First Issue #95: Best of 2021

First Issue #95: Best of 2021
Si chiude il 2021 e First Issue vi presenta l'elenco dei migliori #1, serie, miniserie e volumi usciti in USA quest'anno secondo i "True Believers".

First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #95 analizziamo quelli che, a detta dei True Believers che danno vita a questo spazio, sono i migliori #1, le migliori serie, graphic novel o volumi usciti in USA nel 2021 (con anche un piccolo strappo alla regola…)

 

FEDERICO BEGHIN

Federico Beghin_Best of 2021

Migliori #1

Robin e #1 di Jeff Lemire e Dustin Nguyen (DC Comics)
Scrittura equilibrata e disegni evocativi: Lemire e Nguyen si insinuano nelle pieghe della storia dell’Uomo Pipistrello senza inciampare nel già visto.

Maw #1 di Jude Ellison, S. Doyle e A. L. Kaplan (BOOM! Studios)
Un incipit che punta forte sull’atmosfera: il mistero e il soprannaturale sono al centro di una miniserie tesa e interessante.

Miglior serie 2021

Black Cat di Jed Mackay, Travel Foreman et al. (Marvel Comics)
Non c’è mai pace per Felicia! Per quanto la Gatta Nera provi a vivere una vita normale, non c’è niente da fare: la sfortuna (degli altri) bussa sempre alla sua porta. Mackay ne racconta avventure e disavventure con un ritmo indiavolato, riuscendo comunque a esplorarne la psicologia e avvalendosi di artisti dai tratti espressivi e dinamici.

EMILIO CIRRI

Emilio Cirri_Best of 2021

Migliori #1

The Human Target #1 di Tom King e Greg Smallwood (DC Comics – Black Label)
Verrebbe da dire che con Human Target, Tom King centra nuovamente il bersaglio, ma non ci spingiamo a pronunciare simili battute.
Il concetto però è quello: un thriller che parte subito con un’atmosfera e un ritmo che catturano fin dalle prime tavole. E il merito è tanto nella prosa centellinata che diventa dialogo brillante di King, quanto dello storytelling perfetto e alle atmosfere retrò costruite da Greg Smallwood. Una scelta facile, forse, ma dovuta.

Time Before Time #1 di Declan Shalvey, Rory McConville, Joe Palmer, Chris O’Halloran (Image Comics)
Il secondo numero uno è il più combattuto per me. A spuntarla tra Primordial #1 di Lemire e Sorrentino, A righteous thirst for vengeance #1 di Rick Remender e Lima Arujo e What’s the furthest place from here di Matthew Rosenberg e Tyler Boss è invece Time Before Time, scritto da Declan Shalvey e Rory McConville, con i disegni di Joe Palmer, i colori di Chris O’Halloran e il lettering di Hassan Otsmane-Elhaou. Una storia che parla di viaggi nel tempo e degli sbagli che possono distruggere una vita, che si divide tra sparatorie, inseguimenti e momenti di grande intensità emotiva, muovendosi in una ambientazione dalle linee geometriche, dai chiaroscuri intensi e dai colori plumbei. Un primo numero costruito in maniera davvero notevole, con un ritmo magistralmente calibrato e una sequenza particolarmente inspirata, che consegna un messaggio semplice quanto fondamentale: il tempo non è infinito, bisogna fare di tutto per sfruttarlo al meglio. Leggere Time Before Time non è tempo sprecato.

Miglior graphic novel

A West African Fantasy Epic di Juni Ba ()
Fumettista senegalese, ma residente a Montpellier, Juni Ba si è fatto conoscere per le sue opere pubblicate in Francia da Kugali Media (Kayin e Abeni e Monkey Meat) ma soprattutto grazie alle sue opere online dedicate a vari fumetti statunitensi che lo hanno portato a diventare copertinista per IDW e arrivando in DC Comics con una breve storia per Joker Presents: A Puzzlebox. C’era quindi molta attesa per il suo debutto narrativo negli Stati Uniti, che si è aggiudicata l’intraprendente . E Djeliya è stata una scommessa vincente, lodata da pubblico e critica.
La storia del viaggio di Mansour, principe di un regno decaduto, e di Awa la Djeliya, la “cantastorie di corte” detentrice di sapere e arcani poteri, verso la torre bianca di uno stregone malvagio che ha distrutto la loro terra, diventa per Ba un modo per fondere il folklore del Corno d’Africa declinato con l’occhio tecnologico dell’afro-futurismo (oggi sempre più forte grazie a autrici e autori come Octavia E. Butler, Nnedi Okorafor, il decano Samuel R. Delany e N. K. Jemisin) con una riflessione storica e sociale dei mali del continente africano (i bambini soldato, i generali, i pregiudizi magici e la litigiosità politica). E se la storia incontra piccoli inciampi di montaggio e di consequenzialità, nessuna imperfezione si trova nello stile dell’artista: la lezione di Mike Mignola e di Jamie Hewlett (ispirazioni dichiarate dall’autore stesso) viene assorbita, digerita e reinterpretata, unendole all’arte della cultura africana. Il risultato è un fumetto dai colori caldi e dal ritmo incessante, fatto di scene d’azione travolgenti ma anche da momenti di riflessione toccanti, in cui ogni personaggio è definito con un tratto forte e personale, esagerato ma mai sopra le righe. Insomma, se queste sono le premesse, non ci sembra impossibile pensare che il suo esordio con Image il prossimo anno con la serie Monkey Meat sarà uno dei numeri uno da tenere d’occhio nel 2022.

Menzione d’onore

Immortal Hulk #50 di e Joe Bennet (Marvel Comics)
So di fare uno strappo alla regola, però c’è da citare il miglior numero finale letto da molti anni a questa parte, per una delle migliori serie statunitensi dell’ultimo decennio. Nell’universo mostruoso creato da un Joe Bennet che ha mantenuto una qualità spaventosa per quasi cinquanta numeri, riscrive e reinventa completamente la figura di Bruce Banner e dei suoi alter-ego. E quella che nasce come una storia di rabbia e violenza (e che lega da tempo non solo Bruce a Hulk, ma anche Hulk al Capo) si conclude con un messaggio di riappacificazione, di misericordia e di cura: il corpo piccolo e indifeso di Samuel Sterns portato in braccio da Hulk spazza via i mostri e le battaglie, lasciando solo un profondo senso di umanità e di speranza. Un senso di salvezza che coinvolge tutti i personaggi, ma anche tutti i lettori.

GIUSEPPE LAMOLA

Giuseppe Lamola_Best of 2021

Migliori #1

Non-Stop Spider-Man #1 di Joe Kelly, Chris Bachalo e Dale Eaglesham (Marvel Comics)
Lanciata mentre la discussa run di Nick Spencer su Amazing Spider-Man andava a concludersi, Non-Stop Spider-Man di Joe Kelly e Chris Bachalo ha portato una ventata d’aria fresca nel parco testate dedicate all’Arrampicamuri.
Forte di un ritmo sostenuto e di una trama avvincente, il primo numero svetta soprattutto per l’approccio visivo prorompente, frutto dalle stravaganti e superbe matite di Bachalo, il quale riesce a trovare soluzioni sempre nuove e originali per regalare dinamismo alle sue tavole.

The Imposter #1 di Mattson Tomlin, Andrea Sorrentino e Jordie Bellaire (DC Comics – Black Label)
In una delle più recenti miniserie dell’etichetta Black Label di DC Comics, incentrata sugli inizi della guerra al crimine del Cavaliere Oscuro, il regista Mattson Tomlin (co-sceneggiatore del film The Batman di , di prossima uscita) si unisce al disegnatore campano Andrea Sorrentino e a Jordie Bellaire (colori) per descrivere una Gotham violenta e disperata, decisamente realistica.
Un racconto drammatico che non trascura il lato psicologico legato alla natura dei personaggi, Bruce Wayne su tutti, con una sceneggiatura caratterizzata da dialoghi intriganti e tavole di rara efficacia, con Sorrentino che si sofferma su singoli dettagli con piccole vignette che sono ormai il suo marchio di fabbrica, esplorando soluzioni di layout sempre nuove e sorprendendo il lettore con la sua incredibile cura.

Miglior miniserie 2021

Beta Ray Bill di Daniel Warren Johnson (Marvel Comics)
Daniel Warren Johnson, al suo primo lavoro per la Casa delle Idee, omaggia l’indelebile lavoro di Walter Simonson, ponendo l’alieno korbinita – che aveva fatto il suo esordio in The Mighty Thor #337 nel novembre 1983 – in un viaggio epico e denso di insidie, tra battaglie stellari e mostri giganteschi.
Una lettura appassionante, graziata dal dinamismo e dalla minuziosità delle matite di DWJ, capace di soluzioni visive sempre fresche e mai banali che mescolano vari linguaggi, strizzando l’occhio ai manga e dimostrando amore viscerale per la fantascienza e al contempo esprimendo grande libertà nello storytelling.

FERDINANDO MARESCA

F_Maresca_Best of 2021

Miglior miniserie 2021

Made in Korea di Jeremy Holt e George Schall (Image Comics)
Jeremy Holt lavora in costante sottrazione, ripulendo la narrazione da tutto ciò che si evidenzia come superfluo, non necessario, fino a comprimere all’interno dello schema fumettistico l’essenza e la verità dei suoi personaggi. Ambientata in un futuro tanto prossimo quanto può esserlo la parola domani, la storia tocca tematiche dalla profonda carica emotiva che gravitano attorno all’universo della genitorialità biologica e a quello delle adozioni.
Sotto una azzeccata patina fantascientifica che gioca a allontanare da noi quesiti e questioni sui rapporti umani, rendendoli maggiormente evidenti e visibili quando proiettati su di uno schermo fintamente lontano dal nostro presente, il racconto indaga l’identità e la natura dei moderni nuclei familiari, il significato stesso della famiglia e la condizione dei bambini adottati, in un gioco di rimandi con la vita dell’autore. I disegni di George Schall, dalle linee morbide ed essenziali non tradiscono l’impianto narrativo del racconto, palesando un sottile senso di vuoto e solitudine che affligge tanto i personaggi quanto gli ambienti.
Made in Korea giunge come una ventata di aria fresca dimostrando come il talento possa far apparire semplice la realizzazione di trame complesse e multistrato, vissute da personaggi capaci di dialogare con il lettore in modo semplice e sincero.

Not all robots di Mark Russell, Mike Deodato Jr, Lee Loughridge ()
Mark Russell ci conduce in un mondo dove l’obsolescenza lavorativa dell’essere umano ha lasciato campo libero ai robot, essenziali in fabbriche e uffici quanto in ville e appartamenti. La storia, solidamente appoggiata su di una narrazione che unisce i canoni della commedia a quelli della fantascienza, rielabora in chiave robotica l’archetipo dell’uomo insoddisfatto del suo lavoro che sviluppa un atteggiamento conflittuale verso la società che lo circonda. Satira sociale e riflessioni sul nostro tempo presente si uniscono in una riuscita analisi del nostro quotidiano, dei rapporti interpersonali, delle questioni di genere e del nesso tra uomo e la tecnologia. Le matite di Mike Deodato Jr. si dimostrano l’ulteriore fiore all’occhiello di un’opera illuminata nella quale riecheggiano tematiche della narrativa di Philip K. Dick.

DC Future State – Swamp Thing di Ram V, Mike Perkins, June Chung (DC Comics)
La creatura della palude assurge a figura mistica e religiosa nel suo bucare il tempo e attraversare le epoche in qualità di protettore del Verde: la forza che sottende il regno vegetale in questa miniserie inserita all’interno dell’evento Future State, linea editoriale che pone l’accento su di una futura generazione di eroici super umani, con lo scopo di proporre albi che possano rinnovare e portare nuova linfa nel multiverso fumettistico di Batman & Co.
Immerso in un mondo apocalittico fatto di città sfregiate e abbandonate, Swamp Thing narra al lettore la storia dell’umanità che occupava quei luoghi e la vastità del pianeta Terra per il tramite di una poetica decadente, malinconica e sofferente. Il racconto, impreziosito da citazioni alla Lezione di anatomia di Alan Moore e Steve Bissette, sembra far germogliare alcuni semi gettati negli anni ‘80 proprio in quelle pagine del mostro della palude, ponendo il personaggio sotto una nuova luce, attorniato da comprimari dalla forte personalità capaci di una riuscita intensità recitativa.

MARCO MAROTTA

Marco Marotta_Best of 2021

Migliori #1

Justice League Infinity #1 di J.M. De Matteis, Ethen Beavers, Nick Filardi (DC Comics)
Ambientata nel DC Animated Universe, la serie scritta da J. M. DeMatteis tocca le corde della nostalgia per tutti coloro che sono cresciuti guardando le avventure animate degli eroi DC sul piccolo schermo. Il primo numero, in particolare, svolge un ottimo lavoro nel carpire l’interesse del lettore, grazie a un bilanciamento perfetto tra azione adrenalinica e introspezione dei protagonisti. Un first issue a tutto tondo, insomma, che contiene tutti gli elementi che un buon albo d’esordio dovrebbe avere per risultare intrigante.

King Spawn #1 di Sean Lewis, Todd McFarlane et al. (Image Comics)
La serie che ha sancito il debutto dello Spawn Universe esordisce con un primo numero, scritto da Sean Lewis con la collaborazione dello stesso Todd McFarlane, incalzante e coinvolgente. Tra intrighi di angeli e demoni, un inquietante mistero e nuovi avversari che si profilano sulla strada del protagonista, ce n’è abbastanza non solo per stuzzicare il palato di tutti i fan di Spawn ma anche per suscitare la curiosità di chi si avvicinasse al personaggio per la prima volta.

Miglior serie 2021

Radiant Black di Kyle Higgins, Marcelo Costa (Image Comics)
La nuova serie supereroisctica Image sceneggiata da Kyle Higgins si è rivelata una piccola ma piacevole sorpresa. Lungi dall’essere un prodotto innovativo – finendo anzi per risultare piuttosto derivativa in vari frangenti -, riesce però egregiamente nel compito di coinvolgere il pubblico. Ciò è dovuto in primis a un protagonista che, applicando alla lettera il paradigma “supereroi con superproblemi” ideato dal buon Stan Lee, riesce fin dalle prime pagine a guadagnarsi l’empatia dei lettori. E lo stesso vale per gli altri personaggi principali che nel corso della serie vanno a comporre il gruppo di eroi protagonisti, ognuno dalla caratterizzazione efficace, per quanto semplice. La narrazione è poi scorrevole, leggera e questo invoglia a divorare un numero dopo l’altro.

DAVID PADOVANI

DP_Best of 2021

Migliori #1 

Planet Size X-Men di Gerry Duggan, Pepe Larraz, Marte Gracia (Marvel Comics)
Nomen omen potremmo definire questo one-shot che ha segnato il punto più alto dell’evento mutante dell’estate 2021, Hellfire Gala, dando il via all’ultima parte della gestione dei titoli X da parte di Jonathan Hickman. Il team artistico che, dopo questo one-shot ha ereditato la testata X-Men proprio dalle mani dell’Head of X, crea una storia di proporzioni davvero planetarie, nella quale la nazione mutante di Krakoa manifesta all’umanità e all’intera galassia tutta la sua potenza andando a terraformare in poche ore Marte e trasformando il pianeta rosso in Arakko, la nuova dimora per la nazione mutante gemella di Krakoa, liberata alla fine di X of Swords.
Pepe Larraz si dimostra ancora una volta l’artista simbolo del mondo mutante per questi anni ’20 del nuovo millennio, con una capacità inventiva e compositiva impressionanti, unite a un segno che, incamerata la lezione di Stuart Immonen, ha trovato una cifra del tutto personale e originale. Il sodalizio artistico coi colori di Marte Gracia è poi la ciliegina sulla torta per una storia immaginifica, da leggere e apprezzabile a prescindere che si seguano o meno le testate mutanti.

The Swamp Thing di Ram V, Mike Perkins, Mike Spicer (DC Comics)
Un detto anglossassone recita “the devil is in the details“. Mutuandolo, potremmo dire che, in questo 2021 che sta per finire, in DC Comics la qualità sta nelle serie (a torto) considerate minori. Dopo i due numeri dell’evento Future State dedicati alla versione futura del personaggio, a Ram V sono state lasciate le redini del personaggio e lo sceneggiatore a dato vita a una miniserie che, dato il successo di vendite e critica, è diventata una maxiserie che proseguirà nel 2022 (almeno) fino al sedicesimo numero.
Ecologia, tematiche ambientali, capitalismo industriale: sono questi i temi portanti della nuova versione di Swamp Thing pensata dall’autore di origine indiana, a cui continuano ad affiancarsi Mike Perkins ai disegni e Mike Spicer ai colori, per tavole il cui forte tratto realista si coniuga a una colorazione che insegue efficacemente la psichedelia.

Miglior miniserie 2021

Inferno #1 di Jonathan Hickman, Valerio Schiti, Stefano Caselli, R.B. Silva, (Marvel Comics)
È vero, questa miniserie non si è ancora conclusa (il quarto e conclusivo albo arriverà nel gennaio 2022), ma mi era difficile esimermi dal segnalarla come tra le migliori uscite del 2021. Il congedo di Jonathan Hickman dal suo progetto di rilancio dei mutanti di casa Marvel è l’ennesima dimostrazione del suo talento narrativo di sceneggiatore, la capacità di dipingere scenari enormi – nel tempo come nello spazio – e di creare trame complesse, anche difficili e complicate, ma con una precisione d’incastro impressionante. È incredibile come riesca a sbaragliare le carte in tavola, a ribaltare quello che ci era sembrato di aver sicuramente capito in HoXPoX, per fornirci un punto di vista antitetico ma perfettamente coerente a quanto già raccontato.
Ma il vero punto di forza, tanto delle due miniserie iniziali quanto di questa conclusiva, è come Hickman abbia saputo omaggiare la storia mutante, riprendendo e reinterpretando alcune delle X-saghe più importanti (tra queste, in particolare, la più importante, Giorni di un futuro passato di claremontiana memoria), usandole come materiale narrativo da riplasmare per la sua personale visione.
L’unico elemento detrattore che si può trovare in Inferno potrebbe essere la disomogeneità grafica, ma il lavoro compiuto da Valerio Schiti, R.B. Silva e Stefano Caselli – tutti supportati dai colori di – preso tavola per tavola è di una qualità più che eccellente.

SIMONE RASTELLI

Simone Rastelli_Best of 2021

Migliori #1

Inferno #1 di Jonathan Hickman, Valerio Schiti, David Curiel (Marvel Comics)
Someone remembers, it’s why they keep coming”: questa frase spazza via due anni di divagazioni e focalizza immediatamente il centro sorgente della fascinazione dell’universo che Hickman creò in quei primi albi che inaugurarono la sua gestione degli X-Men e che si era decisamente offuscato da allora.
Il rilancio mutante vi ha lasciato confusi? Il tourbillon di testate ed eventi e crossover vi ha sommerso? A un certo punto avevate la sensazione che, a parte i loghi e il design degli albetti, tutto fosse abbastanza sfilacciato e la varietà di toni assomigliasse più a quella degli scaffali del supermercato che a un adattamento stilistico funzionale all’efficacia narrativa? Avete imprecato per le tante valide idee e trame abbozzate e lasciate cadere o sviluppate e concluse frettolosamente? Ebbene, ora finalmente abbiamo la soluzione a tutta questa frammentazione: HoXPoX e Inferno sono tutto quello che serve, cuore e testa del progetto sono qui. il resto può attendere.
Primo rammarico: ognuno dei quattro albi che compongono questa miniserie di chiusura è affidato a un diverso artista: la compattezza ne soffre, ma, d’altra parte, rimarca la titolarità dello scrittore. Grande timore di chi scrive: che il respiro cosmico e la visionarietà di HoXPoX, con i suoi sguardi attraverso i tempi, le linee di universo, le vite di Moira e i destini dell’umanità (ordinaria e mutante), si riducano a una misera lotta di scranni nel Concilio di Krakoa: “Hickman, nicht diese Töne”!

Wonder Woman: Historia – The Amazons #1 di Kelly Sue deConnick, Phil Jimenez, Hi-Fi, Arif Prianto, Romulo Fajardo Jr (DC Comics – Black Label)
Una copertina classicheggiante: una statuaria figura femminile che oltre ai simboli di Wonder Woman, indossa un curioso boa di pavone (ne scopriremo il senso).
Seguono i credit: si intravede una filigrana complessa sotto la patina bronzea, mentre due semplici linee dorate verticali incorniciano i nomi, sotto il nome della testata. Quindi una pagina nera, con un dialogo in caratteri bianchi in alto a destra.
Poi girate pagina e vi trovate in un altro mondo.
Una sequenza di sei (6!) doppie splash page sovraccarica lo sguardo: il livello di dettaglio è tale da bloccare la lettura e incatenarvi lì, a bocca aperta e occhi ora sgranati ora fessurati, per cogliere le minuzie che si parano loro davanti.
Wonder Woman: Historia racconta il mito delle Amazzoni facendolo scaturire dalla storia delle vessazioni subite dal genere femminile, costretto alla marginalità dal potere maschile. A tratti il racconto è didascalico quanto una lezioncina morale, ma la potenza delle immagini riesce a trasmettere il messaggio di fondo. Certo, il trattamento visivo cerca più il classico che il nuovo, è sgargiante, spettacolare e lontano da sperimentazioni, ma lo sguardo ha di che saziarsi. La narrazione è lineare e il filo è sempre ben evidente: se gli occhi si perdono nelle tavole, il focus narrativo è sempre ben evidente.

Radio Apocalypse #1 di Ram V, Anand RK, Anisha (Vault Comics)
Un mondo dopo l’apocalisse, pochi sopravvissuti e una radio, che trasmette in mezzo al nulla pieno di creature ostili, centro di una piccola comunità. Radio Apocalypse immerge il lettore nello scenario fin dalla prima tavola: ecco, da subito, senso di disperazione, oppressione e pericolo. E tutto questo senza mai alzare i toni, senza effetti speciali, ma curando l’atmosfera delle immagini, i toni dei dialoghi, i tempi dei silenzi e l’espressività dei volti, segnati e graffiati da mille tratti che disegnano tristezza, smarrimento e paura.

Miglior miniserie 2021

Primordial di Jeff Lemire, Andrea Sorrentino, Dave Stewart (Image Comics)
L’uomo ha provato a conquistare lo spazio, è in corso in alcuni fallimenti e ha rinunciato.
O forse no.
L’atmosfera, in Primordial, emerge dal ritmo del racconto e si nutre del senso di colpa per quegli animali sacrificati, dalla suggestione visiva di certe scene nelle quali il silenzio e la luce rimandano direttamente al 2001 kubrickiano, dall’atmosfera claustrofobica e paranoica del periodo della guerra fredda, il periodo nel quale si svolge la vicenda. Le azioni umane si svolgono sistematicamente nell’oscurità, che allude alla segretezza di motivazioni, obiettivi e trame che si dipanano fra le due superpotenze e le loro agenzie. La luce pervade invece le scene ambientate in un qualche “altrove” (una base aliena?) dove ritroviamo le cavie dei lanci delle prime capsule orbitali. Il racconto si svolge fra questi due piani, creando un movimento tanto semplice da seguire, quanto efficace nel creare aspettative e tensione. I personaggi sono delineati in maniera largamente tradizionale e attraverso la figura del protagonista, scienziato afro-americano, emergono i tratti razzisti della vita quotidiana statunitense, ma è il mistero su ciò che è lassù, oltre l’atmosfera, a dominare la scena.

Per questo 2021 è tutto. Non ci resta che augurarvi buone feste, ricche di comics e belle letture in generale e darvi appuntamento a gennaio con First Issue #96, mentre il countdown verso la puntata #100 prosegue inesorabile… ‘nuff said!
Stay tuned!

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