First Issue #62: uno sguardo al mondo indie

First Issue #62: uno sguardo al mondo indie
Mentre la Marvel Comics dà avvio al primo crossover dell’era mutante di Hickman, con il debutto di “X-Men – Fantastic Four”, in questa puntata di First Issue approfondiamo alcune novità presentate dalle case editrici indipendenti statunitensi.

Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #62 ci occupiamo delle novità uscite il 29 gennaio e il 5 febbraio 2020.

X-Men - Fantastic Four #1

Una delle scene più interessanti di House of X #1 era stato il confronto tra Ciclope e i Fantastici Quattro che si concludeva con l’invito a Reed Richards e Sue Storm a lasciare che loro figlio Franklin, mutante di classe omega, raggiungesse i suoi simili sulla nazione di Krakoa.
A qualche mese di distanza, tale spunto viene finalmente ripreso e approfondito nella miniserie X-Men – Fantastic Four, firmata da Chip Zdarsky ai testi e dai coniugi Terry e Rachel Dodson ai disegni (con il supporto alle chine di Dexter Vines e Karl Story e i colori di Laura Martin).
Riallacciandosi a una miniserie del 1987 che aveva proprio per protagonisti i mutanti e la più famosa famiglia della Casa delle Idee, che univano le forze per salvare Kitty Pride, Zdarsky mette al centro di questa nuova storia il rapporto che al tempo si era instaurato tra una Shadowcat adolescente e un allora piccolo Franklin Richards. Lo sceneggiatore incentra sui due personaggi, oggi cresciuti, la trama di questo albo d’esordio e conferma quanto di buono aveva mostrato un paio di anni fa sulla collana Marvel Two-in-One che aveva avuto per protagonisti Ben Grimm e Johnny Storm, prima della più recente riunione dei Fantastici Quattro.
I dialoghi e le caratterizzazioni sono i punti di forza della storia, con Zdarsky che dimostra di trovarsi pienamente a proprio agio con la gestione dei rapporti familiari tra i vari membri del Quartetto e di avere una profonda conoscenza della psicologia di Reed, Sue, Ben, Johnny e Franklin (tanto che viene per l’ennesima volta da chiedersi perché la Marvel non abbia affidato a lui la nuova Fantastic Four).
Se la trama si sviluppa secondo il canonico canovaccio dell’incontro/scontro tra supergruppi – con gli X-Men guidati da Xavier e Magneto che si recano a New York per “invitare” Franklin su Krakoa anche per approfondire la sua progressiva perdita di poteri – le scene di azione sono le meno riuscite, mentre l’approfondimento delle ragioni dei vari protagonisti – Kate, Franklin e Reed su tutti – sono la spinta a continuare a seguire i prossimi numeri della miniserie.
I Dodson sulle tavole compiono come sempre un ottimo lavoro. Il segno morbido di Terry, valorizzato dalle chine della moglie Rachel, si esalta in special modo nei primi piani dei personaggi – femminili in special modo – mentre alcune vignette di gruppo mostrano invece una frettolosità nel segno, dovuta forse all’intervento di altri inchiostratori diversi non del tutto capaci di assecondare ed esaltare il segno a matita del disegnatore come fa sua moglie.
Da evidenziare, infine, la presenza di una pagina di infografica all’interno dell’albo, ormai elemento distintivo di tutte le storie con protagonisti i mutanti dell’era Hickman.
David Padovani

Dark Agnes #1

Viene dai mondi di R.E. Howard Agnes De Chastillon, che si è scelta i nome di battaglia di Dark Agnes dopo peregrinazioni per terre e mari, ed è la protagonista di una miniserie firmata da Becky Cloonan (testi), Luca Pizzarri (disegni) e Jay David Ramos (colori).
Il ritmo di questo albo di debutto è veloce, il tono leggero da commedia, punteggiato dai dialoghi brillanti fra l’eroina e il suo compagno di avventure Etienne Villers. I due si muovono nella Francia del XVI secolo: lei in cerca di lavoro pagato e lui in fuga da varie imputazioni che lo avevano portato sul patibolo con il collo pronto alla decapitazione. Il racconto scorre rapido, supportato da una griglia ordinata e un’interpretazione dei personaggi segnata da espressioni marcate, che sdrammatizzano ogni sequenza senza tuttavia mai cadere nel grottesco o nel ridicolo involontari.
Il risultato è un divertissement piacevole di cappa e spada, che tuttavia offre anche un momento d’inquietudine. Accade quando Agnes ricorda il suo primo incontro con Etienne: una tavola luminosa, dominata dal verde e marcata dallo sguardo della protagonista, che indica una pesante ombra nel passato dell’eroina. Questa immagine è quella che suscita maggiori aspettative per lo sviluppo della vicenda, ma intanto seguiamo i due protagonisti affidarsi al caso e alla fortuna in cerca della buona sorte con un ghigno (Agnes) e un sorriso sbruffone (Etienne) che illuminano i loro visi.
Simone Rastelli

Di seguito, le copertine delle altre novità targate Marvel Comics.

DC Comics

Di seguito, le copertine delle novità DC.

Protector #1

Simon Roy è un fumettista canadese che ha collaborato con Brandon Graham alla stesura delle sceneggiature del rilancio di Prophet, serie dedicata all’omonimo personaggio creato da Rob Liefeld negli Anni Novanta. Daniel M. Bensen, statunitense, è uno scrittore di narrativa. I due sono gli autori di Protector, nuova serie edita da Image Comics disegnata da Artyom Trakhanov, artista russo, e colorata da Jason Wordie.
3241 d.C., Nord America. Nella regione dei Grandi Laghi due pittoreschi individui si lamentano del caldo. Qualche vignetta più avanti una ragazza corre tra alcune rovine, scappando da tre uomini. Altrove, lungo le rive del fiume Hudson, una divinità annuncia cattive notizie attraverso il proprio messaggero. Due popoli sono destinati a scontrarsi in quella che si presenta come l’ennesima guerra fratricida della storia dell’umanità, una storia evidentemente cambiata da un evento talmente drammatico da aver riportato la civiltà indietro di secoli.
Il post-apocalittico Protector alterna sequenze dialogiche a segmenti diegetici muti, in cui l’azione prevale e il ritmo accelera, per un esordio tanto criptico quanto affascinante, sebbene si possa intuire la direzione che il team creativo intende intraprendere.
Interessante è il rapporto tra l’umanità e il divino, poiché la conflittualità è evidente e sfocia nella tracotanza dei mortali nei confronti di esseri che parlano con la mediazione di oracoli misteriosamente legati alla tecnologia ancora funzionante, vero punto interrogativo suscitato dalla narrazione. Questo mondo popolato da barbari, che richiama alla lontana, proiettandola nel futuro, qualche eco di The Goddamned di Aaron e Guera, prende forma attraverso un tratto sgraziato, marcato e quasi caricaturale, in cui tra cataste di oggetti si muovono personaggi rozzi dall’espressività accentuata, talvolta ingioiellati, talaltra in armatura o mezzi nudi. Le vesti più elaborate ricordano le fogge di alcuni abiti delineati da Mike Mignola nelle storie di Hellboy, sebbene la colorazione adottata sia lontana da quella crepuscolare della celebre serie Dark Horse. Infatti, sovrastando la leggera retinatura distribuita in diverse tavole, emerge un contrappunto di luci e ombre: le prime si soffermano sui character principali, le seconde relegano sullo sfondo i comprimari.
Federico Beghin

Di seguito, le copertine delle novità Image Comics.

Editori indie

The Man Who Effed up Time #1

The Man Who Effed up Time – serie creata da John Layman (testi) e Karl Mostert (disegni), coadiuvati da Dee Cunnifee (colori), e pubblicata da Aftershock – parte dal disastroso tentativo di Sean Bennet di dare un piccolo aggiustamento al corso degli eventi, sfruttando il prototipo di una macchina del tempo sviluppata da un team nel quale lavora come assistente di laboratorio. Sean intende riscattarsi dalle umiliazioni quotidiane subite a opera del suo compagno di università Cooke, che di quel team è uno dei componenti, ma la spinta decisiva gli viene da un se stesso (del futuro? di un altro universo?) incontrato una sera al bancone di un pub.
Il ritmo è veloce, il disegno e l’impostazione di tavola sono di grande chiarezza, basati su un tratto sottile, cromatismi con poche sfumature e griglie regolari (siamo quindi dalle parti della linea chiara); l’espressività dei volti sfrutta una mimica forzata, le ambientazioni sono rese con parsimonia di  dettagli, ma alcune viste panoramiche tramettono comunque un senso di alterità tramite la giustapposizione di edifici imponenti che si rifanno a stili architettonici fra loro incongrui, tratti da civiltà distanti nel tempo e nello spazio (piramidi maya accanto a slanciati grattacieli in vetro e cemento).
L’albo introduce ambientazione e personaggi, svolge l’intreccio in maniera lineare sebbene ci porti avanti e indietro nel tempo e risulta in una lettura gradevole ma senza particolari sussulti: personaggi e situazioni restano nell’ordinarietà, la carenza di dettagli penalizza i panorami e l’uniformità di ritmo riflette un’uniformità di tono che appiattisce l’intreccio. Questa semplicità fa sì che il racconto scivoli via veloce senza ostacoli ma anche senza elementi forti: tutto arriva in bell’ordine e senza particolare caratterizzazione. Insomma: tutto molto pulito ma anche molto asettico.
Simone Rastelli

Frankenstein Undone #1

Come i fan di Hellboy hanno avuto modo di riscontrare già in diverse occasioni, l’universo narrativo ideato da Mike Mignola fornisce spunti pressoché inesauribili per nuovi spin-off e miniserie volti a espanderne la portata.
Frankenstein Undone non è da meno in tal senso ed esplora (anche geograficamente) territori inconsueti per il Mignolaverse, narrando le avventure del “mostro di Frankenstein” tra i ghiacciai dell’Artico.
La miniserie rappresenta al contempo sia un sequel del classico letterario Frankenstein; or, The Modern Prometheus di Mary Shelley che un prequel di Frankenstein Underground, la miniserie del 2015 a opera di Mignola e Ben Stenbeck (per la cronaca, il personaggio aveva fatto il suo esordio alcuni anni prima nella graphic novel Hellboy: House of the Living Dead).
Con il contributo ai testi dell’editor Scott Allie, i due autori si assumono il difficile compito di porsi come ponte tra le due versioni del personaggio e narrarne il percorso di trasformazione. Mignola ci mostra infatti una propria versione della creatura ideata da Mary Shelley, con un approccio maggiormente votato a far empatizzare il lettore, rendendola meno mostruosa e più aderente alla propria sensibilità e al contesto narrativo in cui viene calata.
Le tavole di Stenbeck mantengono quell’alone di mistero che giova alla narrazione, con un buon lavoro sull’espressività e una resa particolarmente felice nelle scene prive di dialoghi, nelle quali riesce a rendere bene il trascorrere del tempo, gli spostamenti e le dinamiche relazionali tra il protagonista e gli animali che lo circondano. Un buon contributo in tal senso viene fornito dalla colorazione di Brennan Wagner, con palette cromatiche che evocano le giuste atmosfere ed evidenziano dettagli utili ai fini narrativi.
Nel suo miscelare mezzi espressivi differenti, in un felice connubio tra letteratura e fumetto, Frankenstein Undone conferma l’indubbia passione di Mignola e soci per il gotico ottocentesco, rivisto in chiave moderna e con elementi di assoluta originalità.
Giuseppe Lamola

Quantum and Woody #1

Se c’è una serie su cui la Valiant punta da molti anni con insistenza, questa è Quantum e Woody. Non si sa se sia una serie di successo, se i tentativi siano reiterati ma sterili o se semplicemente esista uno zoccolo duro di fan. Fatto sta che dal 2013 a oggi si contano due serie dedicate ai personaggi, più tre miniserie (di cui una scritta da Christopher Priest, creatore della coppia), per un totale quindi di ben sei numeri uno in sei anni. Non male per il duo di supereroi più imbarazzanti e imbranati della terra, per due fratelli perennemente in lotta con assurdi nemici e invischiati in situazioni grottesche e potenzialmente letali. Partendo da questi presupposti, le storie possono essere potenzialmente infinite, ma anche pericolosamente ripetitive.
In effetti la sensazione di dejà vu è abbastanza forte in questo primo numero della nuova testata scritta da Christopher Hastings (noto soprattutto per il webcomic The Adventures of Dr. McNinja e per il successo di The Unbelievable Gwenpool) e disegnata da Ryan Browne (God hates astronauts, Curse words). Quantum e Woody ancora una volta si ritrovano in rotta con una nuova, strampalata ma letale minaccia rappresentata da una famiglia di superscienziati pazzi.
Hastings riparte dalla conclusione della precedente gestione di Eliot Rathal e imposta la sua narrazione sugli elementi cardine della serie, ovvero una comicità sopra le righe e grottesca, infarcita di citazioni pop (la famiglia Kammerjäger è un raffinato e inaspettato omaggio ai Katzenjammer Kids), mescolata a un ritmo frenetico che rende la narrazione vivace. A contribuire a questa vivacità ci pensa Browne, autore abituato a storie che puntano molto sull’elemento assurdo e paradossale. Il suo stile, non certo raffinato e che anzi in alcuni momenti è decisamente sgraziato, trova il proprio punto di forza nella resa delle espressioni dei personaggi per dar vita a momenti caricaturali e volutamente esagerati. L’artista è inoltre bravo a giocare con lo storytelling: laddove le sue figure possono apparire robuste e a tratti legnose, il gioco di inquadrature e i passaggi da una vignetta all’altra trasmettono bene il senso di dinamicità della storia.
Una ripartenza che forse non brilla per innovazione e idee, ma che dà ai fan dei personaggi tutto quello che si potrebbero aspettare dai personaggi. E tanto può bastare per passare mezz’ora insieme ai supereroi più impresentabili di casa Valiant.
Emilio Cirri

Di seguito, le copertine delle altre novità degli editori indipendenti.

Wednesday Warriors

Nella puntata #56 di Wednesday Warriors su Dimensione Fumetto, Fabrizio Nocerino ha analizzato i primi due numeri della nuova serie Marvel Doctor Strange: Surgeon Supreme.

Doctor Strange: Surgeon Supreme #1

Doctor Strange: Surgeon Supreme segna l’inizio di una nuova fase della run di Mark Waid sul Maestro delle Arti Mistiche Marvel, un personaggio che l’autore veterano del fumetto statunitense ha toccato in varie occasioni, arrivando a scriverlo regolarmente dal 2018 e dall’inizio dell’avventura spaziale dello Stregone Supremo. Il cambio di ambientazione e di atmosfere è drastico e mostra tutta la voglia di Waid di giocare con diversi generi e cliché, applicandoli al modello supereroistico.
LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA QUI

Per questa puntata è tutto. First Issue ritorna tra due settimane, con la puntata #63 il 26 febbraio 2019.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]

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