First Issue #73: mercenari, nuovi criminali e genitori coraggiosi

First Issue #73: mercenari, nuovi criminali e genitori coraggiosi
Si rinnova l’appuntamento con la rubrica sulle novità del fumetto a stelle e strisce, tra uscite mainstream e interessanti novità indie.

Il martedì e il mercoledì in USA sono i giorni dedicati all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #73 ci occupiamo di alcune delle novità uscite mercoledì 11 e 18 novembre 2020.

10comic-book-industry9-jumbo

Taskmaster #1

Taskmaster 1Essendo il prossimo villain a comparire in un film del Marvel Cinematic Universe, era logico aspettarsi che Taskmaster avrebbe avuto il suo momento di gloria anche nei fumetti. Nonostante lo slittamento continuo della pellicola dedicata a Black Widow a causa del Covid, il buon Anthony “Tony” Masters ottiene comunque una sua mini, scritta da Jed Mackay e disegnata da Alessandro Vitti.
L’incipit e lo sviluppo della storia è un classico del genere spy, perfettamente in sintonia con il mondo dei mercenari a pagamento di cui Taskmaster fa parte: Maria Hill è stata assassinata e l’assassino su commissione è il primo indagato. Sulle sue tracce, nientemeno che la Vedova Nera. Suo alleato inaspettato: Nick Fury, che sa benissimo che Masters non c’entra nulla e vuole scoprire la verità.
Tanto questo intreccio è semplice, tanto è bravo Mackay a costruire una storia divertente, dal ritmo tipico della spy stoy d’azione, che si fonda sulle interazioni del protagonista con gli altri personaggi, in particolare Nick Fury, con il quale ha già vissuto numerose avventure.
Alessandro Vitti si presenta in gran forma, con un tratto ancora più cupo e nervoso di altre volte, ricco di ombreggiature e linee che definiscono corpi plastici. Il disegnatore tralascia la definizione di sfondi e ambienti per concentrarsi sulle espressioni dei personaggi, dimostrando grandi capacità nel rendere la mimica e la recitazione in contesti diversi, anche quando si tratta di far fare espressioni di stupore a un teschio.
Dopo l’ottima Vedova Nera di Thompson – Casagrande, un altro gustoso esordio a firma di un team italo/americano.
Emilio Cirri

Di seguito, le copertine delle altre novità della Marvel Comics.

Punchline #1

PunchlinePunchline, che ha esordito in Batman #89 del febbraio 2020, è un personaggio femminile creato da James Tynion IV e da Jorge Jimenez. Si tratta di una villain che si inserisce nella pittoresca galleria degli avversari dell’Uomo Pipistrello, legandosi al Joker, di cui è un’infatuata partner criminale.
Dopo le apparizioni tra le pagine della testata ammiraglia, Alexis Kaye (questo il suo vero nome) si è guadagnata un albo personale, ancora una volta firmato da Tynion IV, che viene affiancato da Sam Johns per la sceneggiatura e da Mirka Andolfo per le matite.
Center stage, preludio per uno sviluppo più approfondito della protagonista nel 2021, si apre con un flashback sul primo incontro tra la futura Punchline e il clown più famoso di Gotham, a cui segue un processo nel presente narrativo. È interessante notare come il giudice ribadisca un dettaglio di non poco conto nell’economia della mitologia batmaniana, ossia il fatto che nella città dei freak sia in vigore la pena di morte.
Con questo accenno en passant lo sceneggiatore rischia di mettersi nei guai, ma va da sé che, se i loschi figuri affrontati da Bruce Wayne non sono ancora nel mondo dei più, lo devono alla scappatoia rappresentata dall’insanità mentale. Un giretto all’Arkham Asylum e sono pronti per ricominciare!
L’autore pupillo di Scott Snyder, ormai lanciato in una carriera solida sia in casa DC Comics che nella produzione indie, rimarca cursoriamente questo “cavillo” attraverso uno stratagemma: durante il procedimento legale, il tutore della legge chiede più volte ad Alexis, accusata di svariati crimini, se sia psicologicamente in grado di sostenere l’udienza. Sembra una quisquilia, ma consente di apprezzare la cura dei particolari e l’attenzione alla caratterizzazione della figura principale, vista l’evoluzione della vicenda. Su questo aspetto i creatori si giocano molto, perché il rischio di rendere Punchline una copia di Harley Quinn è elevato. Per cercare di prevenire e scongiurare le critiche, scrivono testi piuttosto lunghi da inserire nelle didascalie, dalle quali emergono pensieri e riflessioni. In questo modo, il lettore può capire con chi ha a che fare senza bisogno di operare un vero e proprio distinguo.
Certo, il risultato non è del tutto piacevole dal punto di vista puramente formale, dato che l’episodio, soprattutto al centro, non è esattamente scorrevole, ma l’efficacia è innegabile. L’impostazione della narrazione tipica della cronaca, della ricostruzione quasi annalistica degli eventi salienti, in questo caso della stravagante e mortifera carriera del Joker, rende il tutto abbastanza rigido, non proprio freddo e meccanico, poiché le azioni sono filtrate dallo sguardo della protagonista, ma almeno didascalico e a tratti troppo semplicistico. Ciononostante, il terzo atto si rivela coinvolgente e accattivante, grazie a un climax che promette di raggiungere il punto di massima tensione nei capitoli futuri.
Sicuramente interessante – con continuità e non a corrente alternata – è il lavoro di Andolfo, che vivacizza il racconto con un segno rapido e dinamico, pronto a valorizzare la mimica e l’espressività dei personaggi, in particolare di Alexis. Smorfie di tristezza e incredulità, sorrisi e ghigni si dipingono sul suo volto, prima e dopo il fatidico incontro con Mister J.
Il suo costume, pur non originalissimo, risalta nelle vignette finali anche grazie alla colorazione di Romulo Fajardo Jr., abile anche a differenziare le peculiarità degli individui, come il trucco e il colore dei capelli. La storia accelera e decelera in un’alternanza tra riquadri stretti e di piccole dimensioni e pannelli ampi e ariosi in cui i corpi guizzano con naturalezza. Infine, i gamberi serviti a una cena raffinata, i pesci jokerizzati, l’iconico abbraccio tra il Joker e la sua amante (qui Punchline al posto di Harley) sono rimandi a storie classiche, efficaci anche per merito dello stile della disegnatrice.
Federico Beghin

Di seguito, la copertina dell’altra novità DC Comics.

Dark Nights - Death Metal Infinite Hour Exxxtreme!

Image Comics

Di seguito, la copertina della novità Image.

Kick-Ass Vs. Hit-Girl 1

Altri editori

Miskatonic #1

Miskatonic-1Giorgio Pontrelli, disegnatore – tra tantissime altre cose – di alcune storie molto apprezzate di Dylan Dog, entra insieme a Mark Sable nell’universo lovecraftiano con Miskatonic della , thriller che fonde brillantemente la mitologia horror dell’autore di Providence con un’ambientazione storica accurata.
Siamo nell’era di J. Edgar Hoover, uno dei più famosi direttori dell’FBI, alle prese con un ravvivarsi della minaccia rossa e anarchica. Il direttore incarica l’agente Miranda Keller di indagare su un misterioso omicidio avvenuto nella Miskatonic Valley, partendo dalla cittadina di Innsmouth. Ovviamente, gli orrori profondi della misteriosa regione non tardano a emergere.
Ecco che Miskatonic, come ormai gli appassionati del genere avranno intuito dai numerosi rimandi, si inserisce nel florido solco della produzione post-lovecraftiana, quello che attinge a piene mani a una vera e propria mitologia statunitense di striscianti orrori nascosti e lo declina in maniera sempre nuova e diversa: come in Lovecraft County gli autori usano l’horror per parlare della società delle discriminazioni razziali degli anni ’50, così questo fumetto esplora la trasformazione dell’FBI dopo l’avvento di Hoover, che coincide con una trasformazione della società statunitense stessa e il riemergere di vere o presunte minacce (dal pericolo rosso al KKK). In questo senso gli elementi storici introdotti da Sable danno un tocco di grande credibilità al fumetto, mentre i dialoghi tra la Keller e l’ex-detective Tom Malone danno al racconto il tipico ritmo del poliziesco d’indagine. Sul finale, l’apparizione degli orrori di Innsmouth segna un cambio di registro, da esplorare nei prossimi numeri.
La stessa attenzione per i dettagli storici si ritrova nei disegni di Giorgio Pontrelli, il cui segno pulito e deciso, in cui è possibile vedere l’insegnamento di Giardino, dà un gusto retrò alle tavole, creando un’atmosfera perfetta per il tono della storia. Pontrelli è meticoloso nella resa di abiti, oggetti, sfondi ed espressioni, chiaro e comprensibile nella narrazione e, nonostante le linee geometriche rendano le figure apparentemente statiche, il suo stile si esalta nei momenti più concitati.
Pur presentando molti elementi a metà tra il derivativo e l’omaggio, Miskatonic offre un’ulteriore, stimolante rilettura del mito di Lovecraft, dimostrando quanto il mondo creato dall’autore statunitense sia fonte di inesauribile ispirazione.
Emilio Cirri

Sea of Sorrows #1

Sea of Sorrows 1È il 1926. Un equipaggio di cacciatori di tesori è impegnato in una spedizione nel bel mezzo dell’oceano Atlantico, con l’obiettivo di recuperare un carico d’oro dal relitto di un sottomarino tedesco affondato. Qualcos’altro, però, si annida nelle profondità oceaniche; una creatura inumana e famelica che ha messo gli occhi sull’imbarcazione e i suoi ignari occupanti.
Il primo capitolo di Sea of Sorrows, serie horror scritta da Rich Douek e disegnata da Alex Cormack, edita da , riesce a catturare fin da subito l’interesse del lettore grazie a un’impeccabile costruzione della tensione, tanto al di sotto del livello del mare, quanto al di sopra. Infatti, mentre un palombaro va in avanscoperta sul fondale, in delle sequenze quasi del tutto mute cariche di suspense data all’atmosfera claustrofobica garantita dal disegno, in superficie l’isolamento fa crescere poco a poco gli attriti tra i membri dell’equipaggio e traumi del passato tornano a tormentare alcuni di essi.
Va ai disegni, come si accennava, gran parte del merito per l’atmosfera di inquietudine che si respira e la caratteristica più lampante che li contraddistingue è la sovrabbondanza di nero, impiegato prevalentemente per rappresentare proprio l’oceano. Questo infatti, più che una distesa d’acqua, appare simile a un’immane pozza di catrame, che sembra inghiottire perfino la luce e che consente di scorgere solo vaghe sagome delle sconosciute presenze che nuotano al suo interno. Il disegnatore impiega poi un tratto nervoso, sporco, col quale distorce le espressioni facciali dei personaggi e ne enfatizza il linguaggio del corpo, riuscendo così a trasmettere egregiamente le emozioni di terrore, rabbia o euforia da loro provate.
Marco Marotta

Scarenthood #1

Scarenthood-1Sfruttando l’assonanza fonetica, in lingua inglese, tra parent (genitore) e scarent (spaventoso) Nick Roche dà il via, per IDW Publishing, a Scarenthood, una miniserie horror sui generis che miscela efficacemente, nel numero d’esordio, tematiche prettamente genitoriali a una trama misteriosa e weird. L’autore, qui alla sua prima opera creator owned, giocando sulle due ancestrali paure di ogni neogenitore – l’inadeguatezza per il nuovo ruolo e l’imperativo innato di proteggere una nuova vita dai pericoli del mondo esterno -, le trasforma in elementi concreti con cui i personaggi devono misurarsi.
Usando Cormac, padre della piccola Bethany, come protagonista e guida dei lettori all’interno della trama, Roche alterna sequenze di vita genitoriale a un indagine misteriosa che affonda le radici in una tragica scomparsa avvenuta quarant’anni prima. In una sorta di ribaltamento del concetto di “gruppi di ragazzi che si imbarca in un’avventura a tinte weird” (pensiamo a Goonies e al più recente Stranger Things), in Scarenthood ci troviamo davanti a quattro genitori che, mossi in parte dallo spirito di protezione dei loro figli e in parte dal desiderio di evadere da una quotidianità noiosa, si imbarcano in una quest che non sembra promettere niente di rassicurante per il futuro.
I dialoghi e l’interazione padre-figlia sono gli elementi che più funzionano in questo primo numero e a ciò si associa un protagonista che annida in sé un alone di mistero e una vicenda tutta da scoprire che incuriosisce il lettore.
Un disegno dal tratto pulito, a metà tra il realistico e il cartoonesco e che si sviluppa in tavole dalla composizione variabile ma sempre chiara, avvalorano la riuscita di questo esordio. I colori di Chris O’Halloran, che usa una palette cromatica di tinte naturalistiche e vivaci, contribuisce a creare l’atmosfera di mistery comedy del fumetto. Il lettering di Shawn Lee, classico ed estremamente leggibile, si distribuisce in balloon che non confondono mai il senso di lettura e si inseriscono in modo bilanciato nelle vignette.
David Padovani

Di seguito, le copertine delle altre novità.

Per questa puntata è tutto. Ci ritroviamo il 9 dicembre 2020 con First Issue #74.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su