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First Issue Presenta: Doomsday Clock #1 (di 12)

È uscito in USA l’atteso primo numero di Doomsday Clock, la maxiserie che dovrebbe rivelare i segreti legami tra l’universo DC Comics e quello di Watchmen.

First Issue Presenta: Doomsday Clock #1 (di 12)Alla fine è arrivato. Doomsday Clock, scritto da e disegnato da , è forse l’evento fumettistico più atteso da un anno e mezzo a questa parte -fin dall’uscita dello speciale DC Universe Rebirth, che per primo riuscì a stuzzicare i fan mettendoli di fronte all’intrigante prospettiva di un crossover tra l’universo e quello di – e il 22 novembre 2017 (1) ha fatto il suo debutto in pompa magna nelle fumetterie americane tra l’eccitamento generale di critica e pubblico.

Fin dalle primissime pagine di questo numero d’esordio appare chiaro come Doomsday Clock non si configuri come un semplice crossover tra due universi narrativi e non si limiti solo a omaggiare la seminale opera di , bensì si ponga come un vero e proprio seguito della stessa.
Niente più finale aperto lasciato alla libera interpretazione dei lettori, dunque: questa è, a tutti gli effetti, la continuazione canonica delle vicende narrate trent’anni fa dal Bardo di Northempton e da . Ciò – è bene dirlo subito – non incontrerà il favore d tutti. Anzi, è probabile che i cultori più integralisti dell’opera originale, quelli che considerano ogni suo rimaneggiamento alla stregua di un’eresia, possano storcere il naso di fronte a tale scelta. Tuttavia, se si riesce a superare la cieca devozione per il capolavoro del 1986, è facile accorgersi che quello di Johns si prospetta fin da questo primo capitolo come un fumetto realizzato con tutti i crismi, capace di trattare con rispetto la materia d’origine e di proiettarla al contempo verso nuovi, affascinanti orizzonti.

C’è da dire che la scrittura dello sceneggiatore appare estremamente distesa, pacata. Non ha fretta di stupire i lettori con colpi di scena o di fornire subito tutte le risposte che essi agognano. Lo scrittore di Detroit si prende anzi il suo tempo per concentrarsi sul world building, andando a esplorare tutte le disastrose conseguenze che il finale della storia originale ha avuto sull’opinione pubblica e sul mondo. Riesce così a delineare un contesto socio-politico estremo, dettagliato e immersivo, illustrato per la gran parte dall’insistente voce dei media nell’arco delle pagine iniziali, in cui si riesce a percepire la disperazione per un mondo sull’orlo del baratro.
La medesima cura viene riposta anche nella gestione dei personaggi. Tanto le vecchie conoscenze quanto quelli introdotti per la prima volta godono di una caratterizzazione convincente e immediatamente riconoscibile, grazie a dialoghi intelligenti e ben strutturati, taglienti scambi di battute e divertenti siparietti che contribuiscono anche ad alleggerire il tono dell’albo.
Johns inoltre gioca con le aspettative dei fan per stravolgere in modo inaspettato lo status quo di alcuni beniamini del pubblico (di uno in particolar modo), sollevando nuovi quesiti e lasciando il lettore in balia di una bruciante curiosità riguardo a come i semi gettati in questo primo numero si svilupperanno nel corso della storia.

First Issue Presenta: Doomsday Clock #1 (di 12)Soltanto nelle ultime pagine si assiste a una brevissima sortita nel DC Universe tradizionale. Questa, a onor del vero, dà la sensazione di essere una sequenza abbastanza estemporanea e inserita probabilmente per non lasciare questo primo numero completamente sprovvisto di qualsivoglia riferimento alla realtà di Superman e compagni. Il che comunque è comprensibile, essendo stato Doomsday Clock ampiamente pubblicizzato come la serie che avrebbe portato i due universi narrativi a collidere.

Ai disegni, un Gary Frank in stato di grazia seduce l’occhio del lettore con un tratto iper dettagliato, anatomie perfette dalle forme morbide e un’eccezionale espressività dei volti. Il tutto racchiuso nella cornice di uno storytelling cinematografico e impreziosito dalla colorazione di , che richiama le tonalità impiegate da John Higgins in Watchmen e che fa un uso oculato delle ombreggiature per conferire tridimensionalità alle forme portate su carta dal disegnatore.
Un palese omaggio alla serie di Moore e Gibbons lo si trova anche nell’impostazione delle tavole, nelle quali domina la classica griglia a nove vignette (marchio di fabbrica dell’opera originale), oltre che nel medesimo layout del titolo dell’albo e perfino la citazione in chiusura.

In definitiva, quello che gli appassionati hanno tra le mani è un primo capitolo decisamente solido. Un inizio più soft di quanto alcuni potrebbero aspettarsi, è vero, ma che riesce efficacemente nel compito di gettare le fondamenta di quella che ha le potenzialità per diventare una delle saghe DC Comics più interessanti del periodo contemporaneo.
Poi, considerando che la maxi serie si comporrà in totale di dodici numeri, di tempo per sviluppare a dovere tali ottime premesse ce n’è eccome.

Abbiamo parlato di:
Doomsday Clock #1
Geoff Johns, Gary Frank, Brad Anderson
DC Comics, novembre 2017
40 pagine, spillato, colore – 4,99 $


Note:
  1. Dettaglio non da poco: il 22 novembre 1992 fu pubblicato in USA Superman vol. 2 #75, albo che conteneva la morte di Superman per mano di Doomsday. 

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