First Issue #67: ritorno alla normalità?

First Issue #67: ritorno alla normalità?
Dopo quasi due mesi di lockdown e praticamente nessuna nuova uscita in fumetteria, il mondo dei comics statunitensi si rimette in moto.

Il mercoledì in USA è il giorno dedicato all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #67 ci occupiamo delle novità uscite a cavallo tra la fine di maggio e la prima settimana di giugno 2020.

10comic-book-industry9-jumbo

Star Wars: Doctor Aphra #1

Star Wars - Doctor Aphra 1Introdotta da Kieron Gillen nei primi albi della serie Darth Vader, la Dottoressa Aphra è stata titolare di una testata giunta a quaranta uscite più tre annual, prima di passare nelle mani della sceneggiatrice Alyssa Wong per un rilancio.
Star Wars: Doctor Aphra è nuovo inizio non solo per il #1 che campeggia in copertina, ma anche perché l’archeologa e criminale cerca di lasciarsi alle spalle il passato dopo un anno difficile. Con una squadra di supporto diversa è pronta a lanciarsi in una missione apparentemente complessa: deve recuperare degli anelli dagli straordinari poteri ma maledetti.
Se le interazioni tra Aphra e il cast di supporto godono di una scrittura brillante seppur prolissa, la minaccia, rappresentata sia dagli aspetti negativi degli oggetti magici, più volte rimarcati con parole nebulose senza un seguito nei fatti, che da un nemico tanto eccentrico quanto insipido, lascia tiepido il lettore. Piuttosto, a destare un certo interesse è l’ambientazione del racconto, soprattutto in previsione degli sviluppi futuri, dal momento che, lasciato il familiare pianeta Hoth, la protagonista e i comprimari sembrano destinati a intraprendere un viaggio in località remote. Purtroppo, invece, si percepisce la sensazione che l’accenno al mondo accademico, ambito di Guerre Stellari ancora inesplorato, sia destinato a rimanere tale, mentre sarebbe interessante scoprire il funzionamento nella galassia lontana lontana dell’istituzione scolastica.
Provano ad elevarsi dal livello medio della narrazione le matite di Marika Cresta che, pur senza particolari guizzi, esibisce un tratto dolce e dinamico, attento a mettere in risalto l’espressività dei personaggi femminili nei primi piani delle sequenze rilassate. In quelle concitate, invece, sebbene i movimenti siano fluidi, i volti risultano un po’ sacrificati. Continuando a parlare dell’estetica, si rileva che la colorazione di Rachelle Rosenberg sopperisce a un character design non originale, grazie al ricorso a tinte che staccano le figure dagli sfondi donando profondità alle tavole.
Federico Beghin

2020 Ironheart #1

2020 Ironheart 1Stando alla checklist della casa editrice, 2020 Ironheart #1 va letto dopo Iron Man 2020 #4 e Force Works 2020 #3, per comprendere al meglio la trama che si sta sviluppando a partire da Iron Man 2020 #1. L’albo, sceneggiato da Vita Ayala e Danny Lore, vede protagonista Riri Williams, colei che in passato ha sostituito Tony Stark, indossando l’armatura di Ironheart. Ora che Iron Man è nuovamente uscito di scena e che suo fratello Arno ha preso il controllo della Stark Unlimited, la ragazza torna sulla cresta dell’onda. O meglio, non dovrebbe ma potrebbe comunque tornare, visto che una legge recente vieta ai minori di 21 anni di indossare i panni dei supereroi.
Nasce da questo presupposto il dilemma morale di Riri, da un lato decisa a rispettare le regole, dall’altro continuamente esortata a fare la cosa più giusta dalla sua migliore amica, nonché intelligenza artificiale, N.A.T.A.L.I.E.
Il conflitto interiore si delinea come l’elemento più interessante e coinvolgente di un esordio ricco di testi ma non del tutto privo d’azione. Nell’unica sequenza concitata del racconto, il disegnatore David Messina esibisce le qualità atletiche della giovane eroina, giocando con la rottura della gabbia, un’inquadratura dall’alto e l’inserimento di un’onomatopea di grandi dimensioni. Gli sconfinamenti da una vignetta all’altra tornano anche in alcune tavole successive e sono particolarmente riusciti quando riguardano primi piani molto espressivi. Ad affiancare il penciler è un altro artista italiano, Mattia Iacono, che si occupa dei colori, staccando abilmente i personaggi dallo sfondo e donando vivacità a un capitolo tutto sommato convincente.
Federico Beghin

 

DCeased – Hope at world’s end

DCeased - Hope At World's End (2020) 1Ormai possiamo affermarlo con una certa sicurezza: Tom Taylor è uno dei più promettenti sceneggiatori su cui la DC Comics può contare. Mentre la sua versione della Suicide Squad – arrivata al quinto numero – è forse oggi la migliore serie supereroistica dell’intera linea della casa editrice di Burbank, con DCeased Taylor sta dimostrando che quanto a suo tempo era riuscito a fare con il franchise di Injustice (l’universo videoludico degli eroi DC).
Dopo la sorprendente miniserie originale, che raccontava l’apocalisse sulla Terra portata da un virus digitale basato sull’Equazione Antivita, e la seguente e altrettanto sorprendente DCeased – Unkillables, che metteva in campo il punto di vista dei villain dell’universo DC di fronte alla fine della vita sul nostro pianeta, arriva adesso la serie digitale DCeased – Hope at world’s end.
In questa nuova miniserie Taylor ritorna a occuparsi delle gesta dei supereroi che aveva raccontato nella serie originaria, ma lo fa da un nuovo punto di vista tangenziale, elevando a protagonista della narrazione il comprimario per eccellenza della DC, Jimmy Olsen.
Uno dei pochi sopravvissuti della redazione del Daily Planet, Jimmy si trova rinchiuso sulla sommità del grattacielo che ospita la sede del quotidiano insieme ai protagonisti di DCeased con la sua macchina fotografica pronta a immortalare lo scontro finale di tanti eroi.
Il racconto è teso, secco e pur sapendone l’esito avendo letto la prima miniserie, la narrazione in flashback di Jimmy cattura l’attenzione per gli oscuri presagi nelle parole che portano alla rivelazione finale delle conseguenze che ha avuto la battaglia sul fotoreporter.
Ai disegni troviamo un Dustin Nguyen meno poetico di quello che possiamo ammirare su Ascender e Descender. La colorazione acquerellata lascia qui il posto a una tavolozza più netta usata da Rex Lokus dove il rosso del sangue e degli schermi portatori di infezione dominano le altre tinte.
Hope at world’s end si pone dunque come un altro interessante tassello di un nuovo universo che Taylor ha appena iniziato a esplorare e che potrebbe riservare ulteriori nuove sorprese qualitative ai lettori, già a partire dalla prossima miniserie in arrivo questa estate, DCeased – Dead Planet, in cui tornerà all’opera il team di autori originali.
David Padovani

Di seguito, le copertine delle novità DC.

The Ludocrats #1

The Ludocrats 1Strabordante di figure che paiono uscite da un gioco di carte di ambientazione fantasy e stipato di dialoghi, The Ludocrats – serie firmata da Kieron Gillen e Jim Rossignol ai testi, Jeff Stokely ai disegni e Tamra Bonvillain ai colori – inizia con un numero rutilante, che presenta personaggi, scenario e tono del racconto.
I molteplici riferimenti e la variegata tipologia di creature che popolano le tavole propongono un universo articolato in relazioni complicate, con oscure trame di potere, e una folla di personaggi dai caratteri definiti ed esuberanti, ciascuno con la sua precisa caratterizzazione, sia nel linguaggio sia nella resa grafica. Lo stesso spazio sembra un qualcosa dalla consistenza variabile in base agli ambienti e alle occasioni: solido e tridimensionale in alcune, indistinto e virtuale in altre. Il tutto è miscelato in un registro comico che, sempre restando nell’analogia card-game, fa sicuramente pensare più a Munchkin che a Magic.
L’aria è quella di un divertissement, quasi un contraltare a Die, nel quale Gillen amplifica le caratteristiche di interpretazione/lettura psicologica del gioco di ruolo, condito con una spruzzata di battute sulla narrazione fumettistica e riferimenti ad altre opere, dal Casanova di Fraction e Ba, all’immaginario lovecraftiano.
Il ritmo è forsennato, scandito dall’azione e dagli scambi di battute, che porgono continuamente nuove allusioni a elementi del mondo narrativo e rendono a tratti il racconto frastornante. Il risultato è un effetto di disorientamento, peraltro più simile a quello dato da una birra pomeridiana che a quello offerto da un rompicapo narrativo, e la sensazione che la destinazione non sia tanto importante quanto il rutilante viaggio che ci viene proposto. D’altra parte, siamo catapultati in un mondo dove la parola chiave è ludicrous (assurdo, grottesco) ed essere noiosi è un reato punibile con la morte.
Simone Rastelli

Di seguito, le copertine delle novità targate Image Comics.

Altri editori

Rogue Planet #1

Rogue Planet 1Un “rogue planet”, letteralmente un “pianeta canaglia”, è un pianeta che non ha più un sistema solare e si aggira orfano nello spazio. Un topos che ricorre di tanto in tanto nella narrativa fantascientifica e che dà il nome a questo nuovo fumetto edito da Oni Press, scritto da Cullen Bunn e disegnato da Andy MacDonald con i colori di Nick Filardi.
La premessa è abbastanza semplice: una navetta di salvataggio intercetta una richiesta di soccorso da un pianeta alieno. Una volta arrivato sul posto, nel pianeta vagante appunto, l’equipaggio si rende conto che di essere finito in una trappola. Un primo numero in cui Bunn mette in scena ogni singolo elemento narrativo tipico di questo genere di storia, attingendo a piene mani da film, libri e fumetti (chi ha detto Alien e Prometheus, tanto per buttare due nomi a caso?): ecco quindi che abbiamo la richiesta d’aiuto che guida nella trappola, un pianeta abitato da esseri immondi, un equipaggio che presumibilmente è destinato al macello più gretto.
Se da un lato l’obbiettivo di Bunn è chiaro, ovvero quello di realizzare un fumetto gore diretto e con pochi fronzoli, dall’altro lo scrittore di Cape Fear delude molto nella costruzione della narrazione: se in fumetti come Harrow County, The Empty Man, Manor Black e The Unsound l’autore era stato eccellente nel creare atmosfere horror ora soffocanti, ora tese, ora sottili, ora striscianti, dimostrando quindi conoscenza del genere e capacità di rimodellarlo, in questo caso tutto è troppo manifesto, tutto è troppo già battuto e nessuna sorpresa può cogliere il lettore, dato che sono proprio le prime pagine a farci capire dove siamo diretti (sebbene il sacrificio iniziale arrivi in maniera inaspettata e brutale). Uno stile di scrittura grossolano che si riflette nei disegni di MacDonald, il cui tratto sgraziato ben si adatta alle atmosfere del fumetto, creando orrori da incubo che si muovono velocemente tra le vignette, spargendo sangue a destra e sinistra. Purtroppo questa parte gore si concentra solo all’inizio e alla fine dell’albo, lasciando la parte centrale alla missione dell’equipaggio, con molti momenti di dialogo che non mettono il disegnatore nella posizione di potersi esprimere al meglio, stretto tra espressioni e mimiche dei personaggi non sempre felicemente realizzate e prospettive sbilenche. A sopperire a queste carenze, MacDonald riesce a rendere bene le apparecchiature tecnologiche e i dettagli ambientali, dando risalto a sfondi e ambientazioni.
I colori di Filardi riescono a dare un certo peso al disegno ed esaltano soprattutto i momenti più concitati, risultando a volte troppo pesanti sui tentativi di creazione di ombre da parte del disegnatore.
Un primo numero che quindi delude chi si sarebbe aspettato un nuovo centro dalla collaborazione tra Bunn e la casa editrice che lo ha lanciato nel panorama statunitense con The Damned e soprattutto The Sixth Gun.
Emilio Cirri

Di seguito, le copertine delle altre novità.

Per questa puntata è tutto. Ci ritroviamo alla prossima puntate di First.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]

 

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su