{"id":140,"date":"2016-10-03T09:23:59","date_gmt":"2016-10-03T07:23:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/?p=140"},"modified":"2016-10-03T09:23:59","modified_gmt":"2016-10-03T07:23:59","slug":"the-sclavi-identity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/frattaglie\/the-sclavi-identity\/","title":{"rendered":"the Sclavi identity"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Oggi, 2016. Tutti condividono facce, lineamenti, smorfie, corpi, forme. On line e off line. Tutti devono far sapere al mondo che tipo di conformazione ha la propria testa e cosa contiene quella testa. A me non interessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ieri, 1986. Avrei dato un braccio per un poster di <strong>Tiziano Sclavi<\/strong>, da incorniciare nella mia cameretta di fianco a quello di \u201cAces High\u201d degli Iron Maiden e quello della Lamborghini Countach. Ne avevo un disperato bisogno. Volevo vedere che faccia aveva il mio idolo, colui che diede un senso alla parola \u201csceneggiatura\u201d quando avevo 14 anni, l\u2019uomo che giocava coi generi e le trame come un bambino prodigio gioca con le tabelline. Lo scrittore che, coi suoi romanzi e le sue sceneggiature, ha condizionato per sempre la mia vita trasformandomi in un assiduo lettore di fumetti, prima, e scrittore dei medesimi, poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi ho capito. Con gli anni ho capito. Sclavi non aveva bisogno di mostrarsi. Non aveva bisogno di dire al mondo \u201cquesto sono io, guardate che faccia ho, adoratemi\u201d. Non aveva bisogno di spiegare chi era e cosa gli passava per la testa. <strong>Lo facevano le sue storie al posto suo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avevo trovato, chi si ricorda dove, era un quotidiano ma chiss\u00e0 quale, una fotina (formato tessera, per intenderci) di lui di 3\/4 in B\/N chiaramente paparazzato. Poteva essere stato \u201cbeccato\u201d all\u2019uscita di un bar o, pi\u00f9 presumibilmente, di una libreria. Comunque aveva quell\u2019aria l\u00ec. Non era in posa, insomma. La fotina completava un\u2019intervista, che ho divorato parola dopo parola, spacciata come la prima e unica mai rilasciata dal pap\u00e0 di Dylan. Erano i primi anni \u201990, non ricordo l\u2019anno preciso, e poteva anche essere vero, perch\u00e9 <em>davvero<\/em> il pap\u00e0 di Dylan non si faceva vedere n\u00e9 intervistare in alcun modo\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ricordo come fosse ieri quando mi sono recato al mio primo <strong>Dylan Dog Horror Fest<\/strong>, all\u2019allora Palatrussardi di Milano, 1992. Si entrava semplicemente esibendo l\u2019albo dylaniano di quel mese e ti beccavi anteprime mondiali horror (memorabile <strong>Hellraiser 3<\/strong> con gli effetti digitali dell\u2019epoca ancora da postprodurre e quindi in uno stitico bianco&amp;nero), ospiti internazionali (<strong>Bruce Cambpell<\/strong> in giacca nera e camicia rossa era tantissima roba, direbbero ora) e autori Bonelli sulla cresta dell\u2019onda (ah, il giovane <strong>Casertano<\/strong> messo al tecnigrafo sul palco che scherzava con la telecamera facendo le ombre cinesi al posto di disegnare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Io, che da provinciale non ancora patentato mi facevo tutti i viaggi in treno e metr\u00f2 per il Palatrussardi, aspettavo solo di vedere apparire sul palco il <em>mio<\/em> Tiziano accolto da una standing ovation generale, lacrime di commozione e fuochi d\u2019artificio. Ero l\u00ec per quello!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E infatti, appena entrato nel palazzetto il primo giorno e udito il vocione baritonale registrato che annunciava in filodiffusione l\u2019inizio del Fest, appare sul palco un tizio figo, capelli corvini, look elegantemente casual, e tutti applaudono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Wow\u2026 Tiziano Sclavi\u2026 Finalmente! Non credevo ai miei occhi. Poi Egli inizia a elencare il programma del giorno, presentando i film e gli ospiti che si sarebbero succeduti uno dopo l\u2019altro per la nostra gioia. L\u00ec comincio ad avere dei dubbi sull\u2019identit\u00e0 del tizio sul palco. Ma subito dopo decido che no, \u00e8 lui, \u00e8 normale che Sclavi presenti in prima persona il <em>suo<\/em> festival, perch\u00e9 lui \u00e8 il numero 1!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, <strong>mi sono fatto tutto l\u2019Horror Fest del \u201992 abbastanza convinto che Stefano Marzorati fosse Tiziano Sclavi<\/strong>. Marzorati, l\u2019allora direttore artistico del Dylan Dog Horror Fest e responsabile dell\u2019ufficio stampa Bonelli. Stefano, che anni e anni dopo ho avuto il piacere di conoscere e raccontargli del mio buffo misunderstanding. Stefano, che mentre lo guardavo al nostro primo incontro il mio inconscio continuava ad associare al nome di Sclavi perch\u00e9, si sa, quando uno \u00e8 cocciuto \u00e8 cocciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Comunque sia, la fotina trovata sul quotidiano X in un anno imprecisato dei primi \u201890 mi aveva poi convinto della vera identit\u00e0 fisica di Sclavi. Quella fotina l\u2019ho custodita nel mio portafoglio per tanto tempo (insieme alla faccina di Stewart Copeland, ma questa \u00e8 tutta un\u2019altra storia). Come un santino, un mio personalissimo padre pio che invece di farsi venire le stigmate sui polsi scriveva delle storie <em>che<\/em> non avevo mai letto e <em>come<\/em> non avevo mai letto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si dice spesso che uno scrittore scrive sempre di s\u00e9, delle sue ansie, paure, speranze, che fa parlare e pensare i suoi personaggi come parlerebbe e penserebbe lui. \u00c8 abbastanza vero, ma a mio modesto parere di lettore, prima che di scrittore, un grande narratore \u00e8 quello che sa abilmente nascondere tutto ci\u00f2, che non si mette in prima persona sempre e ovunque nelle sue storie. <strong>Un narratore di razza scrive delle storie, non delle autobiografie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, \u00e8 innegabile che le storie di Sclavi, sia quelle di Dylan che quelle dei suoi romanzi e racconti, siano sempre state autoreferenziali. Impossibile non ritrovare almeno 3 personalit\u00e0 di Tiziano nei 3 protagonisti di <strong>\u201cNon \u00e8 successo niente&#8221;<\/strong>, per me il suo miglior romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Impossibile non riconoscere la solitudine dell\u2019autore in quel capolavoro unanimemente riconosciuto che \u00e8 <strong>\u201cMemorie dall\u2019invisibile\u201d<\/strong>, in cui l\u2019archetipo dell\u2019Uomo Invisibile diventa metafora dell\u2019indifferenza, perch\u00e9 tu sei invisibile quando gli altri non sanno che esisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma questo l\u2019abbiamo saputo a posteriori<\/strong>. Quando uscivano quelle storie <em>nessuno<\/em> sapeva nulla di Sclavi, che faccia avesse, che vita avesse, che cosa pensasse. In quella misera intervista del quotidiano X non si era aperto pi\u00f9 di tanto e da allora non \u00e8 cambiato. Se sommiamo i minuti in cui ha effettivamente parlato Tiziano nel recente documentario \u201cNessuno siamo perfetti\u201d (che ovviamente ho accolto con lo stesso entusiasmo con cui accolsi la fotina nel mio portafoglio) credo che non arriviamo a trenta su quell\u2019ora e un quarto di montato. Sclavi \u00e8 e resta un tizio schivo, lontano dai riflettori, lontano da tutto e da tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono arrivato dopo anni, ma <strong>io ringrazio Sclavi per il suo anonimato<\/strong>. Ringrazio il suo restare sempre e comunque dietro le quinte. Ringrazio i suoi silenzi stampa. Perch\u00e9 nonostante negli anni \u201890 sbavassi per una sua autobiografia ufficiale con book fotografico annesso, sono felice che lui mi abbia parlato di s\u00e9 solo e soltanto attraverso le sue storie, creando un legame quasi telepatico, un patto narrativo fortissimo, fomentato proprio dalla sua totale assenza fisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In fondo, non mi \u00e8 mai interessato sapere chi fosse la moglie di Kubrick o quando ha perso la verginit\u00e0 Garth Ennis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 per quanto a volte il nostro fanatismo da nerd desideri un action figure di Stephen King mentre viene investito dal Dodge blu, i veri autori non parlano di s\u00e9, fanno parlare le loro opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">PS: la foto potrebbe essere questa (pi\u00f9 la guardo, pi\u00f9 ne sono convinto):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-141 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/frattaglie\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2016\/10\/tizianoefausto_b.jpg\" alt=\"tizianoefausto_b\" width=\"245\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo il web\u00a0\u00e8 apparsa su \u201cIl Mattino\u201d in data 1999, ma\u00a0la ricordo molto\u00a0precedente, tipo \u201993-\u201894.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va beh, ora stampo e ritaglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, 2016. Tutti condividono facce, lineamenti, smorfie, corpi, forme. On line e off line. Tutti devono far sapere al mondo che tipo di conformazione ha la propria testa e cosa contiene quella testa. A me non interessa. Ieri, 1986. Avrei dato un braccio per un poster di Tiziano Sclavi, da incorniciare nella mia cameretta di fianco a quello di \u201cAces High\u201d degli Iron Maiden e quello della Lamborghini Countach. Ne avevo un disperato bisogno. Volevo vedere che faccia aveva il mio idolo, colui che diede un senso alla parola \u201csceneggiatura\u201d quando avevo 14 anni, l\u2019uomo che giocava coi generi e<\/p>\n","protected":false},"author":663,"featured_media":141,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"the Sclavi identity - Frattaglie","description":"Oggi, 2016. Tutti condividono facce, lineamenti, smorfie, corpi, forme. On line e off line. 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