/>\n<em>Scenografo, ho capito.<\/em><\/p>\n<p>Non se ne esce. Sono 20 anni che ci provo.<br \/>\nDa 10, da quando cio\u00e8 ho accostato alla sceneggiatura l\u2019insegnamento della medesima, se mi chiedono \u201cche lavoro fai?\u201d me la cavo con un blando e diretto: <em>Insegno<\/em>. E se queste entit\u00e0 astratte e inquietanti insistono nel voler scoprire esattamente <em>cosa<\/em> insegno, rispondo con un generico \u201cscrittura creativa\u201d e poi scappo.<\/p>\n<p><strong>Il problema dello sceneggiatore di fumetti \u00e8 che il suo \u00e8 un mestiere invisibile<\/strong>, come mi piace chiamarlo. Disegni e romanzi sono tangibili: puoi accarezzare un disegno, puoi usare un romanzo breve per non far ballare pi\u00f9 il tavolo di cucina. Quale che sia l\u2019utilizzo una cosa \u00e8 certa: chiunque sa cosa \u00e8 un disegno e sa cosa \u00e8 un libro.<br \/>\nMa la sceneggiatura?<\/p>\n<p>La sceneggiatura per fumetto, a differenza di quella cinematografica, parte ulteriormente svantaggiata. Se tutti sanno cos\u2019\u00e8 un film, pochi sanno <em>davvero<\/em> cos\u2019\u00e8 un fumetto. I premi aiutano. Solo il cinema, per\u00f2. Tutti sanno cos\u2019\u00e8 un Oscar, ergo l\u2019Oscar alla Sceneggiatura aiuta a capire che, quanto meno, esiste una cosa chiamata \u201csceneggiatura\u201d nel cinema, che non \u00e8 la regia e non \u00e8 un attore. Inoltre, vedendo in tv che sceneggiatore e scenografo sono, di fatto e fino a prova contraria, due persone fisicamente distinte, si risolve anche il problema della confusione dei ruoli.<\/p>\n<p>Prova invece a dire al tuo commercialista che hai vinto un Eisner.<\/p>\n<p>In Italia, poi, la metonimia non aiuta affatto: \u201cfumetto\u201d \u00e8 letteralmente il balloon, che \u00e8 solo una parte del nostro media preferito e porta i pi\u00f9 a considerare lo \u201cscrittore di fumetti\u201d colui che, appunto, scrive nei balloon. Come dar loro torto? E vai a spiegare che non \u00e8 il letterista a inventarsi i testi ivi scritti. Un casino.<\/p>\n<p>E se ci aggiungiamo che, da sempre, il termine \u201cfumetto\u201d -e la sua variante pi\u00f9 gettonata \u201cfumettone\u201d- \u00e8 unanimemente riconosciuto come sinonimo di \u201cfilm di merda\u201d nella vasta gamma di recensioni cinematografiche che vanno dalla chiacchiera da bar al Mereghetti, capite che la vita del fumettista non \u00e8 affatto facile. Soprattutto quando scrive e\/o disegna fumetti di merda.<\/p>\n<p>In Francia va un po\u2019 meglio, grazie all\u2019altisonante e marziale \u201cBANDE DESSIN\u00c9E\u201d a definire l\u2019arte sequenziale per il grande pubblico. Ma giusto un po\u2019.<\/p>\n<p>Ora, superato l\u2019ostacolo della comprensione della professione (leggi: accettando il fatto che la \u201cgente che non legge fumetti o li sfoglia soltanto\u201d \u2013 cio\u00e8 il 95% della popolazione mondiale \u2013 non sapr\u00e0 MAI esattamente che lavoro fai), arriva l\u2019ostacolo vero: l\u2019<strong>invisibilit\u00e0<\/strong>. Che per alcuni \u00e8 un superpotere, per altri una condanna.<\/p>\n<p><strong>La sceneggiatura di un fumetto non viene pubblicata<\/strong>. \u00c8 la scoperta dell\u2019acqua calda, d\u2019accordo, ma quando ho iniziato a sceneggiare il secolo scorso infarcivo di cazzate le descrizioni delle mie vignette. Perch\u00e9 sono divertenti, perch\u00e9 aiutano la lettura, ti fanno entrare nell\u2019atmosfera, mi dicevo. Impossibile resistere. Beh, un disegnatore non ha bisogno di sapere che quando avevi 16 anni hai dato il tuo primo bacio su una spiaggia e da allora il rumore del mare riporta a galla una girandola di emozioni che ti ricordano l\u2019esatto momento in cui hai capito che essere adulti significa anche accettare la perdita, amare \u00e8 anche soffrire, perch\u00e9 l\u2019amore, il primo, quello vero, finisce con la fine dell\u2019estate, che per\u00f2 \u00e8 anche l\u2019inizio di qualcosa di nuovo\u2026 <em>insomma, \u00e8 di giorno o di notte quel Campo Lungo sulla spiaggia, santiddio?!<\/em><\/p>\n<p>No, lo ripeto, la sceneggiatura non viene pubblicata. <strong>La leggi tu, il tuo editor e il tuo disegnatore. E loro devono CAPIRLA, mica incorniciarla.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-230\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/11\/tav.41-scen.-16.jpg\" alt=\"\" width=\"704\" height=\"531\" \/><\/p>\n<p>Tu, con la mano alzata, so gi\u00e0 cosa vuoi dirmi: i dialoghi della sceneggiatura sono quelli che poi leggo nel fumetto! Cos\u00ec come li hai scritti vengono pubblicati! Vero. Ma secondo te funziona di pi\u00f9 una tavola con sei vignette di primi piani di due personaggi con un balloon a testa in ognuna, oppure due tavole coi medesimi personaggi inquadrati da pi\u00f9 angolazioni e con stacchi sull\u2019ambiente mentre si dicono le stesse cose? Qual \u00e8 il modo pi\u00f9 gradevole di leggere quel dialogo? Sei tu, sceneggiatore, a decidere COME raccontare la tua storia. I dialoghi sono solo la punta dell\u2019iceberg. Puoi essere il nuovo Alan Moore, puoi avere delle cose bellissime da far dire ai tuoi personaggi, ma se me li metti tutti a mezzo buzzo frontale con cinque balloon contemporaneamente, devi cambiare mezzo di comunicazione.<\/p>\n<p>Tu, con gli occhiali, lo so cosa stai per dire: hanno pubblicato la sceneggiatura di \u201cMemorie dell\u2019Invisibile\u201d e di \u201cWatchmen\u201d! Ed erano pure belle da leggere! Vero. Ma, prima, diventa il pi\u00f9 famoso sceneggiatore italiano o mondiale, poi fatti pubblicare una sceneggiatura cos\u00ec com\u2019\u00e8. La leggeranno comunque solo gli addetti ai lavori. Che sono il club pi\u00f9 ristretto del pianeta.<\/p>\n<p>Quindi, sceneggiatore di fumetti, accettalo: a differenza di un romanziere, la tua storia non viene letta: viene letta l\u2019interpretazione artistica di un disegnatore che tu ti sei scelto o che persone pi\u00f9 sagge di te hanno scelto al posto tuo. <strong>Riuscire a raccontare una storia affidandosi al talento di un altro, accettando il filtro della sua sensibilit\u00e0, che per quanto affine alla tua appartiene comunque a un\u2019altra persona con un altro background e un\u2019altra dote artistica, \u00e8 difficile. Molto.<\/strong><\/p>\n<p>La vera professionalit\u00e0 di uno sceneggiatore di fumetti si vede anche, e soprattutto, nella sua capacit\u00e0 di adattarsi alle peculiarit\u00e0 di un disegnatore (se a lui vengono particolarmente bene le ambientazioni vittoriane, perch\u00e9 ti ostini a proporgli storie alla Stranger Things?), nella sua abilit\u00e0 a scegliere le inquadrature migliori per far risaltare lo stile del medesimo e di conseguenza esaltare la narrazione (se il disegnatore \u00e8 noto per la semplicit\u00e0 e la sintesi del suo tratto cos\u00ec fresco e cos\u00ec dinamico, perch\u00e9 ti ostini a proporgli doppie splash page della foresta Amazzonica?), nella sua lungimiranza, insomma, a cogliere pregi e difetti di entrambi per volgere a proprio favore i primi e camuffare elegantemente i secondi. Prima che sia troppo tardi. Prima che si vada in stampa. <strong>Non scrivere di cose che non conosci, non far disegnare Batman alla Satrapi.<\/strong><\/p>\n<p>Superato anche questo ostacolo, superato il fatto che ci\u00f2 che scrivete viene reinterpretato da un altro che non siete voi, rimane il problema dell\u2019egocentrismo nella sua forma pi\u00f9 pura: accetti il fatto di non essere riconosciuto per strada e che qualcuno creda che il tuo disegnatore abbia fatto tutto da solo il fumetto che tu hai concepito e poi scritto?<\/p>\n<p>Ho sempre fermamente creduto che se il nostro Sclavi avesse avuto un innato talento per la recitazione non sarebbe mai diventato famoso. Uno degli uomini pi\u00f9 schivi e umili al mondo \u00e8 diventato uno dei pi\u00f9 grandi sceneggiatori che la nona arte abbia mai conosciuto perch\u00e9 poteva esercitare nella solitudine di casa sua, lontano dal pubblico e dai riflettori. Anche quando i riflettori rischiavano di fondere le sue mura domestiche.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi invece vuole un riscontro fisico, una prova palpabile della propria professionalit\u00e0. \u00c8 comprensibile: <strong>scrivi per essere letto, altrimenti non lo fai<\/strong>. Non ha nessun senso scrivere per se stessi. \u00c8 una balla che si racconta solo chi non riesce a pubblicare manco per la casa editrice del cugino di secondo grado dopo 10 anni di avances. No, non si scrive per se stessi. Qualcuno ti deve leggere. Sono pochi? Chissenfrega. Senza un pubblico, piccolo o grande che sia, le tue storie non prendono vita, sono solo file su un desktop o pezzi di carta riposti in un cassetto.<\/p>\n<p>Lo sceneggiatore di fumetti che non si accontenta delle recensioni e dei dati di vendita della propria opera ma vuole anche il bagno di folla deve mettersi in testa che o si chiama Robert Kirkman o difficilmente lo avr\u00e0. Devi solo creare dal nulla una serie a fumetti di successo mondiale che poi diventa una serie tv di successo mondiale e aprire una casa editrice di successo mondiale. Tutto qui.<\/p>\n<p>Gli sceneggiatori di fumetti non sono frontman, non sono guitar hero, non sono star. Pochi hanno il privilegio di essere universalmente riconosciuti per quello che valgono: inventare belle storie e saperle raccontare. Perch\u00e9 un disegno \u00e8 immediatamente giudicabile: bello o brutto, chi pi\u00f9 chi meno lo capisce alla prima occhiata. Una sceneggiatura come si giudica? Ti tocca leggerlo il fumetto, non solo guardarlo\u2026 e <strong>leggere costa tempo e fatica, baby<\/strong>.<\/p>\n<p>Concludendo, bambini: sicuri di voler fare questo lavoro?<br \/>\nSe dopo aver letto queste sconclusionate e sconfortanti righe la risposta \u00e8 \u201cs\u00ec\u201d, forse siete gi\u00e0 sulla buona strada.<br \/>\nSe la risposta \u00e8 \u201cno\u201d, beati voi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bambini, oggi parliamo di EGOCENTRICIT\u00c0. In questa precisa accezione: \u201cio scrivo, tu leggi\u201d. Il XX secolo ha visto la categoria Scrittori sfornare vere e proprie star. Uomini comuni abili nella prosa diventano all\u2019improvviso idoli delle masse, volontariamente (Dan Brown) e involontariamente (Salinger). La professione del romanziere \u00e8 pi\u00f9 che sdoganata da parecchio tempo. 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