Frammenti di memoria caotica: Tanino Liberatore si racconta

Frammenti di memoria caotica: Tanino Liberatore si racconta
In occasione dell’uscita di “Frammenti di Caos”, che raccoglie le prime storie e illustrazioni di Tanino Liberatore, abbiamo intervistato il Michelangelo del fumetto italiano.

[LSB] INTERVISTA LIBERATORE 2019_REV (5)L’arte di è una costante del mondo della letteratura disegnata, nonostante la sua produzione sia estremamente centellinata. Eppure le sue opere hanno influenzato e continuano ainfluenzare innumerevoli autori. In occasione dell’uscita del volume Frammenti di Caos (Comicon Edizioni),
che raccolte storie brevi e illustrazioni, spesso inedite o di difficile reperibilità, l’abbiamo incontrato nella Comicon House durante Lucca Comics and Games 2019 per farci raccontare le sensazioni di oggi rivedendo le storie di ieri. Ci ha regalato un’intervista ironica, sorniona e beffarda, che rispecchia in pieno il carattere del grande Maestro quale lui è.

Tanino e ben ritrovato su Lo Spazio Bianco.
Nel 2018, in un’intervista apparsa sempre sul nostro portale, hai rilasciato una dichiarazione forte, cioè che non sei più interessato al fumetto. È ancora così?

[Ride] Chi me l’ha aveva fatta quell’intervista?

Sempre io.
Ah! Allora nell’ultima intervista che mi hai fatto ho rilasciato questa dichiarazione? Bè, devo dire che non è una dichiarazione forte se ci pensi bene. Diciamo che io sono stato interessato per un momento al fumetto perché era una cosa che non avevo fatto e mi interessava provarla. Però fondamentalmente non sono mai stato un disegnatore di fumetti. Non è il mio linguaggio naturale, l’ho detto tante volte. Io sono più un illustratore o uno che fa quadri, ma non fumetti. Però quando li faccio, li faccio bene. Diciamo che non sono più interessato anche perché i fumetti sono molto lavorati. Troppo. E per questo è diventata una fatica anche se mi piace sempre.

Che cosa ti fece scegliere però questa forma d’arte in quel determinato momento della tua vita?
Sinceramente l’ho scelto come esperienza da fare per me. Come tutti quelli della mia età, ho avuto a che fare col fumetto, anche se l’unico vero fumetto che ho letto nella mia vita è stato Black Macigno. Però come forma d’espressione mi interessava. Mi interessa anche ora. Uno può anche provare a esprimersi con una lingua che non è sua. È quello che ho fatto, con il fumetto. Poi una volta imparato sono tornato alla mia lingua naturale, cioè l’abruzzese. [Ride]

Si può dire che come linguaggio ti abbia deluso?
Ma no. Assolutamente. Quando tu prendi Andrea [Pazienza, ndr] ti accorgi che il suo linguaggio naturale è quello. Non è così per me. Diciamo, per fare un esempio, che per quanto io possa amare il francese preferisco l’italiano. Per quanto mi piaccia il fumetto mi esprimo meglio e mi soddisfo meglio con l’immagine unica, perché mi fa cambiare spesso, perché non è ripetitiva. Nel fumetto, rispetto al modo in cui vedo il mio lavoro, trovo pesanti questi aspetti.

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Però nel volume Frammenti di Caos, che racchiude tante tue storie brevi a commento di una storia tu dici che di essere più interessato alle sequenze che alle storie.
Non so se ho detto questo… o forse me l’hanno fatto dire male. [Sorride]
Io ho detto che il mio non è un linguaggio di sequenze ma un linguaggio di immagini uniche. E poi sono più interessato al frammento che alla storia intera. Ranxerox quando è uscito è stato un personaggio di grandissima rottura…soprattutto per me, di palle però! (Risate)

Lo sarebbe ancora oggi secondo te? Forse oggi qualcosa è cambiato!
Qualcosa è cambiato, ma anche grazie a Ranxerox! Io penso di si. È ancora un personaggio validissimo. Certo, anche lui oggi sarebbe un po’ meno libero nei movimenti.

Forse alcune storie di allora, oggi creerebbero dei problemi…
Si, è così. Abbiamo vissuto anni più complessi di questi, ma in quel periodo la possibilità di fare le cose era più semplice di oggi. Vivevamo in un’epoca di democrazia “Cristiana” ma la morale di oggi è  dieci volte peggio.

Abbiamo sacrificato delle libertà sull’altare del politically correct?
Non le abbiamo sacrificato noi di nostra volontà. Ce l’hanno tolte. O ce l’hanno fatto credere che siamo stati noi a sacrificarle, o ce l’hanno tolte. O meglio, le hanno tolte ai giovani, perché noi bene o male abbiamo vissuto. Abbiamo fatto quello che volevamo fare. In un certo senso siamo stati fortunati perché siamo stati una generazione che ha avuto possibilità sia nel bene che nel male e le ha sfruttate tutte.

[LSB] INTERVISTA LIBERATORE 2019_REV (7)Quando hai rivisto le opere più datate del volume, cosa hai pensato? Ci sono tuoi lavori inediti di oltre 40 anni.
Diciamo che mi sono incazzato molto di più quando ho rivisto Ranxerox che questi lavori, perché ci sono tanti di quegli errori!
Nel volume c’è tutto quello che ha che fare col fumetto, che non sia Ranxerox o Lucy, compresi anche disegni del 1974, i primi. Anche le tavole di ricerca con le quali iniziavo a vedere le angolazioni, il catrage, a ripassare domandandomi “Come? Col pennello, col pennino?”, chiedendomi quale fosse la scelta più consona alla mia personalità. Naturalmente, è sempre stato il pennello.
In alcuni casi non sono storie finite, ma aveva senso inserirle in questa raccolta per raccontare un percorso. Alcune sono sequenze di violenza, altre addirittura sequenze musicali, che erano le cose che mi piacevano di più.

Sono tavole che hanno decenni, eppure al tempo stesso incredibilmente moderne.

Non lo so. Forse come tratto non tanto. Il modo di “passare” era troppo accademico, al massimo riconducibile alla scuola sud-americana o spagnola. Per le storie, io non ho mai studiato né sceneggiatura, né cinema. All’epoca non sapevo neppure cosa fosse un piano americano. Quando me lo dicevano rispondevo “Che cosa ho fatto? Un piano americano? E dove?
Io conoscevo i primi piani e i piani da lontano. Ogni cosa era funzionale alla storia, alla sequenza che stavo per raccontare, per dare più impulso o per rallentare.
Era un qualcosa, come tutto il mio disegno, abbastanza spontanea, naturale. Non c’era un ragionamento dietro. Poi mentre disegnavo affrontavo le varie inquadrature e trovavo la giusta soluzione. Tutto al livello istintivo, tanto i disegni quanto la sceneggiatura. Mi è veniva tutto naturale. Anche nei disegni, anche se sono abbastanza accademico, anche se mi piace il “bel disegno” che ho sempre adoperato in funzione di quello che stavo raccontando.

Perché questi inediti sono rimasti tali per così tanto tempo?
Ma mica tanto! i disegni degli inizi [Anni ’70, ndr] non erano neanche tanto pubblicabili in altri contesti, perché non erano niente di che. Oggi il contesto è diverso, le motiva. Alcune erano idee di storie iniziate e poi mai sviluppate.

All’interno di questa raccolta c’è una storia inedita, particolare che diede scandalo qualche tempo fa. Parlo di Venerdì 24 Marzo, una storia di tre pagine in cui si vede una donna praticare del sesso orale a un uomo in croce.
Scusa, ma se Lucio Battisti ha potuto fare 29 settembre io non potevo fare 24 marzo? Ah, ah, ah!
Questa è una storia realizzata nel 1978. L’avevo pensata per Il Male che non la pubblicò. Rimase nelle mie cartelle. Poi nel 1996 si tenne una mia mostra antologica a Firenze, nella Limonaia dei Medici. Staino mi aveva invitato per l’Estate fiorentina e per questa retrospettiva volli esporre tutto le mie cose che mi piacevano di più, anche quelle di differenti periodi. Inserii anche questa storia, ma con nessuna idea o volontà di scandalizzare o altro.

Bè, l’immagine è forte…
Ho capito, ma noi venivamo da un’epoca in cui queste cose non facevano più specie a nessuno e non immaginavo che dopo dieci anni da quel periodo fossimo tornati indietro di cinquanta!
Io scelsi quelle tavole solo per il disegno. Lo spiegai anche ai giornalisti de La Nazione quando scoppiò il casino… Un casino che portò quasi alla caduta della Giunta comunale della città di Firenze!
Mi telefonavano giornalisti dicendo che avevo voluto lanciare una provocazione. Io cercavo di spiegare che non era così, ma continuavano a insistere. A un certo punto iniziai a rispondere così: “Lei sa già la risposta, prima che io risponda. Che mi fa le domande a fare allora?” e a sbattere i telefoni in faccia.
Dicevo la verità. Ancora adesso nessuno mi crede. Alla fine la cosa si risolse grazie al vescovo di Firenze, che disse “Non è che posso essere d’accordo con quello che ho visto, però in questo Paese c’è ancora la libertà di espressione, quindi l’autore dovrebbe essere lasciato in pace”. E così si chiuse la questione. Nel bene e nel male, la religione cattolica c’è sempre in mezzo.

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Nel volume c’è una storia che ha una valenza particolare proprio per il fumetto italiano. Parlo di Tiamotì, scritta da Stefano Tamburini, apparsa sul primo numero d’edicola di Cannibale.
È la mia prima apparizione come autore di fumetti in edicola. Avevo realizzato la copertina di quel numero di Cannibale, Tiamotì e qualche illustrazione.
Non si può parlare di questa storia senza chiederti come era lavorare con Stefano Tamburini.
Lui ed io ci siamo conosciuti perché ci presentò Andrea Pazienza. E subito disse che mi trovava “ottimo”. Mi definì “La stessa nascente”. Lui indovinava sempre tutto. Era preveggente.
Io ne ridevo, anche perché colui che crede meno in me sono proprio io. In quel periodo era tutto nuovo per me. Tutto quello che conoscevo e che ho conosciuto grazie a loro.
Con Stefano ci vedevamo tutti i giorni, stavamo entrambi a Roma. All’epoca mi parlava già di un Ranxerox, di un coatto sintetico dalla testa strana.
Giravamo in autobus e tutte le cose che vedevamo  là sopra o dai finestrini poi sono state inserite in Ranxerox, o dentro le altre storie fatte con lui.
Lavorare con Stefano era… Noi parlavamo delle storie, lui mi diceva più o meno il numero di vignette per pagina, poi mi dava la libertà assoluta nel come dare importanza alle vignette e come sviluppare la tavola.
E dopo che io avevo disegnato tutto, metteva i testi nelle vignette!

Come Stan Lee e Jack Kirby!
Stefano scriveva direttamente sulle tavole, infatti il lettering originale è suo. Il mio era un lettering di merda. Proprio sciapo. Il suo invece andava benissimo con il disegno. Sembrava fatto dall’autore dei disegni, invece era l’autore dei testi.

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Come è avvenuto il passaggio da Cannibale a Frigidaire?
Sempre a opera di Stefano. Lui era stato a New York in vacanza,  era tornato tutto gasato. Probabilmente aveva visto qualcosa che l’aveva fatto flippare. “Dobbiamo fare una rivista più luccicante – ci disse – patinata. Questa – con riferimento a Cannibale – è una fanzine, non può andare avanti”.
Coniammo il nome, Frigidaire, e stabilimmo che doveva essere la rivista “Del superfluo indispensabile”.
Una descrizione perfetta. Ma superflua non lo fu mai. Pensa che fu la prima rivista in Europa a parlare dell’AIDS. Nello stesso articolo di parlava di AIDS ed Ebola.

Una rivista come Frigidaire oggi è impensabile?
No, perché? Si potrebbe fare anche adesso, ma va fatta con la gente di oggi.
Come concetto è ancora valido. Come grafica anche, dato che lo copiano ancora oggi.
Bisogna che ci siano le persone adatte a farla. Frigidaire è nata perché c’era il momento, i luoghi e le persone. Sono cose che succedono per alchimia ogni tanto. Ora bisogna aspettare che risucceda.

Sempre nel volume Frammenti di Caos c’è una storia scritta da Bruce Jones e da te disegnata, dal titolo il Confinato. Come è stato seguire la sceneggiatura di un autore americano?
Al contrario di quelle di Stefano, questa era una sceneggiatura molto particolareggiata, in cui però mi sono sentito liberissimo. Un po’ come per la storia di Batman Black and White.  Mi è piaciuto molto disegnarle perché, nonostante le indicazioni ho lavorato senza limitazioni.
Con gli autori francesi invece ho avuto maggiori difficoltà.

Ad esempio con George Wolinski? Nel volume ci sono due storie scritte da lui per te.
Con Georges non ci siamo capiti. Io adoravo Wolinski, come persona e come autore. Avevo chiesto di fare una storia alla Wolinski, scritta da lui ma disegnata da me. Doveva essere una situazione di sesso e di situazioni strane, alla Wolinski appunto. Invece lui ha pensato delle storie per me. Quindi non ci siamo trovati. Avrei dovuto dirglielo, sono stato maleducato a non farlo. Invece ho disegnato solo le prime due storie. Se avessimo parlato ci saremmo capiti, ma io temetti di essere troppo… invadente forse, come se gli dovessi dire io come scrivere le storie. Ho sbagliato a non dirgli subito le mie perplessità quando ho visto le prime due sceneggiature. In un primo periodo penso che lui non l’abbia presa bene, poi ci siamo riconciliati.

[LSB] INTERVISTA LIBERATORE 2019_REV (4)Mentre il lavoro su Batman?
Con gli americani non avevo contatti. Anche perché loro scrivevano in inglese, io non lo parlo e quindi c’era sempre il traduttore di mezzo. Non ho mai parlato con gli autori.
L’unico errore è stato partire con il bianco e nero, che per me, e non solo per me, era più complicato, e fare i flashback delle storie con i grigi. Avrei dovuto fare il contrario fin da subito. Sarebbe uscita una storia più bella. Poi, vuoi mettere disegnare un Batman con la pancetta?

La differenza tra il lavoro in Italia e il lavoro in Francia.
Sinceramente non c’è grande differenza.
In Italia ho lavorato nel periodo di Cannibale e Frigidaire, quindi non era solo una questione di lavoro, ma anche di amicizia con gente che si frequentava ogni giorno. E dopo era proprio l’inizio. Sai, il ragazzino che scopre nuove terre…
In Francia è stato diverso. A parte che fumettisticamente non ho lavorato moltissimo, di solito uno sceneggiatore, con cui non voglio discutere e con cui non ho mai discusso, mi passa una storia ed io lo disegno. È sempre stato un fare un po’ distaccato. A parte con Stefano Tamburini, non ho mai voluto discutere con gli sceneggiatori perché non volevo che mi togliessero l’ultima libertà, quella di vedere le cose in un certo modo. Se uno mi scrive la sceneggiatura e poi inizia a parlaci sopra tipo “Ah, io questa scena la vedo così, questa cosà”, là mi ammazza perché io non riesco poi a non fare quello che mi dice lui, dato che il lavoro è suo.
Per questo non ho mai voluto discutere con uno sceneggiatore delle storie che dovevo disegnare e loro quando hanno visto le tavole disegnate mi hanno sempre detto “Cazzo, è completamente diverso da quello che avevo immaginato io, ma è esattamente quello che ho scritto”.
Alla fine quasi tutti sono stati sempre contenti.

Ci ha detto all’inizio dell’intervista che il fumetto non lo parli più. Hai fatto voto di silenzio, o possiamo aspettarci in futuro una nuova chiacchierata?
Mah! Non si sa mai. Può darsi che, in futuro, un balbettamento… Ah, ah, ah, ah, ah!

Intervista raccolta nel novembre del 2019, nella Comicon House, durante Lucca Comics and Games.

Tanino Liberatore

[LSB] INTERVISTA LIBERATORE 2019_REV (6)Gaetano, detto Tanino, Liberatore nasce a Quadri, in provincia di Chieti, il 12 aprile 1953.
Nel 1978 Andrea Pazienza, suo compagno di liceo, lo coinvolge nell’esperienza del giornale underground
Cannibale, sul quale Liberatore fa il suo esordio nel mondo del fumetto, illustrando diverse storie scritte da Stefano Tamburini. Sulla terza uscita di Cannibale, intanto, Tamburini, Liberatore e Pazienza danno vita a Rank Xerox, che approderà nel 1980 sulla rivista Frigidaire, pur avendo cambiato nome in Ranxerox in seguito a una diffida dell’omonima azienda di fotocopiatrici. Liberatore si occupa ora interamente della parte grafica, donando al personaggio la sua caratterizzazione definitiva, da asciutto teppista con tratti asiatici delle prime storie a ipertrofico gorilla.
Lentamente, ma inesorabilmente inizia ad abbandonare gli strumenti tradizionali per il digitale, tecnica con cui realizza l’albo
Lucy – L’espoir, storia sulle origini dell’uomo scritta da Patrick Norbert, edito in Francia da Capitol Editions e pubblicato in italia nel 2017 da COMICON Edizioni.
Per Glènat ha realizzato splendide illustrazioni per due grandi classici della letteratura francese, le
Undicimila Verghe di Apollinaire e I Fiori del Male di Baudelaire, quest’ultimo è stato riproposto da COMICON Edizioni nel primo volume della collana Sinestesie in un pregiato volume cartonato con inserti fold-up. Sempre COMICON Edizioni ha proposto l’edizione definitiva di Ranxerox e la racconta di storie brevi e illustrazioni, anche inedite, dal titolo Frammenti di Caos. Oggi, alternando gli strumenti digitali a quelli più tradizionali come gli olii e gli acquerelli, realizza magnifiche illustrazioni, su carta e su tela, che sono in mostra nelle gallerie di arte contemporanea di tutto il mondo.

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