{"id":213,"date":"2017-05-25T08:35:22","date_gmt":"2017-05-25T06:35:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/?p=213"},"modified":"2017-05-25T08:44:14","modified_gmt":"2017-05-25T06:44:14","slug":"lynchiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/lynchiano\/","title":{"rendered":"Lynchiano"},"content":{"rendered":"<p>Quando il tuo cognome diventa un aggettivo significa che sei arrivato.<\/p>\n<p>Che tu sia fumettista, regista, poeta, scrittore, politico, non importa, questo assioma si applica a tutte le categorie. Disneyano, bonelliano, felliniano, argentiano, romeriano, spielbergiano, leopardiano, kafkiano, kingiano, tacheriano, reaganiano. Alcuni di questi termini non vengono nemmeno sottolineati in rosso dal correttore di bozze di word. Indovinate quali.<\/p>\n<p><strong>E poi c\u2019\u00e8 lynchiano. Che \u00e8 l\u2019unico aggettivo al mondo che pu\u00f2 descrivere l\u2019arte di David Lynch.<\/strong><\/p>\n<p>Non ci sono sinonimi per lynchiano. Perch\u00e9 se disneyano fa rima con buonista e zuccheroso, bonelliano sta per \u201cfumetto realistico da edicola\u201d e kingiano richiama l\u2019orrore che si cela nei meandri della quotidianit\u00e0 dell\u2019uomo qualunque, lynchiano \u00e8 un eccellente connubio tra \u201cgrottesco\u201d, \u201csurreale\u201d, \u201cinquietante\u201d e \u201ccriptico\u201d, senza in realt\u00e0 essere n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro n\u00e9 gli altri ancora.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-214 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/Eraserhead-6-800x454.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"454\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/Eraserhead-6-800x454.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/Eraserhead-6-1024x581.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/Eraserhead-6.jpg 1418w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>Il neonato di \u201cEraserhead\u201d, lungometraggio d\u2019esordio di Lynch datato 1977, \u00e8 <strong>GROTTESCO<\/strong> perch\u00e9 \u00e8 un esserino deforme e oggettivamente mostruoso che per\u00f2 piange come un bambino e deve essere nutrito come un bambino.<\/p>\n<p>Il rapporto tra l\u2019esserino e suo padre, il cotonatissimo protagonista, \u00e8 <strong>SURREALE<\/strong> perch\u00e9 genera problematiche tipiche del rapporto neopadre\/neofiglio (l\u2019irritante veglia notturna sul pupo piangente, la rassegnazione al fatto che \u00e8 il tuo rampollo e non lo puoi mica sopprimere, la cautela nel maneggiare il fragile frutto del tuo sangue) senza che il genitore, n\u00e9 alcun altro personaggio, faccia minimamente cenno all\u2019orripilante aspetto del pupo.<\/p>\n<p>Il quadretto familiare composto da padre, madre e mini freak \u00e8 <strong>INQUIETANTE<\/strong> perch\u00e9 sfido chiunque a trovare confortevole la permanenza in una camera matrimoniale perennemente semibuia, con le pareti scrostate, la finestra che da su un muro di mattoni, il sibilo del termosifone di sottofondo e i gemiti di \u201cquella cosa l\u00ec\u201d che si \u00e8 pure ammalata e ora ha la febbre.<\/p>\n<p>E le scene che riguardano questo tenerissimo trio sono <strong>CRIPTICHE<\/strong> perch\u00e9 lo spettatore si chiede continuamente: perch\u00e9? cosa significa?! malsana metafora della famiglia disfunzionale o puro sfoggio di disagio sociale\/comportamentale?<\/p>\n<p>Lynchiano \u00e8 qualcosa che ti entra sottopelle, ti affascina e ti ripugna allo stesso tempo e in egual modo, ti costringe a guardare fino in fondo, fino alla fine, fino al momento in cui dovrai decidere se approvare o condannare l\u2019esperienza che hai appena vissuto.<\/p>\n<p>Mai sentito nessuno dire: <em>Non male quel Lynch, fa delle cose carine, tutto sommato<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Per Lynch esistono solo detrattori o estimatori.<\/strong><\/p>\n<p>I commenti dei detrattori sono: <em>Con la scusa di stupire non racconta nulla, Ti prende solo in giro, Non sa neanche lui cosa vuol dire quello che ha fatto.<\/em><\/p>\n<p>I commenti degli estimatori: <em>Ho fatto un sogno a occhi aperti, Mai visto nulla del genere, Che viaggio!<\/em><\/p>\n<p>Non ci sono vie di mezzo. Il mondo si divide tra chi segue Lynch e chi non segue Lynch. Io, tra alti (Twin Peaks, Cuore Selvaggio, Fuoco cammina con me, Una storia vera), altissimi (Eraserhead, Elephant Man, Velluto Blu, Strade Perdute, Mullholland Drive) e bassi (Dune, Inland Empire), mi ritengo un seguace. Perch\u00e9 Lynch \u00e8 unico e inimitabile.<\/p>\n<p>Nessuno come lui riesce a mettere cos\u00ec tanto in discussione il mio senso critico e le mie certezze nella Narrazione, in quel sistema di regole e schemi che prima ho studiato, poi applicato e infine insegnato, quel <strong>palazzo mentale<\/strong> che \u00e8 diventato il mio modo di concepire e analizzare le storie che vedo e che leggo e che mi permette di nutrirmi di esse.<\/p>\n<p><strong>Lynch riesce a disintegrare il mio palazzo<\/strong>. Lo fa in mille pezzi e mi lascia basito per ore, indeciso se ricostruirlo subito o aspettare che lo stordimento causato dall\u2019onda d\u2019urto della detonazione si plachi facendomi riacquistare lucidit\u00e0. Alla fine opto sempre per una terza soluzione: abbandono le macerie e vado a costruirmi un altro palazzo, da un\u2019altra parte, pi\u00f9 grande, pi\u00f9 solido, pi\u00f9 sicuro. Aspettando un nuovo bombardamento.<\/p>\n<p>Le sceneggiature di Lynch riescono a farmi dire ai miei allievi <em>\u201cdon\u2019t try this at home\u201d <\/em>e allo stesso tempo mi costringono ad ammettere l\u2019autore nella cinquina dei miei registi preferiti di sempre. Come glielo spiego?! <strong>Come posso giustificare il fatto che credo fermamente nelle teorie che illustro a lezione e cerco di dimostrare col mio lavoro, ma amo spassionatamente \u201cMullholland Drive\u201d che le contraddice allegramente scena dopo scena?<\/strong><\/p>\n<p>Come possono convivere raziocinio e passione? Come posso, insomma, essere credibile? Nello stesso modo in cui \u00e8 credibile Lynch medesimo: mostrando, non spiegando.<\/p>\n<p>Quindi ve lo mostro. Seguitemi. Non sar\u00e0 un viaggio lungo n\u00e9 istruttivo. Sar\u00e0 un viaggio <strong>emotivo<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 1990 <strong>Twin Peaks<\/strong> aveva lasciato un segno indelebile nella storia della tv e dello spettacolo in generale, un segno di cui ancora oggi critica e pubblico disquisiscono. Twin Peaks. Quello strano telefilm di cui io, come il resto del Mondo, avevo visto il folgorante pilot e dal quale ero rimasto misteriosamente affascinato. Allora ero un adolescente metallaro e ritenevo la TV il Male Assoluto, quindi non andai oltre per rimanere fedele ai miei principi. Ancora non sapevo che la mente dietro il tormentone non pubblicitario e non comico pi\u00f9 famoso della Storia &#8211;<em>chi ha ucciso Laura Palmer?<\/em>&#8211; di l\u00ec a poco mi avrebbe segnato per sempre.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-215 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/twinpeaks-800x500.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/twinpeaks-800x500.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/twinpeaks.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 nel 1995 che vidi per la prima volta <strong>\u201cEraserhead\u201d<\/strong>. Nel frattempo mi ero evoluto. Ero diventato un cinefilo e fumettofilo in erba che amava Tarantino e Miller e credeva di sapere tutto della vita. Poi vidi quel tizio dai capelli altissimi e il vestito nero da impiegato che si aggirava con lo sguardo spento in un paesaggio post-industriale perennemente sonorizzato da rumori metallici di ingranaggi che girano, presse che pressano e meccanismi che meccanizzano fuoricampo, e me ne innamorai. Mi innamorai della solitudine e dell\u2019indifferenza di quell\u2019omino che si stagliava, a suo modo elegante, in quel nulla di detriti e sporcizia reso pittorico da un abbagliante bianco e nero cos\u00ec controtendenza e fuori moda da risultare ancor pi\u00f9 originale in piena era di finta psichedelia pop addomesticata di MTV. Rimasi folgorato dalla cena in famiglia col pollo fritto che improvvisamente muove le alucce ed erutta sangue nel piatto dell\u2019omino cappelluto mentre il padre della sua fidanzata lo fissa immobile col sorriso stampato sulla faccia. Del beb\u00e8 freak ho gi\u00e0 parlato, ma a quel punto ero gi\u00e0 cotto. Finita la visione avevo gi\u00e0 voglia di ritornare in quel mondo.<\/p>\n<p><strong>Avevo scoperto, come un padre pellegrino in viaggio verso ovest, nuovi territori fino ad allora sconosciuti, tutti da esplorare e conquistare, territori da cui attingere materie prime e viveri per costruire il mio futuro.<\/strong> <strong>Ero appena entrato, per la prima volta consapevolmente, nel regno lynchiano.<\/strong><\/p>\n<p>Dovevo vedere tutto. Dovevo recuperare qualunque lungo, corto, serie avesse realizzato fino a quel momento il mio nuovo regista preferito. Recuperai le due stagioni di Twin Peaks ma, lo ammetto, non mi fecero rimpiangere la perdita di allora. Trovai strepitose le (poche) puntate dirette e scritte da Lynch. Con occhi pi\u00f9 allenati compresi meglio la forza dirompente di quel pilot, che stava soprattutto nella dilatazione dei tempi delle scene dedicate agli effetti immediati della morte di Laura Palmer, la biondina bellina e perfettina che tutti adoravano: il pianto straziante della madre sembrava non finire pi\u00f9, il timing andava ben oltre la normale durata di una scena standard di un telefilm dell\u2019epoca, gi\u00e0 bello lento di suo. Ma era una lentezza calcolata, millimetrica: lo spettatore non solo doveva sentire tutto il dolore di un genitore a cui uno sconosciuto aveva strappato parte della sua vita, ma doveva anche sentirsi profondamente a disagio. Perch\u00e9 la morte altrui mette a disagio. Superato il compatimento per la perdita di una persona che non consociamo se non superficialmente (e di Laura fino a quel momento abbiamo visto solo il faccione grigio nella body bag) subentra un certo naturale menefreghismo. La vita continua o, in termini narrativi, la storia continua. E invece no, Lynch ti costringe a star l\u00ec, in quella casa, ad assistere al pianto straziante di una madre distrutta. Ma quando finisce? Non puoi saperlo, perch\u00e9 Lynch stava riscrivendo i canoni della narrazione seriale. <strong>Un vero autore decide il ritmo della propria storia, mica tu spettatore.<\/strong><\/p>\n<p>Mi piacque parecchio il finale di entrambe le stagioni, ma nell\u2019insieme quella serie non mi convinse fino in fondo. Forse perch\u00e9 a met\u00e0 anni \u201990 la mia serie tv di culto era The Kingdome di Lars Von Triers, che provocava e rilanciava in stile, forma e contenuti proprio come l\u2019illustre precedente lynchiano ma era molto pi\u00f9 compatta e riuscita. Anche perch\u00e9 era davvero tutta farina del sacco di Lars. Ma non divaghiamo.<\/p>\n<p>Ricordai che da piccolo rimasi turbato dalle immagini di un uomo incredibilmente deforme apparso per caso sullo schermo del mio televisore catodico durante uno svogliato zapping serale. Girai subito canale, per poi tornare sull\u2019Uomo Deforme. Poi girai ancora. Poi ritornai sullo spaventoso, bellissimo, freak bitorzoluto. Poi spensi la tv. Non potevo saperlo, ma in quella scenetta non vista da anima viva io avevo appena incarnato il messaggio del secondo film di Lynch, quello struggente capolavoro intitolato <strong>\u201cThe Elephant Man\u201d<\/strong>: <strong>ti spaventa l\u2019orrore, ma vuoi comunque guardare<\/strong>. \u00c8 quello che fanno tutti i personaggi del film, come avrei scoperto molto pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-216 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/The-Elephant-Man-6-e1412608879577-460x230.jpg\" alt=\"\" width=\"460\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p>E cos\u00ec lo recuperai, superai le mie paure infantili, lo guardai tutto, e alla fine giurai di non rivederlo mai pi\u00f9 (l\u2019ho giurato anche le due volte successive). Troppo potente, troppo provante. La storia ispirata a John Merrick, un uomo realmente esistito nella Londra vittoriana affetto da una gravissima forma di elefantiasi, vissuto per anni nella gabbia di un circo come fenomeno da baraccone, strappato al suo padrone\/schiavista per qualche sterlina da un medico altolocato, il quale, con la nobile scusa di esaminarlo e curarlo, lo esibisce con orgoglio ai suoi colleghi nell\u2019aula magna del suo ospedale trascinandolo di fatto in un altro freakshow, solo pi\u00f9 accettato, lindo e colto rispetto al precedente. Merrick trover\u00e0 da solo il proprio posto nel mondo. Ah, se lo trover\u00e0. E io, di fronte al mio rifiuto categorico di rivedere la pellicola una volta giunta la parola fine, aggiornai il messaggio lynchiano: <strong>dici di accettare la diversit\u00e0, ma la rifiuti quando ti \u00e8 sbattuta in faccia<\/strong>.<\/p>\n<p>Scoprii anche che il film dell\u2019Uomo Elefante fu prodotto da quel burlone di Mel Brooks, colpito dalla visione di \u201cEraserhead\u201d proprio come me, grazie al quale Lynch pot\u00e9 lavorare con attori del calibro di Anthony Hopkins e John Hurt. La strada al successo mondiale fu spianata precisamente da quella pellicola. Che \u00e8 come dire che senza il pap\u00e0 di Frankenstein jr. il mondo non avrebbe mai visto \u201cVelluto Blu\u201d. E sarebbe stata una vera tragedia.<\/p>\n<p>Il percorso produttivo di Lynch negli anni \u201980 \u00e8 ostico e in salita, ma il suo percorso creativo \u00e8 invece tutto in discesa. <strong>Uno dei (tanti) motivi per cui Lynch \u00e8 diventato uno dei miei eroi personali non ha a che fare direttamente con la sua arte ma con la sua sicurezza nella propria creativit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Il successo di \u201cThe Elephant Man\u201d (1980) dest\u00f2 l\u2019attenzione di Dino De Laurentiis che mise sotto contratto Lynch per tre film. Il primo di questi fu \u201cDune\u201d. Che risult\u00f2 un flop tremendo. In origine doveva essere una trilogia (da l\u00ec il contratto) ma Dino non volle, comprensibilmente, proseguire quell\u2019avventura. E meno male\u2026 \u201cDune\u201d \u00e8, di fatto, la pellicola meno lynchiana di tutta la filmografia del regista, la meno personale, la meno sentita. Molti adducono questo passo falso ai tagli imposti dalla produzione all\u2019eccessiva durata del primo montato o al semplice fatto che la sceneggiatura non \u00e8 originale, ma tratta del romanzo di Herbert. Com\u2019\u00e8, come non \u00e8, sta di fatto che la delusione di quella che doveva diventare la sua gallina dalle uova d\u2019oro spinse Dino, che non poteva ancora scindere il contratto, a \u201cinvitare\u201d Lynch a farsi da parte offrendogli un budget ridottissimo per la realizzazione del film successivo e un compenso irrisorio per la regia. <strong>Talmente irrisorio che avrebbe convinto chiunque a lasciar perdere e trovarsi un altro lavoro. Ma non Lynch. Che accett\u00f2 a una sola condizione: totale carta bianca su stile e contenuti. <\/strong>E fu cos\u00ec che nel 1986 vide la luce <strong>\u201cVelluto Blu\u201d<\/strong>, per molti il suo capolavoro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-217 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/p048j5yf-800x400.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/p048j5yf-800x400.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/p048j5yf-1024x512.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/p048j5yf.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>Ogni volta che rivedo questa malsana storia di voyeurismo e perversione con un giovane agente Coo\u2026 volevo dire, Kyle MacLachlan, un\u2019Isabella Rossellini spiazzante nella sua bellezza da femme fatale e l\u2019aria da vittima indifesa e un Dennis Hopper mai cos\u00ec disturbante e grottesco, con la sua maschera dell\u2019ossigeno (gas?) e lo sguardo che ti scava dentro, <strong>penso al vero significato di \u201clibert\u00e0 creativa\u201d e a come quest\u2019uomo la ottenne: pensando solo a scrivere e dirigere il film che aveva in mente, come l\u2019aveva in mente, fregandosene di cose come carriera, soldi, successo.<\/strong><\/p>\n<p>MacLachlan in \u201cVelluto Blu\u201d assiste, nascosto dentro un armadio, al perverso, sadomasochistico, rapporto tra la Rossellini e Hopper. Da l\u00ec in poi si addentrer\u00e0 sempre di pi\u00f9 nel regno tenebroso e sotterraneo della sua cittadina, perennemente celato dalla classica facciata esterna solare e gioiosa come uno spot dei cereali formato famiglia, per scoprire che, in fondo, anche lui \u00e8 attratto dal Lato Oscuro. <strong>\u201cTi piace guardare?\u201d gli dice Hopper a un certo punto. E in quel momento sta guardando dritto in camera. Sta guardando noi.<\/strong><\/p>\n<p>Non succede sempre, ma a volte badare esclusivamente al lato artistico della medaglia porta al vero successo di pubblico e critica, quello che non puoi prevedere, non puoi pianificare, non puoi costruire a tavolino.<\/p>\n<p>Da \u201cVelluto Blu\u201d la carriera di Lynch decolla e assistiamo alla sua metamorfosi da regista di nicchia a regista premiato ai festival ad autore televisivo d\u2019avanguardia a regista di successo a regista di culto ad artista immortale, che pu\u00f2 permettersi un silenzio stampa di un decennio senza che la sua aura sia minimamente intaccata. Nel frattempo ha dipinto, e io mi sono pure beccato la sua personale qualche anno fa a Parigi, una mostra non solo delle sue eccentriche, gigantesche, tele di materiale misto ma anche di oggettistica varia, compresi i tovagliolini di carta da tavola calda coi suoi appunti. Puro feticismo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-218 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/sailor_et_lula_wild_at_heart_1989_portrait_w858.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"417\" \/><\/p>\n<p>\u201cVelluto Blu\u201d mette d\u2019accordo tutti, e <strong>\u201cCuore Selvaggio\u201d<\/strong> conferma il genio del regista con la Palma d\u2019Oro a Cannes nel 1990. \u00c8 il film che ha consegnato alla storia il miglior Nicholas Cage di sempre, ancora agli esordi ma gi\u00e0 irresistibile nella sua espressione da folle (di cui abuser\u00e0 un po\u2019 troppo negli anni a venire). Una distorta fiaba on the road con una coppia alla sbando, lui nella sua giacca di pelle di serpente e le movenze da Elvis sotto amfetamina, e lei, Laura Dern, la musa lynchiana per eccellenza, una bionda dal fascino ambiguo, ribelle senza causa. <strong>Due perdenti in fuga verso un mondo che non c\u2019\u00e8, inseguendo un happy end impossibile ma illudendosi comunque di averlo raggiunto anche nella sconfitta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cFuoco cammina con me\u201d<\/strong> (1992) l\u2019ho visto prima del recupero twinpeaksiano, avevo nella testa le immagini del pilot e poco altro, e quindi non sapevo chi minchia avesse ucciso Laura Palmer. \u00c8 stato bellissimo scoprirlo con questo prequel, criticatissimo, fischiato a Cannes e poco amato dai fan della serie. Basta un <strong>Bob<\/strong> a rendere memorabile la visione? S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>\u201cStrade perdute\u201d<\/strong> (1997) l\u2019ho visto all\u2019uscita. Ormai ero dentro il mondo di David. E non volevo pi\u00f9 uscirne. Questa \u00e8 la storia che in assoluto mette pi\u00f9 alla prova le mie certezze nella scrittura ma anche quella in cui mi piace di pi\u00f9 perdermi, senza pormi domande, senza darmi risposte, lasciandomi semplicemente trascinare dal flusso del racconto senza sapere mai veramente dove andr\u00f2 a finire. <strong>\u00c8 buffo, ma tutto ci\u00f2 rappresenta proprio quello contro cui pi\u00f9 mi batto, ossia l\u2019assenza di una linea narrativa chiara, di nessi logici tra una scena e l\u2019altra e di interazioni credibili tra un personaggio e l\u2019altro. Buffo e molto appagante.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-219 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/lost-highway_592x299-7.jpg\" alt=\"\" width=\"592\" height=\"299\" \/><\/p>\n<p>Qui c\u2019\u00e8 una bella coppia che un bel giorno si ritrova una vhs anonima sulla soglia di casa, incuriositi la visionano e ci trovano delle riprese in esterni della loro bella villetta. Il che sarebbe gi\u00e0 <strong>inquietante<\/strong> di suo, ma la cosa si ripete e la successiva vhs mostra riprese in interni della villetta della coppia. La quale si rivede a letto mentre dorme. Chi li ha filmati? Nessuna porta o finestra \u00e8 stata forzata. Questo \u00e8 <strong>surreale<\/strong>. E il tutto diventa <strong>grottesco<\/strong> quando l\u2019ultima videocassetta la riceve Lui, assiste di nuovo alle riprese fino alla camera da letto e l\u00ec vede se stesso imbrattato di sangue accanto al corpo smembrato di Lei. La casa \u00e8 sempre rimasta chiusa, Lui non ricorda nulla e si ritrova alla centrale di polizia.<\/p>\n<p>Grottesco come il tizio dal pallore cadaverico incontrato precedentemente da Lui a una festa, che gli dice che in quel momento si trova a casa sua; Lui pensa a uno scherzo poco comprensibile, allora il tizio pallido gli porge un telefono e lo invita a chiamare, appunto, casa sua; Lui sta al gioco, chiama casa propria e alla cornetta sente la voce del pallido omino che gli risponde \u201cVisto che sono a casa tua?\u201d, mentre l\u00ec, alla festa, entrambi sono ancora faccia a faccia.<\/p>\n<p>E non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 lynchiano (grottesco + surreale + inquietante + criptico) del passaggio dalla prima alla seconda parte di questo film: Lui viene incarcerato per l\u2019omicidio di sua moglie, passa la notte in una cella di isolamento e la mattina dopo i secondini, al posto suo, vi trovano <strong>un altro personaggio<\/strong>. Che risulta innocente. E, per quanto assurda sia la situazione, deve essere scarcerato. Da quel momento seguiamo la sua storia, i cui punti in comune con la precedente sono la magnetica presenza di Patricia Arquette, femme fatale in versione mora prima, bionda poi, l\u2019Omino Pallido e un insostenibile senso di malessere e disagio che permea ogni singola inquadratura, che non deflagra mai completamente, ti lascia pi\u00f9 domande che risposte e ti obbliga cos\u00ec a tornare a quelle immagini pi\u00f9 e pi\u00f9 volte dopo la visione. Tutt\u2019ora io continuo a farlo. Se non \u00e8 un maestro delle immagini chi riesce a far questo&#8230;<\/p>\n<p>Ecco, trovo tutto ci\u00f2 affascinante, come per un esploratore che si perde per la prima volta in una foresta incontaminata, senza bussola, senza mappe, e riscopre il gusto dell\u2019esplorazione pura, senza aiuti esterni n\u00e9 guide n\u00e9 strumenti, il gusto di ritornare vergini, di ripartire da zero, di (re)imparare a camminare. Cos\u00ec mi riduce l\u2019arte di David Lynch.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-220 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/578884702-800x340.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"340\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/578884702-800x340.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/578884702-1024x435.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/578884702.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>Nel \u201999 nessuno mi vuole accompagnare a vedere <strong>\u201cUna storia vera\u201d<\/strong> perch\u00e9, apparentemente, non \u00e8 cos\u00ec lynchiano come dovrebbe. Un vecchietto senza pi\u00f9 patente decide di attraversare gli States con l\u2019unico mezzo che pu\u00f2 guidare, un trattorino tosaerba, per andare a trovare il fratello che non vede da anni e ha avuto un infarto. Fottetevi tutti, ci vado da solo al cinema e mi godo la pi\u00f9 bizzarra e commovente storia on the road (quante parole che raramente stanno nella stessa frase, eh?). L\u2019Alvin Straight del titolo originale (quanto \u00e8 bello \u201cA Straight Story\u201d col suo doppio significato?) divenne il mio vecchietto cinematografico preferito, superato soltanto qualche anno dopo dal Clint di Gran Torino.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-221 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2017\/05\/blue-box-mulholland-drive-lynch.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"315\" \/><\/p>\n<p><strong>\u201cMullholland Drive\u201d<\/strong> esce nel 2001 ed ha rappresentato per il sottoscritto un ottimo inizio di nuovo millennio. Ricordo le cene nel mio vecchio appartamento milanese che dividevo con amici e colleghi ed era spesso ritrovo di altri amici e colleghi. Cene che, volenti o nolenti, si trasformavano inesorabilmente in <strong>accesi dibattiti sulla visione del film, che tutti avevamo indistintamente amato ma di cui tutti difendevano la propria personale e soggettiva interpretazione. La cosa veramente meravigliosa era che avevamo ragione tutti e ognuno di noi si stupiva dell\u2019interpretazione dell\u2019altro, spesso diversissima<\/strong>. I dibattiti pi\u00f9 inutili del mondo, da cui nessuno usciva vincitore e generavano pi\u00f9 domande che risposte. Cos\u00ec fino a notte fonda, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte nei mesi successivi all\u2019uscita del film. Se si considera che il progetto \u201cMullholland Drive\u201d doveva essere in origine una serie tv, la nuova serie tv dalla mente del creatore di Twin Peaks, forse \u00e8 stato un bene per me che Lynch non abbia trovato i fondi necessari per farla partire ma si sia \u201climitato\u201d a un film di 2 ore e mezza. Le cene lynchiane avrebbero preso il sopravvento sulla mia vita privata.<\/p>\n<p>Di <strong>\u201cInland Empire\u201d<\/strong> (2006), che dovrebbe essere scritto tutto in maiuscolo ma poi sembrerebbe che voglia attribuirgli pi\u00f9 importanza degli altri titoli, preferisco non parlare perch\u00e9 non l\u2019ho apprezzato. Non come gli altri. Visto nell\u2019unica sala milanese che lo proiettava per quello zoccolo duro di lynchiani irriducibili, non mi folgor\u00f2. Aspettative troppo alte, forse. La critica l\u2019ha osannato, alcuni lo ritengono il vero, definitivo, capolavoro di David. No comment. Fu come andare all\u2019appuntamento con una ex di cui conservavo un bellissimo ricordo, la miglior ex del mondo, avendo voglia di ricordare il passato insieme a lei e scoprire cosa ci avrebbe riservato il futuro. Ecco, diciamo che io avevo un po\u2019 troppo idealizzato la mia ex, pretendevo di rivederla uguale ad allora ma allo stesso tempo nuova, diversa, e non rividi nulla di tutto ci\u00f2. Ma, nell\u2019economia della mia esistenza, lei resta comunque la migliore ex del mondo.<\/p>\n<p>E siamo ad oggi. Appena passati 10 anni da Inland e 25 dal fatidico \u201cCi rivediamo fra 25 anni\u201d del finale di stagione di Twin Peaks 2. Ho sempre reputato il silencio (s\u00ec, <em>silencio<\/em>) cinematografico di Lynch come una lunghissima pausa riflessiva, un periodone sabbatico (interrotto solo dal documentario sui Duran Duran di tre anni fa, che no, non conta) in cui ha raccolto idee, immagini e forme in attesa del momento giusto per metterle in scena come solo lui da fare.<\/p>\n<p><strong>Beh, avevo ragione. Le prime due puntate della terza stagione di Twin Peaks sono lynchiane al 100%.<\/strong> Lynch ha diretto e co-sceneggiato col sodale Mark Frost tutti e 18 gli episodi. Nelle recenti interviste ha detto che si tratta pi\u00f9 di un film di 18 ore che di una serie tv. Le mie primissime impressioni lo confermano. Sono ripiombato nel suo mondo. Ho finalmente rivisto la migliore ex del mondo e stavolta l\u2019ho trovata bellissima come la ricordavo quindici anni fa e con un sacco di cose nuove e progetti futuri da raccontarmi. Sono tutto occhi e orecchi, cara mia.<\/p>\n<p>Ho molta fiducia, sento che Cooper&amp;co. (una valanga di co., a quanto pare) lasceranno, di nuovo, il segno. E tutta questa euforia, questa gioia di vivere, mi verrebbe da dire, evocata da un\u2019opera di Lynch \u00e8 davvero molto grottesca, surreale, inquietante e criptica.<\/p>\n<p><strong>Grottesca, Surreale, Inquietante, Criptica. Mi ricorda qualcosa. Alla faccia dei suoi detrattori, David Lynch \u00e8 uno degli autori pi\u00f9 ancorati alla Realt\u00e0. Accettarlo significa accettare un po\u2019 di pi\u00f9 il Nostro Mondo.<\/strong><\/p>\n<p>PS: ma io non so cosa darei per fare cambio subito ed entrare nel Club Silencio esibendo un orecchio tagliato come tessera soci, sfoggiando la mia giacca di pelle di serpente, simbolo della mia individualit\u00e0 e della mia fede nella libert\u00e0 personale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando il tuo cognome diventa un aggettivo significa che sei arrivato. Che tu sia fumettista, regista, poeta, scrittore, politico, non importa, questo assioma si applica a tutte le categorie. Disneyano, bonelliano, felliniano, argentiano, romeriano, spielbergiano, leopardiano, kafkiano, kingiano, tacheriano, reaganiano. Alcuni di questi termini non vengono nemmeno sottolineati in rosso dal correttore di bozze di word. Indovinate quali. E poi c\u2019\u00e8 lynchiano. Che \u00e8 l\u2019unico aggettivo al mondo che pu\u00f2 descrivere l\u2019arte di David Lynch. Non ci sono sinonimi per lynchiano. Perch\u00e9 se disneyano fa rima con buonista e zuccheroso, bonelliano sta per \u201cfumetto realistico da edicola\u201d e kingiano richiama<\/p>\n","protected":false},"author":663,"featured_media":221,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Lynchiano - Frattaglie","description":"Quando il tuo cognome diventa un aggettivo significa che sei arrivato. Che tu sia fumettista, regista, poeta, scrittore, politico, non importa, questo assioma s"},"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[177,166,161,172,163,167,174,171,176,173,170,168,175,164,162,169,165],"class_list":["post-213","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-frattaglie","tag-criptico","tag-cuore-selvaggio","tag-david-lynch","tag-dune","tag-eraserhead","tag-fuoco-cammina-con-me","tag-grottesco","tag-inland-empire","tag-inquietante","tag-mark-frost","tag-mullholland-drive","tag-strade-perdute","tag-surreale","tag-the-elephant-man","tag-twin-peaks","tag-una-storia-vera","tag-velluto-blu"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/213","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/users\/663"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=213"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/213\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/media\/221"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=213"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=213"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=213"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}