First Issue #59: So this is Christmas…

First Issue #59: So this is Christmas…
In questo ultimo appuntamento del 2019 con la rubrica dedicata al fumetto USA, i True Believers dietro “First Issue” – e un ospite di eccezione - hanno deciso di augurare a tutti buone feste stilando ciascuno una Top 3 delle migliori novità uscite quest’anno in America.

 Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States!
Essendo ormai vicini alla fine di questo 2019, neanche noi potevamo esimerci da stilare le consuete classifiche di rito. Ecco allora che ogni
True Believers – con l’aggiunta del BAM di Wednesday Warriorsha stilato la sua personale Top 3, indicando quali sono state a suo parere i migliori due albi d’esordio del 2019 e la miglior serie a fumetti.
Mettetevi comodi e… buona lettura! E Buon Natale!

Federico Beghin

Harleen #1 di Stjepan Šejić
In veste di autore completo, in questa miniserie lanciata dall’etichetta Black Label () l’artista racconta la caduta all’inferno della dottoressa Harleen Quinzel. Nell’esordio, la mente della futura Harley Quinn va in frantumi, assecondata dalla gabbia che prevede inquadrature verticali strette e altre orizzontali, vignette piccole e grandi. L’azione non manca, ma non costituisce la parte prevalente del fumetto, visto che la narrazione si caratterizza per il taglio introspettivo con l’intento di aggiungere nuove informazioni sul passato della donna sedotta e spesso abbandonata dal Joker.

Faithless #1 di Brian Azzarello e Maria Llovet
Quale secondo first issue tra quelli che più mi hanno colpito nel 2019, inserisco questa proposta targata BOOM! Studios principalmente per due motivi: la scrittura graffiante di Azzarello e i disegni sghembi, quasi underground di Llovet. L’unione dei due elementi dà vita a un primo capitolo politicamente scorretto, in cui sesso e magia si intrecciano fino a confondersi. La mia curiosità è aumentata pagina dopo pagina, alimentata dalle allusioni e dai misteri abbozzati dallo sceneggiatore.

Jessica Jones: la bambina porpora di Kelly Thompson, Mattia De Iulis e Filipe Andrade
Dopo la buona storia Punto cieco, Thompson (sceneggiatura) e De Iulis (disegni e colori) si riuniscono per raccontare un’altra disavventura tesa e divertente di Jessica Jones, chiamando in causa l’Uomo Porpora, nemico storico della moglie di Luke Cage. Il team creativo offre una prova superiore alla precedente, scrivendo didascalie e dialoghi più fluidi e raffigurando con realismo ed efficacia i personaggi. Per avere un assaggio dell’abilità dell’artista italiano è sufficiente dare un’occhiata alla cura con la quale ha modellato i vestiti della protagonista.

Emilio Cirri

King Thor #1 di Jason Aaron e Esad Ribic
Forse non il miglior fumetto dell’anno, ma sicuramente il culmine di una gestione appassionata e appassionante del tonante da parte di Jason Aaron, che qui si riunisce con Esad Ribic, con il quale aveva iniziato nel 2012 la sua run di Thor, per chiudere un percorso circolare alla fine dell’universo Marvel. Lo storytelling epico e lo stile pittorico del croato portano ancora in vita la parte forse più intensa e poetica della visione dello scrittore dell’Alabama, quel futuro oscuro di morte entropica in cui un vecchio Thor continua a combattere per dimostrarsi degno di essere Re e Dio. Con il vecchio Re Thor tornano in scena le Nipoti del Tuono, ovvero Atli, Ellisiv, Frigg, un Loki folle e potenziato dalla Necrospada e pure Grorr, il macellatore degli Dei che aveva dato inizio a tutta la storia. Un finale possente, epico, ricco di pathos ed emozioni che ha il sapore di scontro finale e promette un addio indimenticabile.

The Life and Death of Toyo Harada #1 di Joshua Dysart, Cafu, Mico Suyan
Lo so, questa classifica sembra più un omaggio a lavori del passato che non alle novità del 2019. Ma a quello ci pensano i miei ottimi colleghi, che mi lasciano quindi spazio per salutare opere importanti, a volte passate sotto i radar della critica. Come il lavoro coinvolgente di Joshua Dysart, che ha (ri)creato uno dei più intressanti villains del fumetto statunitense degli ultimi anni, quel Toyo Harada protagonista, in casa Valiant Comics, di Harbinger e Imperium, una figura degna del miglior Dottor Destino nella sua smodata ambizione e arroganza che lo rendono irresistibilmente affascinante. Il primo numero de The Life and Death of Toyo Harada svela particolari del passato del personaggio, della sua ascesa, e al tempo stesso del suo presente e della sua caduta, lanciando una miniserie dal grande ritmo e dalle ottime caratterizzazioni. Il tratto chiaro e supereroistico di Cafu esalta i momenti più dinamici delle battaglie del presente, ma è soprattutto la linea sottile e dettagliata di Mico Suyan, supportata dai colori di Andrew Delhouse, ad esaltare questo primo numero: l’infanzia traumatica del giovane Toyo, segnata dallo scoppio dell’atomica di Hiroshima e dalla successiva occupazione degli statunitensi, viene tratteggiata con intensità e drammaticità dall’artista malese, capace di rappresentare la transizione del personaggio da bambino orfano indifeso ad essere quasi onnipotente e machiavellico. Un numero completo per capire appieno, in appena 22 pagine, la grandezza di un personaggio sfaccettato, potentissimo e terribile.

Coda di Simon Spurrier e Matias Bergara
In un futuro post-apocalittico in cui la gran parte della magia è andata perduta, un bardo vaga in sella al suo pentacorno capace solo di dire parolacce. Il suo viaggio (non chiamatela quest!) lo porta in una città dove si annidano gli ultimi rimasugli di incantesimi, poi in una città su ruote trainata da un gigante, poi ancora al cospetto della regina delle sirene, caduta in disgrazia perché ormai lontana chilometri e chilometri dal mare. E tutto questo per amore di sua moglie, per poterla salvare da una (presunta) maledizione.
Basterebbe questo incipit per far capire quante idee potenzialmente ottime ci sia dentro Coda – edita da BOOM! Studios – ma sfogliando le pagine di questo fumetto ci si accorge che questo potenziale non viene solo rispettato, ma magnificamente superato: i testi di Spurrier, come al solito complessi e ricchi di espressioni ricercate ed esilaranti, supportano allo stesso modo i momenti più comici e quelli più drammatici, i personaggi si imprimono nella memoria in poche pagine e subito si viene coinvolti nella storia. Matias Bergara è un’esplosione di fantasia che travolge la griglia classica e le tavole, riempiendo ogni pagina di dettagli, di movimento e di azione, ma anche soffermandosi sulle espressioni più intime, quelle che rappresentano il cuore di questo fantasy action capace di parlare di amore, accettazione del diverso e di sé stessi, nonché del ruolo della narrazione nelle nostre vite. Dodici numeri in crescendo per una serie da leggere tutta d’un fiato e poi rileggere per cogliere ogni minimo dettaglio.

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Andrea GUFU Gagliardi

Dark Knight Returns: The Golden Child #1 di Frank Miller e Rafael Grampà
Allo scadere del 2019 Frank Miller e Rafael Grampà piazzano un colpo ad effetto che, come ormai ci ha abituato lo scrittore del Maryland, non manca di far discutere spaccando pubblico e critica.
Incurante delle dinamiche canoniche del fumetto supereroistico, o dell’intrattenimento maggiormente comune al giorno d’oggi, Miller evita di fornire contesti precisi, colpi di scena o spiegazioni, imbastendo invece una sorte di ode politico-satirica in cui Darkseid e il Joker mettono in scena una finta tornata elettorale: una parodia delle attuali democrazie mondiali. Miller mette sotto la sua lente distorta Donald Trump, Greta Thunberg e i disordini di Hong Kong trasfigurandoli in metafore applicabili a tutti i contesti politici attuali, italiano compreso.
Raphael Grampà assimila il Frank Miller di DKII e Sin City, lo mescola con Eduardo Risso e Katsuhiro Otomo, finendo per produrre una sintesi personale e di effetto dimostrandosi il perfetto interprete del Miller-pensiero. Un’esposizione formalmente ineccepibile che riesce a scavalcare anche i critici più feroci del fumetto stesso.

Something is Killing the Children #1 di James Tinyon IV e Werther Dell’Edera
James Tinyon IV è una delle stelle nascenti nel comicdom statunitense: l’ex allievo di Scott Snyder, dopo un po’ di gavetta, ha saputo imporsi nel folto parco scrittori della DC Comics facendosi notare per la sua convincente gestione di testate quali Detective Comics e Justice League. Ma è quando lo si lascia a briglie sciolte, in progetti creator owned, che sembra riuscire a dare il suo meglio.
Something is Killing the Children #1 della BOOM! Studios è l’inizio di un horror soprannaturale al quale il “nostro” Werther Dell’Edera ha saputo conferire un’interessante declinazione shonen manga: i due autori, pur non conoscendosi di persona, riescono a integrarsi in un gioco di equilibri in cui lo scrittore riesce ad asciugare la sua prosa solitamente prolissa affidando la narrazione alle complessità non descrittiva delle tavole del disegnatore.

Doomsday Clock di Geoff Johns e Gary Frank
Che Geoff Johns sia un alfiere del fumetto supereroico classico è un fatto ben noto. Che Alan Moore e il suo (e di Dave Gibbons) Watchmen abbiano fatto a pezzi il fumetto supereroico classico è altrettanto noto.
Il successo dell’opera seminale del bardo di Northampton ha fatto sì che negli ultimi trent’anni dozzine di scrittori provassero a riproporne le tematiche e la forma con alterni successi (più fallimenti che successi a dire il vero). Per un lungo periodo sembrava non ci fosse altra via al fumetto di supereroi che non prevedesse la descrizione personaggi affetti da gravi disturbi affettivo-psichiatrici muoversi in un mondo troppo crudo per certe ingenuità tipiche della Silver Age.
Sembra normale quindi che Johns abbia da sempre covato il desiderio di pubblicare una risposta e abbia preso la palla al balzo con Doomsday Clock. Checché se ne dica Johns non si limita a riproporre nostalgicamente i canoni del supereroistico classico ma li rimette in discussione in un contesto che cerca di ricatturarne il fascino senza apparire parodistico e in Doomsday Clock raccoglie la sfida lanciata da Moore per dire la sua. Questa maxi serie non è un dialogo, così come non lo era Watchmen, ma un manifesto ideologico, la sublimazione del supereroismo che pone l’accento sull’umanità del superuomo esattamente come fa Moore: ma se in lui l’umanità coincideva con la fragilità dei personaggi in Johns questa si declina nel suo lato migliore. Che, paradossalmente, viene incarnata dall’Alieno per eccellenza che è Superman. Quella di Johns e Frank è un’opera che afferma se stessa in maniera prepotente e con lucidità: di Doomsday Clock si può dire che è bella o che è brutta, che è coraggiosa o sbagliata, può essere soggetta a qualunque tipo di critica ma non può essere ignorata.

Giuseppe Lamola

House of X #1 di Jonathan Hickman, Pepe Larraz e Marte Gracia
L’avvio della nuova rivoluzione delle testate mutanti partorita dalla mente di Jonathan Hickman, affiancato da artisti davvero talentuosi: su tutti Pepe Larraz, che in quest’albo inizia a mostrare un’evoluzione stilistica notevole rispetto ai suoi lavori precedenti.
Nell’arco di questo primo singolo episodio si intravede già pienamente l’affresco generale colmo di ambizione, caratterizzato da un’ottima capacità di utilizzare il mezzo espressivo e di gestire il bagaglio di storia editoriale che caratterizza l’universo mutante.

Daredevil #1 Chip Zdarsky e Marco Checchetto
La nuova serie dedicata a Daredevil, a firma di Chip Zdarsky e Marco Checchetto, riprende le atmosfere e tematiche più consone al personaggio, muovendosi in un contesto urbano e tornando a lavorare sull’identità del personaggio, preparando la strada che lo condurrà al limite.
I disegni di Checchetto confermano non solo la notevole affinità dell’artista con il contesto narrativo di Matt Murdock ma anche la sua capacità di raccontare per immagini con dinamismo e un ottimo gusto per le inquadrature.

Murder Falcon di Daniel Warren Johnson
Scritto e disegnato da uno scatenato Daniel Warren Johnson, Murder Falcon della si presenta in apparenza come un insieme di tanti elementi cari all’autore: il metal, il kung-fu, i mostri e un tocco di fantasy. Scrostando la superficie emerge invece una storia intensa e realistica che scorre attraverso le pagine, dimostrando la capacità dell’autore di coniugare introspezione e dinamismo con uno stile che strizza l’occhio agli amanti dei manga ma riesce a mantenere una forte impronta personale.

Marco Marotta

The Last God #1 di Phillip Kennedy Johnson e Riccardo Federici
Scritto da Phillip Kennedy Johnson e disegnato da Riccardo Federici per l’etichetta Black Label della DC, The Last God è una storia high fantasy che colpisce per la minuziosità del world building e per la cura riposta nel delineare l’immaginario che fa da cornice alle vicende narrate, fatto tanto di elfi, nani e svariati altri elementi tanto cari alla tradizione fantasy, quanto di creature amorfe e orrori lovcraftiani. Una narrazione dal ritmo incalzante e condita da dialoghi intelligenti si amalgamano con un apparato grafico eccellente per garantire il coinvolgimento del lettore. I disegni di Federici, infatti, hanno modo di brillare grazie a un tratto iperdettagliato e oltremodo efficace nel riportare su carta l’espressività dei personaggi, attraverso linguaggio del corpo e mimica facciale.

Knights Temporal #1 di Cullen Bunn e Franc Gàlan
Cullen Bunn decide di optare per un approccio a dir poco criptico per Knights Temporal della . Infatti in tutto il primo numero non viene data quasi nessuna informazione al lettore in merito all’identità dei personaggi o alle motivazioni che li spingono ad agire, la narrazione salta di continuo tra diversi piani temporali e la vicenda viene narrata in modo estremamente asciutto, con dialoghi ridotti all’osso e rinunciando del tutto a monologhi interiori e didascalie. Tutto ciò contribuisce a creare attorno all’opera un’aura di mistero e indecifrabilità che riesce a intrigare non poco il lettore. Decisamente solido anche l’apparato grafico, curato da Fran Galán, dove un tratto aspro e una colorazione che gioca con i cromatismi per conferire a ogni sequenza un look unico e riconoscibile riescono a infondere grande personalità nelle tavole.

Event Leviathan di Brian Michael Bendis e Alex Maleev
Nei sei numeri che compongono Event Leviathan, Brian Michael Bendis imbastisce con maestria un mistery spionistico in grado di tenere col fiato sospeso per tutta la sua durata. Nonostante un ritmo molto compassato e frequenti sequenze dialogate, la lettura non risulta mai pesante, grazie al modo equilibrato in cui l’autore, proprio attraverso tali momenti, riesce a gestire i numerosi personaggi coinvolti, laddove il sospetto comincia a serpeggiare tra gli eroi e la tensione si fa via via sempre più palpabile. Un Alex Maleev in forma smagliante regala poi dei disegni che si distinguono per un tratto pragmatico ed esaltati da una colorazione ombrosa che ammanta l’opera di un’intrigante atmosfera noir.

Fabrizio BAM Nocerino

DCeased #1 di Tom Taylor, Trevor Hairsine e Stefano Gaudiano
Tom Taylor ha inaugurato un nuovo universo narrativo con DCeased, progetto DC Comics che annienta Batman, Superman e tutti gli eroi dell’Universo DC, stretti nella morsa dell’Anti-Vita. Sulla falsariga dei Marvel Zombies, senza sfociare nell’aperta parodia, Taylor dimostra il suo spiccato talento per lo studio dei personaggi, applicando la loro natura a situazioni paradossali, stressanti ed imprevedibili. Il #1 è un opening salvo che illustra l’ampia portata della trama principale e testa molti dei protagonisti, colti alla sprovvista dalla tragedia zombificante. Il tratto grottesco, morboso, dettagliato e realistico di Trevor Hairsine, inchiostrato da Stefano Gaudiano e colorato da Rain Beredo, si sposa perfettamente con il tono amaro dell’odissea degli ultimi superstiti dell’Universo DC. Un pizzico di humor, splendida costruzione dell’intreccio e dei personaggi per un affresco horror imperdibile.

Immortal Hulk di Al Ewing, Joe Bennett e aa.vv
Il 2019 è stato l’anno dell’esplosione per The Immortal Hulk – la serie che ha, da sola, rivoluzionato l’immaginario collettivo legato al Gigante di Giada Marvel. La conclusione del ciclo della Porta Verde ha coronato Al Ewing come uno degli autori più influenti degli ultimi anni, capace di reinventare il personaggio rielaborando la psicologia fratturata, le sue origini, l’atmosfera che circonda l’Hulk. Oltre la discussione su temi universali, l’esplorazione dell’entropia e del ruolo della morte, l’esoterismo e il cabalismo, Ewing è stato abile a rinnovarsi, trasformando senza intoppi il pelle verde in un’icona anti-capitalista, un mostro verde pronto a distruggere la razza umana pur di salvare il pianeta. Accompagnato ai disegni dal muscolare team Bennett/Josè/Mounts e da un parterre di artisti ospiti di primo calibro, Ewing ha preso i lettori Marvel per la gola – The Immortal Hulk è una serie cattiva, spietata ed intelligente, impossibile da ignorare.

Silver Surfer: Black di Donny Cates e Tradd Moore
“Il miglior omaggio a Parabola di Lee e Moebius che potessimo mai realizzare”.
La personalità eccentrica del team creativo potrebbe far pensare ad una esagerazione, ma Donny Cates e Tradd Moore hanno riversato il loro amore per il Surfista Argenteo in ogni pagina di Silver Surfer: Black, una sorpresa inaspettata che, ad oggi, è il vero zenit raggiunto dagli autori sotto il tetto della Casa delle Idee.
Silver Surfer: Black è tra i must-read Marvel del 2019: l’opera compie un meraviglioso e struggente viaggio tra le stelle, interrogando la natura ambigua del Surfista, araldo di morte cosmica e al tempo stesso vascello di infinita forza di vitale. L’oblio nero annidato nel cuore del cosmo minaccia la purezza del protagonista argenteo, costretto a stringere pericolose alleanze lungo il viaggio e a spingersi oltre il limite del suo Potere Cosmico per trionfare. Mentre Cates scava nell’animo del tragico Norrin Radd, Tradd Moore si esalta ed è mattatore imprevedibile, impeccabile e inarrivabile nella sua concezione dello spazio Marvel, ricco di forze aliene, stelle roventi, Pianeti Viventi e raggi fotonici pronti a scatenarsi nel vuoto.

David Padovani

X-Force #1 di Benjamin Percy e Joshua Cassarà
Tra le sei nuove serie mutanti che hanno inaugurato la Dawn of X seguita al rilancio fatto da Jonathan Hickman con House of X e Powers of X del mondo degli X-Men, X-Force è quella che ha messo in campo l’albo di debutto più convincente. Percy, attraverso una sceneggiatura tesa ed efficace nella esposizione della vicenda e arricchita da un colpo di scena finale clamoroso e inaspettato, inserisce da subito la serie nel cuore della “rivoluzione” pensata da Hickman, legandosi a filo doppio a quanto raccontato nelle due miniserie. Completano la riuscita dell’albo i disegni “muscolari” di Cassarà e, soprattutto, l’ottima colorazione di Dean White che esalta ogni tavola.

Sentient #1 di Jeff Lemire e Gabriel Walta
In un’astronave sperduta nello spazio, la USS Montgomery, l’intero equipaggio di adulti viene sterminato: restano i bambini e l’intelligenza artificiale della nave che deve guidarli verso la sopravvivenza. Il debutto di questa miniserie in sei albi pubblicata dalla casa editrice indipendente TKO si colloca a metà tra Alien e Il Signore delle mosche. Lemire e Walta lavorano in simbiosi, bilanciando dialoghi e vignette, giocando su creazione dell’atmosfera e cromatismi per regalarci un racconto che parla di famiglia (scrive Lemire, del resto) e che riflette sul senso di società e comunità nel momento in cui un gruppo di essere umani si trova isolato dall’intero mondo (o spazio) civilizzato.

Peter Cannon – Thunderbolt di Kieron Gillen e Kaspar Wijngaard
Kieron Gillen, oltre a essere un esperto sceneggiatore, è un profondo esperto del medium fumettistico, un autore a cui piace esplorare i meccanismi della narrazione per immagini nelle proprie opere. Liquidare Peter Cannon – Thunderbolt della come un mero omaggio al personaggio che ha ispirato uno tra i protagonisti di Watchmen, Adrian Veidt, sarebbe semplicistico e ingeneroso. In questa miniserie Gillen offre al lettore una profonda riflessione sulla narrazione e sul metodo di narrazione che Alan Moore e Dave Gibbons adottarono nella loro opera. Attraverso i disegni di Kaspar Wijngaard – che migliorano numero dopo numero – Gillen struttura una sceneggiatura organizzata nella famosa – e forse famigerata – griglia 3×3 ragionando in modo letterale e metanarrativo sul linguaggio e sul protagonista, raccontando una storia che attraversa e tocca numerosi elementi fondanti del mezzo fumetto quale è ed è stato usato nel genere supereroistico.

Simone Rastelli

Eve Stranger #1 di David Barnett, Philip Bond, Eva de la Cruz
Eve si sveglia ogni settimana: si trova un buco nella memoria, un diario scritto da lei stessa pieno di coonsigli per la sopravvivenza e una missione da compiere entro sette giorni. A rendere accattivante Eve Stranger – etichetta Black Crown della IDW – è soprattutto la miscelazione dei toni: a un senso di paranoia diffusa si intrecciano momenti comici e surreali, il tratto è spesso caricaturale anche nei momenti drammatici, mentre l’ispessimento graduale e continuo della trama procede di pari passo con l’approfondimento dei personaggi. Ogni episodio è inoltre accompagnato da un mini racconto disegnato con stile semplificato, che, seguendo esempi frequenti nei manga, propone la vicenda come un sogno di Eve, creando un effetto di distacco ironico.

Once & Future #1 di Kieron Gillen, Dan Mora, Tamra Bonvillain
Once & Future della BOOM! Studios si muove ad altissima velocità e con dialoghi fittissimi fra trame metastoriche, satira anti sovranista esplicita, magia, fanta-archeologia, slapstick e commedia romantica: case di riposo per anziani e luoghi delle leggende. Tutto è calibrato e miscelato con grande equilibrio e la commistione di ingredienti non risulta mai stucchevole né gratuita: ogni scena è sopra le righe, ma l’effetto risultante è una macchina irresistibile e godibilissima. Certo, siamo all’intrattenimento di grande eleganza e non si ravvisa l’ambizione di Wicked + Divine né il gusto visionario di Die, ma Once & Future mostra di voler combinare leggerezza e ferocia satirica, sfida sempre interessante.

Ruby Falls di Ann Nocenti, Flavia Bondi, Lee Loughridge
Provincia americana indefinita, un cold case familiare conduce la protagonista Ruby a scavare nel passato della propria famiglia e della cittadina in cui vive. Atmosfera avvolgente e ricca di sfumature e ogni elemento della storia propone una doppia faccia. Passioni e sentimenti hanno spazio per distendersi in questa serie , ma le autrici evitano qualsiasi enfasi: il risultato è un senso di normalità a volte caldo e confortante, come nella relazione fra Ruby e la ballerina Blair, a volte gelido e inquietante, come l’irrompere della violenza per fermare la protagonista.

Stilate le nostre Top 3, ci siamo accorti che sono rimasti fuori da queste nostre “classifiche” tanti numeri uno e serie che in questo 2019 hanno lasciato il segno.
Perdonateci se non abbiamo parlato di Naomi, forse la serie più inaspettata dell’etichetta Wonder Comics della DC, con la quale B.M. Bendis e Jamal Campbell sono riusciti a introdurre una nuova e fresca giovane eroina nel cosmo DC.
O, ancora, Powers of X che, al pari della miniserie “gemella” House of X, ha rivoluzionato il mondo mutante in maniera totale.
Oppure Second Coming che, trovata finalmente casa alla Ahoy Comics, è l’ennesima conferma del fatto che Mark Russell sia uno dei più bravi e sottovalutati talenti del comicdom americano.
O ancora Die (con Stephanie Hans ai disegni) e l’epica conclusione di Wicked + Divine di Kieron Gillen e Jamie McKelvie.
Ancora, avrebbero meritato una recensione anche la nuova Legion of Super-Heroes di B.M. Bendis e Ryan Sook o la sottovalutata Deathstroke che è giunta alla sua conclusione, una delle migliori serie DC Comics fin dal suo esordio Rebirth.
Tante serie e tante novità, dunque, in questo 2019 che ci lascia. La promessa è che continueremo a occuparcene, come Guerrieri e Veri Credenti, nel 2020. Stay tuned, folks!

Per questa puntata speciale è tutto. First Issue ritorna a gennaio 2020 e intanto True Believers (e Wednesday Warriors) vi augurano di passare buone feste insieme ai vostri cari… e ai vostri comics.
‘nuff said!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover sulla pagina Facebook de Lo Spazio Bianco per ogni puntata di First Issue.]

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