Four in Love: ovvero di quando l’amore non ha bisogno di parole

Four in Love: ovvero di quando l’amore non ha bisogno di parole
La talentuosa illustratrice cinese Crystal Kung ci accompagna, attraverso quattro racconti privi di dialoghi ma dominati dai colori, alla scoperta del più nobile dei sentimenti.

primaimmagineJundo, la nuova piattaforma italiana di fumetto online, aggiunge alle sue proposte la nuova opera della giovane illustratrice Crystal Kung: Four in Love. Classe 1994, nata in Cina ma trasferitasi in tenera età a Taiwan, Crystal Kung, già nota al pubblico italiano per merito di Bao che scommise sulla sua opera d’esordio Il piccolo vagabondo (primo “silent book” a catalogo per la casa editrice milanese), torna con un’opera che ne cristallizza lo stile, votato a ricreare per mezzo del colore atmosfere ‘pittoriche’ senza per questo abbandonare l’energia primitiva e il fascino del disegno.

L’artista taiwanese non ha fatto mistero di ammirare il lavoro di Pascal Campion e, come l’illustratore franco-americano nei suoi Sketches of the Day, anche la Kung prende ispirazione dal vivere quotidiano per la sua arte, sempre improntata alla ricerca di un coinvolgimento emotivo del fruitore. Come ne Il Piccolo Vagabondo anche in Four in Love non vi sono né dialoghi né didascalie e la formazione della giovane autrice nel campo dell’animazione 3D e del character design si palesa nella composizione della tavola, nel suo destreggiarsi tra campi lunghi e primi piani stretti e nell’uso della luce rivela un gusto assai cinematografico. La luce diventa infatti “riflettore di scena”, illuminando obliquamente le tavole e concentrandosi sui particolari su cui si vuole porre l’attenzione dell’osservatore.

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Pur ricorrendo al digitale la Kung, non nasconde una passione per l’animazione classica, quella imperfetta e stilizzata dei film anni ‘60 (si veda il ricorso a linee spigolose e personaggi dai tratti caricaturati de La carica dei 101), sfruttando una palette di colori pastello, prediligendo toni caldi e giallastri (una tavolozza che ricorda quella di Victo Ngai, altro stimato riferimento della Kung) e giocando con le macchie e le sovrapposizioni di colore per i fondali. L’impressione è di osservare tavole ad acquerello, in cui il disegno non perde il fascino dei bozzetti realizzati a matita.

Mentre gran parte degli artisti a Taiwan subisce l’influenza dei nipponici, la Kung se ne discosta e guardando le sue tavole si ha l’impressione che tra le sue ispirazioni vi siano i maestri del “vecchio” continente (L’Illusionista di Sylvain Chomet, anch’esso privo di dialoghi, tra i tanti).

Nel rinunciare alle parole, i disegni devono farsi carico di una valenza espressiva che sacrifica il realismo in favore di paesaggi evocativi in cui, a prevalere, è piuttosto il lirismo. Per la composizione delle sue tavole, che sono quadrate come consuetudine per molti artbook, la Kung si serve di una griglia libera in cui alterna vignette a sviluppo orizzontale e verticale in base all’azione che vuole suggerire. La loro sequenzialità, mai così importante in assenza di dialoghi, dimostra una volta ancora la sua padronanza delle basi dell’animazione (del racconto Il filo rosso/Red String presente in Four in Love, è stato realizzata, non a caso, la versione animata visibile su Vimeo).

Come per Il piccolo vagabondo, anche in Four in Love siamo di fronte a una raccolta di storie, ma mentre nel primo l’elemento comune era la presenza di un enigmatico bambino, in Four in Love il leitmotiv dei quattro racconti non è un personaggio bensì un sentimento: l’amore. E ognuno dei quattro capitoli di cui è composta l’opera analizza tale sentimento e lo stato d’animo di chi, inseguendo un sogno (o malinconicamente un’illusione), cerca di realizzarlo.

Nel primo capitolo, viene riproposto il mito cinese del Filo rosso del Destino secondo cui ogni persona, fin dalla nascita, ha un filo rosso invisibile legato al mignolo della mano sinistra che lo lega alla propria anima gemella.

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Nel secondo, la protagonista è una giovane prostituta che sogna di vivere una storia d’amore come quelle che si vedono alla tv, nei film e nelle soap, un sogno però che deve fare i conti con una realtà triste alla quale non sarà facile sfuggire. Nel terzo, il protagonista maschile intesse una relazione online, un amore che nasce “a distanza” viene inevitabilmente idealizzato, ma poi al momento di incontrarsi la realtà saprà essere al passo delle aspettative createsi?

Infine, nell’ultimo capitolo la Kung racconta di un amore tra due ragazzi, e della difficoltà a vivere con serenità un sentimento che genera in chi li circonda repulsione e imbarazzo. Ecco che il più significativo dei quattro racconti parla di temi di attualità, quali omofobia e bullismo, e lo fa con delicatezza e consegnandoci un messaggio di speranza.

E se i “silent book” sono da molti considerati uno strumento d’apprendimento per bambini in virtù della capacità di coinvolgerne la sfera cognitiva e affettiva, l’opera della Kung invita a non cadere nell’errore di non ritenerli fruibili ad un pubblico adulto. L’universalità di un racconto che si serve unicamente di immagini, oltre al vantaggio di non dover “scontare” barriere linguistiche, ha quello di potersi affidare alla fantasia del lettore (che sia un bambino o un adulto) mai così libero di far volare la propria immaginazione.

Abbiamo parlato di:
Four in Love
Crystal Kung
Jundo, 12 Luglio 2021
128 pagine, colori, versione digitale – compresa nell’abbonamento Jundo

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