First Issue #90: si ricomincia!

First Issue #90: si ricomincia!
Dopo la pausa estiva, torna l’appuntamento con la rubrica sulle novità del fumetto made in USA, con le immagini di tutte le novità dell’estate 2021.

Il martedì e il mercoledì in USA sono i giorni dedicati all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #90, di ritorno dalle meritate vacanze, analizziamo alcune delle novità più interessanti uscite tra agosto e la prima metà di settembre 2021.

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Marvel Comics

Defenders #1

Defenders 1Quando Al Ewing introdusse il nuovo Masked Rider nei numeri celebrativi Marvel 1000 e 1001, i lettori potevano star certi che ci sarebbero stati piani per lui nel futuro. E infatti Defenders #1 inizia proprio con questo strano eroe che punta una pistola alla testa di Doctor Strange, mentre questi medita fluttuando nel suo sancta sanctorum. Una scena che già da sola vale il prezzo del biglietto, racchiudendo in sé tutti gli elementi di questa nuova miniserie: magie e misteri sovrannaturali, spacconaggine e azione senza sosta, misticismo che incontra la fantascienza, e un artista spagnolo in stato di grazia assoluta.
Proprio come i protagonisti dell’albo (oltre ai due sopracitati, anche l’immancabile Silver Surfer, Betty Ross diventata Arpia e il misterioso Cloud), Ewing fa un salto nel suo passato, tornando a Ultimates II: non solo attinge per alcuni elementi della trama proprio a quella serie, ma soprattutto ne recupera lo spirito, la visionarietà e la grandezza immaginifica senza compromessi.
Compromessi a cui non scende nemmeno Javier Rodriguez, vera superstar di questo numero, a cui Ewing cede le chiavi del racconto (come fatto anche nei numeri finali di Royals): se la trama è piuttosto lineare e tipica del numero uno di origini di uno strampalato supergruppo, con la classica chiamata alle armi, le tavole ricche di dettagli e di dinamismo di Rodriguez abbagliano l’occhio del lettore. Tra che piovono dal cielo, nuvole di fumo che diventano personaggi e oggetti che volano attorno ai protagonisti, le tavole si frammentano in vignette piccole e grandi, si concentrano sui particolari più minuti, sui volti e le espressioni, per poi allargarsi a tutto campo, mostrando creature giganti da prospettive vertiginose. Il tratto sinuoso e sintetico dello spagnolo, illuminato da colori accesi e splendenti, crea momenti di grande dinamismo e velocità, senza mai fa perdere l’occhio del lettore che, pur abbacinato dai numerosi dettagli, segue i due narratori con stupore e divertimento. Un concentrato di senso di meraviglia.
Emilio Cirri

The Trial of Magneto #1

X-Men - The Trial Of Magneto 1Su X-Factor #10, ultimo numero della miniserie di Leah Williams e David Baldeon nonché penultimo capitolo di Hellfire Gala, Krakoa aveva subito un brutto risveglio dai festeggiamenti: Wanda Maximoff, la Scarlet Witch, ma anche l’impostora e la genocida, era stata trovata morta. Proprio da qui prende il via il Processo a Magneto (citazione dello storico numero 200 di Uncanny X-Men), che di fatto non è altro che la continuazione della serie di Williams e Baldeon: proprio la sceneggiatrice, in una recente intervista, si era detta rammaricata di non aver dovuto chiudere i fili narrativi in fretta e furia per trasformare questa nuova indagine di X-Factor in una mini a sé stante.
Della precedente questa mini mantiene l’ottima introspezione dei personaggi (affidata a dialoghi o monologhi molto ben realizzati) e l’attenzione per alcune tematiche psicologiche e intimiste: non a caso, le parti migliori di questo primo numero sono quelle che indagano il dolore e il senso di lutto che affliggono da anni Scarlet, la rabbia dolente di Magneto o l’ira impulsiva e confusa di Quicksilver. Al tempo stesso, la mini si porta dietro alcuni difetti pregressi: le indagini, pur interessanti, non sempre vengono raccontate in maniera chiara e scorrevole, incagliandosi in alcune parti troppo prolisse. Inoltre, la reazione di alcuni personaggi, in particolare Magneto, pur dando peso emotivo alla vicenda, risulta troppo avulsa dal mosaico mutante pensato da Jonathan Hickman e dal resto del team creativo, inspiegabili e fuori contesto: resta da capire se questi sviluppi avranno valide spiegazioni nei prossimi numeri.
Anche Lucas Werneck offre una prova ambivalente: se alcune tavole (come la doppia splash page con l’autopsia di Wanda o la splash page con la sua morte) sono eleganti e di grande impatto emotivo, ben costruite sia dal punto di vista illustrativo che narrativo, altre evidenziano tutti i limiti del disegnatore, che appare sgraziato e poco preciso nel delineare volti, nel catturare dettagli, nel contornare minuzie. Per una mini così importante e per la conclusione di una delle serie migliori (fino ad ora) del parco mutante, ci si poteva aspettare un po’ di più.
Emilio Cirri

Dark Ages #1

Dark Ages 1Immaginate che dieci miliardi di anni fa una macchina vivente, Unmaker, creata per proteggere l’universo dall’entropia risucchiando al suo interno i buchi neri sia sfuggita di mano ai suoi artefici e, per contenerne il potenziale distruttivo, sia stata addormentata e rinchiusa al centro di un pianeta che si stava allora formando: la Terra. Immaginate adesso che Unmaker si stia svegliando e che il nostro pianeta e la galassia abbiano le ore contate.
Inizia così la nuova distopia apocalittica di , uno che di catastrofi planetarie a fumetti se ne intende, visti i successi in DC Comics con Injustice e DCeased. Lo sceneggiatore australiano torna in Marvel a due anni di distanza circa dalla chiusura della sua ottima run su X-Men Red per raccontare, insieme a Iban Coello alle matite e Brian Reiber ai colori, per raccontare un mondo caduto nell’oscurità senza più energia elettrica, poiché un continuo impulso elettromagnetico scatenato da un incantesimo del Dottor Strange è l’unica barriera che si frappone tra Unmaker e la distruzione totale di ogni cosa.
Usando come fulcro del racconto Spider-Man, Taylor ci accompagna in questo primo numero negli attimi successivi al rilascio dell’impulso elettromagnetico, mostrandoci il pianeta, le città, i mezzi di trasporti, i computer che improvvisamente si spengono, generando tragedie, morti e dolore. Il racconto, nella tipica cifra autoriale dell’artista, è filtrato attraverso le esperienze dei singoli eroi, con il particolare che serve a descrivere il generale, con una precisa attenzione ai caratteri e ai rapporti interpersonali.
L’albo poi si chiude con un cliffhanger che annuncia che, dal secondo numero, si andrà dritti al focus della storia: a sette anni dal cataclisma, tutto è cambiato ed eroi e villain si sono, in alcuni casi, scambiati i ruoli.
Iban Coello è l’artista adatto a mettere su pagina le idee di Taylor: le tavole sono ricche di dinamismo e raccontano con efficacia il caos e la distruzione attraverso pagine strutturate liberamente, con le vignette che si piegano nella forma e nella posizione ad assecondare il ritmo della narrazione. Al contempo, l’attenzione del disegnatore ai volti e agli stati d’animo dei personaggi è altrettanto attenta e precisa, arricchendo e valorizzando uno dei punti di forza della sceneggiatura.
La colorazione di Reiber punta molto sul contrasto tra i toni scuri dei grigi e dei marroni della devastazione e i colori accesi dei costumi degli eroi, in particolare il rosso di Spider-Man che si staglia come un faro nelle tra le macerie di una New York distrutta.
Un inizio introduttivo quello di Dark Ages #1 ma che contiene tutte le premesse per un’altra riuscita storia di morte, devastazione, amore e rivincita firmata Tom Taylor.
David Padovani

X-Men Unlimited #1

x-men-unlimited-infinity-comic-001Con una mossa a sorpresa, della quale era riuscita a non far trapelare niente, Marvel Comics ha rinnovato la sua app Marvel Unlimited – l’archivio digitale che rende fruibili circa 30.000 albi della produzione fumettistica della Casa delle Idee dalla sua nascita a oggi – presentando una nuova sezione chiamata Infinity Comics con produzioni inedite pensate per la fruizione a scorrimento continuo verticale adatta per la lettura su smartphone e tablet.
Tra le serie a cadenza settimanale finora presentate spicca sicuramente X-Men Unlimited firmata da Jonathan Hickman, che evidentemente non ha ancora finito di raccontare storie mutanti nonostante abbia già annunciato l’abdicazione al ruolo di Head of X alla conclusione della imminente miniserie X-Men Inferno alla fine del 2021.
In una storia che, per il momento, ha come protagonista principale Wolverine alle prese con un rapimento mutante operato dall’A.I.M., ciò che stupisce e diverte è il tono leggero adottato dallo sceneggiatore, perfettamente centrato con la caratterizzazione di Logan.
Ai disegni e ai colori troviamo un ottimo Declan Shalvey che si esalta nel formato verticale della storia, che la sceneggiatura ambienta intelligentemente nello spazio a partire da The Peak, la lunga astronave dalla forma allungata sede del gruppo mutante S.W.O.R.D. L’artista crea tavole senza soluzione di continuità, usando sfondi continui su cui l’azione si snoda attraverso il movimento di personaggi “moltiplicati” (per intendersi, una moltiplicazione del movimento come usava fare Gianni De Luca, a cui guarda sempre più frequentemente il fumetto americano: Elena Casagrande e Redondo sono gli esempi più recenti) mano a mano che il lettore scorre verticalmente la storia. Shalvey nel canvas continuo è capace di inserire efficacemente anche vignette quando lo storytelling lo richiede, permettendo una lettura sempre chiara e scorrevole.
Seppur ancora non sia chiaro se questa e le altre serie Infinity Comics abbiamo una durata già stabilita o siano ongoing, l’elemento più interessante di tutta l’operazione è la scelta della Marvel di realizzare per la prima volta fumetti pensati esclusivamente per una fruizione digitale, in quella che molti vedono come risposta all’accordo tra DC Comics e WebToon, una delle più importanti piattaforme di webcomic.
David Padovani

Di seguito, le copertine delle novità Marvel Comics.

DC Comics

Superman '78 #1

Superman '78 1You’ll believe a man can fly”. Con questa tagline veniva presentato, nel 1978, il film dedicato all’Uomo d’Acciaio diretto da Richard Donner. Un lungometraggio che riscosse immediatamente un enorme successo di critica e pubblico e che da allora si è cementato nell’immaginario collettivo come un vero e proprio cult nel panorama delle produzioni supereroistiche per il grande schermo. Ora, nel 2021, spetta a il compito di riproporne lo spirito su carta stampata, con una miniserie in sei numeri ambientata nel medesimo universo narrativo.
Il principale pregio di Superman ’78 è lo stile di scrittura asciutto e immediato. Poche ed efficaci battute sono sufficienti per delineare i personaggi e il mondo che popolano, riuscendo a replicare alla perfezione quell’atmosfera leggera e un po’ ingenua che caratterizzava la pellicola originale e facendo dunque sentire subito a casa gli appassionati dell’opera di Donner. Quando poi si passa all’azione, l’autore non si perde in chiacchiere e offre una sequenza centrale incalzante e che lascia percepire il peso di ogni colpo sferrato, anche grazie ai disegni di Wilfredo Torres. Sono proprio le tavole a contribuire ampiamente a far immergere i lettori nelle atmosfere del mondo ricreato nel film, grazie a fisionomie dei personaggi che ricalcano le fattezze di , Margot Kidder e compagni, oltre che a una colorazione frizzante e solare curata da Jordie Bellaire.
L’unico dubbio che rimane, una volta terminata la lettura di questo primo numero, riguarda l’antagonista della vicenda, Brainiac, che per il momento viene presentato in maniera un po’ banale, senza riuscire a discostarsi dai cliché che da sempre caratterizzano il personaggio. A parte questo, comunque, i presupposti per una storia divertente e appassionante ci sono tutti.
Marco Marotta

Di seguito, le copertine delle novità DC Comics.

Di seguito, le copertine delle novità Image Comics.

Altri editori

Not all robots #1

Not All Robots 1Uno sgraziato presente conduce, per sentieri impervi, a un brutto futuro. È questo il messaggio lanciato da Mark Russell nella narrativa di Not all robots, storia di matrice fantascientifica, pubblicata da AWA Studios, che indaga l’oggi vestendolo da tecnologico domani.
Questa prima uscita, carica di intenti satirici non privi di accenti drammatici, ci mostra una società globale al declino nella quale i robot svolgono tutte le attività lavorative umane, dimostrando idiosincrasie proprie dei nostri tempi. In uno scenario apocalittico nel quale le principali città americane vivono sotto cupole con atmosfera protetta, assistiamo alla commedia dell’obsolescenza lavorativa dell’essere umano, scivolato in una vita sedentaria, e al progressivo affermarsi delle macchine quale unico sostentamento familiare.
Il fumetto, incentrato sulla vita dell’androide Razorball e sul suo provvedere ai bisogni della famiglia Walters, ci racconta di un mondo le cui redini sono lasciate nelle mani dei robot e della deriva di un sistema nel quale i nuovi eroi della working class sono ferrose macchine.
Partendo da quelle che solo in apparenza sembrano semplici premesse, Russell sciorina il suo pungente talento rielaborando, in chiave robotica, l’archetipo dell’uomo insoddisfatto del suo lavoro che odia la propria vita e la società che lo circonda, mascherando questo profondo conflitto con elementi puramente fantascientifici. L’equilibrio dei diversi motivi narrativi è garantito dal perfetto bilanciamento delle molteplici anime della storia, capaci di condurre il lettore verso riflessioni sulla violenza domestica, sulle questioni di genere e sui rapporti tra uomo e tecnologia, riuscendo al contempo a mantenere viva e vibrante la parte prettamente fiction del racconto. L’inserimento nella vicenda del talk show Talkin’ Bot, salotto televisivo dei robot e macchina da propaganda, ci mostra come alcuni programmi televisivi compiano in modo subdolo e strisciante il progressivo lavaggio del cervello dell’opinione pubblica, attraverso il sapiente uso di populismo e demagogia, al fine di influenzare pensieri e azioni dei tanti telespettatori.
Le matite di Mike Deodato Jr. impreziosiscono un racconto affascinante che passa abilmente attraverso i registri narrativi della commedia, della fantascienza e della satira, grazie alla nitida chiarezza visiva di un tratto morbido, autoriale e personale, immediatamente riconoscibile per qualità e dettagli. L’artista brasiliano costruisce un intero universo rendendo plausibile la commistione tra presente e futuro necessaria alla storia, riuscendo a infondere una scintilla di umanità e sensibilità anche agli androidi protagonisti della narrazione. Attraverso la costruzione della tavola fatta di un reticolo di linee perpendicolari, che ricordano il neoplasticismo di Mondrian, e che l’artista sta usando da un po’ di tempo nei suoi lavori, Deodato sembra voler comunicarci un senso di schematismo e di rigore che opera un cortocircuito con il brio e la profonda verve creativa dei testi di Russell, creando un impasto narrativo che trae da questo contrasto  grande forza e lucentezza.
AWA Studios si conferma dunque quale una delle più interessanti realtà editoriali grazie anche alla pubblicazione di questa nuova commedia fantascientifica brillate, spaventosa e divertente. Un’opera illuminata dal preciso lavoro della coppia di autori, improntata a una riuscita analisi critica del nostro tessuto sociale nella quale riecheggiano tematiche e riflessioni proprie della narrativa seminale di Philip K. Dick.
Ferdinando Maresca

Mazebook #1

Mazebook 1C’è un buco nella vita di Will, nel suo cuore, nella sua mente, nella sua memoria. Al suo centro, Wendy, la figlia scomparsa, della quale ricorda poche immagini: un maglione sgualcito, una gita. Il volto no. Il volto di Wendy è una memoria svanita. E con essa, sente Will, altri ricordi stanno scivolando in quel buco nero, attorno al quale la sua vita orbita, un giorno dopo l’altro, trasformata in routine. Lui stesso si percepisce ormai come routine, si identifica con essa. Finché, inaspettato, un segnale arriva da quel buco nero.
Questo il punto di partenza di Mazebook, firmato da Jeff Lemire come autore unico, supportato da al lettering, pubblicata da Dark Horse Comics e prevista in cinque numeri. In questo primo albo, conosciamo Will, lo seguiamo passo dopo passo a casa, al lavoro e soprattutto ascoltiamo i suoi pensieri ossessionati dalla perdita della figlia (nei suoi ricordi sfumati vediamo anche una seconda figura femminile, forse la moglie? Ma di lei non ci è detto nulla). Un’ossessione così oppressiva da toglierli qualsiasi energia vitale; questa, probabilmente, la ragione profonda della sua identificazione con la routine: la ripetizione automatica di gesti e comportamenti è tutto ciò che può permettersi, perché non ha la forza per affrontare o finanche immaginare alcunché di nuovo.
Il tono del racconto è dolente: i tratti spezzati dei volti dei personaggi, l’uso di una bicromia bianco e seppia crea un’atmosfera malinconica, dimessa. Stanca. Tutto è intriso di stanchezza. Il colore è associato alle immagini della figlia: ecco il suo maglione rosso, l’azzurro del cielo e della sua stanza; una dicotomia che trasmette la differenza profonda fra due mondi, quello delle memorie piene di vita e quello dei giorni privi di senso, sprofondati in una sorta di sospensione irreale. Irrealtà resa attraverso il monologo interiore di Will, che commenta ogni immagine e prende il sopravvento su di essa: il corpo di Will si muove nei luoghi fisici, ma il suo spirito è rivolto a sé stesso e non smette di pensare alla figlia perduta.
L’albo si chiude su una misteriosa telefonata, una richiesta d’aiuto che lascia Will sbalordito e, immaginiamo, desideroso di credere che quella richiesta sia reale.
La brevità della miniserie fa ben sperare per un racconto denso e un lavoro di scavo nelle emozioni ben focalizzato, a un altro capitolo dell’investigazione dell’universo famiglia, così caro all’autore canadese.
Simone Rastelli

Red Sonja 1Avete presente i millemila meme che girano per il web su Kratos e suo figlio Atreus? Quelli in cui l’accigliato e sfinito protagonista del God of War chiama “boy” il giovane, invece di pronunciare il suo nome, oppure gli grida contro per qualsiasi cosa? Ecco, Red Sonja non ripete all’infinito “girl” nel primo capitolo della nuova serie dedicatale da Dynamite, ma è costretta a sorbirsi per chilometri di cammino le chiacchiere di una ragazzina che la chiama ripetutamente “mamma”, sebbene lei le dica in tutti i modi di non farlo.
Fermi tutti: sebbene l’arco narrativo d’esordio del nuovo fumetto sceneggiato da Mirka Andolfo e Luca Blengino si intitoli proprio Mother, la diavolessa hirkaniana non è ancora diventata madre; semplicemente deve portare a termine una missione, pure controvoglia. Tra i villaggi e le distese innevate rappresentati da Giuseppe Cafaro, che ricordano nuovamente l’ultimo God of War ma in questo caso per l’ambientazione, vanno in scena i lunghi discorsi di Sitha, a cui seguono le laconiche risposte della protagonista, e i combattimenti, riservati principalmente all’incipit e all’explicit.
L’azione è dinamica e le inquadrature varie, in particolare nel finale è d’impatto una tavola suddivisa in cinque vignette orizzontali: gli ampi rettangoli racchiudono cinque momenti della tra la donna e i suoi nemici, fasi collegate tra loro da elementi concreti come le armi e la testa mozzata che volano al di fuori della gabbia. Lo spazio bianco si tinge allora di rosso e nero, grazie a Chiara Di Francia, in un’esplosione di sangue e violenza molto significativa. Un antipasto di ciò che verosimilmente accadrà anche nei prossimi episodi, visto che l’obiettivo di Sonja è lungi dall’essere raggiunto.
Federico Beghin

 

Di seguito, le copertine delle altre novità.

Per questa puntata è tutto. Vi diamo appuntamento il 29 settembre con First Issue #91.
Stay tuned!

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