First Issue #72: tra crossover, interludi, origini e apocalissi

First Issue #72: tra crossover, interludi, origini e apocalissi
Nuovo appuntamento con la rubrica sulle novità del fumetto a stelle e strisce, con una serie di debutti molto interessanti di serie e miniserie.

Il martedì e il mercoledì in USA sono i giorni dedicati all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #72 ci occupiamo di alcune delle novità uscite mercoledì 28 ottobre e mercoledì 4 novembre 2020.

10comic-book-industry9-jumbo

U.S.Agent #1

U.S.Agent 1Ammettetelo, se non fosse per la splendida copertina di Marco Checchetto e per il nome di Cristopher Priest, non vi avvicinereste mai a una nuova serie di U.S.Agent (a cui ne è stata dedicata un’altra nel lontano 1993), personaggio dalle alterne fortune e dalla caratterizzazione non sempre centrata. E forse, sfogliandolo e guardando i disegni di Georges Jeanty con le chine di Karl Story, non restereste nemmeno troppo colpiti: nonostante una buona scansione del ritmo narrativo, in particolare nella prima parte del racconto, con una griglia a nove vignette molto serrata, il disegnatore appare spesso troppo rigido e frettoloso nel rappresentare i dettagli, mentre le chine appesantiscono ancora di più un tratto da classico disegno supereroistico. Nemmeno i colori del bravo Matt Milla, sempre attento a non sovraccaricare il lavoro del disegnatore e con una tavolozza che si adatta al segno dell’artista, potrebbero farvi cambiare idea.
Perché dare una possibilità a U.S.Agent, allora? Me lo sono chiesto anche io, e la risposta l’ho trovata nella prosa brillante, sorniona, ironica di Priest, che prende questo “clone” non sempre ben riuscito di Capitan America e lo mette a confronto con una parte di America spesso trascurata, quella dei minatori e dei ragazzi che fanno consegne a domicilio, quella dei lavoratori non specializzati e della classe media. Riprendendo John Walker dove era rimasto (al termine di Force Works 2020, U.S.Agent si ritrova a ricoprire piccoli incarichi governativi da independent contractor) e affiancandogli un improbabile spalla (un rider asiatico di 60 anni che pratica le arti marziali), Priest trascina il personaggio negli Stati Uniti più profondi, schiacciati dalla globalizzazione e dalle multinazionali: non a caso sono proprio i minatori di Ephraim, West Virginia, ad aprire questo primo numero con il loro accento.
Dialoghi taglienti e divertentissimi esplorano queste e molte altre tematiche, come il razzismo, il complottismo, il lavoro segreto (a volte nemmeno tanto) del governo. A questa parte fortemente legata all’attualità si affianca anche un lavoro sul personaggio e sul suo passato, oltre a una trama che si svela poco per volta, regalando colpi di scena.
U.S.Agent non è quindi forse la serie di cui sentivamo il bisogno, ma che potrebbe rivelarsi più interessante del previsto.
Emilio Cirri

Di seguito, le copertine delle altre novità della Marvel Comics.

DC Comics

Di seguito, le copertine della DC Comics.

Crossover #1

Crossover 1L’Evento, il Crossover, accade l’undici gennaio 2017 a Denver, Colorado, quando nella nostra dimensione appare una scheggia di un mondo fantastico, popolato da praticamente tutti i personaggi dei comics: “uomini vestiti da pipistrelli, ragni o dei con enormi martelli“. Alcuni mesi dopo, un campo di forza impenetrabile avvolge in una bolla il Colorado, che è così separato dal resto del mondo. Il Crossover stabilisce un “prima” e un “dopo” e travolge anche il mondo dei comics, di nuovo visti come una manifestazione o una porta d’accesso del Male nel nostro mondo. Ed ecco, fissato lo scenario, che il racconto si sposta in una piccola città dello Utah (lo stato dei mormoni) e incontriamo la protagonista, Ellipses Howell, commessa in un negozio di fumetti, con i genitori rimasti prigionieri della bolla. Assistiamo a proteste, scene di vita di fumetteria e, soprattutto all’incontro con una bambina, Ava: anche i suoi genitori sono rimasti nella bolla, ma sono superumani.
Crossover è il nome dell’evento catastrofico che innesca la vicenda, ma è anche l’incrocio delle storie di tanti individui, che, ci annunciano le tavole finali di questo primo episodio, seguiremo nello sviluppo della serie scritta da Donny Cates per i disegni di Geoff Shaw e i colori di Dee Cuniff, con l’editing di Mark Waid da non sottovalutare.
Di questo primo albo restano la costruzione della tensione e la presentazione dell’odio e della paura che sfociano in violenza e gli sguardi di ogni singolo personaggio, in particolare quello di Ava. La voce narrante si fa carico della presentazione dell’ambientazione e dei personaggi e della dichiarazione di intenti finali: necessaria nel primo compito, risulta superflua nel secondo, visto che le immagini sono quantomai efficaci nella resa degli eventi, grazie alla precisa focalizzazione di ogni scena, che porta in primo piano un personaggio, un suo tratto o una tensione emotiva.
L’aspettativa suscitata dalle dichiarazioni finali è quella di un racconto di individui che si confrontano con le proprie storie,  speranze e passioni: le caratterizzazioni offerte in questo debutto lasciano ben sperare.
Simone Rastelli

Altri editori

Origins #1

Origins 1Mille anni da oggi, la Terra è invasa da una vegetazione invasiva e aggressiva, mentre l’umanità è stata spazzata via da un’intelligenza artificiale. I pochi superstiti lottano per non venire definitivamente distrutti. L’unica speranza è nelle mani di Chloe e di David, che altri non è se non il clone del creatore della tecnologia che avrebbe dovuto salvare l’uomo e che lo ha invece condannato.
Il primo numero della serie ideata da Arash Amel (A private war), Joseph Oxford (Me + Her) e Lee Toland Krieger (The Age of Adaline), scritta da Clay McLeod Chapman (Absolute Carnage: Separation Anxiety, Iron Fist) e disegnata da Jakub Rebelka (Judas) per BOOM! Studios non si addentra molto nei particolari della trama, né nell’approfondimento dei personaggi (un cast ridotto alla nutrice Chloe, a David e al robot Clif): per ora entrambe restano in bilico tra lo stereotipo di genere e il mistero irrisolto. Come molti altri fumetti di genere post-apocalittico (non ultimo il recentissimo We Live della Aftershock Comics), questo inizio si premura di costruire il mondo in cui storia e personaggi si muovono, sia descrivendo quello che è successo e come David sia stato riportato in vita, sia soprattutto mostrandoci come la nostra Terra sia cambiata dopo l’apocalisse. In questo senso, la parte da leone la fa Rebelka, che conferma l’ottima prova di Judas e rilancia con una New York invasa da una natura lussureggiante, in cui le piante si fanno strada nelle architetture desolate e gli uomini si muovono nelle stanze di un museo abbandonato: i colori caldi e intensi di Patricio Delpeche, che uniscono effetti pastello e acquerello, esaltano il tratteggio leggero e le linee tenui del disegnatore, evocativo nel creare le ambientazioni e preciso nel dare vita ai personaggi (ricordando, in alcuni casi, la precisione di Gabriel Hernandez Walta). Rebelka si dimostra inoltre pienamente in controllo del ritmo della narrazione, scandendo la tavola in maniera attenta (spesso usando elementi architettonici o vegetali per dividere lo spazio) e scegliendo con cura le inquadrature per esaltare colpi di scene e passaggi particolarmente importanti.
Origins va ad arricchire il già corposo catalogo di opere fantascientifiche post-apocalittico di casa BOOM!, oltre a inserirsi in una corrente in forte crescita negli ultimi anni, accostandosi ad opere come Little Bird, Prophet e molte altre.
Emilio Cirri

Teenage Mutant Ninja Turtles: The Last Ronin #1

Teenage-Mutant-Ninja-Turtles-The-Last-Ronin-1Nate come fusione tratta dai fumetti cult degli anni ’80, i mutanti di Chris Claremont e i ronin della Mano che imperversavano nelle storie di Daredevil, le Tartarughe Ninja hanno cambiato diverse identità col passare del tempo, trasformandosi da autoproduzione indie oscura e sperimentale a prodotto animato per i più giovani. Complice il ritorno della storica coppia di creatori Kevin Eastman e Peter Laird, avvenuta nella docufiction The toys that made us di Netflix, questa nuova incarnazione del quartetto è un back to basic che non potrà non fare contenti gli ormai trentenni fan della prima ora di Leonardo e compagni.
Se agli esordi una delle fonti di ispirazione era stato dunque il Devil di Frank Miller, questa volta l’omaggio è nei confronti del Dark Knight Returns dello stesso autore: impossibile non trovare similitudini tra la Gotham City del cavaliere oscuro e la New York dell’ultima Tartaruga, oscura anch’essa come dimostra la benda che porta sugli occhi. Il nero della stoffa simboleggia l’animo del ronin, ma è anche fascia da lutto per lo stermino della sua famiglia, motivo scatenante del viaggio di vendetta nei confronti di Oroku Hiroto, nipote di Shredder e artefice del delitto.
Il primo numero di questo Old Man Logan in half-shell, edito come tutto il resto dei fumetti del franchise da IDW Publishing, è forse leggermente troppo sbilanciato sul versante dell’azione, quando i momenti più interessanti sono quelli introspettivi – splendide le sequenze di dialogo con i fantasmi dei fratelli scomparsi – e una volta chiuso l’albo si ha l’impressione di aver scoperto davvero poco di questo mondo. Per fortuna è tutto talmente affascinante, per quanto poco originale, che la voglia di andare avanti con la lettura rimane comunque, insieme a quella di avere presto anche altri “elseworld” simili.
E un’action figure dell’ultimo Ronin, se possibile.
Emanuele Emma

The Pull #1

The Pull_1Una Terra allo sbando che vive tra angoscia e attesa un countdown verso una apocalisse cosmica che poteva essere evitata da un uomo assassinato dal suo stesso genero, un supereroe che grazie agli studi del suocero ha acquisito insieme ad altri un potere attraverso innesti biologici che sono legati all’imminente fine del mondo.
È questa, in sintesi, la trama dell’albo di debutto di The Pull, nuova miniserie in sei albi di TKO Studios, già tutti disponibili come da prassi di questa particolare casa editrice. Steve Orlando, sempre più lanciato in progetti creator owned, mette in piedi un racconto di stampo fantascientifico dai toni assurdi, sarcastici e amari, offrendoci lo specchio di un’umanità che – di fronte alla data di scadenza della propria esistenza – si lascia andare agli istinti più bassi che contraddistinguono il genere umano, arrivando fino all’uso di una droga che permette un’eutanasia al culmine di un atto sessuale.
Questa perdita di una barra morale coinvolge tutti, anche coloro che dovrebbero essere un esempio come i supereroi, e Orlando si concentra su Brexton Demm, il protagonista della storia nonché causa dell’imminente armageddon. Lo sceneggiatore ne tratteggia personalità e carattere, in una sorta di discesa nel baratro che comincia nel momento dell’incauto omicidio del suocero Master Maximo.
L’azione è sempre concitata, il ritmo sostenuto, e a farla da padrone sono le tavole di Ricardo Lopéz Ortiz, ottimamente colorate da Triona Farrell. Grazie a uno stile che miscela forti influenze manga a uno storytelling tipicamente americano, fatto di tavole su quattro strisce intervallate da splash page nei momenti culminanti della vicenda, il disegnatore porta all’estremo espressioni e pose dei personaggi, facendo un largo uso di linee cinetiche e trovando nel lettering di Thomas Mauer una sponda grafica che contribuisce al mood forsennato di buona parte dell’azione. La palette cromatica della Farrell, che spazia sull’intero campo di tinte a disposizione, accentua l’efficacia del tratto di Ortiz, avendo cura di non coprire mai l’estrema definizione del segno ricco di particolari.
Il cliffhanger con cui si chiude l’albo è tanto efficace quanto azzeccato, promettendo sviluppi futuri imprevisti. In ciò Orlando è bravo ad aprire la narrazione verso un percorso imprevisto, quando all’apparenza essa poteva sembrare destinata a un vicolo cieco scontato.
David Padovani

A dark interlude #1

A dark interlude 1A dark interlude #1, edito da Vault Comics, nella cartella stampa di lancio del prodotto viene definito not-quite-sequel, ma è comunque meglio aver letto la serie pubblicata in precedenza, Fearscape, prima di iniziare la lettura.
Lo sceneggiatore Ryan O’Sullivan, il disegnatore Andrea Mutti e il colorista Vladimir Popov tornano a visitare il mondo fantasy chiamato Fearscape, dove lo scrittore Henry Henry, in qualità di presunto salvatore del regno, era stato condotto dalla Musa a seguito di un errore, visto che egli è un plagiatore più che un vero e proprio autore.
Pentito per aver rubato l’opera di un amico, il protagonista chiede scusa in una lettera che precede la narrazione a fumetti e che funge da riassunto della prima miniserie. Dunque, il motivo per cui si consiglia di leggere il pregresso non risiede tanto nell’eventuale ignoranza degli eventi, risolta dalla sintesi che ovviamente contiene spoiler, quanto nel fatto che l’atmosfera e il registro scelti dai creatori siano particolari e richiedano del tempo per acquisire una certa familiarità. Per esemplificare: il linguaggio con cui si esprimono i personaggi talvolta è ricercato e non a caso; ci sono riferimenti ad altre opere, sia classici della letteratura internazionale che fumetti; non manca l’elemento metafumettistico. Queste stesse caratteristiche tornano in A dark interlude, che conferma la stratificazione narrativa del racconto originale e la espande, continuando a caricare di parole le vignette. L’abbondanza di testo è evidente e costituisce sia un pregio che un difetto: da un lato i discorsi avviluppano il lettore e lo guidano, blandendolo, incuriosendolo e affascinandolo; dall’altro appesantiscono diverse sequenze, dato che la voce del narratore-protagonista, in perenne dialogo con il pubblico, si somma a quelle dei comprimari. Tale pluralità rischia di diventare cacofonica prolissità nei momenti in cui il didascalismo prevale sulla fluidità e sui toni brillanti.
Fluido, però, è il tratto di Mutti, a volte rapido e istintivo, altre più dettagliato, ma in entrambi i casi ordinato e intelligibile. Quando sono inquadrate da lontano, le figure sono poco più che sagome in movimento; quando la telecamera virtuale si avvicina, i volti sono ben delineati e trasmettono con naturalezza le emozioni. L’artista italiano riserva un trattamento simile anche alle ambientazioni che, grazie alla colorazione di Popov, passano da un’astrazione quasi onirica (è il caso del paesaggio di Fearscape) a una concretezza realistica (nel nostro mondo). Dopo aver lavorato assieme alla trilogia Vlad, con la sceneggiatura di Matteo Strukul, disegnatore e colorista collaborano nuovamente e con successo, confermando di essere in sintonia anche nella rappresentazione degli sfondi, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle fonti di luce.
Federico Beghin

Di seguito, le copertine delle altre novità.

Per questa puntata è tutto. Ci ritroviamo il 25 novembre 2020 con First Issue #73.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su